Il capofila dei trotzkisti riformisti di destra in crisi spirituale
Bertinotti: "Il concordato e l'8 per mille non si toccano"
Dove vuole arrivare Bertinotti con i suoi sempre più insistenti ammiccamenti alla chiesa e alla religione? E come mai proprio adesso che Ratzinger e Ruini stanno intensificando l'ingerenza nella sfera politica e sociale e lanciando una crociata contro il diritto di aborto? È solo una coincidenza o c'è un preciso disegno politico da parte del capofila dei trotzkisti riformisti di destra?
C'è da chiederselo seriamente, visti i suoi ormai puntuali interventi da grillo parlante in difesa della "libertà" di esternazione dei vescovi, ogni volta che la loro sempre più arrogante invadenza suscita qualche, peraltro flebile, reazione a sinistra. Come ha fatto per esempio con l'intervista al "Corriere della Sera" del 17 novembre scorso, dove il narcisista salottiero ha difeso il "diritto" di Ruini ad attaccare la 194: "non mi verrebbe mai in mente di parlare di ingerenza", ha precisato a questo proposito aggiungendo, come se non bastasse, un altolà a chiunque venisse in mente di rimettere in discussione il Concordato e l'8 per mille alla chiesa cattolica. "Se qualcuno mi chiedesse: inseriresti il Concordato nell'agenda delle urgenze? No, non lo inserirei, non mi sembra sia tra le priorità dell'Italia. Stesso discorso per l'otto per mille", ha detto infatti Bertinotti, liquidando così, senza spiegazioni, l'imbarazzante pratica. "Per la mia storia personale - ha poi aggiunto per maggior chiarezza - non toglierei mai un crocefisso da un'aula che lo ospita da anni".
Da dove gli viene tanto ossequioso "rispetto" verso le gerarchie vaticane e i loro antistorici privilegi? Il fatto è che la sua non è un'infatuazione del momento, ma un'attrazione di lunga data, che ultimamente è approdata addirittura, come lui stesso ha dichiarato, alla "ricerca di Dio". Lo ha ribadito anche nell'intervista di cui sopra, dicendo di ritenersi non credente ma nemmeno ateo: "Il mondo moderno - si giustifica il 'comunista' da operetta Bertinotti - mostra la sua inferiorità nei confronti di quello classico e cristiano perché non si è mai chiesto cosa sia l'uomo. Per me la domanda di fondo resta quella: l'uomo. E inevitabilmente sfiora la sfera di Dio".
La sua crisi religiosa è sempre più galoppante e talvolta rasenta seriamente il delirio mistico, come appare per esempio nel suo ultimo libro (ormai ne sforna a getto continuo) "Il ragazzo con la maglietta a strisce", dove tra struggenti "amarcord" infantili di cavalli a dondolo e fumetti di Tex, emerge questa perla di sconvolgente audacia concettuale: "Nella mia accezione di comunista c'è una componente che si potrebbe dire (anche se il termine è del tutto impreciso) religiosa". Per Bertinotti, anzi, il comunismo è nientemeno che "un'eresia del cristianesimo". È "il movimento che abbatte l'ordine delle cose esistenti", ovvero è la "liberazione come trascendenza".
A questo punto è più chiaro dove vuole arrivare, perlomeno come obiettivo immediato, l'imbroglione trotzkista: ridotto il suo (falso) comunismo a un'innocua appendice idealistica del cristianesimo, egli fa capire di essere ormai "ripulito" da ogni incrostazione storica "massimalista" e pronto per essere sdoganato anche dal Vaticano in fatto di affidabilità politica per l'ordine vigente. Il che gli tornerebbe molto utile, per esempio, nel caso volesse porre la sua candidatura a una carica istituzionale, come quella accarezzata di presidente della Camera, dopo un'eventuale vittoria del "centro-sinistra" alle prossime politiche.
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