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benfy
Aborto/inchiesta 194: statistiche strumentalizzate da un ministro in malafede
di Silvio Viale
L’inchiesta sulla 194 è cominciata male, con una strumentalizzazione del ministro su statistiche distorte, che peraltro ha volutamente ignorato il milione di aborti clandestini avvenuti nello stesso periodo. Un milione di “bimbi non nati” in più che porterebbe il totale a 5.600.000 cittadini mancati. Ragionamenti di un ministro in malafede che, con la solita raffica di domande retoriche, afferma di volere difendere il diritto a “non abortire”, accanto a quello di “abortire”, dando per scontato che il primo sia limitato ed il secondo facilitato. Non è così ed un’inchiesta seria non tarderebbe a farlo scoprire, come svelerebbe il bluff del Movimento per la vita sui cosiddetti “bimbi salvati”.
L’ho già detto, e lo ripeto. Non temo alcuna inchiesta sulla 194, anzi sono anni che sollecito il mondo politico e sanitario di uscire dall’oblio e dal disinteresse verso il più diffuso intervento chirurgico femminile.
Con l’inizio della somministrazione della RU486 al S.Anna di Torino, finalmente, è accaduto. Tornando alle cifre, come si fa a sommare i neonati agli aborti, considerandoli “bambini non nati”? Come può un ministro ignorare che le donne che hanno abortito sono le stesse che hanno fatto altri figli dopo, che viceversa non avrebbero fatto? Che sono le stesse donne che avevano fatto altri figli in precedenza, per cui hanno deciso di abortire? Senza considerare che tra loro vi sono anche le donne che, a buon diritto, non vogliono figli?
Grazie al segreto, che tutela chi ricorre alla legge 194, si può stravolgere la realtà, ma nessuna donna può affermare di avere abortito contro la propria volontà. Ognuna, a partire dalla propria condizione, ha deciso con la consapevolezza di fare la scelta più giusta in quella specifica situazione. Una scelta, speso contraddittoria e dolorosa, ma sulla quale le questioni economiche, soprattutto nella versione “bonus per il bebè”, non hanno mai avuto una valenza principale nella scelta di abortire, come dimostra il fatto che l’elenco delle motivazioni è stato tolto dalle voci della denuncia Istat. Del resto con una media di 1,2 figli per donna, la scelta di fare meno bambini è la conseguenza culturale della crescita dei consumi e del benessere collettivo, per cui le famiglie che fanno più figli sono generalmente quelle collocabili agli estremi della scala sociale, le più povere e le più ricche.
Senza andare troppo oltre, basterebbe chiedersi, se le mie informazioni sono esatte, perché due persone differenti, come me e Storace, ma tanti altri miei e suoi amici abbiano fatto la scelta di fermarsi ad un figlio, al massimo due. Forse il ministro, invece di porsi tante domande retoriche, potrebbe cominciare con il rispondere a questa.