Da un editoriale di Scalfari di qualche tempo fa.
Dopo aver ampiamente disquisito sulla suburra del caso della banca di Lodi di Fiorani, si dedica a quella di Consorte.
Resta da parlare della scalata alla Banca Nazionale del Lavoro da parte dell'Unipol e di Giovanni Consorte che l'amministra; nonché delle frenetiche telefonate dello stesso con mezzo mondo politico (di sinistra e di destra) e con i protagonisti delle scalate parallele su Antonveneta e Rcs (più ipotetici progetti di scalate a Mediobanca, Fiat, Capitalia da parte dello stesso branco lodigiano-bresciano - romano). Qui i problemi sono tre: le modalità dell'Opa su Bnl lanciata da Unipol per contrastare la Banca di Bilbao, l'ipotesi di un patto segreto che vede Consorte in combutta con Fiorani-Gnutti-Ricucci e quindi unifica strategicamente le tre scalate (tutte ormai sotto l'occhio della procura di Milano e di quella di Roma per quanto riguarda la Bnl), i rapporti che emergono dalle telefonate numerose e frequenti tra lo stesso Consorte e numerosi esponenti dei Ds, tra i quali Fassino, Bersani e il tesoriere di quel partito Ugo Sposetti.
Sul primo problema c'è da notare che anche Unipol, come la Popolare italiana (ex Lodi) non sembra disporre delle risorse necessarie per acquisire il controllo della Bnl. Di più: in questo caso emerge anche la circostanza che, essendo la dimensione patrimoniale di Bnl notevolmente superiore a quella di Unipol, la sua acquisizione cambierebbe le finalità di compagnia assicurativa di Unipol prevista come prevalente nelle sue attività nello statuto sociale e quindi darebbe agli azionisti dissenzienti il diritto di recesso, con ulteriore e notevole aggravio delle finanze di Unipol.
C'è una motivazione valida per portare avanti un'operazione così onerosa? Secondo il presidente della Lega delle cooperative sì, c'è una finalità d'interesse generale: far nascere una nuova nervatura del capitalismo italiano; accanto a quello familiare e a quello manageriale, un capitalismo cooperativo o comunitario che dir si voglia. Non sto a discutere se sia una motivazione valida. A occhio mi pare alquanto utopistica. Comunque c'è ed è sempre meglio che niente. Ma se questo è il fine bisogna pur dire che i mezzi adottati stravolgono quel fine in modo devastante. Se per costruire un capitalismo comunitario il manager incaricato di realizzarlo si trasforma in un elemosinante di appoggi politici a destra come a sinistra e di appoggi finanziari, tattici e strategici, con il gruppo Fiorani-Gnutti-Ricucci, al punto di scambiare con essi finanziamenti, promesse per il futuro, finti disimpegni, acquisti di azioni compensati con laute plusvalenze; se questi sono gli strumenti adoperati da Consorte, Dio ci scampi da un capitalismo cooperativo di tale fatta.


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