E' giusto di ieri che Bellachioma ha finalmente trovato un giudice che gli piaccia.
(a parte Sante Licheri e, per motivi diversi, Renato Squillante)
Si tratta del pm napoletano Arcibaldo Miller, che da un anno si fa valere all'ispettorato del ministero della Giustizia con meritorie missioni come quella contro i colleghi Colombo e Boccassini.
(poi naturalmente assolti dal Csm in quanto innocenti)
Il premier ha annunciato che sarà lui, Miller, il candidato per la Cdl a sindaco di Napoli.
Una scelta di chiaro stampo giustizialista, che ha subito scatenato le ire di molti esponenti dello stesso centrodestra.
«La commistione fra attività politica e attività giurisdizionale proiettata a livello locale - denuncia Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia - presenta aspetti molto negativi e forme assai distorte e perverse di conflitto di interesse.
Ci troviamo di fronte alla via giudiziaria per la conquista dei comuni. Si arriva a candidare i magistrati nello stesso comune nel quale hanno esercitato la loro attività giurisdizionale, il che presenta aspetti inquietanti.
Se ci fosse bisogno di una controprova dello stretto rapporto tra certi partiti e una parte della magistratura, le vicende riguardanti gli enti locali sono esemplari».
«La candidatura del pm Miller a sindaco non deve allarmare solo i napoletani, ma l'intera opinione pubblica», attacca Cesare Campa, capogruppo forzista in commissione Lavoro della Camera:
«Proprio nel suo collegio giudicante, questo pm ha gettato la maschera e ha fatto sapere ai cittadini come la pensa e da che parte sta.
È più che legittimo che sorga l'inquietante esigenza di sapere se quando faceva il giudice non è mai stato condizionato dalle sue convinzioni politiche, così forti e motivate da indurlo a prendere parte a una consultazione elettorale.
Non è morale che lo faccia nella stessa città dove ha esercitato una funzione tanto delicata. Se non sarà eletto, ritornerà a fare il giudice?
Un vero pasticciaccio, soprattutto per il Cms chiamato a decidere».
Duro anche il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, in un'interrogazione al ministro della Giustizia:
«Lascia sconcertati che il dottor Miller abbia scelto proprio Napoli per la sua discesa in campo, schierandosi così sfacciatamente verso una precisa parte politica e tale comportamento genera molti dubbi sulla effettiva terzietà di giudizio che avrebbe dovuto caratterizzare la passata attività di questo giudice. Chiedo al ministro se non si ritenga ormai giunto il momento di prevedere norme volte a impedire che i magistrati facciano politica attiva. Diversamente i cittadini non potrebbero avere quelle garanzie di equilibrio di giudizio che attengono alla funzione di magistrato».
Il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti sollecita una legge apposita, perchè «indipendentemente dalla buona fede dei singoli, questa situazione rischia di appannare l'immagine di imparzialità che il magistrato deve sempre mantenere».
Il presunto ministro Castelli riconosce che «questo è un problema reale.
Ma è curioso che il vicepresidente del Csm e l'Anm sollevino oggi la questione, mentre fino a ieri difendevano a spada tratta la facoltà dei magistrati a candidarsi.
Guardacaso hanno cambiato idea in un caso in cui questa candidatura dà fastidio alla sinistra…».
Il cosidetto ministro Bottiglione recita il mea culpa:
«Invece di approvare tante norme di cui potevamo fare a meno, dovremmo fare una legge per dire che un magistrato non può fare politica.
Chi fa il magistrato non può fare politica prima che siano passati cinque anni da quando si è dimesso.
Invece Miller si è candidato nella stessa città dove ha esercitato il potere dello Stato avendo nelle mani la libertà e anche il patrimonio dei cittadini. Ma chi toglierà alla gente il sospetto che abbia usato il potere dello Stato per preparare il suo ingresso in politica e la sua elezione?».
Ancor più determinato l'ex ministro (si fa per dire) Gasparri:
«Miller ha dei comportamenti inquietanti.
Mi chiedo: oggi è un militante politico di una parte in cui si candida.
Ma era un militante politico anche quando con la toga infliggeva pene severe? Sono convinto di sì.
La sua credibilità è azzerata dallo schierarsi improvvisamente con una parte politica».
NB.:
Le frasi fin qui riportate sono tutte autentiche, testuali dall'Ansa, ma con un'avvertenza:
la parola «Miller» va sostituita con «Casson», e «Napoli» con «Venezia».




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