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    Post Dostojevsky contro i neocon

    Maurizio Blondet
    14/12/2005

    Nei passi di Dostojevsky che seguono, generazioni di lettori del ventesimo secolo hanno letto una profezia del bolscevismo.
    Sono passi dal romanzo che in Italia è mal tradotto come «I Demoni», e che meglio si direbbe «I Posseduti».
    Sono le frasi febbrili che si scambiano i cospiratori nichilisti, nella notte terribile in cui uccideranno uno di loro, giusto per provare a se stessi la loro spietatezza ideologica.
    Questi «posseduti» si abbandonano ad immaginare l'atroce «mondo nuovo» da loro progettato e voluto.
    Il romanzo uscì nel 1873.
    Nel 1918, con orrore e stupore, il mondo vide realizzare quei progetti che Dostojevsky aveva messo in bocca ai suoi congiurati.
    Lenin e Trotzky stavano attuando col sangue e il disordine il «mondo nuovo» che uno dei «posseduti», immaginati dal grande scrittore di mezzo secolo prima, Piotr Verkhovensky, descriveva così: «tutti sono schiavi, e uguali nella schiavitù. In casi estremi ci sono la calunnia e l'assassinio, ma la cosa principale è l'eguaglianza. Tanto per cominciare, il livello di istruzione, la scienza, il talento vanno livellati. Un alto livello di scienza e talento non sono richiesti…gli schiavi sono obbligati ad essere eguali. Senza dispotismo non ci sono mai stati libertà ed eguaglianza; ma nel gregge, bisogna che ci sia dispotismo».



    Non c'era dubbio: l'universo concentrazionario bolscevico, la leniniana «dittatura del proletariato senza limiti legali», l'oscurantismo egalitario, la polizia segreta, il terrore comunista, tutto era già in quelle poche righe.
    Sono passati 130 anni.
    Il comunismo sovietico è caduto, per lasciare il posto a un flaccido «relativismo» globale per le masse, mentre l'unica superpotenza rimasta ha riaperto una stagione di guerre che si pronunciano come infinite e indefinite.
    E scopriamo, con stupito sgomento, che Dostojevsky non ha finito di profetizzare.
    Egli non aveva in mente il comunismo, ma il nichilismo: si era ispirato al nichilista Nechaev (1847-1882), l'inventore del sistema di organizzazione a cellule segrete dei terroristi, che tanto piacerà a Lenin.
    Il comunismo è finito, ma il «nichilismo» è ancora fra noi.
    Cattivo genio dell'umanità da due secoli, è riapparso sotto una forma nuova.
    Perciò Dostojevsky ci parla ancora, non cessa di avvertirci.



    L'ultima metamorfosi del nichilismo è nell'insegnamento di Leo Strauss, il padre dei neocon americani: non a caso costoro sono ebrei trotzkisti, oggi radicali filosoficamente e conservatori politicamente.
    I motori occulti dell'unilateralismo aggressivo americano.
    Shadia Drury, la migliore studiosa di Strauss - filosofo radicale nicciano e talmudista teorico della «doppiezza necessaria» - racconta che per lui «sono adatti alla direzione [politica] coloro che si sono resi conto che non esiste moralità e che esiste un solo diritto naturale, quello del superiore a guidare l'inferiore. Si vuole una popolazione malleabile che si possa modellare con il mastice. [Secondo Strauss] l'inganno perpetuo dei cittadini da parte dei dirigenti è indispensabile giacchè i primi hanno bisogno di essere diretti e di autorità forti che indichino cosa è meglio per loro».
    Confrontiamo agghiacciati le parole che Dostojevsky mette in bocca al posseduto Verkhovensky: «…gli schiavi devono avere dei direttori. Ma una volta ogni trent'anni si lascerà che abbiano un trauma, e tutti di colpo cominceranno a divorarsi l'un l'altro, solo per fuggire alla noia. La noia è un sentimento aristocratico».



    Non è appunto questo che hanno attuato i neocon dopo l'11 settembre?
    Leo Strauss, nel suo «What is Political Philosophy» (1959), ha invitato a tornare alla barbarie, contro «l'addomesticata insulsaggine dell'uomo moderno occidentale».
    E ha ripreso con ammirazione l'esortazione di Nietzsche: contro questa «insulsaggine» dello Stato sociale; Nietzsche «ha predicato il sacro diritto all'estinzione spietata di vaste masse umane», e grazie «alla potenza insuperabile e inesausta del suo discorso» ha «fatto detestare ai suoi lettori non solo il socialismo e il comunismo, ma anche il socialismo e la democrazia».
    Questo è l'esempio.
    «Abbiamo bisogno di un nuovo terrorismo», sancì Nietzsche nella «Genealogia della Morale», e Strauss applaude.
    Ogni tanto, bisogna organizzare il terrore, provocare un trauma nella popolazione, indurre gli uomini a «divorarsi l'un l'altro tanto per sfuggire alla noia» dello stato assistenziale.
    Nel settembre del 2000, uno degli istituti strategici dei neocon, il «Project for a New American Century» (PNAC) diffondeva un documento intitolato «Ricostruire la difesa americana nel nuovo secolo».



    Firmato da Perle, Wolfowitz, Dov Zakheim e Kristol, tutti e ebrei e allievi di Strauss, il documento criticava l'adagiarsi dell'America in un pacifismo compiaciuto.
    E concludevano testualmente: occorrerà «un evento catastrofico e catalizzatore, una nuova Pearl Harbor».
    Un anno dopo, 11 settembre 2001, hanno avuto la «nuova Pearl Harbor».
    L'America terrorizzata s'è lasciata trascinare in una guerra senza limiti contro un nemico indefinito, il «terrorismo globale».
    E questo è stato freddamente organizzato dall'alto.
    William Kristol, un celebre neocon, si scagliava allora contro «il culto della pace e della prosperità fondato sulla debole politica estera di Clinton…trovo disgustoso che la politica della nazione più potente del mondo debba ruotare attorno ai medicinali gratuiti per gli anziani. Io penso che gli USA debbano […] comandare e ordinare ciò che va fatto».
    Tutto ciò, l'aveva già detto l'immaginario cospiratore di Dostojevsky: «la sola cosa che occorre è la disciplina. Gli schiavi devono avere dei direttori».



    Corey Rubin, docente di scienze politiche a New York, notava in un articolo apparso nell'estate 2001 come, per i neocon, «la visione clintoniana di un ordine mondiale benevolo tradisce la non volontà di far fronte a un mondo di potenza e di violenza, di male misterioso e di inimmaginabile odio. Per loro, affrontare questo mondo richiede pagano coraggio e barbarica virtù».
    Loro, diceva Rubin, «amano il mistero e la vitalità più del calcolo e della tecnologia».
    Ed ecco cosa dice Verkhovensky, il posseduto dei Demoni: «basta con la scienza! La sola cosa che occorre è la disciplina. La sete di cultura è una sete aristocratica. Dal momento in cui hai legami familiari o amore, desideri la proprietà. Noi distruggeremo questo desiderio; useremo l'ubriachezza, la calunnia, lo spionaggio; faremo uso di incredibili corruzioni; soffocheremo ogni genio nell'infanzia».
    Troppo debolmente un'altissima cattedra denuncia il flaccido mondo contemporaneo come prodotto del «relativismo».
    E così, per contrastarlo, tende a guardare con simpatia il movimento neocon, i cui appartenenti si definiscono «atei cristiani» e propugnano una società rafforzata dalla religione, «come se Dio esistesse».

    Ma per Strauss, i valori morali, la religione, vanno spacciati come assoluti solo per la massa dei non iniziati.
    La sua è stata definita una «visione ateistica della fede»; la religione sarebbe un sapere inferiore buono per tenere l'ordine fra le masse.
    Ma quello che Strauss propone agli iniziati (ai suoi allievi a voce) era - sono parole sue - «una negazione non illuminata da nessuno scopo positivo, una negazione nichilistica. Anche se fosse destinata al fallimento, questa rivoluzione nichilista è forse la sola azione nobile e possibile».
    Strauss, sulla scorta di Maimonide, predicava la doppiezza come necessaria: la verità, in quanto oscura e sordida (non c'è significato nel mondo) dev'essere riservata a una cerchia interna di «forti», di «eroi» (Strauss usa la parola greca «andres»).
    E di fatto, la politica USA è diventata una girandola di menzogne: menzogne sulle armi atomiche inesistenti di Saddam; menzogne sulla «vittoria facile» in Iraq, menzogne sul «terrorismo globale» inafferrabile, e forse solo prodotto artificialmente come parte della «strategia della tensione» mondiale.
    Questo è l'alleato della religione cattolica.
    La debole definizione di «relativismo» implica la cecità di fronte al nemico reale e radicale, che è il nichilismo estremo: quello che ormai, dopo averla distrutta, può permettersi il ricorso alla fede come instrumentum regni.
    Ma almeno sono contro l'aborto, dice il cattolico ingenuo.
    Già: il fatto è che la fase primaria del processo nichilistico, la rivoluzione sessuale, per esempio, è già compiuta, ed ora si passa alla seconda fase.

    Come immaginava Verkhovensky di Dostojevsky: «una o due generazioni di pervertimento sono necessarie adesso; una scostumatezza senza uguali, in modo che l'uomo si muti in un rettile sporco e vigliacco, crudele e vizioso. Di questo abbiamo bisogno! E soprattutto, un po' di 'sangue fresco' sicchè ci abituiamo a questo…Proclameremo la distruzione…Perché, perché questa idea ha tanto fascino? Ma dobbiamo avere una piccola scusa; dobbiamo».
    «Appiccheremo l'incendio…diffonderemo leggende…ogni gruppo sordido ci sarà utile. Da questi gruppi ti selezioneremo compagni che non esiteranno a sparare, anzi saranno grati per l'onore. Bene, cominci la sovversione! Ci sarà un rovesciamento quale il mondo non ha mai visto prima…la Russia sarà gettata nelle tenebre. La terra piangerà i suoi antichi dei».
    E' passata la fase della «scostumatezza senza eguali», la vera religione è stata sradicata, l'uomo è già di gran lunga un «rettile sporco, vile e vizioso».
    Ora comincia la fase del «sangue fresco», e dovremo abituarci e vederne scorrere a fiumi: così hanno decretato gli «iniziati».
    I «sordidi» e gli «squallidi» nati dall'«una o due generazioni di pervertimento» saranno arruolati nella nuova fase, come aguzzini e guerrieri del «nulla».
    Della «disciplina» nichilista.



    Ma no, dirà l'ingenuo: chi può davvero volere questo?
    Sono così pochi, i neocon…Dostojevsky aveva già risposto anche a questo.
    Ecco cosa fa dire a uno dei suoi «demoni»: «sai che siamo già tremendamente potenti? Il nostro partito non è composto solo da chi commette omicidio e incendi, o spara revolverate nel modo tradizionale. Questi sono solo d'impaccio. Io non accetto niente senza disciplina. Ha ha! Ascolta, io li ho riconosciuti. Un insegnante che deride coi bambini il loro Dio e la loro culla è dalla nostra parte. L'avvocato che difende un assassino perché è più acculturato delle sue vittime e non poteva fare a meno di uccidere per far denaro, è uno di noi. Lo scolaro che ammazza un contadino per provare la sensazione, è nostro. Il procuratore che trema al processo per paura di non essere abbastanza 'avanzato' è nostro, nostro. Tra i funzionari e gli intellettuali ne abbiamo tanti, tanti dei nostri, e nemmeno loro lo sanno…».
    Non abbiamo più «lo scolaro che ammazza il contadino tanto per provare la sensazione»: ma abbiamo torme di scolari che stuprano compagne di scuola, che lanciano i sassi dal cavalcavia, che spaccano e incendiano.
    Un'intera generazione si dà all'«ubriachezza» della droga.



    E abbiamo i conformisti di qualunque nuovo ordine, pronti a mettersi al suo servizio, qualunque sia: i giornalisti, gli intellettuali, i funzionari culturali.
    E abbiamo insegnanti che insegnano ai bambini a ridere «della culla»: i cattivi maestri del «vietato vietare».
    Quelli del «relativismo» sono serviti, a loro insaputa, a preparare il nuovo inaudito dispotismo, il più totale, quello che farà impallidire l'esempio sovietico: la dittatura terroristica del «nulla in quanto nulla».
    «Ci sarà un rovesciamento quale mai è stato visto prima». Dostojevsky è ancora capace di metterci in guardia, come allora.
    Ma concluderemo con un'altra figura immaginaria di nichilista, scolpita da un altro profeta: Thomas Mann.
    Nella «Montagna incantata», egli introduce in quel sanatorio di Davos che è la figura di un'Europa malata nei polmoni spirituali, il gesuita Naphta.
    L'ebreo fattosi gesuita per sete di ordine e dominio, che finirà suicida come i nichilisti di Dostojevsky.
    Naphta pronuncia parole che ci tolgono ogni illusione, sul fine del nichilismo: «no, liberazione e sviluppo dell'individuo non sono la chiave della nostra epoca, non sono quello che la nostra epoca esige. Ciò di cui ha bisogno, ciò che lotta per ottenere, ciò che sta per creare è il Terrore».
    Oggi l'abbiamo.

    Maurizio Blondet




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  2. #2
    la ricerca della bellezza nascosta
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    da leggere attentamente.

    porca miseria !!!!!

  3. #3
    Totila
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    Parole, quelle di Dostojevskji, di un'attualità incredibile. Bisogna che riprenda in mano "I Demoni". lo lessi quando ero molto giovane e certe cose mi erano sfuggite.

  4. #4
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Citazione Originariamente Scritto da Totila
    Parole, quelle di Dostojevskji, di un'attualità incredibile. Bisogna che riprenda in mano "I Demoni". lo lessi quando ero molto giovane e certe cose mi erano sfuggite.

    Fanno molto riflettere le frasi che contengono la parola "nulla":

    I «sordidi» e gli «squallidi» nati dall'«una o due generazioni di pervertimento» saranno arruolati nella nuova fase, come aguzzini e guerrieri del «nulla».

    la dittatura terroristica del «nulla in quanto nulla».


    Ci siamo mai davvero chiesti a cosa realmente sono finalizzate le recenti catastrofi terroristiche e le conseguenti politiche anti-terrorismo se non a far trionfare il terrore basato sul "nulla"? E se non a far trionfare la dominazione dispotica che trova la sua causa e origine nel "nulla"?


    E poi, il trionfo della perversione e della vigliaccheria che si ottiene agevolando il successo politico e burocratico di gente squallida, perversa e spregiudicata nonchè inducendo le masse ad abbandonarsi all'edonismo sfrenato e all'ansia di consumare sesso fino a farlo diventare "ossessione" (notare il livello di ossessione per il sesso raggiunto dalla nostra televisione, notare come le masse vengano indotte a considerare come naturali e leciti tradimenti e i passaggi disinvolti da un partner ad un altro in telefilm come beatifull; come le masse vengano indotte a considerare grigie e tristi le loro vite se non consumano sesso, viaggi ed esperienze trasgressive).

    indicativa al riguardo la frase «una o due generazioni di pervertimento sono necessarie adesso; una scostumatezza senza uguali, in modo che l'uomo si muti in un rettile sporco e vigliacco, crudele e vizioso

    La massa pavloviana di donne e uomini che si illudono di elevarsi e distinguersi dagli altri loro simili ricorrendo alla trasgressione consumistica o che si deprimono perchè non riescono a farlo, pensano di provare un senso di libertà trasgredendo o di provare un senso di soffocamento e grigiore non potendo trasgredire: non si accorgono che la loro è una ansia indotta e basata sul "nulla" - che pertanto è la più devastante.

    E non può non venire in mente Pasolini e il suo disperato e ricorrente tema di fondo su cui si basano molte sue opere : "l'ansia del consumo" delle masse e la perdita dell'identità culturale collettiva.

  5. #5
    Blut und Boden
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    Da non dimenticare un'altra opera, "Brave New World" di Aldous Huhley.
    Scritta non da un profeta ma da un anticipatore, complice del misfatto che viene descritto nel romanzo.

    A proposito dell'articolo di Blondet, è interessante la presenza di "atei-cristiani" nella vicenda.
    Noi ne conosciamo una, molto famosa... .

  6. #6
    El Criticon
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    Maurizio Blondet?
    Aaaaaaaacccczzzzzzzz ...
    Geniale oppure "terrificante" come il solito?
    O entrambi gli aggettivi?
    Si potra' anche dissentire su alcuni passaggi della sua piu' che brillante sintesi, pero' ... PORCAVACCCCCAAAAA ... non sbaglia piu' che tanto ...
    A mio modesto avviso, ecco colui che dovrebbe essere nominato alla Presidenza e Dirigenza (assoluta) della RAI e di Mediaset ... altro che balle ... e non sto affatto scherzando ...

    ... ovviamente a patto che si provvedesse anche a proteggerlo con qualche migliaio di guardiani immuni da infiltrazioni neocon ...

    PS
    A propos, sapete tutti il significato del neologismo, anzi dell'acronimo CON in lingua francese?

  7. #7
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    Predefinito brassens : le pornographe

    je garde de mon balcon passer les cons.

  8. #8
    Totila
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    Citazione Originariamente Scritto da uqbar
    Fanno molto riflettere le frasi che contengono la parola "nulla":

    I «sordidi» e gli «squallidi» nati dall'«una o due generazioni di pervertimento» saranno arruolati nella nuova fase, come aguzzini e guerrieri del «nulla».

    la dittatura terroristica del «nulla in quanto nulla».


    Ci siamo mai davvero chiesti a cosa realmente sono finalizzate le recenti catastrofi terroristiche e le conseguenti politiche anti-terrorismo se non a far trionfare il terrore basato sul "nulla"? E se non a far trionfare la dominazione dispotica che trova la sua causa e origine nel "nulla"?


    E poi, il trionfo della perversione e della vigliaccheria che si ottiene agevolando il successo politico e burocratico di gente squallida, perversa e spregiudicata nonchè inducendo le masse ad abbandonarsi all'edonismo sfrenato e all'ansia di consumare sesso fino a farlo diventare "ossessione" (notare il livello di ossessione per il sesso raggiunto dalla nostra televisione, notare come le masse vengano indotte a considerare come naturali e leciti tradimenti e i passaggi disinvolti da un partner ad un altro in telefilm come beatifull; come le masse vengano indotte a considerare grigie e tristi le loro vite se non consumano sesso, viaggi ed esperienze trasgressive).

    indicativa al riguardo la frase «una o due generazioni di pervertimento sono necessarie adesso; una scostumatezza senza uguali, in modo che l'uomo si muti in un rettile sporco e vigliacco, crudele e vizioso

    La massa pavloviana di donne e uomini che si illudono di elevarsi e distinguersi dagli altri loro simili ricorrendo alla trasgressione consumistica o che si deprimono perchè non riescono a farlo, pensano di provare un senso di libertà trasgredendo o di provare un senso di soffocamento e grigiore non potendo trasgredire: non si accorgono che la loro è una ansia indotta e basata sul "nulla" - che pertanto è la più devastante.

    E non può non venire in mente Pasolini e il suo disperato e ricorrente tema di fondo su cui si basano molte sue opere : "l'ansia del consumo" delle masse e la perdita dell'identità culturale collettiva.
    Ottimo, Uqbar.
    A tale riguardo a proposito del Nulla, mi sovviene anche un altro libro: "La Storia Infinita" di Michael Ende.

  9. #9
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano
    Da non dimenticare un'altra opera, "Brave New World" di Aldous Huhley.
    Scritta non da un profeta ma da un anticipatore, complice del misfatto che viene descritto nel romanzo.

    A proposito dell'articolo di Blondet, è interessante la presenza di "atei-cristiani" nella vicenda.
    Noi ne conosciamo una, molto famosa... .
    La Fallaci?

 

 

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