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    Post Fazio e Fiorani, «cattolici» ed altri furbetti

    Maurizio Blondet
    15/12/2005
    «Se qualcuno pensa di spaventarmi per costringermi ad andarmene, si sbaglia: solo io deciderò quando è il momento»
    Desolazione: è questo il sentimento davanti alla vicenda Fiorani.
    La prima cosa che mi viene a mente, è che lui e Fazio hanno l'etichetta di «cattolici».
    E difatti sono un tipo di cattolici che ho ben imparato a conoscere lavorando 18 anni ad «Avvenire».
    C'è stato un lungo momento in cui il cardinale Ruini manovrò per un «governo Fazio» che avrebbe dovuto sbattere fuori Berlusconi, ma intercettarne i voti.
    Il progetto, come tutti quelli del cardinale, fallì per inconcludenza: ma indicava bene a che tipo di «cattolici» va la preferenza della Chiesa italica.
    Non sa che farsene di chi è bravo nel suo mestiere e le dice la verità (ammetto di parlare per caso personale), e lo licenzia in tronco con inusitata spietatezza; per i furbetti del quartierino, solo moine, favori e coperture.
    Perché quei furbetti li ha allevati la Chiesa, nei suoi organi.
    Fazio è un baciapile (non è dell'Opus Dei, che è cosa ben diversa).
    Fiorani era uno dell'Azione Cattolica, è stato giornalista ad «Avvenire».



    Ha detto di recente che come banchiere poteva meritarsi «mille anni di purgatorio»: tipico di quel genere di cattolico, per cui rubare, e rubare ai poveri, è un peccato solo veniale.
    Poco scrupolo nelle responsabilità pubbliche e nessun senso civico, ecco l'identikit del «cattolico» di questo tipo: Fazio, che resta al suo posto, proclama un suo «diritto al disonore» (1) e un machiavellismo di terza classe.
    E l'occhio puntato ai soldi, tanti, tanti soldi da sprecare.
    Il vero Vangelo di cui sono seguaci.
    I banchieri rubano in tre modi.
    Il primo è quello «istituzionale»; per cui non pagano il dovuto ai depositanti, mentre prestano il denaro che creano dal nulla ad alto interesse.
    Il secondo, tipicamente italiano, è che i banchieri danno prestiti e fidi non a bravi, ingegnosi imprenditori, ma ad «amici» decotti, per sostenerli quando ormai sono fuori mercato.
    Fiorani, per giunta, rubava nel terzo modo: prelevava dai conti correnti degli ignari clienti, a cui accollava di nascosto le perdite delle sue operazioni.
    Quest'ultimo mi pare tipicamente «cattolico», com'è cattolico un sagrestano che rubacchia dalle cassette delle elemosine.



    E noi, risparmiatori e contribuenti, pagheremo anche questa colossale malversazione.
    Dopo Cirio, dopo Parmalat, anche l'esplosione della ex Banca Popolare di Lodi: non sono più casi isolati, è evidente: si tratta di un sistema radicalmente corrotto da cima a fondo, concepito e organizzato in modo sistemico per derubare gli ignari.
    Bisognerebbe ripensare il sistema, non solo mettere in galera questo o quello.
    Il sistema è marcio perché accaparra troppi soldi.
    Soldi fatti senza fatica, senza controllo e senza corrispettivo.
    Con azioni e manovrine facili all'interno di settori protetti (banche) e semi-pubblici (COOP) in cordiale combutta con i «ricchi di Stato», che sono ricchi senza fatica e senza responsabilità.
    Già l'ultimo fattorino di Bankitalia guadagna più di un medio dirigente privato, figurarsi il governatore.
    E nessuno nel privato guadagna quanto Gaetano Gifuni, segretario del Quirinale: o se guadagna tanto, lo fa perché rischia, e se non produce risultati può perdere il posto.
    Loro no.
    Coperti dal mantello pubblico, che intendono non come un servizio ai cittadini, ma come l'ombrello che li ripara da ogni competizione reale, lo strumento da sfruttare per il loro potere personale e di casta, o di consorteria.



    In un certo senso, è la democrazia nel capitalismo terminale a non essere altro che corruzione. Intendo una democrazia che confida da decenni non sulla partecipazione del popolo (il vero sovrano, che dimentica di esserlo) ma sulla sua passiva inerzia, ignoranza e rassegnazione (2).
    Una democrazia banalizzata in forme - mattarellum, proporzionale, - ormai priva non si dice di ideali, ma di ideologia, di un progetto complessivo per il Paese.
    Una tale democrazia non può più contare su un'opposizione che svolga un occhiuto controllo del governo; opposizione e maggioranza diventano un comitato d'affari collusivo, dove cordialmente ci si accorda per rubare tutti insieme agli indifesi.
    In questo processo, viene il momento in cui chi sostiene ancora un'ideologia viene rifiutato, perché un'ideologia «impegna» a dire dei sì e dei no, discrimina ciò che si deve e che non si deve fare.
    Loro si son liberati da ogni ideologia per avere mano libera, par poter fare di tutto.
    Pensate alla Compagnia delle Opere, in cordiali rapporti d'affari con le COOP per intercettare fondi pubblici; o a Fini e ai suoi valzer disperati per mostrare che, lui, non ha più ideologia, ed è quindi disponibile a tutto.
    O a Mastella, fondatore di un partito il cui scopo dichiarato è il sottogoverno e il clientelismo.



    Una nuova Tangentopoli, che si profila in queste ore, non ripulirà il sistema.
    La magistratura con le sue manette non è la cura del male, ne è parte.
    Va ricordato che i giudici hanno cominciato a perseguire Fiorani e i furbetti del quartierino non come banchieri-ladri, ma solo dal momento in cui hanno cercato di scalare i poteri forti residuali ed esausti nelle loro fortezze, i giornali-maggiordomi della Casa, le banche mal privatizzate che servono a sostenere capitalisti senza capitali del salotto buono.
    Allo stesso modo, la magistratura ha perseguito Berlusconi solo «dopo» che è entrato in politica, perché il suo seguito popolare minacciava le consorterie consolidate (la precauzione si è rivelata poi inutile: Berlusconi non ha minacciato nessun potere reale).
    La consorteria che la magistratura protegge coi suoi attacchi non è migliore di quella che persegue. Solo, le sue malefatte non vengono messe alla luce.
    Per solidarietà massonica.
    Inoltre quello che avviene è, come ha potuto dire Cossiga, «una resa dei conti tra DS e Margherita», ora che sono vicini al potere; tra banchieri e COOP «rossi» garantiti da D'Alema (ecco come può permettersi il suo yacht da regata), e i «bianchi».
    Cossiga evita di concludere che la magistratura, lungi dal muoversi per sete ancorché moralistica di «giustizia», sta agendo per una parte contro l'altra: ma solo perché, dice, è ancora in vigore il codice Rocco.



    Bisognerebbe ripensare il sistema.
    Senza cedere al moralismo, analizzarlo a fondo per riformarlo poi con la decisione e la durezza necessaria.
    Ma come fare?
    Manca disperatamente in Italia il livello intellettuale necessario per un vasto, doloroso, sincero dibattito pubblico sulla questione.
    Questo forse è il problema fondamentale.
    L'insufficienza morale dei «cattolici» del quartierino, del «cattolico» Fazio e di quelli non ancora scoperti deriva, in fondo,da una più grave insufficienza: quella culturale.
    I furbetti vengono da provincie dove l'intelletto non è mai stato promosso, e restano provinciali nel midollo, Fazio il ciociaro, Fiorani il lodigiano.
    Ma i «lumbard» non sono meglio.
    Ora, la Lega trema perché ha puntato troppo su Fiorani.
    Temo di sapere perché: Fiorani deve aver affascinato Bossi con quella storia fumosa del «grande gruppo del Nord», e Bossi deve averci creduto, senza nemmeno sapere come guardarci dentro.
    Si è fidato di uno che parla con inflessioni dialettali «lumbard», tutto qui.



    Insufficienza intellettuale, incompetenza, provincialismo, mancato studio dei meccanismi economici e monetari, senza cui nel resto del mondo non ci si può affacciare alla politica.
    Ma che fare?
    Questa insufficienza non è da oggi.
    Da almeno due secoli l'Italia pretende di avanzare nella storia - o almeno nella cronaca - senza usare la risorsa dell'intelletto.
    L'Italia se ne accorge in rari momenti, come l'8 settembre, quando la sua cosiddetta classe dirigente se la squagliò, abbandonandola alla rabbia di un alleato che Badoglio aveva dichiarato (con un disco registrato: lui s'era messo già al sicuro) il nuovo nemico.
    Sono i momenti tragicicomici della nostra storia: quando l'Italia affonda in una tragedia greca con una classe dirigente da commedia dell'arte, da commedia all'italiana.
    Questo è un altro di quei momenti.
    L'Italia Titanic affonda, non guadagna più le ricchezze con cui alimentare i suoi Balanzone e Mortadella, i suoi Arlecchini e Pulcinella di Stato; e quelli, mancando il grasso, succhiano l'osso. Come Pulcinella, rubano dalle cassette delle elemosine, da Arlecchini, succhiano dai conti correnti dei morti.
    Per questo le tragedie italiane non sono mai, nemmeno, serie.



    Le persone serie hanno solo da perdere.
    L'8 settembre, centinaia di migliaia di italiani seri scelsero la «parte sbagliata» per alta dignità.
    Ne ho conosciuti personalmente, i più non erano veramente fascisti.
    Alcuni, antifascisti, e dopo entrarono nel PCI.
    Ma da militari, vollero con la loro scelta cancellare il disonore degli Arlecchini Savoia e del Mortadella Badoglio.
    I piloti della Regia Aviazione, ad esempio, passarono tutti - tutti fino all'ultimo - alla Repubblica Sociale, per un solo scopo disperato: difendere le nostre città dai bombardamenti, difenderle fino alla morte.
    I tedeschi gli affidarono gli ultimi modelli di Messerschmitt: con cui fecero prodigi, infilandosi tra i tappeti di fortezze volanti, tra gli angoli ciechi delle mitragliatrici di cui erano irte, ed abbattendone più che potevano, sopra Milano, sopra Torino.
    I più fortunati furono quelli che morirono, e non videro il seguito.

    Anni fa, parlai con un sopravvissuto di questi piloti.
    Onorificenza: medaglia d'oro, unica medaglia d'oro vivente dell'Aviazione.
    Grado con cui lo mandarono in pensione: caporale.
    Mai nessun avanzamento, perché aveva «aderito a Salò».
    Lui non si lamentava, aveva fatto il suo dovere, non credeva di avere diritto al disonore.
    Il fatto è che, poiché non c'era più pericolo, erano tornati al potere i Pulcinella e i Gianduia, gli Arlecchini e i Mortadella: che pensarono bene di punire, anzitutto, le persone serie.
    Per dare una lezione.
    Con persone serie in circolazione, e Dio non voglia a posti di comando, come si fa a rubare?
    Su questi italiani di cui abbiamo bisogno - un bisogno disperato - vige, 60 anni dopo, la damnatio memoriae.
    Non possiamo nemmeno onorarli: chiamerebbero anche noi «fascisti».
    Anzi già lo fanno.
    Questa è la nostra tragedia.
    La nostra spietata, ridicola tragicommedia all'italiana.

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) Del «diritto al disonore», diritto alla non-dignità come piaga occulta di una nazione, parla Dostojevsky, riferendolo alla Russia, nel romanzo «I Demoni». Basterà sostituire «Russia» con «Italia» nel seguente suo testo: «…Per quanto vedo, l'intera essenza dell'idea rivoluzionaria russa si fonda sulla negazione dell'onore (dignità)…per un russo, il senso d'onore è solo un impaccio superfluo, ed è stato sempre d'impaccio lungo tutta la sua storia. L'aperto 'diritto al disonore' lo attrarrà più che ogni altra cosa [verso la rivoluzione]».
    2) Sta succedendo la stessa cosa nella culla della democrazia, gli Stati Uniti. La presente Amministrazione, mentre scatena la guerra messianica, e si proclama super-cristiana, arraffa, deruba, malversa in proporzioni colossali e mai viste prima.



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  2. #2
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito


    Temo di sapere perché: Fiorani deve aver affascinato Bossi con quella storia fumosa del «grande gruppo del Nord», e Bossi deve averci creduto, senza nemmeno sapere come guardarci dentro.
    Si è fidato di uno che parla con inflessioni dialettali «lumbard», tutto qui



    magari fosse tutto qui ... dirigenti idioti si, ma almeno di onore ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  3. #3
    El Criticon
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    Ha, haaaa ... grande, GRANDISSIMO questo Blondet ...

    ... PROVOCATORE ??? ...

    A proposito di certe banche, o di certi banchieri ecc. ... vedremo ... anche se, bisognerebbe aggiungere, sia da parte della FORLEO, o da parte di chi per Lei, sia da parte di Blondet, sarebbe interessante e doveroso elencare anche tutte le analoghe VICENDE in qualche modo originate, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, insomma quelle originate o derivate dalle FORTUNE e sfortune dei vari Agnelli, De Benedetti e tanti altri animaletti adorati con totale fedelta' e assiduita' dagli ANIMALONI ITALIONI in tenuta piu’ ROSSA che nera, eccetera.

    Anche perche', in definitiva, se proprio la si vuole raccontare tutta, anche il sistema bancario cosi' com'e', e' uno degli EFFETTI ancor prima che CAUSA PRIMA di certe conseguenze, appunto come quelle descritte qui sopra da Blondet ...

    A parte tutto cio', in ogni caso, meglio tardi che mai, per quanto riguarda << L'Italia Titanic che affonda >>, io da lungo tempo assai l'ho preceduto (ne posseggo regolare registrazione su nastro analogico), suggerendo proprio alla radio che “la Lega Nord era l’ultimo SALVAGENTE sul TITALIC ... mica male come aforisma, no?

    ... per quanto riguarda la ex Regia Aeronautica, ne ha fatto un richiamo rigoroso e veritiero ... pero' anche a tal proposito, l'ho preceduto e con maggiore conoscenza di causa ... avendo infatti a lungo conversato con un pilota militare, ufficiale superiore, collaudatore di velivoli made in italy (di quei tempi), e anche discreto acrobata, cui fecero sparire, ripeto SPARIRE tutti regolari dossier di carriera (o come cavolo si chiamavano allora), proprio nei ministeri romani, ripeto a ROMA (che prima d’essere ladrona era e tuttora e’ soprattutto SPIONA – vera latrina dello spionaggio asservito a qualsiasi benefattore purche’ straniero-), per impedirgli qualsiasi rivendicazione professionale o ... pensionistica ... ha, haaa ... non e' una balla, neh!

    Eppure questo Ufficale dell'Aeronautica Militare ripetutamente rischio' la propria pelle per sottrarre con successo numerosi concittadini a certe violente deportazioni orientate oltralpe ... proprio mentre moltissimi altri "eroi" se la squagliavano ogni dove, per riapparire poco dopo come partigiani della prima ora, quali indomiti e indefessi sostenitori degli ultimi liberatori ... alla faccia di tutti gli altri fessi ...

    Chissa’ se Blondet trovera’ il tempo per rievocarci storielle come queste?

 

 

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