..lo dico io? no, lo dice Innocenzo Cipolletta, uno degli economisti piu stimati , docente universitario alla "Sapienza" di Roma, ex presidente della Marzotto ed ex direttore generale di Confindustria,
ecco l'intervista:
Come difendersi
dalla recessione degli Usa
Da Affari&finanza (La Repubblica)
di lunedì 5 dicembre 2005
Milano. “Sull’economia mondiale pesa, e peserà ancora per parecchi mesi, l’ombra di una possibile, inevitabile, recessione americana con la quale bisognerà fare i conti”. Innocenzo Cipolletta, che anni fa è stato uno dei più alti dirigenti dell’Isco (il nostro istituto per lo studio, appunto, della congiuntura), poi direttore generale della Confindustria, ex-presidente della Marzotto, oggi è presidente della banca d’affari Ubs Italia e è certamente un personaggio con un’idea molto lucida di quello che sta avvenendo oggi nell’economia mondiale.
Perché sostiene che una recessione americana è inevitabile?
“Gli Stati Uniti stavano già entrando in recessione nel 2001 e era la risposta corretta al lunghissimo boom degli anni precedenti. Poi, c’è stato l’attacco alle due torri e li è cambiato tutto”.
In che senso?
“Si è deciso, e giustamente, credo, che non bisognava dare la sensazione che l’economia più forte del mondo si piegava e andava in recessione sotto l’attacco dei terroristi. Quindi si è “cancellata” la recessione con una decisione politico-strategica”.
E come hanno fatto gli americani a far sparire una recessione che era già nelle cose, nei fatti?
“E’ molto semplice. Hanno inondato il sistema di liquidità, soldi a tutti e sempre più a buon mercato. E hanno cominciato a spingere la spesa pubblica verso livelli mai visti. In questo modo sono riusciti a passare sopra all’inevitabile recessione del 2001”.
Però non tutto è andato bene.
“No. Le cose sono andate abbastanza bene. Con qualche problema gigantesco. Vede, se il Fondo monetario internazionale fosse un organismo di sorveglianza vero (e non un’altra cosa), un giorno sì e uno no noi ascolteremmo inviti pressanti all’America perché metta a posto i propri conti. Ma poiché gli Stati Uniti sono gli Stati Uniti il Fondo monetario sta zitto e lascia correre”.
Che cosa c’è nell’economia americana che non va bene?
“Intanto c’è il fatto che l’hanno talmente riempita di liquidità che non riescono nemmeno più a gestirla. Oggi fare politica economica in America è un incubo: troppi soldi da tutte le parti …”.
Beati loro, verrebbe voglia di dire …
“Al di là delle battute, il problema è che oggi in America tutti i soggetti sono eccessivamente indebitati. Lo Stato e le famiglie in primo luogo, e in misura enorme”.
E’ per questo che vede una recessione nell’orizzonte americano?
“Anche. Fra le molte questioni che quell’economia pone c’è quella del disavanzo commerciale. Un disavanzo colossale, spaventoso, e che non accenna a diminuire”.
Ma proprio per questo molti studiosi di congiuntura sostengono che presto il dollaro tornerà a scendere, al fine di consentire un riequilibrio della bilancia commerciale americana.
"Certo. E’ quello che pensano un po’ tutti. E questa è certamente una strada. Ho visto studi in cui si parta di un cambio euro/dollaro a 1,5 per la fine del 2006”.
E la cosa le sembra irrealistica, fuori dal mondo?
“No. Mi sembra una previsione ragionevole”.
E questo non basterà a riequilibrare la bilancia commerciale americana? Meno import e più export con il dollaro svalutato…
“No. Non a questo punto. Ormai serve molto di più. Serve appunto una recessione, che è il metodo classico per rimettere a posto la bilancia commerciale. Si va in recessione, la gente spende molto meno e si importa meno”.
Ma una recessione americana può essere un disastro per il mondo intero.
“Non più. Una volta si diceva che un raffreddore all’America poteva far venire la polmonite al resto del mondo, ma oggi le cose sono cambiate”.
Perché?
“Ma perché il mondo si è allargato e l’America è solo una parte di questo mondo. Oggi, bene o male, ci sono l’Europa, i paesi dell’Est Europa, tutta l’Asia. E quindi una recessione americana non provoca un dramma mondiale”.
Quando arriverà questa recessione?
“E’ evidente che l’attuale amministrazione americana cercherà di trascinare avanti le cose il più possibile. Però penso che più in là del 2007-2008 non si potrà andare. E quindi la recessione arriverà, forse anche prima”.
Questo che cosa comporterà per l’Europa?
“Più di un problema. Intanto, dovremo fare i conti con un’econo-mia americana che comprerà meno dall’Europa e che lo farà con un dollaro svalutato. E già questo non è gradevole. In più ci sarà la questione dell’Asia. Anche le aziende asiatiche troveranno i mercati americani in parte chiusi e comunque più difficili. A quel punto sarà inevitabile per loro cercare di riversare la produzione che non possono più vendere in America verso l’Europa. Insomma, saremo stretti fra l’incudine e il martello. Non sarà divertente”.
Ci sono vie d’uscita per l’Europa?
“Una sola: contare di più sulla propria domanda interna”. Qualcuno,però, ha osservato che se gli europei avessero più soldi da spendere sarebbe poi inevitabile veder crescere le importazioni (dagli schermi tv ai telefonini), con conseguente danni alla nostra bilancia commerciale.
“E infatti la via d’uscita per l’Europa non è questa. Non si tratta di fare un’operazione banalmente keynesiana. Non si tratta cioè di aumentare semplicemente il reddito spendibile degli europei (magari diminuendo le tasse). Una politica del genere non servirebbe a niente, oggi. Bisogna seguire buna strada più complessa”.
E cioè?
“Bisogna liberalizzare i servizi, in modo che i prezzi scendano e che gli europei ne possano comperare di più. Bisogna “liberare” risorse che oggi sono sequestrare da un sistema di servizi (dai trasporti all’energia) troppo caro. In sostanza, oggi è la politica dell’offerta che può creare nuova domanda. In termini meno gergali, se i servizi scendono di prezzo (perché liberalizzati e perché quindi c’è più concorrenza), la gente li userà di più e sarà anche aperta all’uso di nuovi servizi. Tutto questo creerà lavoro, occupazione e reddito. Senza andare a danneggiare la bilancia commerciale”.
E in Italia come siamo messi?
“Il nostro paese è in ripresa da dopo l’estate. Si tratta di una ripresa che arriva in ritardo e che è molto spontanea”.
Che cosa significa tutto ciò?
“L’Italia è un paese di aziende medie e piccole, e sulla ripresa arriva sempre tardi. Non si tratta di imprese che, visto in crisi il loro mercato, cambiano o si riorganizzano. No, vanno in crisi e basta. Quando poi il loro mercato riparte, a livello internazionale, loro ripartono”.
E quelli il cui mercato non riparte?
“Stanno fermi”.
Non mi sembra una bella situazione.
“E infatti non lo è. Il sistema italiano sta diventando sempre più duale”.
Cioè?
“Crescono gli squilibri. Quelli a cui il mercato è ripartito stanno meglio, gli altri stanno peggio, sono più distanti. E la stessa cosa si può dire per le varie aree del paese. Le aree con una prevalenza di imprese “in ripresa” stanno molto meglio delle altre e si stanno allontanando da loro”.
Ma quali imprese sono in ripresa oggi in Italia?
“Con una battuta viene da rispondere che va bene la meccanica strumentale “su misura”, non quella di grande serie. E così è anche per il resto”.
Che cosa vuol dire “su misura”?
“Nelle produzioni in serie, tanto per capirci, abbiamo problemi di competitività. Dove invece bisogna fare impianti o macchinari su misura, secondo le esigenze del cliente, siamo bravi. Questo tipo di meccanica oggi va bene. Ma va bene anche un certo “made in Italy”, quello di fascia più alta. Insomma, sia pure in modo diseguale, l’industria un po’ si sta muovendo”.
http://finanza.repubblica.it/scripts...&codnews=43084




Rispondi Citando
) " spostare avanti" significa solo che continuando a gonfiarla il botto sara' piu grosso.
