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  1. #1
    giuliano
    Ospite

    Predefinito La Fiamma sul caso Geronzi

    Fiamma Tricolore
    Comunicato Stampa
    Roma 13 dicembre 2005

    Ora neanche la stampa di regime può far calare il complice silenzio sul caso giudiziario di Cesare Geronzi, ex direttore generale della Banca di Roma, oggi presidente di Capitalia.
    Infatti, è di oggi la notizia che Geronzi sia stato rinviato a giudizio, insieme ad altri 44 colletti bianchi, per truffa, bancarotta fraudolenta e bancarotta preferenziale.
    L’inchiesta della Procura di Roma è partita dopo il crack Cirio.
    Da tempo abbiamo aperto una vertenza contro questi truffatori in doppio petto e ora che la complicità di una certa magistratura sembra cadere, i crimini dell’alta finanza cominciano a venire fuori.
    Maurizio Boccacci, membro della segreteria nazionale della Fiamma Tricolore, dal 1997 aveva attaccato, con tanto di esposto, Geronzi e la Banca di Roma: solo la prescrizione salvò gli imputati eccellenti.
    Segno che da molto tempo, prima dei crack Cirio e Parmalat, avevamo compreso chi erano i veri truffatori!
    Ma la nostra lotta non è mai terminata ed intensa è stata la nostra campagna militante contro il potere usurario delle banche.
    Oggi più che mai, la Fiamma Tricolore intende non mollare questa battaglia contro le banche e l’alta finanza e al fianco di tutti i cittadini sfruttati, spremuti e truffati dalle banche e dalla speculazione.
    Ancora una volta le nostre barricate saranno a Roma, a via del Corso, fuori la sede centrale della Banca di Roma, oppure fuori gli uffici di Capitalia, o fuori le aule di Tribunale, per sostenere la verità e la giustizia, attesa da troppo tempo dal popolo italiano, vittima di questi usurai in doppio petto.

    Maurizio Boccacci
    Commissario politico della segreteria nazionale
    della Fiamma Tricolore

  2. #2
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    Predefinito A prposito di Geronzi e del sistema bancario

    Le banche all’origine della bancarotta
    L’11 aprile scorso, i Pubblici Ministeri della Procura di Parma che indagano sul crack-Parmalat hanno formalmente accusato il Presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, di concorso in bancarotta fraudolenta.
    In sostanza, i PM affermano che dietro il fallimento di un’azienda storica come la Parmalat, non ci fosse solo la follia e la malafede del patron Calisto Tanzi e dei suoi accoliti (Tonna & Co.), ma le speculazioni e gli interessi di uno dei più grandi gruppi bancari italiani.
    D’altra parte, che l’ex presidente del Parma non avesse potuto fare tutto da solo è parso chiaro fin dal primo momento, cosi come dall’inizio della vicenda fu sospetto l’interesse di Capitalia a sostenere l’azienda e ad evitarne il fallimento.
    Il patron della Parmalat chiamò in causa Geronzi poco dopo l’arresto, Tanzi affermò di essere stato “costretto ad acquistare dal gruppo Ciarrapico (altro nome noto del malaffare italiano nda) la Ciappazzi ad un prezzo elevatissimo rispetto al valore reale”. Cosi come sempre Geronzi “invitò” Tanzi ad acquistare da Sergio Cragnotti (vedi quanto sopra per Ciarrapico) la Eurolat. Anche nel caso Eurolat il prezzo d’acquisto fu maggiore del dovuto, o meglio, maggiore di quanto una qualunque indagine di mercato avrebbe evidenziato. Ma, anche in questo caso, le pressioni di Capitalia furono più forti del buon senso e della buona gestione aziendale; d’altra parte Cragnotti era indebitato con Capitalia e l’introito ricavato dalla vendita, a prezzo maggiorato, a Tanzi di Eurolat avrebbe aiutato il suo gruppo, che ad ogni modo, sappiamo bene, fallì ugualmente. Eravamo nel 2002.
    Non è tutto! Prima di essere indagato per il crack-Parmalat, (aprile 2005), Geronzi fu iscritto nel registro degli indagati, come era ovvio, per il crack della Cirio del succitato Cragnotti (marzo 2004), prima ancora (dicembre 2003), il Presidente di Capitalia era stato rinviato a giudizio dal Giudice per le Udienze Preliminari, Carlo Alberto Rossi, per false comunicazioni alla Banca d’Italia circa i bilanci dell’allora Banca di Roma del 1996.
    Insomma si sta delineando la sceneggiatura di una vera “bankster story”, solo che non ci troviamo nella Chicago anni ’30, e non abbiamo di fronte dei semplici delinquenti, ma dei gangster travestiti da banchieri.
    Geronzi e Capitalia sembrano trovarsi dietro le quinte di ogni disastro finanziario degli ultimi anni, disastri di cui, finora, hanno fatto le spese solo i lavoratori dei gruppi Cirio e Parmalat, e i piccoli risparmiatori raggirati da quelle banche che promettevano investimenti fruttuosi (i famosi bond), ma in realtà erano responsabili degli imminenti fallimenti delle aziende.
    Viste le sorti dei gruppi di cui sopra, non ci stupiremo se anche la Roma (che ormai è una S.p.A.) si troverà, da qui a pochi mesi, nelle stesse situazioni; difatti, l’indebitamento che il povero (o ingenuo) Sensi ha contratto con Capitalia ha fatto si che questa sia diventata proprietaria di quasi metà della società.
    A questo desolante quadro manca, però, una pennellata. E questa non può venire che dal “Michelangelo” dei banchieri, il Governatore della Banca d’Italia Fazio.
    Quando le indagini sui crack Cirio e Parmalat portarono alla luce il ruolo ed i coinvolgimenti delle banche, qualcuno ebbe l’ardire di chiamare in causa anche chi avrebbe dovuto controllare queste operazioni, ovvero appunto la Banca d’Italia. Fu “lesa maestà” e tutto venne subito rinchiuso in un cassetto.
    Noi comunque continuiamo a domandarci: possibile che la Banca d’Italia non sapesse nulla o, peggio ancora, avallasse la gestione spregiudicata di Geronzi? Non dovrebbe forse intervenire quando una Banca (Capitalia) presta centinaia di miliardi ad una holding come Cirio, che non
    può restituirli perché in rosso, salvo vendere ad un’altra holding come Parmalat, anch’essa ammanicata ed indebitata con la suddetta banca, a prezzo maggiorato un’azienda del gruppo?
    Misteri della scienza delle finanze e della tecnica bancaria, o più semplicemente truffe ai danni, non dello Stato, ma di centinaia di migliaia di lavoratori e risparmiatori?
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

 

 

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