Genova: mercoledi 14 dicembre - conferenza pubblica
MERCOLEDI’ 14 DICEMBRE
h. 21 Salone S. Siro
via S. Siro 3 - Genova
(sotto Piazza della Meridiana)
CONFERENZA PUBBLICA
intervengono
AHMED KARIM
esponente dell'opposizione patriottica e del partito comunista iracheno
HAIAT HWEIK
scrittrice e giornalista
VIVA LA RESISTENZA IRAKENA
“…lo sviluppo della resistenza è maggiore di quanto ci saremmo aspettati. La resistenza militare ha radici salde ed è sostenuta dalle grandi masse delle classi povere e non solo da queste. E la resistenza continua ad aumentare – anche grazie alle terribili atrocità perpetrate dall’esercito occupante. Non dobbiamo inoltre dimenticare che abbiamo il forte sostegno delle masse arabe e almeno la simpatia della maggioranza della popolazione mondiale. Anche in Europa molte persone sono dalla nostra parte anche se non osano esprimersi apertamente. Ora è davvero troppo tardi perché gli Stati Uniti possano prendere una posizione più morbida e riuscire ad addormentare la resistenza. Ogni iniziativa da essi adottata porta verso una nuova escalation.” AHMED KARIM, 2003
E’ passato molto tempo da quando la coalizione guidata dagli U.S.A. di cui fa parte anche l’Italia ha invaso l’Iraq; ed anche da quando gli invasori hanno dichiarata conclusa la guerra da essi stessi iniziata. Tuttavia la guerra continua poiché l’occupazione militare viene quotidianamente messa in discussione dalla resistenza irachena che si esprime attraverso proteste, scioperi, azioni dirette e lotta armata. Il nostro paese, con circa 3000 soldati occupanti, è giustamente bersaglio di questa lotta.
Non si può fare a meno di notare le similitudini tra la resistenza irachena all’imperialismo e quella che fu la resistenza al nazifascismo in Italia 60 anni fa. Anche allora i partigiani vennero definiti banditi e terroristi, come oggi lo sono i combattenti iracheni. Anche allora i resistenti decisero di organizzarsi in un fronte nazionale, che unificò contro il nemico comune forze tra loro antitetiche. E proprio la presenza, nel campo antifascista, dei reazionari e la prevalenza dei revisionisti fu uno dei motivi che fecero della Resistenza una rivoluzione tradita.
Allo stesso modo, oggi in Iraq, sotto la bandiera dell’antimperialismo, insieme ai rivoluzionari combattono anche forze reazionarie. Tra queste il clero islamico che aspira ad uno stato teocratico e la borghesia nazionale che aspira ad uno stato laico e capitalista. Noi non sosteniamo nessuna delle due ipotesi, perché sappiamo che in regime capitalistico, ogni stato è l’organizzazione della borghesia contro gli sfruttati.
Il modo in cui questa contraddizione potrà risolversi dipende, in larga misura, dal ruolo che i comunisti antimperialisti iracheni vi sapranno giocare. A noi quindi il compito di sostenerli, ma ciò non basta. La guerra non è né un’eventualità né un incidente di percorso in questo sistema; essa è il modo naturale di essere del capitalismo. I suoi costi gravano interamente sulle spalle dei lavoratori. Quella che si combatte laggiù non è che l’altra faccia della guerra che i padroni combattono qui contro di noi con le armi dello sfruttamento, della precarietà e del peggioramento delle condizioni di vita. Il nemico da combattere in Italia, in Iraq o in Palestina è, per noi proletari, lo stesso: l’imperialismo, il nostro governo, i nostri padroni.
compagni e compagne genovesi




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