Maurizio Blondet
13/12/2005
Il sistema d'intercettazione (antimissile) Arrow: prima considerato ultima difesa contro una possibile ritorsione irakena (ovviamente mai avvenuta), ora pensato come sistema difensivo anti-Teheran

Israele ha accusato l'Europa (testuale) di «infrangere il diritto internazionale contro il terrorismo» (1).
Bruxelles finanzia Al Zarkawi?
Regala esplosivi ad Al Qaeda?
No.
La missione di osservatori dell'Unione Europea, che controlla le elezioni parlamentari palestinesi del gennaio prossimo, prende contatti, come ha il mandato di fare, con i candidati a quelle elezioni. Fra cui ci sono elementi di Hamas e Hizbullah.
Secondo Israele, ciò vìola la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 1373, adottata dopo l'11 settembre, che impegna gli Stati membri a non dare sostegno «né attivo né passivo» agli Stati coinvolti nel terrorismo.
Finalmente una risoluzione ONU che Israele rispetta e vuole far rispettare: il governo ebraico ha comunicato che sta decidendo quali ritorsioni intraprendere contro l'Unione.



Può darsi che questo sia un contrattacco preventivo al documento europeo (quel famoso documento di cui l'onorevole kippà Fini ha negato l'esistenza) che critica severamente Israele per le sue politiche di espulsione a Gerusalemme est, segno, secondo l'Europa, della volontà sionista di consolidare l'annessione della parte araba della città.
Due conferenze sono indette a Londra per questa settimana con lo scopo di elaborare progetti di aiuto all'economia palestinese dopo il ritiro israeliano da Gaza; ed è probabile che Israele venga criticata per la sua non-collaborazione.
Grazie all'opportuno attentato suicida avvenuto a Tel Aviv, lo Stato ebraico ha di nuovo sospeso i colloqui con l'autorità palestinese su un collegamento (essenziale per i palestinesi) con una linea di autobus tra Gaza e Cisgiordania.
Sullo sfondo, la missione europea sta cercando di indurre Hamas e Hizbullah a rinunciare alla violenza, assistendo la loro parlamentarizzazione.



Esiste un grave problema di smobilitazione della guerriglia da affrontare; e d'altra parte il terrorista di oggi può essere lo statista di domani.
Lo insegna lo stesso Israele, che ha elevato i suoi vecchi terroristi della banda Stern (Menachem Begin e Ytzak Shamir) a suoi Primi ministri.
Può darsi che Israele accusi per difendersi.
Ma è la sola potenza nucleare alle porte d'Europa, e la terza potenza militare mondiale.
Ed è lei che nel mondo decide chi è «terrorista» e chi no.
Non c'è quindi da stare tranquilli sulla natura delle «ritorsioni» che minaccia di mettere in atto contro l'Unione Europea.
Come ha rivelato il Sunday Times, Israele si prepara ad attaccare l'Iran in marzo, e a questo proposito ha messo le sua armate al massimo livello di allerta (grado G) nella febbrile preparazione di un'operazione combinata, da terra e dall'aria, contro le installazioni nucleari persiane.
Le smentite ufficiali ebraiche sono state smentite da «fonti» ebraiche della Difesa.



Aharon Zeevi Farkash, il capo dello spionaggio militare israeliano, è stato chiaro: parlando davanti al parlamento sionista, ha indicato marzo come il punto di non ritorno: «se per la fine di marzo la comunità internazionale è incapace di portare la questione nucleare iraniana al Consiglio di Sicurezza, allora diremo che gli sforzi della diplomazia internazionale hanno esaurito la loro utilità».
Le quali fonti hanno soffiato che Israele sta già conducendo operazioni (per ora) di «raccolta di informazioni» oltre le linee iraniane, partendo da una base nel nord Iraq, evidentemente con la complicità americana.
Questa base avrebbe le «prove» che Teheran cela impianti per la purificazione dell'uranio in abitati, e che non lo ha detto alla IAEA.
Se si tratti di «prove» come quelle sulle armi di distruzione di massa di Saddam, comprovate inesistenti, lo sapremo solo a cose fatte.
Ad invasione avvenuta.



Raanan Gisin, consigliere di Ariel Sharon, nello smentire il Sunday Times, l'ha confermato: «l'Iran non è un problema di Israele: un simile regime, quando acquisterà capacità nucleari, destabilizzerà il mondo intero».
Cosa che avrebbe potuto dire proprio di Israele, un «simile» regime con armi nucleari (2).
Ma il senso della frase è: ci dovete aiutare voi occidentali.
Sia a coprire con la foglia di fico di una risoluzione ONU l'attacco preventivo, sia (gli americani) firmando loro l'attacco, anziché lasciare che sia Israele a farlo.
Anche se poi, dicono tutti gli esperti militari, l'attacco sarà di fatto congiunto, e gli USA presteranno ad Israele i loro missili da crociera, aerei «invisibili» e forze speciali.
Del resto Israele ha appena concluso con successo una dimostrazione congiunta (con gli USA) del sistema antimissile Arrow, che è concepito apposta per parare una risposta missilistica da Teheran.
Il test simulava un attacco dei missili Shahab-3 di fabbricazione iraniana.



L'Iran dal canto suo ha acquistato da Mosca (pare per 1 miliardo di dollari) 30 sofisticati sistemi TOR-M1 concepiti per abbattere aerei, missili e bombe «intelligenti».
Ciò come risposta al fatto che Israele sta addestrando da mesi i suoi piloti a lunghi voli con rifornimento in cielo, grazie a colossali aerei cisterna dono degli USA, apposta per colpire l'Iran.
Anche se la cosa sembra ormai un po' strana, visto che Israele può sferrare il colpo dal vicino Iraq con l'assistenza radar-satellitare dell'occupante americano.
Ma tale esercitazione può venir buona anche per colpire le capitali dell'Europa, ormai etichettata come «terrorista» a giudizio di Israele.
Speriamo non stiano pensando a un'apocalisse atomica e si limitino ad assassinii mirati: dopotutto hanno degli amici qui.
Non vorranno fare del male al loro caro kippà.

Maurizio Blondet




--------------------------------------------------------------------------------
Note
1)Sharmila Devi, «Israel accuses EU of breaching international terror law», Financial Times, 12 dicembre 2005.
2)Come piccolo esempio dei pericoli cui Israele espone il mondo, sarà bene citare il nuovo sistema d'arma israeliano FlightGuard, concepito per contrastare piccoli missili antiaerei portati a spalla, tipo Stinger. Il FlightGuard è segretissimo, ma si sa che funziona creando «una seconda fonte di calore» paragonabile al getto degli aerei di linea, per deflettere la testa cercante del missile in attacco. Ossia quasi certamente provocando un'esplosione. Ebbene: questo sistema sarà installato su tutti gli aerei El Al, che sta già obbligando tutti i Paesi a consentire l'atterraggio nei loro aeroporti di aerei così equipaggiati. Aerei di Davide con l'esplosivo potranno atterrare e decollare da Malpensa e da Fiumicino.




Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.