
Originariamente Scritto da
c@scista
Comunque questo è un'articolo nuovo che aggiunge un ulteriore contributo alla discussione: Dalla Stampa di Barbara Spinelli:
"oggi molti dirigenti, negano ogni somiglianza con Tangentopoli. Bersani, dei Ds, dice addirittura che «la storia non torna mai indietro»: non si sa da dove prenda questa sicurezza granitica, panglossiana, un po’ comunista, e molto astuta. Lo stesso Bersani dice di sognare «un’Italia dove non ci siano pregiudizi».
Il pregiudizio è vocabolo che vale la pena esaminare ogni volta da capo, se si vuol agir bene e non cadere nell’arrogante ignoranza della buona condotta. Il Devoto spiega che è un'opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti nel giudizio e nei rapporti sociali. Ma in alcune circostanze il pregiudizio è moralmente benvenuto: non è male esser pregiudizialmente contrari alle ruberie, all’impunità, alla mescolanza tra interessi propri e altrui, al potere gestito senza controllo fino al momento in cui la legge «ci becca». Il Decalogo è colmo di pregiudizi, e quella che Kant chiama «legge morale interiore» (o legge morale a priori) non è meno pre-giudiziale.
Questo restare impantanati nella corruttela dei costumi ha molte radici, e tra esse c’è anche il fastidio che tanti, a intervalli regolari, provano verso alcune forme etiche di pre-giudizio. È uno strano fastidio, che tende a privilegiare quel che è utile per sé su quel che, essendo utile per tutti, diventa universalmente stimabile e onesto. È un non voler essere disturbati, scomodati, in chi è soverchiato dall'ansia di salire ai piani alti e vuol affermare non la forza individuale d’un carattere, ma uno statuto di provenienza: nei piani alti, immaginano costoro, si comanda veramente, c’è vera ricchezza, e «non usa farsi scrupoli». Non solo in Italia sono figure ricorrenti, e spesso il loro giudizio negativo sui piani nobili non è inappropriato: di recente ci fu Craxi, poi Berlusconi, e poi quella parte dei Ds che s'è proposta di prendere il posto di Craxi e forse è stata contaminata da Berlusconi. Non senza argomenti alcuni denunciano una sorta d’inciucio ambulante, di bicamerale delle finanze, che sulle ansie d'inferiorità s'è andato edificando.
In genere queste ansie si nutrono di tre passioni: il ressentiment di chi fin qui non ha avuto e vuol di corsa rifarsi, un certo gusto sacrilego della spregiudicatezza (gusto cinico cui vien dato il nome eufemistico di modernità), e la polemica contro i poteri forti, detti non fortuitamente piani nobili. Tra le cose che più impressionano, oggi, è la somiglianza del linguaggio impiegato in materia da Berlusconi, D’Alema, e uomini di Fazio. Tutti inveiscono contro i poteri forti, i salotti buoni. È quello che ha spinto D'Alema a parlare di razzismo contro la scalata Unipol e contro i Ds che si son fatti paladini della scalata senza ascoltare i consigli di chi al mondo delle cooperative è in fondo più vicino (la Cgil). Il progettone che avevano in mente i furbetti del quartierino - nelle simultanee e concordate scalate di Antonveneta, Corriere, Bnl - era proprio di superare questi pregiudizi ritenuti antiquati.