Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito SaturniaTellus.com, il portale della tradizione italico-romana

    Per quanti interessati a riscoprire le proprie radici, l'autentica tradizione patria, è stato da qualche giorno inaugurato un portale/forum completamente dedicato allo studio della Tradizione italico-romana:



    http://www.saturniatellus.com/

    Registratevi nel forum e aiutateci a diffondere la notizia, grazie.

  2. #2
    Runes
    Ospite

    Predefinito

    cè anche AusoniaTellus

  3. #3
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Uscito il nuovo numero de 'La Cittadella':



    LA CITTADELLA

    Anno V, nuova serie, n° 19, MMDCCLVIII a.U.c., luglio-settembre 2005 e.v.



    Sommario

    Editoriale / Ab imis, Sandro Consolato

    Auctores XIX / Svetonio, Augusto Padre della Patria (a cura di Gennaro D’Uva)

    La concezione romana della vita e la necessità dell’Impero, Renato del Ponte

    La Dea della fiamma celeste, Dora Magaudda

    Carandini, il pomerium romuleo e i “due” fuochi di Vesta, Gennaro D’Uva

    “Sovrano interiore” e “visione del mondo” nel pensiero stoico di Marco Aurelio, Stefano Arcella

    Le lamine magiche di esecrazione, Ersilia Caetani Lovatelli

    Vittorio Alfieri per la pagana Respublica, Sandro Consolato

    Pagine ritrovate / Pierre Grimal, Gli Dei romani spiegati al giovane Marco Aurelio (a cura di Arx)

    Recensioni / A. Fraschetti, Giulio Cesare (Mario E. Migliori); “Margini” n° 51 (Decius)



    Copie della rivista possono essere richieste scrivendo a lacittadella@email.it
    http://www.saturniatellus.com
    http://www.lacittadella-mtr.com

  4. #4
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    ***** EDITORIALE *****

    AB IMIS



    Ab imis fundamentis. Questa sembra essere divenuta la parola d’ordine della più dinamica archeologia italiana. Che crede alla voce dei nostri antichi e ne riconosce come peculiare la pietas.
    È così che sul sito dell’antica Lavinium Maria Fenelli e la sua équipe della Sapienza, che già ha individuato le tracce di un ampio recinto sacro con un tempio al centro orientato ad est, è alla ricerca dei due altari su cui Enea sacrificò e del santuario del Sol Indiges, di cui è testimonianza in Dionigi di Alicarnasso (v. “Il Sole-24 Ore” del 21.9.2005).
    È così che il gruppo dell’Iscisma (Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico) del CNR impegnato a scavare, sotto la guida di Paola Santoro, nella necropoli sabina di Eretum (Colle Forno), ha ritrovato in una tomba gentilizia, databile tra il VI e il V secolo a.C., un lituo ed uno scettro: segni della lunga persistenza di quella regalità sacra che, in Roma, fu incarnata tipicamente dal sabino Numa (v. http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=1336).
    È così, infine, che Andrea Carandini ancora una volta ha stupito il mondo rivelando, quest’inverno di aver ritrovato nel Foro la Regia arcaica dello stesso Numa (se ne è già parlato nel n° 17 de “La Cittadella”) e quest’autunno la Capanna delle Vestali “romulea” (di cui si parla in questo n° 19).
    Un filosofo singolare, Giuseppe Rensi, in un suo saggio, scritto negli anni in cui si stringevano sempre più i nessi nefasti tra Fascismo e Vaticano e significativamente intitolato La religione avita, scriveva che ogni riportare alla luce i monumenti dell’Ellade e di Roma “è un atto anticristiano che compiamo”, e “non ne dubiterebbe minimamente un cristiano del III o IV secolo”. Molti saranno spaventati, o indignati, da questa affermazione, ma essa ha una sua segreta verità.
    Ciò che sta emergendo è infatti il sacro della nostra religione avita. E il pensiero nostro non può non riandare a quanto, con indubbio valore profetico, qualche decennio fa, in tempi in cui la Romanità era più che mai negletta, fu detto in un sapiente fascicolo dei Dioscuri, il gruppo che a Roma, Napoli e Messina osò richiamarsi di nuovo a Roma Aeterna come “Luogo di forza massimo, punto di incontro fra Cielo e Terra” (di tale Gruppo - è forse questa l’occasione giusta per dirlo - proprio di recente ci è stato dato amichevolmente segno di una continuità, nell’Italia peninsulare, fino a ieri da noi non sospettata).
    Nel fascicolo Phersu. Maschera del Nume, in connessione con un tentativo di risveglio segreto, interiore e rituale, dei principia Urbis, i Dioscuri scrivevano che “Contemporaneamente, per un fenomeno di cause ed effetti, di echi e rimbalzi, rinasce e tenderà ad accentuarsi un interesse per la Tradizione, con un fiorire di opere nuove, riedizione di antiche, nuove scoperte in campo archeologico, linguistico, religioso”.
    È quanto sta avvenendo. E vorremmo dire che tutto il nostro lavoro culturale è anch’esso da leggere nel clima di una più generale volontà, ancora embrionale, ancora minoritaria ma non per questo senza un futuro, di riportare alla luce, ab imis, il nostro sacro. La trama con cui è stato tessuto questo numero della nostra rivista deve farlo comprendere.
    Renato del Ponte ha disegnato le linee storiche della Romanità, ponendone il fulcro nell’esperienza originaria di un mondo rude, virile, semplice ma spiritualmente forte e sano. Quel mondo fu un mondo di fuochi patrizi che si unirono in un’unica fiamma, la cui sacralità fu custodita da una magica potestas femminile, che abbiamo creduto di dover rievocare con uno scritto, tanto agile quanto sapiente, al quale l’autrice, Dora Magaudda, lavorò nel lontano 1973. Gennaro D’Uva ha, seguendo ancora una volta gli scavi carandiniani, indagato la prisca localizzazione di quel culto igneo, mentre nella rubrica Auctores ha richiamato il valore romuleo di Augusto quale nuovo Pater Patriae, Padre di una Patria che è ancora la nostra. Stefano Arcella ha riposto nel suo saggio su Marco Aurelio il problema della ricerca di una “cittadella interiore”, necessario fondamento di quella “cittadella esteriore” il cui fuoco non può efficacemente accendersi se un fuoco (il lumen-numen del noùs) non brilli prima in interiore homine. Chi scrive ha ricordato Alfieri come ispiratore, in un tempo in cui l’Italia era una “espressione geografica”, di una religione civile che solo nel passato romano poteva e può trovare linfa e giustificazione, liberandoci, allora dal soggiacere tanto ai modelli dell’ancien régime quanto ai nuovi modelli gallo-giacobini, oggi da ciò che ne può rappresentare più o meno l’equivalente.

    Sandro Consolato

 

 

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