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Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Totila
    Ospite

    Predefinito Bombe di Londra:nessuna inchiesta. Da leggere attentamente!

    Nessuna inchiesta sulle bombe di Londra
    Maurizio Blondet
    16/12/2005
    Archiviati gli «attentati» londinesi, inutile indagare, Al Qaeda ha colpito ancoraLONDRA - Il 7 luglio, quattro bombe (apparentemente portate sul posto da quattro «suicidi islamici») esplosero nella metropolitana di Londra, uccidendo 52 persone e ferendone centinaia.
    Oggi, sei mesi dopo, il ministro dell'Interno inglese Charles Clarke (Home Office) annuncia: non ci sarà alcuna inchiesta pubblica e aperta sui fatti (1).
    Nessuna discussione giudiziaria di prove e indizi.
    Al posto di un vero processo, o almeno di una commissione parlamentare d'indagine, il ministero stesso pubblicherà «una narrativa degli eventi».
    Una narrativa di sua propria concezione: com'è noto, il genere narrativo comprende esclusivamente romanzi, racconti, fiction.
    La scusa è la stessa addotta dalla Casa Bianca per bloccare ogni inchiesta seria, giudiziaria e parlamentare, sull'11 settembre: una vera indagine «sottrarrebbe risorse e attenzione alla lotta contro il terrorismo» e agli «urgenti compiti della sicurezza», senza dire che «occuperebbetroppo tempo».
    Non c'è tempo per la verità.



    Così, non sapremo mai più perché i quattro giovani terroristi «suicidi», andando a morire a Londra da Leeds, comprarono anche il biglietto di ritorno del treno.
    E perché parcheggiarono l'auto a noleggio nel parcheggio della stazione di Leeds, pagando il regolare pedaggio per la giornata, e con il biglietto del pagamento bene in vista.
    Mai sapremo perché si fecero saltare ad Aldgate e ad Edgware, quartieri popolati da musulmani, con la certezza di ammazzare (come è stato) quasi più musulmani che odiati cristiani.
    Non sapremo come mai nessuno di loro, prossimo al suicidio per Allah, abbia lasciato un proclama, un video.
    Come mai il più giovane di loro, un diciottenne che viveva coi genitori, non abbia lasciato una lettera d'addio alla mamma; e come mai solo la sera prima aveva partecipato ad una partita di cricket come nulla fosse.
    Come mai quello che si fece saltare sull'autobus a due piani a Tavistock, poco prima era entrato tranquillo in un McDonald's a farsi un hamburger.
    Sull'autobus, invece, i testimoni se lo ricordano agitatissimo, sudato, che frugava freneticamente nel suo zaino, si alzava, tornava a sedersi, frugava ancora.
    Perché?
    Non lo sapremo.



    Non sapremo se i quattro giovani, musulmani, ma britannici di nascita e di cultura, sapevano di dover morire o se, invece, siano stati usati come ignare pedine.
    Silenzio definitivo sui loro collegamenti con centrali estere, e quali centrali, e di quale «estero».
    Nulla sapremo dell'esplosivo usato: era il miscuglio casalingo e instabile di perossido di acetone come ci è stato detto, o un plastico militare d'alta potenza?
    Non lo sapremo mai.
    Non vedremo mai né perizie tecniche, né reperti di autopsie.
    Non sapremo mai se i quattro «suicidi» abbiano innescato loro, manualmente, gli ordigni, o se questi fossero radiocomandati.
    Nulla sapremo della strana «esercitazione» in corso quel mattino: dove una impresa di sicurezza, la Visor Consultants, per conto di «un cliente» non identificato, stava simulando un attacco con bomba proprio nelle stazioni della metropolitana dove realmente avvenne la strage.

    Lo disse, eccitato e sgomento, lo stesso capo della Visor, tale Peter Power, alla BBC radio: poi tacque e non rispose più ai giornalisti.
    Nessun giudice lo obbligherà mai più a testimoniare.
    Né sarà più possibile fare un collegamento tra le almeno cinque esercitazioni in corso in USA e a New York il mattino dell'11 settembre, e questa misteriosa esercitazione di Londra.
    Nessuno sarà obbligato a rivelare il nome del «cliente» della Visor, da cui non dovrebbe essere impossibile risalire al «mandante». E nemmeno si parlerà più dell'avviso preventivo che ricevette Netanyahu, il ministro israeliano che si trovava a Londra quel mattino, di non uscire dall'albergo.
    Il Mossad ha ammesso di averlo avvisato, avendo saputo quel che stava per accadere: ma con «soli due minuti di anticipo».
    Su questa faccenda, che tanto puzza, sarà steso il velo definitivo dell'omertà di Stato.



    E nemmeno si saprà come mai Robin Cook, ex ministro degli Esteri, dopo l'attentato parlò di punto in bianco del fatto che «Al Qaeda, per quanto ne ricordo io, è il nome del database americano con i nomi dei guerriglieri mandati dalla CIA a battersi in Afghanistan».
    E quale malattia misteriosa uccise Robin Cook due giorni dopo, a 59 anni, mentre passeggiava in ottima salute.
    Forse Robin Cook non era un cardiopatico, ma un eroe che sapeva e minacciava di accusare gli architetti della strage.
    Non lo sapremo mai più.
    A tutte queste domande risponderà una «narrativa» del ministero dell'Interno.



    Dedichiamo questa notiziola ai lettori (ne abbiamo) i quali continuano a credere che il «terrorismo islamico» sia vero, indubitabile, comprensibile.
    Che le responsabilità siano ben evidenti: «Al Qaeda», «Al Zarkawi» e simili figure.
    Che i ministeri degli Interni non abbiano nulla da nascondere, e che non ci siano complicità con servizi ricollegabili a un «estero» vicino e molto esperto in false flag operation.
    Attenti alla strategia della tensione: il nostro difensore istituzionale può essere il nostro nemico.
    I nostri alleati, i peggiori terroristi.
    Attenzione, voi troppo fiduciosi.
    Anche perché da più parti, in questi giorni, si fa circolare una voce che preannuncia un attentato sul metrò di Milano per il 23 o il 24 dicembre.
    Persone con facce «da marocchino» andrebbero in giro ad avvertire, discretamente, di tenersi alla larga dal metrò in quei giorni.



    Forse è una voce metropolitana.
    La diffondiamo nella vaga speranza che il solo fatto di pubblicarla possa trattenere gli architetti del possibile attentato.
    Ma temiamo molto.
    Perché da tempo il «terrorismo islamico» non dà segni di vita, e in altissimo loco possono aver valutato che l'opinione pubblica ha bisogno di una rinfrescata alla memoria, ha bisogno di ricordarsi che è ancora e sempre minacciata dal «grande nemico» senza volto.
    E le date, consentirebbero bellissimi titoli: «Natale di sangue a Milano», «Al Qaeda colpisce l'Italia».
    Al Qaeda o qualcun altro?
    L'inchiesta non ci sarà.
    Anche noi ci dovremo accontentare di narrativa.

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) «No inquiry into 7 july bombings», BBC, 14 dicembre 2005.










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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito Attenzione a questa parte

    Attenzione, voi troppo fiduciosi.
    Anche perché da più parti, in questi giorni, si fa circolare una voce che preannuncia un attentato sul metrò di Milano per il 23 o il 24 dicembre.
    Persone con facce «da marocchino» andrebbero in giro ad avvertire, discretamente, di tenersi alla larga dal metrò in quei giorni.



    Forse è una voce metropolitana.
    La diffondiamo nella vaga speranza che il solo fatto di pubblicarla possa trattenere gli architetti del possibile attentato.
    Ma temiamo molto.
    Perché da tempo il «terrorismo islamico» non dà segni di vita, e in altissimo loco possono aver valutato che l'opinione pubblica ha bisogno di una rinfrescata alla memoria, ha bisogno di ricordarsi che è ancora e sempre minacciata dal «grande nemico» senza volto.
    E le date, consentirebbero bellissimi titoli: «Natale di sangue a Milano», «Al Qaeda colpisce l'Italia».
    Al Qaeda o qualcun altro?
    L'inchiesta non ci sarà.
    Anche noi ci dovremo accontentare di narrativa.


    Speriamo che si tratti solo di voci; ma meglio non fidarsi.

  3. #3
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Ohè?! Ma quelli che stanno a Milano l' hanno letta la seconda parte?!

 

 

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