Continua il massacro in Zimbabwe ai danni di agricoltori bianchi
di Marzio Cipriani per Novopress Italia
Don Stewart, un agricoltore di Norton, é stato strangolato e bruciato vivo la scorsa settimana, durante un attacco alla sua fattoria che si trova poco fuori la capitale dello Zimbabwe, Harare. Stuart, 68 anni, é stato arso vivo nel suo letto ed é solo l’ultimo dei 300 contadini bianchi massacrati ultimamente nella zona.
Poiché gli “intrusi”, calatisi dal tetto dato che la fattoria era munita di sistemi di sicurezza, hanno rubato solo un fucile, le autorita’ locali pensano si tratti non di una rapina finita male, ma di un omicidio politico.
John Worsley-Worswick, Presidente della Justice for Agriculture Trust, una lobbie per tutelare gli ultimi agricoltori bianchi presenti nel Paese, ha riportato: “Siamo sconcertati per l’ennesimo omicidio a sangue freddo di uno degli ultimi agricoltori rimasti in Zimbabwe…”
Prima di essere ucciso, Stewarts fu ripetutamente minacciato da un gruppo di squatters locali di abbassare i rendimenti delle sue terre e di circoscrivere le aree coltivabili. Il fatto di non aver ceduto a tali ignobili minacce, potrebbe aver portato alla sua morte.
Nel 200o i coltivatori bianchi (gli unici produttivi nella zona!) erano 4.000; sono rimasti meno di 300 i superstiti a resistere nelle proprie terre.
Da quando, nel 2000, il Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha dato il via alle violenze per sradicare i bianchi dalle loro terre, si stimano almeno 18 decessi brutali. Le invasioni di tali lotti (e la successiva morte dei proprietari) faceva parte del piano di redistribuzione dei terreni produttivi verso le famiglie povere; ma tutti sanno che a godere delle confische sono solo gli amici ed i protetti di Mugabe.





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