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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    Cassazione sconfessa studi settori

    No ad accertamenti basati solo su standard anti-evasione



    Cassazione sconfessa studi settori - Top News - ANSA.it

    (ANSA) - ROMA, 21 DIC - Niente accertamenti automatici sulla presunzione che un contribuente, che non risponda al suo studio di settore, sia un possibile evasore. Le Sezioni Unite della Cassazione intervengono sugli studi di settore, lo strumento attraverso il quale artigiani, commercianti e lavoratori autonomi pagano le tasse. Strumento, a dire il vero, non troppo amato dalle categorie interessate. E ora la Cassazione afferma che non sono un parametro certo.
    Ultima modifica di Bèrghem; 24-12-09 alle 01:09
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora!

    Studi di settore, al fisco l’onere della prova

    di Francesco Forte

    Studi di settore, al fisco l’onere della prova - Economia - ilGiornale.it del 23-12-2009

    Gli studi di settore perdono, finalmente, la loro natura vessatoria e rimangono come uno strumento di controllo delle evasioni fiscali, più consono alla civiltà tributaria. Ciò deriva da una sentenza della Corte di cassazione che stabilisce che gli studi di settore non possono prevalere automaticamente su una dichiarazione dei redditi di imprese del contribuente, che comporta un’imposta minore. È il fisco che deve motivare la ragione per cui ritiene che debba prevalere lo studio di settore sull’imponibile e sull’imposta dichiarate dal contribuente. L'onere della prova è del fisco, non del contribuente. Sin che il fisco non ha dimostrato che la dichiarazione del contribuente non è attendibile, non può applicare lo studio di settore.

    La sentenza della Cassazione è aderente al principio di capacità contributiva individuale stabilito dall’articolo 53 della Costituzione e a quello dell’articolo 3 per cui tutti vanno trattati egualmente. Infatti, gli studi di settore, per ogni settore o sotto-settore di attività economica, stabiliscono dei valori medi di costi e ricavi, in base alle diverse caratteristiche dei contribuenti, imprese o persone fisiche, da essi considerati. I singoli possono avere costi e ricavi inferiori o superiori a tale media. E poiché la capacità contributiva è individuale non vanno tassati sulla media della loro categoria, ma sulla loro capacità contributiva effettiva. Inoltre, se fossero tassati sulla media anziché sulla capacità contributiva effettiva, si violerebbe il criterio di eguaglianza: i contribuenti con reddito superiore alla media avrebbero uno sconto, quelli sotto la media un aggravio di imposta. Ed è quello che spesso è accaduto, dando luogo a giustificate proteste e a molte controversie presso le commissioni tributarie e gli organi giudiziari. Spesso, in particolare nelle tassazioni in base a bilancio, a cui sono tenute le società per azioni e le srl si sono verificate situazioni paradossali. Il contribuente esibisce una dichiarazione tributaria basata sul suo bilancio. Il fisco gli dice: poiché lo studio di settore dà un risultato più alto, la tua dichiarazione non vale, prevale lo studio di settore, salvo che tu dimostri il contrario, ma non puoi farlo riferendoti al bilancio, deve addurre altri elementi. Ora che cosa può dimostrare il contribuente, in aggiunta a esibire i libri contabili, i registri Iva e tutti gli altri documenti, su cui si basa il suo bilancio? E come si fa a dire che il riferimento al bilancio non vale, se per il diritto commerciale i suoi dati sono veri?

    Ma allora gli studi di settore vanno buttati a mare? No. Essi servono ancora. E il loro impiego può essere più efficiente ed equo. Infatti essi saranno impiegati dal fisco per stabilire dove indirizzare i controlli. Le dichiarazioni tributarie difformi dagli studi di settore potranno essere oggetto di attenzione particolare. Ma ciò non sempre. Infatti può darsi che un contribuente di un paese sperduto abbia dichiarato un imponibile inferiore allo studio di settore. Il fisco può evitare di controllarlo, dato che lo studio di settore dà dati medi e sarà arduo dimostrare che la media vale in quel paesello. Poi ci sono contribuenti che hanno evaso l’Iva. È logico che possano essere controllati anche se le loro dichiarazioni collimano con lo studio di settore.

    Sin qui la scelta dei contribuenti da verificare. Poi il fisco svolge l'accertamento ed esamina la dichiarazione del contribuente, controlla il suo magazzino, per riscontrare se i dati dichiarati collimano, controlla le fatture Iva per vedere se ci sono fatture fasulle di acquisto, analizza le spese per vedere se ci sono detrazioni non documentate o non pertinenti, contraddizioni e così via. Se non può procedere a rettifiche particolari, dichiara inattendibile la dichiarazione analitica e applica l'accertamento con lo studio di settore, uno strumento oggettivo, ancorché medio, non una stima induttiva a fantasia, suscettibile di tira e molla e di strizzate d'occhio. L’applicazione automatica degli studi di settore ha spinto all'evasione dall’Iva, in quanto conveniva sottovalutare gli acquisti, per evitare di incappare in volumi di attività e quindi di ricavi calcolati dallo studio di settore con una percentuale di maggiorazione rispetto ai costi. Ora i registri Iva e in genere la contabilità diventano fiscalmente più importanti, a difesa del contribuente corretto. Ma rimane la questione delle aliquote troppo alte, in particolare per il gravame Irap.

    Mercoledì 23 dicembre 2009
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    Sentenza storica della Corte Suprema: da oggi in poi addio agli Studi di Settore, dichiarati mera presunzione statistica non utilizzabile per il calcolo delle imposte sui redditi d'azienda

    Cassazione: basta Studi di Settore!

    di Alessandra Gualtieri

    Cassazione: basta Studi di Settore! | Leggi e Norme | PMI.it

    Esultano Pmi e imprenditori dopo che la Corte di Cassazione ha decretato la "fine degli Studi di Settore": dopo mille polemiche e correttivi, la sentenza n.26635/2009 li ha infatti dichiarati non più parametro certo per la definizione delle cartelle di accertamento fiscale da parte dell'Agenzia delle Entrate. Da anni spauracchio delle imprese, determinavano imposte sui redditi in base a stime ormai da tempo non più in linea con le effettive fatturazioni, a causa della crisi economica che ha stravolto il quadro economico.

    Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le famigerate tabelle degli Studi di Settore non possono fare testo ai fini fiscali, ma sono solo «una elaborazione statistica, il cui frutto è una ipotesi probabilistica che, per quanto seriamente approssimata, può solo costituire una presunzione semplice». La sentenza rivoluziona dunque le cause con il Fisco: da ora in poi, infatti, sono nulli gli accertamenti fiscali basati solo sulla mera predeterminazione delle imposte calcolate sui parametri generici.

    In pratica, si stabilisce caso per caso, prove alla mano e in sede di dibattimento, non più solo sulla carta.

    Martedì 22 dicembre 2009
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    CGIA Mestre, plaude sentenza Cassazione su studi di settore

    Repubblica.it | Finanza

    (Teleborsa) - Roma, 22 dic - "Con la sentenza della Corte di Cassazione in materia di studi di settore è stato sancito un principio di civiltà giuridica che pone sullo stesso piano il fisco e il contribuente, afferma Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre, Non solo. Se consideriamo che nel 2010 l'azione dell'Amministrazione finanziaria si concentrerà sulla grande evasione internazionale, possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione culturale dove i lavoratori autonomi non sono più visti come evasori incalliti e gli studi di settore come uno strumento per far cassa."

    In CGIA si respira un'aria di grande soddisfazione dopo le sentenze depositate venerdì 18 dicembre scorso dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha ulteriormente sancito che i risultati degli studi di settore hanno solo valore di presunzione semplice. Gli eventuali scostamenti tra quanto denunciato dal contribuente in termini di ricavi e quanto richiesto con gli studi, deve essere dimostrato con ulteriori elementi probatori tesi a dimostrare la gravità, precisione e concordanza di queste presunzioni. Una posizione, è bene ricordare, comunque già condivisa dall'Amministrazione finanziaria che con una circolare di inizio 2008 aveva riconosciuto che gli studi dovevano essere inquadrati tra le presunzioni semplici, con onere probatorio in capo all'Amministrazione, e che l'eventuale fondatezza della stima determinata dal software doveva emergere nel corso del contradditorio che deve obbligatoriamente precedere l'emissione dell'avviso di accertamento.

    Ma c'è dell'altro. Se consideriamo che, a fronte degli effetti della crisi, è imminente lo slittamento al 31 marzo 2010 e 2011 del termine entro il quale la Commissione di esperti per gli studi di settore dovrà esprimere il proprio parere sulle correzioni da apportare agli studi per gli anni 2009 e 2010, possiamo dire che una buona parte delle istanze sollevate in questi ultimi anni dal mondo del lavoro autonomo sugli studi di settore sono state accolte. "Certo, conclude Giuseppe Bortolussi, affermare che nei rapporti tra lavoratori autonomi e fisco tutto è stato risolto è sicuramente eccessivo. Tuttavia, in questi ultimi mesi sono stati raggiunti dei risultati fino a qualche tempo fa impensabili."
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #5
    phasing out
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    si noti che la leganodde non ha mai mosso un dito per rimuovere questa mostruosità predatoria dello stato itaglione. Pur sapendo che era illegittima, vessatoria, criminale, e che colpiva i ceti più produttivi, dunque l'occupazione, e lo faceva per il 90% al nord.
    L'occasione fa l'uomo italiano

  6. #6
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    Politicizzata la magistratura, vero?

  7. #7
    Lumbard
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    si noti che la leganodde non ha mai mosso un dito per rimuovere questa mostruosità predatoria dello stato itaglione. Pur sapendo che era illegittima, vessatoria, criminale, e che colpiva i ceti più produttivi, dunque l'occupazione, e lo faceva per il 90% al nord.
    ESSENDO AL GOVERNO, NON STANNO FACENDO NIENTE NEMMENO PER COMBATTERE LA MASSICCIA EVASIONE CHE DA SEMPRE C'E' IN TERONIA

    anzi, controlli intensificati nelle solite regioni che già pagano

    VERGOGNA

  8. #8
    Tyr
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    Predefinito Rif: Studi di settore, al Fisco l'onere della prova: era ora

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Cassazione sconfessa studi settori

    No ad accertamenti basati solo su standard anti-evasione



    Cassazione sconfessa studi settori - Top News - ANSA.it

    (ANSA) - ROMA, 21 DIC - Niente accertamenti automatici sulla presunzione che un contribuente, che non risponda al suo studio di settore, sia un possibile evasore. Le Sezioni Unite della Cassazione intervengono sugli studi di settore, lo strumento attraverso il quale artigiani, commercianti e lavoratori autonomi pagano le tasse. Strumento, a dire il vero, non troppo amato dalle categorie interessate. E ora la Cassazione afferma che non sono un parametro certo.
    Finalmente, anche perchè che lo stato obblighi di fatto un lavoratore autonomo a guadagnare una certa cifra (come fosse un dipendente statale) è una roba da quarto mondo.
    In realtà la sentenza della cassazione non pone fine agli studi di settore perchè quasi nessun lavoratore autonomo ha i soldi per pagarsi gli avvocati che lo portino in cassazione.
    Di solito si paga (anche se si ha ragione) perchè dimostrare la propria onestà costetebbe troppo (Italia di m****a).
    Nota: oggi sento molto lo spirito natalizio...........
    Ultima modifica di Tyr; 24-12-09 alle 14:48

 

 

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