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Discussione: L'allievo di Miglio

  1. #1
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    Talking L'allievo di Miglio

    http://www.giovine.org/

    Di raggioverde

    "Negli anni che seguirono, noi federalisti ci impegnammo a diffondere il pensiero e la costituzione di Miglio, contro la stragrande maggioranza dei partiti nazionali italiani e contro una Lega tornata al secessionismo parolaio, all'adorazione del dio Po e ormai alleata della sinistra!
    Nostro obiettivo principale era acquisire al federalismo il partito fondato da Berlusconi, Forza Italia, ora che era stato costretto a fare a meno della Lega. Malgrado non fossimo molto soddisfatti, Miglio e io, dei risultati iniziali della nostra azione, apparve logico candidarsi alle elezioni politiche del 1996 con Forza Italia: Miglio nel suo collegio di Como per il Senato e io nei difficile collegio di Varese 1 - in competizione con il presidente della Camera Irene Pivetti - collegio poi scambiato su improvvisa richiesta di Berlusconi con quello praticamente impossibile di Lodi, dove la mia elezione poté essere assicurata solo grazie alla nostra organizzazione federalista, nonché all'inadeguatezza manifesta degli avversari di sinistra e della Lega, che correva contro di noi."
    Certo qualche peccatuccio di gioventu' l'ha avuto come essere promotore della candidatura di Piero Bassetti a Milano nel 1993 e "..Un certo peso politico ha avuto anche la mia presidenza del "Comitato storico Garibaldi" (1980-1982) e del Comitato storico Seconda guerra mondiale", ambedue presso il ministero della Difesa.".
    Ma ultimamente si e' pienamente riscattato come editore di "Critica sociale", il periodico che ha messo in moto "l'operazione Garibaldi", Umberto Giovine è stato presidente del Comitato per le celebrazioni del centenario garibaldino del Ministero della Difesa; inoltre, è fra i fondatori della Società Garibaldi.
    Leggete la sua autobiografia e ditemi come si fa a non...volergli bene
    "Nato il 16 ottobre 1941, ha studiato e lavorato a Firenze e negli Stati Uniti, poi si è trasferito in Lombardia dove vive da trent'anni, prima a Milano poi a Lodi come deputato del collegio della Camera, infine a Varese dove le due figlie più giovani - Daria e Veronika -studiano alla Scuola Europea.
    Oltre a numerosi brevi viaggi all'estero per lavoro, ha soggiornato per lunghi periodi in Polonia, in Francia e negli Stati Uniti d'America. Il suo primo viaggio fuori dai confini italiani risale al 1957, quando fece parte del contingente scout italiano al Jubilee Jamboree di Sutton Colfield, in Inghiterra. In quegli anni aveva anche imparato a suonare la fisarmonica.
    In seguito è stato dirigente studentesco all'Università di Firenze e ha presieduto la "Scuola Parlamentare" fondata dal preside Giuseppe Maranini alla Facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri". Nel 1962 fu eletto segretario della sezione fiorentina del Movimento federalista europeo.
    Si è sposato nel 1967 con Dana C. Willets - che attualmente esercita la professione di avvocato a Los Angeles - dalla quale ha avuto due figli: Luigi ed Ellen. Ambedue lavorano negli Stati Uniti, dove Giovine soggiorna tre settimane l'anno.
    Con l'attività accademica, giornalistica e imprenditoriale, oltre a quella politica, Giovine si è trovato a disporre di una vasta rete di conoscenze che ha costituito negli anni una platea molto vasta e articolata. Anche per questo ha creato il suo sito personale, in aggiunta a quelli connessi ai suoi attuali impegni.
    Per recarsi al lavoro usa i mezzi pubblici. Gli piace stare all'aria aperta e si esercita regolarmente (jogging, palestra). E' appassionato di equitazione, sport che però non pratica più per mancanza di tempo. Un giorno o l'altro - dice - tornerò in sella; ma ha rinunciato a comprarsi un cavallo per non tenerlo quasi sempre fermo... Pratica invece, da quindici anni, lo Zen. In estate fa "power yoga", un misto di yoga e ginnastica inventato a Santa Monica (California).
    Legge ogni giorno tre giornali italiani e tre esteri. A parte i testi di lavoro, legge una trentina di libri l'anno: italiani, inglesi, americani o francesi. Naviga su Internet solo quando gli serve davvero e fa un uso discreto della posta elettronica.
    Donatore di sangue da quando aveva sedici anni, l'Ospedale Maggiore di Milano gli fa un check-up medico a ogni donazione trimestrale. E' così che è riuscito nel 2002 a portare sotto i limiti il colesterolo - il solo valore fuori norma - cosa di cui si compiace al punto di citarla anche qui.
    Cerca di addormentarsi non oltre le 23 e si sveglia ogni mattina fra le cinque e le sei e quando può sta in "zazen" per tre quarti d'ora. Beve al massimo mezzo litro di vino al giorno e mangia in ristoranti giapponesi. Non fuma, a meno che non si rovi a portata di mano un Cohiba o un antico toscano ben stagionato.
    E' ragionevolmente ottimista e sostiene di non sapere cosa sia la depressione. "



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  2. #2
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    Talking

    http://movimentofederalista.org/

    Di raggioverde

    DISCORSO DI UMBERTO GIOVINE - SEGRETARIO GENERALE
    DEL MOVIMENTO FEDERALISTA - PER I DIECI ANNI DALLA PRESENTAZIONE DELLA COSTITUZIONE FEDERALE
    PER GLI ITALIANI DI GIANFRANCO MIGLIO

    Сomo, 17 dicembre 2004

    Il 17 dicembre 1994 un gran numero di federalisti si ritrovò al Circolo della stampa di Milano per ascoltare il senatore Gianfranco Miglio. Avevamo annunciato la diffusione del suo documento più importante: la costituzione federale per gli italiani. Sulla base di quel documento sorse l'Unione federalista, che sarebbe diventata vero e proprio movimento politico un anno dopo col suo primo congresso a Milano.
    Nel dicembre di quell'anno il primo governo Berlusconi stava rapidamente arrivando al suo epilogo sotto i colpi congiunti della Lega Nord - venuta meno agli impegni elettorali di marzo che avevano consentito a Umberto Bossi una rappresentanza parlamentare senza precedenti grazie ai voti dell'intera coalizione del Polo delle libertà - e dell'opposizione di sinistra, intenzionata a dare una spallata al governo di centro-destra appena otto mesi dopo il suo insediamento, con l'appoggio del Quirinale da dove il presidente Oscar Luigi Scalfaro incoraggiava i conciliaboli fra Massimo D'Alema, Umberto Bossi e Rocco Bottiglione, al solo scopo di ribaltare il governo democraticamente eletto col nuovo sistema elettorale che avrebbe dovuto garantirne la vita fino alle successive elezioni politiche.
    L'atmosfera in Italia in quell'inizio di inverno era di agitazione e di incertezza. La maggioranza berlusconiana oscillava fra la volontà di immediata rappresaglia contro il tradimento del patto elettorale da parte della Lega e il temporeggiamento per ottenere dal Quirinale qualche vantaggio, in cambio di un avallo a un governo di transizione verso nuove elezioni.
    In quel frangente, Berlusconi non autorizzò la grande manifestazione filogovernativa che Forza Italia e molti elettori chiedevano a gran voce di organizzare a Milano in dicembre, né seguì in seguito il consiglio di Marco Pannella che suggeriva di ottenere lo scioglimento forzoso delle Camere attraverso le spettacolari dimissioni collettive dei deputati della maggioranza che avrebbero costretto il Quirinale a intervenire.
    Nella speranza mal riposta di recuperare l'appoggio di Bossi, il quale in realtà si era già accordato con la parte avversa per realizzare il cosiddetto "ribaltone", Berlusconi non partecipò alla nostra manifestazione federalista di Milano, che fu alla fine l'unica grande manifestazione filogovernativa di quella stagione. Vi partecipò invece Gianfranco Fini con tutto lo stato maggiore di Alleanza Nazionale, il vecchio MSI che si avviava di lì a poco - nel gennaio 1995 - alla svolta di Fiuggi.
    Quella di Milano fu la prima sortita della destra italiana, non solo nell'inusitato campo federalista, ma nella stessa arena liberaldemocratica, da cui era stata fino allora lontana.

    I rapporti di Gianfranco Miglio con i gruppi che si erano confederati nell'Associazione federalista costituita nel dicembre 1993 erano cominciati all'inizio dell'anno grazie al Circolo "Cuore & Critica" che si riuniva da due anni ogni settimana al Circolo della stampa e che aveva anche sostenuto la candidatura dell'autonomista Piero Bassetti alle elezioni comunali di Milano del 1993, quelle che portarono a Palazzo Marino il peggior sindaco del dopoguerra milanese: il leghista Formentini, poi passato al Parlamento europeo e alla sinistra. Miglio aveva apprezzato il mio sostegno e quello dei federalisti alla prima bozza di proposta costituzionale da lui presentata a Bologna, poi ad Assago. Una Lega fin lì secessionista e populista, con un capo come Bossi che sembra aver solo ora aver cominciato a capire il federalismo, dieci anni dopo quei fatti e grazie ad alcuni mesi di soggiorno forzato per ragioni di salute nella terra dove visse e operò Carlo Cattaneo. Una Lega che si era rafforzata col giustizialismo di "Tangentopoli" e i nodi scorsoi esibiti nell'aula di Montecitorio. Una Lega, quella di dieci anni fa, che tuttavia sembrava attendere un progetto di grande respiro per dare una direzione all'inattesa forza politica acquisita durante la crisi italiana dei primi anni '90.
    Quella Lega aveva applaudito la proposta costituzionale di Miglio assai più della consueta, strampalata retorica populista di Bossi dalla tribuna del congresso. La geometrica razionalità delle proposte di Miglio sembrava aver affascinato quegli stessi delegati leghisti che avevano prontamente perdonato in quella stessa assemblea l'incipiente corruzione del suo apparato politico in classico stile tangentista da "prima repubblica".
    Gli applausi entusiastici tributati a Miglio dai delegati al congresso non piacquero affatto a Bossi e al suo stato maggiore. Cominciò in quel momento la disgrazia di Miglio presso la Lega, con gli insulti volgari, l'emarginazione politica e infine l'esclusione dal governo Berlusconi dove avrebbe dovuto pilotare le riforme istituzionali, come ricordò lo stesso Miglio nel suo pamphlet "Io, Bossi e la Lega". La grande riforma federale pensata da Miglio sarebbe finita sotto gli stracci della politica italiana fino al parto, ben dieci anni dopo, di una riforma istituzionale che in nessun caso può ambire al nome di federalista.

    La sola consolazione che traiamo dalla scomparsa del nostro senatore è che gli sia stato risparmiato di vivere quest'altra stagione di falsa riforma istituzionale e di farsa politica all'italiana.

    Fummo noi, i federalisti di Miglio, a impedire il "ribaltone" congegnato dai quattro moschettieri Scalfaro, D'Alema, Bossi e Buttiglione. Per poter passare indenne dalla destra alla sinistra, senza sciogliere le camere e indire nuove elezione, il trasformismo italiano doveva infatti mostrarsi in grado di formare in parlamento, grazie agli apostati della Lega, una chiara maggioranza di sinistra. Ma questa maggioranza non ci fu.
    Accadde che fra il novembre 1994 e il febbraio 1995 una cinquantina di parlamentari leghisti rispose all'appello di Miglio alla correttezza politica e al federalismo e si rifiutò di appoggiare un "governo del ribaltone", costringendo Scalfaro alla pseudo mediazione dell'incarico dato a Lamberto Dini, che era stato ministro del Tesoro di Berlusconi, e a rinunciare all'idea di un governo post-comunista che D'Alema riuscirà a mettere in piedi solo nel 1998, a spese di Romano Prodi e grazie a Fausto Bertinotti.

    Negli anni che seguirono, noi federalisti ci impegnammo a diffondere il pensiero e la costituzione di Miglio, contro la stragrande maggioranza dei partiti nazionali italiani e contro una Lega tornata al secessionismo parolaio, all'adorazione del dio Po e ormai alleata della sinistra!
    Nostro obiettivo principale era acquisire al federalismo il partito fondato da Berlusconi, Forza Italia, ora che era stato costretto a fare a meno della Lega. Malgrado non fossimo molto soddisfatti, Miglio e io, dei risultati iniziali della nostra azione, apparve logico candidarsi alle elezioni politiche del 1996 con Forza Italia: Miglio nel suo collegio di Como per il Senato e io nei difficile collegio di Varese 1 - in competizione con il presidente della Camera Irene Pivetti - collegio poi scambiato su improvvisa richiesta di Berlusconi con quello praticamente impossibile di Lodi, dove la mia elezione poté essere assicurata solo grazie alla nostra organizzazione federalista, nonché all'inadeguatezza manifesta degli avversari di sinistra e della Lega, che correva contro di noi.
    Gli otto anni fra il 1996 e il 2004 sono quelli in cui la prospettiva federalista si è definita, è cresciuta e si è infine dissolta sotto i colpi assestati prima dalla sinistra, poi dalla destra, fino ad arrivare alla
    confusione senza precedenti che è il risultato della sintesi non riuscita fra il mancato federalismo dei governi di centro-sinistra e l'altrettanto mancato federalismo dell'alleanza Berlusconi-Bossi.

    Bossi ha detto di recente di voler fare un "pellegrinaggio" (parole sue) a Castagnola, presso Lugano, dove morì esule Cattaneo. Se manterrà l'impegno sarà meglio che indossi il saio del penitente, per cercare di farsi perdonare dal padre del federalismo italiano la cosiddetta "devolution" e altre stravaganze. E già che è per strada prosegua il pellegrinaggio dalle rive del Ceresio a quelle del Lario, per farsi perdonare anche da Miglio.

    Ma che il nostro indimenticabile comasco possa perdonare a Bossi le regalìe concesse con l'avallo della Lega alle 11.500 guardie forestali calabresi, ai lavoratori agricoli stagionali, ai cosiddetti "lavoratori socialmente utili" e al secolare parassitismo italiano che continua a prosperare sotto le insegne della destra così come prosperò sotto quelle della sinistra e del centro, nella prima come nella seconda Repubblica - che Miglio possa perdonare tutto questo, lui che l'idea stessa di perdono l'aveva in forte antipatia, considerandola una comoda scappatoia dalle proprie responsabilità - no, non possiamo davvero crederci.

    Miglio proseguì per tutta la XIII legislatura, malgrado i problemi di salute, la sua azione federalista al Senato, e insieme presentammo sotto forma di maxiemendamento il progetto di costituzione federale - diventato frattanto il documento fondamentale del nostro Movimento federalista - durante i lavori della Commissione bicamerale che sarebbero poi abortiti per iniziativa di Berlusconi. Proposi a Gianfranco di far firmare la nostra proposta anche a Giulio Tremonti e a una pattuglia di parlamentari federalisti, cosa che egli accettò.
    La battaglia condotta in quei mesi resta comunque a mio avviso il punto più alto della lotta per il federalismo in Italia. Presentammo fra l'altro alla Bicamerale il concetto nuovissimo di "Comunità regionali" che avrebbero sostituito nel nuovo ordinamento le Regioni, in modo da consentire l'accorpamento delle Regioni meridionali sulla base della ripartizione prevista dal progetto di Miglio.
    Ciò avrebbe impedito le assurdità della "devolution" di Bossi e della Lega, per cui si finge che la Calabria con le sue migliaia di forestali del "boia chi molla", l'organizzazione criminale più ricca e temibile d'Europa, la 'ndrangheta, e la struttura civica più inquinata e disorganizzata, stia alla pari con la Lombardia o con la Toscana…
    In Forza Italia si dette vita ai "Federalisti azzurri" con ben 36 deputati aderenti. Corsi di federalismo furono organizzati per i dirigenti locali del partito in tutte le province lombarde. Lo stesso Berlusconi, troppo a lungo "tepido difensore" - avrebbe detto Machiavelli - del federalismo, sembrò a momenti aver colto il senso della grande riforma federalista e usò in diversi suoi discorsi l'immagine della "rivoluzione copernicana", contrapposta alla visione tolemaica e centralista dello stato.
    Ma l'Italia è il paese del Gattopardo, dove tutto deve cambiare perché tutto rimanga come prima, nelle parole del principe Salina del romanzo di Tomasi di Lampedusa.
    Anziché proporre il federalismo - quello di Miglio cioè - Bossi ha ripescato un termine inventato oltre trent'anni fa nel Regno Unito è già lì alquanto screditato: la "devolution". La Lega è arrivata fino a contrapporre - nel 2001 e 2002, cioè l'altroieri - la devolution "buona" della destra al federalismo "cattivo" della sinistra, laddove la cosiddetta devolution all'inglese, quella scozzese per non dire di quella gallese, non rappresenta neanche il livello attuale di autonomia delle Regioni italiane Che poi la sinistra italiana abbia prodotto qualcosa che somigli al federalismo, questo neanche l'autore delle leggi Bassanini se la sentirebbe di sostenerlo.
    Nominato relatore di Forza Italia in aula a chiusura del dibattito sulle riforme - che la sinistra volle a tutti i costi imporre a maggioranza, come del resto oggi la destra - ebbi la possibilità di concludere con parole quanto più chiare a Montecitorio il senso del nostro federalismo, contro il pasticcio costituzionale che la sinistra propinava gli italiani. Le mie parole e i miei sentimenti non sarebbero diversi oggi, di fronte al pasticcio della "devolution", presentato come federalista dalla destra.
    Ma né io né Miglio ci presentammo più alle elezioni politiche del 2001: Miglio per ragioni di salute, io per ragioni di dignità, nei confronti della prepotenza e dell'ottusità dei partiti.

    Cari amici, care amiche!

    Il clima non potrebbe essere più plumbeo per le prospettive del federalismo italiano, all'interno di istituzioni europee che dovrebbero diventare più competitive e in un quadro mondiale dominato dallo strapotere militare degli Stati Uniti, dall'insorgenza islamista e terrorista, dall'aggressività produttiva e commerciale della Cina e dal nuovo predominio energetico russo.
    L'Italia del centralismo protervo e assistenzialista, l'Italia del declino economico e morale è un vaso di coccio dentro a un altro vaso di coccio, quello dell'Europa che è arrivata fino a espandersi a 25 stati membri ma che non riesce a trovare il suo posto nel mondo.
    E' d'uopo ammettere che oggi non è più possibile sostenere il federalismo in Italia senza parimenti sostenere una Federazione Europea.
    Ma non siamo oggi qui, in questa sede comasca dove più di una volta i federalisti si riunirono a consulto con Miglio, per esprimere programmi politici. Siamo qui a celebrare il decennale del progetto federalista di Granfranco Miglio e a onorare la memoria del nostro fondatore.
    Il Movimento Federalista ha per l'occasione reso disponibile per la prima volta in linea sul suo sito il progetto di Costituzione federale per gli italiani. Fra un anno celebreremo anche il decennale del Movimento federalista con un nuovo Manifesto dei federalisti. Da qui ad allora svolgeremo lavoro di ricerca e di diffusione delle idee di Miglio con i mezzi a disposizione, in Italia e in Europa.
    A conclusione di queste parole, vorrei approfittare di questa occasione per proporre qualcosa di meno usuale in onore di Gianfranco, che si leghi alla sua terra, al suo essere "laghée", come gli piaceva ricordare: un'escursione annuale dei federalisti nella sua Domaso ogni 11 agosto, nell'anniversario della sua scomparsa.

    Viva il federalismo! Viva Miglio!



  3. #3
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  4. #4
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    veramente illuminante della alterigia di questi massoncelli che passano da un campo all' altro sempre pretendendo di comandare e di accusare gli altri di iimmoralita' politica ...

    ma mi viene una domanda .. Se bossi ha raccattato( spero involontariamente ) nella sua dirigenza tanta merda ... non avra' fatto lo stesso anche miglio tra i suoi "allievi" .?..
    cioe' questo giovine terron-fiorentin-globalista e' un caso o no ?
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    http://movimentofederalista.org/

    La sola consolazione che traiamo dalla scomparsa del nostro senatore è che gli sia stato risparmiato di vivere quest'altra stagione di falsa riforma istituzionale e di farsa politica all'italiana.


    Viva il federalismo! Viva Miglio!



    un po' poco rispetto alle mirabili idee e programmi che lorsignori sostenevano.........
    poveracci, vale sempre di più il detto: tra i dire e il fare..........

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
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    "Negli anni che seguirono, noi federalisti ci impegnammo a diffondere il pensiero e la costituzione di Miglio, contro la stragrande maggioranza dei partiti nazionali italiani e contro una Lega tornata al secessionismo parolaio, all'adorazione del dio Po e ormai alleata della sinistra!
    Nostro obiettivo principale era acquisire al federalismo il partito fondato da Berlusconi, Forza Italia, ora che era stato costretto a fare a meno della Lega. Malgrado non fossimo molto soddisfatti, Miglio e io, dei risultati iniziali della nostra azione, apparve logico candidarsi alle elezioni politiche del 1996 con Forza Italia: Miglio nel suo collegio di Como per il Senato e io nei difficile collegio di Varese 1 - in competizione con il presidente della Camera Irene Pivetti - collegio poi scambiato su improvvisa richiesta di Berlusconi con quello praticamente impossibile di Lodi, dove la mia elezione poté essere assicurata solo grazie alla nostra organizzazione federalista, nonché all'inadeguatezza manifesta degli avversari di sinistra e della Lega, che correva contro di noi."
    Certo qualche peccatuccio di gioventu' l'ha avuto come essere promotore della candidatura di Piero Bassetti a Milano nel 1993 e "..Un certo peso politico ha avuto anche la mia presidenza del "Comitato storico Garibaldi" (1980-1982) e del Comitato storico Seconda guerra mondiale", ambedue presso il ministero della Difesa.".
    Ma ultimamente si e' pienamente riscattato come editore di "Critica sociale", il periodico che ha messo in moto "l'operazione Garibaldi", Umberto Giovine è stato presidente del Comitato per le celebrazioni del centenario garibaldino del Ministero della Difesa; inoltre, è fra i fondatori della Società Garibaldi.
    Leggete la sua autobiografia e ditemi come si fa a non...volergli bene
    "Nato il 16 ottobre 1941, ha studiato e lavorato a Firenze e negli Stati Uniti, poi si è trasferito in Lombardia dove vive da trent'anni, prima a Milano poi a Lodi come deputato del collegio della Camera, infine a Varese dove le due figlie più giovani - Daria e Veronika -studiano alla Scuola Europea.
    Oltre a numerosi brevi viaggi all'estero per lavoro, ha soggiornato per lunghi periodi in Polonia, in Francia e negli Stati Uniti d'America. Il suo primo viaggio fuori dai confini italiani risale al 1957, quando fece parte del contingente scout italiano al Jubilee Jamboree di Sutton Colfield, in Inghiterra. In quegli anni aveva anche imparato a suonare la fisarmonica.
    In seguito è stato dirigente studentesco all'Università di Firenze e ha presieduto la "Scuola Parlamentare" fondata dal preside Giuseppe Maranini alla Facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri". Nel 1962 fu eletto segretario della sezione fiorentina del Movimento federalista europeo.
    Si è sposato nel 1967 con Dana C. Willets - che attualmente esercita la professione di avvocato a Los Angeles - dalla quale ha avuto due figli: Luigi ed Ellen. Ambedue lavorano negli Stati Uniti, dove Giovine soggiorna tre settimane l'anno.
    Con l'attività accademica, giornalistica e imprenditoriale, oltre a quella politica, Giovine si è trovato a disporre di una vasta rete di conoscenze che ha costituito negli anni una platea molto vasta e articolata. Anche per questo ha creato il suo sito personale, in aggiunta a quelli connessi ai suoi attuali impegni.
    Per recarsi al lavoro usa i mezzi pubblici. Gli piace stare all'aria aperta e si esercita regolarmente (jogging, palestra). E' appassionato di equitazione, sport che però non pratica più per mancanza di tempo. Un giorno o l'altro - dice - tornerò in sella; ma ha rinunciato a comprarsi un cavallo per non tenerlo quasi sempre fermo... Pratica invece, da quindici anni, lo Zen. In estate fa "power yoga", un misto di yoga e ginnastica inventato a Santa Monica (California).
    Legge ogni giorno tre giornali italiani e tre esteri. A parte i testi di lavoro, legge una trentina di libri l'anno: italiani, inglesi, americani o francesi. Naviga su Internet solo quando gli serve davvero e fa un uso discreto della posta elettronica.
    Donatore di sangue da quando aveva sedici anni, l'Ospedale Maggiore di Milano gli fa un check-up medico a ogni donazione trimestrale. E' così che è riuscito nel 2002 a portare sotto i limiti il colesterolo - il solo valore fuori norma - cosa di cui si compiace al punto di citarla anche qui.
    Cerca di addormentarsi non oltre le 23 e si sveglia ogni mattina fra le cinque e le sei e quando può sta in "zazen" per tre quarti d'ora. Beve al massimo mezzo litro di vino al giorno e mangia in ristoranti giapponesi. Non fuma, a meno che non si rovi a portata di mano un Cohiba o un antico toscano ben stagionato.
    E' ragionevolmente ottimista e sostiene di non sapere cosa sia la depressione. "


    ti faceva cosi' schifo citare il messaggio da cui hai fatto copia-incolla?
    Io ho avuto il coraggio di postare su Padania pur sapendo che non erano argomentazioni gradite ma cosa che gli fa onore non mi hanno censurato.
    L'ho fatto perche' reputo questi personaggi, al pari dei Balocchi e degli Stefani un disastro per chiunque sposi un ideale autonomista ed in difesa della propria terra.
    E' infantile usarli per farsi la guerra tra etnonazionalisti e padani.
    Divide et impera.....

  7. #7
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da raggioverde
    ti faceva cosi' schifo citare il messaggio da cui hai fatto copia-incolla?
    Io ho avuto il coraggio di postare su Padania pur sapendo che non erano argomentazioni gradite ma cosa che gli fa onore non mi hanno censurato.
    ....

    E' infantile usarli per farsi la guerra tra etnonazionalisti e padani.
    Divide et impera.....
    si il lupo a sbagliato ma questo non cambia il senso delle cazzate che abbiamo commentato..

    anche perche' questa stucchevole contrapposizione tra bossi e miglio non e' stata inventata qui .non puo essistere confronto tra chi ha fatto la politica per strada e chi ha fatto la teoria nelle aule Sono categorie diverse .

    Comunque appare sempre piu evidente che ognuno dei " profeti" ha raccolto nei rispettivi ambienti della merda scambiandola per oro e fa piacere qui rilevare la cosa anche per miglio dopo che tanti " migliori" ci hanno fracassato le palle sulla sola merda che aveva raccattato bossi.

    e faccio pure ammenda rispetto al mio precedente post apprendo da padania ...che il migliore dei " migliori " non era il giovine terrone ma un terrone piu' vitale ..


    sulla infantilita' della guerra' ho gia' dato e detto tanto , adesso e' un argomento sorpassato visto che abbiamo gia' perso tutti ..

    in merito alle " censure" aspetta a farti ben misurare come inossidabile leghista ..
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  8. #8
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    Per quel che ne so, "l'allievo di Miglio" è Alessandro Vitale.

    La causa profonda del dissidio, non della rottura, fra Miglio e Bossi, è di natura caratteriale.
    Bossi non sopporta di essere contraddetto.
    Quindi ha sempre preferito circondarsi di yesmen, anche avanzi di galera, piuttosto che di persone valide e oneste, che avrebbero potuto, e che potrebbero, avanzare delle obiezioni.
    Tutto il resto è secondario.

  9. #9
    decolonizzare l'immaginario
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    Quel soggetto lì puzza di massoneria lontano un miglio.

    Per MAXHADEGO
    Ciao., il modo di affrontare le tematiche del forum ""padanista"" (con doppie virgolette), è completamente SBAGLIATO e controproducente sotto qualsiasi punto di vista, tutti gli antagonisti della attuale linea della Lega, sono ridicoli, non sanno nemmeno cosa sia una azione politica vera. E, soprattutto, non dovrebbero occuparsi della Lega, della Lega si occupano solo gli iscritti, TUTTI GLI ALTRI SONO AVVERSARI, sedicenti padanisti della mutua inclusi.
    Tu sei uno sveglio, non ti fare incantare da sirene fasulle, la realtà è molto dura e per noi ancora di più, le chiacchiere da bar lasciale ai comici.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da larth
    si il lupo a sbagliato ma questo non cambia il senso delle cazzate che abbiamo commentato..

    anche perche' questa stucchevole contrapposizione tra bossi e miglio non e' stata inventata qui .non puo essistere confronto tra chi ha fatto la politica per strada e chi ha fatto la teoria nelle aule Sono categorie diverse .

    Comunque appare sempre piu evidente che ognuno dei " profeti" ha raccolto nei rispettivi ambienti della merda scambiandola per oro e fa piacere qui rilevare la cosa anche per miglio dopo che tanti " migliori" ci hanno fracassato le palle sulla sola merda che aveva raccattato bossi.

    e faccio pure ammenda rispetto al mio precedente post apprendo da padania ...che il migliore dei " migliori " non era il giovine terrone ma un terrone piu' vitale ..


    sulla infantilita' della guerra' ho gia' dato e detto tanto , adesso e' un argomento sorpassato visto che abbiamo gia' perso tutti ..

    in merito alle " censure" aspetta a farti ben misurare come inossidabile leghista ..
    Avrei apprezzato due righe anche dal lupo sempre piu' preso con i suoi copia-incolla per la giusta causa...ma se ne sta rintanato...
    Va be'....auguri di Buon Natale a tutti

 

 
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