Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Super Troll
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    Predefinito Vertici ds reticenti, aspettano solo che passi la bufera

    «Cosa mi sarei aspettato dal gruppo dirigente dei Ds in queste ore? Una sola frase di condanna: i comportamenti di Giovanni Consorte non sono eticamente e politicamente giusti».
    E invece? «Invece ho assistito a un fiume di melassa, a una scarica di dichiarazioni formali. Una cantilena stanca, frutto di un cinico calcolo politico: il gruppo dirigente dei Ds sta solo aspettando che passi la bufera».
    Claudio Velardi torna all'attacco dei vertici della Quercia, che stavolta lo hanno deluso per come stanno gestendo la vicenda Unipol. Chiti, D'Alema e Fassino su Fazio hanno fatto «dichiarazioni ambigue», e su Unipol «sono stati reticenti».
    Non è tenero, con loro, l'ex braccio destro di D'Alema. Col quale il sodalizio politico si è interrotto definitivamente nel 2001, in occasione di un'altra sua polemica, quella volta fu contro Veltroni. Allora il presidente ds prese le distanze: «Da più di un anno non ho rapporti con Claudio, che non ha neppure la tessera ds».
    Ma stavolta Velardi parla da «semplice cittadino che vota a sinistra». E pone una «questione etica. Insomma, mi sarei aspettato da tutti loro che dicessero: bene, sulla vicenda giudiziaria decideranno i magistrati. Ma a noi interessa un altro punto: è pensabile che un manager legato al mondo della cooperazione abbia ricevuto senza garanzie un affidamento di quattro milioni di euro per realizzare qualche mese dopo una plusvalenza di un milione e settecentomila euro? Per noi no. Ecco, questo mi aspettavo che dicessero».
    Perché i vertici ds hanno reagito così? «Sgombriamo subito il campo da un'ombra: non credo che ci sia stato qualche rapporto illecito tra loro e la vicenda di Unipol. E se venisse fuori il sostegno dato da cooperative e Unipol ai Ds, per me sarebbe giusto, visto che così avviene in tutto il mondo».
    Va bene. Ma allora come si spiega questo tipo di reazioni? «Come il frutto dell'antico riflesso pavloviano dei vertici pci/ds. E cioè: ci attaccano? E noi ci chiudiamo a riccio, perché dietro potrebbe esserci un complotto».
    Niente più questione morale, dunque, per il partito guidato dagli eredi di Berlinguer? «Attenzione: a me quella questione morale non è mai piaciuta, perché l'ho sempre vista ammantata di un moralismo apocalittico. Pongo invece, da piccolo imprenditore, un problema sul funzionamento del sistema. Mi spiego: con la mia società di consulenza, Reti, per avere finanziamenti abbiamo dato sempre garanzie, come è giusto. Mi chiedo: perché io sì e gli altri no? Perché il nostro esempio non è Alessandro Profumo, da apprezzare eticamente e professionalmente?».
    Nel 2004 Marco Travaglio, a una manifestazione dei girotondi, rivolse accuse a Massimo D'Alema e a chi aveva fatto parte del suo staff a Palazzo Chigi, quindi anche a lei. Disse testualmente: «Sono entrati con le pezze e ne sono usciti ricchi».
    D'Alema querelò. «E anche io. Ma senza annunciarlo: l'ho fatto e basta. Quella roba lì è l'esempio del moralismo che più odio, e che spesso nasconde comportamenti poco etici. Ma in questo caso sto parlando d'altro. Di etica: delle regole a cui bisogna attenersi, soprattutto per la sinistra. Altrimenti cosa ci distingue dal Polo?».
    Invece i vertici ds secondo lei hanno preferito l'attendismo. «Stanno privilegiando un obiettivo di breve periodo: andare al governo. D'altronde questo eccesso di realismo politico li ha sempre contraddistinti. Ho sperimentato qualcosa sulla mia pelle, quando guidavo lo staff di D'Alema a Palazzo Chigi».
    Anche lui soffre di realismo politico? «Sì. Il problema di Massimo è che ha troppa considerazione della sua intelligenza e poca della sua umanità. Se solo facesse venir fuori un po' di quest'ultima, la sua immagine cambierebbe».

  2. #2
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    «Cosa mi sarei aspettato dal gruppo dirigente dei Ds in queste ore? Una sola frase di condanna: i comportamenti di Giovanni Consorte non sono eticamente e politicamente giusti».
    E invece? «Invece ho assistito a un fiume di melassa, a una scarica di dichiarazioni formali. Una cantilena stanca, frutto di un cinico calcolo politico: il gruppo dirigente dei Ds sta solo aspettando che passi la bufera».
    Claudio Velardi torna all'attacco dei vertici della Quercia, che stavolta lo hanno deluso per come stanno gestendo la vicenda Unipol. Chiti, D'Alema e Fassino su Fazio hanno fatto «dichiarazioni ambigue», e su Unipol «sono stati reticenti».
    Non è tenero, con loro, l'ex braccio destro di D'Alema. Col quale il sodalizio politico si è interrotto definitivamente nel 2001, in occasione di un'altra sua polemica, quella volta fu contro Veltroni. Allora il presidente ds prese le distanze: «Da più di un anno non ho rapporti con Claudio, che non ha neppure la tessera ds».
    Ma stavolta Velardi parla da «semplice cittadino che vota a sinistra». E pone una «questione etica. Insomma, mi sarei aspettato da tutti loro che dicessero: bene, sulla vicenda giudiziaria decideranno i magistrati. Ma a noi interessa un altro punto: è pensabile che un manager legato al mondo della cooperazione abbia ricevuto senza garanzie un affidamento di quattro milioni di euro per realizzare qualche mese dopo una plusvalenza di un milione e settecentomila euro? Per noi no. Ecco, questo mi aspettavo che dicessero».
    Perché i vertici ds hanno reagito così? «Sgombriamo subito il campo da un'ombra: non credo che ci sia stato qualche rapporto illecito tra loro e la vicenda di Unipol. E se venisse fuori il sostegno dato da cooperative e Unipol ai Ds, per me sarebbe giusto, visto che così avviene in tutto il mondo».
    Va bene. Ma allora come si spiega questo tipo di reazioni? «Come il frutto dell'antico riflesso pavloviano dei vertici pci/ds. E cioè: ci attaccano? E noi ci chiudiamo a riccio, perché dietro potrebbe esserci un complotto».
    Niente più questione morale, dunque, per il partito guidato dagli eredi di Berlinguer? «Attenzione: a me quella questione morale non è mai piaciuta, perché l'ho sempre vista ammantata di un moralismo apocalittico. Pongo invece, da piccolo imprenditore, un problema sul funzionamento del sistema. Mi spiego: con la mia società di consulenza, Reti, per avere finanziamenti abbiamo dato sempre garanzie, come è giusto. Mi chiedo: perché io sì e gli altri no? Perché il nostro esempio non è Alessandro Profumo, da apprezzare eticamente e professionalmente?».
    Nel 2004 Marco Travaglio, a una manifestazione dei girotondi, rivolse accuse a Massimo D'Alema e a chi aveva fatto parte del suo staff a Palazzo Chigi, quindi anche a lei. Disse testualmente: «Sono entrati con le pezze e ne sono usciti ricchi».
    D'Alema querelò. «E anche io. Ma senza annunciarlo: l'ho fatto e basta. Quella roba lì è l'esempio del moralismo che più odio, e che spesso nasconde comportamenti poco etici. Ma in questo caso sto parlando d'altro. Di etica: delle regole a cui bisogna attenersi, soprattutto per la sinistra. Altrimenti cosa ci distingue dal Polo?».
    Invece i vertici ds secondo lei hanno preferito l'attendismo. «Stanno privilegiando un obiettivo di breve periodo: andare al governo. D'altronde questo eccesso di realismo politico li ha sempre contraddistinti. Ho sperimentato qualcosa sulla mia pelle, quando guidavo lo staff di D'Alema a Palazzo Chigi».
    Anche lui soffre di realismo politico? «Sì. Il problema di Massimo è che ha troppa considerazione della sua intelligenza e poca della sua umanità. Se solo facesse venir fuori un po' di quest'ultima, la sua immagine cambierebbe».
    Errato doppio invio

  3. #3
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    «Cosa mi sarei aspettato dal gruppo dirigente dei Ds in queste ore? Una sola frase di condanna: i comportamenti di Giovanni Consorte non sono eticamente e politicamente giusti».
    E invece? «Invece ho assistito a un fiume di melassa, a una scarica di dichiarazioni formali. Una cantilena stanca, frutto di un cinico calcolo politico: il gruppo dirigente dei Ds sta solo aspettando che passi la bufera».
    Claudio Velardi torna all'attacco dei vertici della Quercia, che stavolta lo hanno deluso per come stanno gestendo la vicenda Unipol. Chiti, D'Alema e Fassino su Fazio hanno fatto «dichiarazioni ambigue», e su Unipol «sono stati reticenti».
    Non è tenero, con loro, l'ex braccio destro di D'Alema. Col quale il sodalizio politico si è interrotto definitivamente nel 2001, in occasione di un'altra sua polemica, quella volta fu contro Veltroni. Allora il presidente ds prese le distanze: «Da più di un anno non ho rapporti con Claudio, che non ha neppure la tessera ds».
    Ma stavolta Velardi parla da «semplice cittadino che vota a sinistra». E pone una «questione etica. Insomma, mi sarei aspettato da tutti loro che dicessero: bene, sulla vicenda giudiziaria decideranno i magistrati. Ma a noi interessa un altro punto: è pensabile che un manager legato al mondo della cooperazione abbia ricevuto senza garanzie un affidamento di quattro milioni di euro per realizzare qualche mese dopo una plusvalenza di un milione e settecentomila euro? Per noi no. Ecco, questo mi aspettavo che dicessero».
    Perché i vertici ds hanno reagito così? «Sgombriamo subito il campo da un'ombra: non credo che ci sia stato qualche rapporto illecito tra loro e la vicenda di Unipol. E se venisse fuori il sostegno dato da cooperative e Unipol ai Ds, per me sarebbe giusto, visto che così avviene in tutto il mondo».
    Va bene. Ma allora come si spiega questo tipo di reazioni? «Come il frutto dell'antico riflesso pavloviano dei vertici pci/ds. E cioè: ci attaccano? E noi ci chiudiamo a riccio, perché dietro potrebbe esserci un complotto».
    Niente più questione morale, dunque, per il partito guidato dagli eredi di Berlinguer? «Attenzione: a me quella questione morale non è mai piaciuta, perché l'ho sempre vista ammantata di un moralismo apocalittico. Pongo invece, da piccolo imprenditore, un problema sul funzionamento del sistema. Mi spiego: con la mia società di consulenza, Reti, per avere finanziamenti abbiamo dato sempre garanzie, come è giusto. Mi chiedo: perché io sì e gli altri no? Perché il nostro esempio non è Alessandro Profumo, da apprezzare eticamente e professionalmente?».
    Nel 2004 Marco Travaglio, a una manifestazione dei girotondi, rivolse accuse a Massimo D'Alema e a chi aveva fatto parte del suo staff a Palazzo Chigi, quindi anche a lei. Disse testualmente: «Sono entrati con le pezze e ne sono usciti ricchi».
    D'Alema querelò. «E anche io. Ma senza annunciarlo: l'ho fatto e basta. Quella roba lì è l'esempio del moralismo che più odio, e che spesso nasconde comportamenti poco etici. Ma in questo caso sto parlando d'altro. Di etica: delle regole a cui bisogna attenersi, soprattutto per la sinistra. Altrimenti cosa ci distingue dal Polo?».
    Invece i vertici ds secondo lei hanno preferito l'attendismo. «Stanno privilegiando un obiettivo di breve periodo: andare al governo. D'altronde questo eccesso di realismo politico li ha sempre contraddistinti. Ho sperimentato qualcosa sulla mia pelle, quando guidavo lo staff di D'Alema a Palazzo Chigi».
    Anche lui soffre di realismo politico? «Sì. Il problema di Massimo è che ha troppa considerazione della sua intelligenza e poca della sua umanità. Se solo facesse venir fuori un po' di quest'ultima, la sua immagine cambierebbe».
    L'avevo postato UGUALE!
    Bravo, che ti danno il pupazzetto in premio per il bis?
    Ma guarda che pare il tema non interessi (mica so i conflitti di interesse berlusconiani!)...
    Sia che lo posti tu, sia che lo posti io, chissà perché....

  4. #4
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    L'avevo postato UGUALE!
    Bravo, che ti danno il pupazzetto in premio per il bis?
    Opps non me ne ero accorto e domando scusa

  5. #5
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Opps non me ne ero accorto e domando scusa
    Nonn ti preoccupare.
    Repetita juvant...
    Talvolta...

  6. #6
    Super Troll
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    Comunque questo è un'articolo nuovo che aggiunge un ulteriore contributo alla discussione: Dalla Stampa di Barbara Spinelli:
    "oggi molti dirigenti, negano ogni somiglianza con Tangentopoli. Bersani, dei Ds, dice addirittura che «la storia non torna mai indietro»: non si sa da dove prenda questa sicurezza granitica, panglossiana, un po’ comunista, e molto astuta. Lo stesso Bersani dice di sognare «un’Italia dove non ci siano pregiudizi».
    Il pregiudizio è vocabolo che vale la pena esaminare ogni volta da capo, se si vuol agir bene e non cadere nell’arrogante ignoranza della buona condotta. Il Devoto spiega che è un'opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti nel giudizio e nei rapporti sociali. Ma in alcune circostanze il pregiudizio è moralmente benvenuto: non è male esser pregiudizialmente contrari alle ruberie, all’impunità, alla mescolanza tra interessi propri e altrui, al potere gestito senza controllo fino al momento in cui la legge «ci becca». Il Decalogo è colmo di pregiudizi, e quella che Kant chiama «legge morale interiore» (o legge morale a priori) non è meno pre-giudiziale.
    Questo restare impantanati nella corruttela dei costumi ha molte radici, e tra esse c’è anche il fastidio che tanti, a intervalli regolari, provano verso alcune forme etiche di pre-giudizio. È uno strano fastidio, che tende a privilegiare quel che è utile per sé su quel che, essendo utile per tutti, diventa universalmente stimabile e onesto. È un non voler essere disturbati, scomodati, in chi è soverchiato dall'ansia di salire ai piani alti e vuol affermare non la forza individuale d’un carattere, ma uno statuto di provenienza: nei piani alti, immaginano costoro, si comanda veramente, c’è vera ricchezza, e «non usa farsi scrupoli». Non solo in Italia sono figure ricorrenti, e spesso il loro giudizio negativo sui piani nobili non è inappropriato: di recente ci fu Craxi, poi Berlusconi, e poi quella parte dei Ds che s'è proposta di prendere il posto di Craxi e forse è stata contaminata da Berlusconi. Non senza argomenti alcuni denunciano una sorta d’inciucio ambulante, di bicamerale delle finanze, che sulle ansie d'inferiorità s'è andato edificando.
    In genere queste ansie si nutrono di tre passioni: il ressentiment di chi fin qui non ha avuto e vuol di corsa rifarsi, un certo gusto sacrilego della spregiudicatezza (gusto cinico cui vien dato il nome eufemistico di modernità), e la polemica contro i poteri forti, detti non fortuitamente piani nobili. Tra le cose che più impressionano, oggi, è la somiglianza del linguaggio impiegato in materia da Berlusconi, D’Alema, e uomini di Fazio. Tutti inveiscono contro i poteri forti, i salotti buoni. È quello che ha spinto D'Alema a parlare di razzismo contro la scalata Unipol e contro i Ds che si son fatti paladini della scalata senza ascoltare i consigli di chi al mondo delle cooperative è in fondo più vicino (la Cgil). Il progettone che avevano in mente i furbetti del quartierino - nelle simultanee e concordate scalate di Antonveneta, Corriere, Bnl - era proprio di superare questi pregiudizi ritenuti antiquati.

  7. #7
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Comunque questo è un'articolo nuovo che aggiunge un ulteriore contributo alla discussione: Dalla Stampa di Barbara Spinelli:
    "oggi molti dirigenti, negano ogni somiglianza con Tangentopoli. Bersani, dei Ds, dice addirittura che «la storia non torna mai indietro»: non si sa da dove prenda questa sicurezza granitica, panglossiana, un po’ comunista, e molto astuta. Lo stesso Bersani dice di sognare «un’Italia dove non ci siano pregiudizi».
    Il pregiudizio è vocabolo che vale la pena esaminare ogni volta da capo, se si vuol agir bene e non cadere nell’arrogante ignoranza della buona condotta. Il Devoto spiega che è un'opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti nel giudizio e nei rapporti sociali. Ma in alcune circostanze il pregiudizio è moralmente benvenuto: non è male esser pregiudizialmente contrari alle ruberie, all’impunità, alla mescolanza tra interessi propri e altrui, al potere gestito senza controllo fino al momento in cui la legge «ci becca». Il Decalogo è colmo di pregiudizi, e quella che Kant chiama «legge morale interiore» (o legge morale a priori) non è meno pre-giudiziale.
    Questo restare impantanati nella corruttela dei costumi ha molte radici, e tra esse c’è anche il fastidio che tanti, a intervalli regolari, provano verso alcune forme etiche di pre-giudizio. È uno strano fastidio, che tende a privilegiare quel che è utile per sé su quel che, essendo utile per tutti, diventa universalmente stimabile e onesto. È un non voler essere disturbati, scomodati, in chi è soverchiato dall'ansia di salire ai piani alti e vuol affermare non la forza individuale d’un carattere, ma uno statuto di provenienza: nei piani alti, immaginano costoro, si comanda veramente, c’è vera ricchezza, e «non usa farsi scrupoli». Non solo in Italia sono figure ricorrenti, e spesso il loro giudizio negativo sui piani nobili non è inappropriato: di recente ci fu Craxi, poi Berlusconi, e poi quella parte dei Ds che s'è proposta di prendere il posto di Craxi e forse è stata contaminata da Berlusconi. Non senza argomenti alcuni denunciano una sorta d’inciucio ambulante, di bicamerale delle finanze, che sulle ansie d'inferiorità s'è andato edificando.
    In genere queste ansie si nutrono di tre passioni: il ressentiment di chi fin qui non ha avuto e vuol di corsa rifarsi, un certo gusto sacrilego della spregiudicatezza (gusto cinico cui vien dato il nome eufemistico di modernità), e la polemica contro i poteri forti, detti non fortuitamente piani nobili. Tra le cose che più impressionano, oggi, è la somiglianza del linguaggio impiegato in materia da Berlusconi, D’Alema, e uomini di Fazio. Tutti inveiscono contro i poteri forti, i salotti buoni. È quello che ha spinto D'Alema a parlare di razzismo contro la scalata Unipol e contro i Ds che si son fatti paladini della scalata senza ascoltare i consigli di chi al mondo delle cooperative è in fondo più vicino (la Cgil). Il progettone che avevano in mente i furbetti del quartierino - nelle simultanee e concordate scalate di Antonveneta, Corriere, Bnl - era proprio di superare questi pregiudizi ritenuti antiquati.

    Grande! TI RINGRAZIO!

 

 

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