Economia senza etica, politica senza regole e princípi
Cosa ci dice il ciclone che sta travolgendo banche, Bankitalia, finanza e partiti. I diritti di Unipol, i suoi manager e gli eventuali legami con ''i furbetti del quartierino''
Fabio Mussi
Di fronte al nuovo spettacolo del dissesto nei rapporti tra etica, politica, economia e finanza, che ha il suo epicentro nella grave distorsione del ruolo di Bankitalia e del governatore Fazio, trovo francamente a tutt'oggi inadeguate le reazioni politiche. Ora è il momento di uno scatto di reni, se la politica vuole riconquistare la sua autonomia e la sua autorità, se la sinistra vuole essere fedele alla sua missione, se l'Unione – che si candida a governare – vuole dare l'annuncio convincente di una risposta forte al declino italiano.
Mi è capitato di dirlo, da luglio in poi, nelle riunioni degli organismi dirigenti dei Ds, ed ora, confermando quelle opinioni, può essere utile aggiungere qualcosa:
1)Non ci sono complotti in corso: la magistratura fa il suo dovere. Giusto chiedere che sia veloce, interrogandoci però al tempo stesso sulla ragione per cui essa continua a esercitare un così forte potere sostitutivo. La ragione è che altri poteri hanno abdicato.
2) Il discredito gettato da Fazio su Bankitalia provoca un danno enorme e crescente all'Italia, che sarebbe un autentico tradimento del paese ulteriormente prolungare. E' giusto chiederne ora perentoriamente le dimissioni. Meno giusto è stato il vasto traccheggiare di questa estate sul tema.
3) La cordata di "riders", speculatori e immobiliaristi costituitasi attorno alla vicenda Bpi-Antonveneta e al banchiere Fiorani, è lo specchio di una economia nazionale in cui molti continuano a ritenere "licito ciò che è libito", in cui spadroneggia la rendita speculativa. In venti anni, cinque punti di Pil si spostano dal monte salari alla rendita. La storia di questi personaggi spiega come ciò sia potuto avvenire. Domande - riecheggiate nella calura estiva - del tipo "Cos'ha che non va Chicco Gnutti?", hanno trovato la loro risposta. Affermazioni del tipo "Fare auto non è più o meno morale che vendere case", sfuggono al quesito sull'origine di strabilianti subitanei arricchimenti come quello di Ricucci.
4) Quanto all'Opa su Bnl, è giusto naturalmente ribadire – come hanno fatto Bersani, D'Alema e Fassino – che Unipol ha pieno diritto, al pari di ogni altro soggetto economico, ad agire sul mercato e con gli strumenti del mercato, a prescindere dal giudizio soggettivo che ognuno può dare sull'opportunità dell'operazione. Ed è giusto ribadire inoltre che il movimento cooperativo ("arrosto, non fumo", ha detto giustamente su "aprileonline" Antonio Di Pietro) è una parte essenziale e vitalissima del sistema economico nazionale, che va difesa dagli attacchi strumentali, discriminatori, interessati.
Su eventuali violazioni della legge, nessuno è colpevole fino a prova contraria, a partire da Consorte, e un avviso di garanzia non è una condanna. Ma se è vero che dirigenti di Unipol si sono mossi in alleanza con i "furbetti del quartierino", allora questo merita un giudizio politico.
E merita un giudizio politico-morale il fatto che, come sembra, manager dell'Unipol accoppiassero allegramente i loro impegni societari con gli affari personali. Poco in linea con lo spirito e la cultura che storicamente si è respirata nel movimento cooperativo e nella sinistra italiana.
Ho difeso e difendo Fassino e i Ds, quando, in particolare in settori della Margherita, viene brandita contro di noi la "questione morale".
La questione è un'altra, ma una questione c'è: all'economia serve l'etica; la politica deve fornire principi, regole, esempi. E tanto dovrebbe bastare.


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