Don Ugo Carandino, Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia (To):
«Siamo nel XXI secolo, ma sembra di respirare una certa aria di tanti secoli fa, quando movimenti ereticali cercavano di deformare la natura divina di Gesù Cristo. Era il IV secolo e fu allora che la Chiesa istituì la festività del 25 dicembre.
«Siamo nel XXI secolo, ma sembra di respirare una certa aria di tanti secoli fa, quando importanti movimenti ereticali cercavano di deformare la natura divina di Gesù Cristo. In quel tempo - era il IV secolo - gli eretici ariani e poi nestoriani e poi monofisiti seminavano il loro veleno e ci fu immediata la reazione della Chiesa cattolica, che istituì la festività del Santo Natale, il 25 dicembre. Oggi non ci sono eretici veri e propri, ma gli attacchi alla regalità di Cristo e alla festività del Natale sono altrettanto pericolosi».
Don Ugo Carandino, sacerdote dell’Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia (TO) e responsabile della Casa San Pio X di Rimini, è pronto a celebrare il Natale come dovrebbe fare ogni prete cattolico: nella consapevolezza di difendere e perpetuare una dottrina tradizionale che non va assolutamente sacrificata sull’altare del “politicamente corretto” e del buonismo in salsa illuminista e laico-massonica.
«Se Cristo è Dio, la società non può escluderlo - spiega don Carandino -. Altrimenti le altre religioni, islamici per primi, troveranno le porte aperte e cancelleranno la nostra identità».
Papa Benedetto XVI ha accusato il consumismo sfrenato che ha trasformato il Natale in una sorta di festività neopagana. Si tratta di una voce nel deserto?
«In America è uscito un bel libro di John Gibson dal titolo inequivocabile: La guerra al Natale. Si tratta di una guerra scatenata soprattutto all'interno del mondo occidentale, che ha assunto e privilegiato tutti i principi della rivoluzione americana 1776 e di quella francese del 1789, fondamentalmente anticristiani e massonici. Il materialismo e il consumismo sono alcuni degli ingredienti dell'odierna società occidentale che adora il “vitello d’oro” e trasforma la fede cristiana in una sorta di buonismo sociale. Ci si meraviglia poi se qualcuno decide di eliminare il presepe dalle scuole per non urtare la sensibilità degli alunni di altre religioni. O di chi ha proposto di trasformare la festa del Santo Natale in una laicissima “festa dell’inverno”».
Gli Usa sono la patria del “politically correct", anche se hanno un presidente che si dichiara cristiano fino al midollo. Però trattasi, e non tutti lo sanno, di un cristiano "rinato", una sorta di setta che con il cattolicesimo ha poco da spartire. Infatti i cartocini augurali spediti dalla Casa Bianca si guardano bene dall’augurare Buon Natale.
«L’esempio è calzante, perché dimostra l’equivoco in cui è precipitato l’Occidente. La Cristianità è di fatto negata dai principi rivoluzionari e illuministi di cui parlavo prima e vengono spacciati per veri cristiani chi in realtà è lontano dalla vera tradizione bimillenaria cattolica che annovera avversari purtroppo anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche attuali. Sono i frutti negativi del Concilio Vaticano II. Un tempo i popoli cristiani d’Europa avevano il coraggio e la fierezza delle proprie radici e della propria fede ed erano disposti a combattere chi cercava di negare l’identità religiosa del nostro continente. Oggi invece sono venuti a mancare i punti di riferimento, l’ecumenismo ha indebolito le coscienze e ci ha reso più fragili di fronte ai nemici della nostra civiltà, siano essi interni che esterni. Queste sono le tristi conseguenze della vittoria del laicismo. Per questo dobbiamo riscoprire il significato autentico del Natale come espressione della fede in Cristo e nel suo Vangelo».
Nella sua opera di apostolato sacerdotale lei viaggia spesso in tutta la Padania e non solo. In questi giorni prenatalizi sta avvertendo un maggior bisogno di identità da parte delle persone oppure siamo ancora nella fase di confusione e di mancanza di punti di riferimento, come dice lei?
«Operando come sacerdote dell’Istituto Mater Boni Consilii posso dire che da noi aumentano le vocazioni e nel mese scorso abbiamo ordinato nuovi sacerdoti. Pubblichiamo la nostra rivista Sodalitium che viene apprezzata sempre più dagli abbonati e celebrando messa in tante città padane notiamo una presenza sempre più importante. Continuiamo quindi a combattere la nostra battaglia in difesa della tradizione cattolica senza scendere ad alcun compromesso, a differenza di chi invece, in nome di una malintesa modernità, ha dimenticato gli insegnamenti dottrinali. Auguro un sereno Natale agli amici lettori de il Federalismo, che potranno ascoltarmi, se lo vorranno, ogni lunedì sera alle 21 sulle frequenze di radio Padania Libera, dove conduco una trasmissione dal titolo Alle radici della fede».




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