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Rifiuti, un impianto ad acqua in Irpinia per segnare la svolta
Avellino - Un impianto di smaltimento dei rifiuti ad acqua, altamente tecnologico e rispettoso dei più moderni concetti di ecocompatibilità: è quello che questo pomeriggio la presidente della Provincia di Avellino Alberta De Simone proporrà di realizzare in Irpinia alla conferenza interistituzionale a Napoli.
L’appuntamento è a Palazzo Santa Lucia alle 15 quando al tavolo si troveranno riuniti il presidente della regione Antonio Bassolino, i presidenti delle cinque province campane e il commissario straordinario per i rifiuti Gianni De Gennaro.
«Si tratta - spiega De Simone - di un impianto avanzatissimo che è già presente ed utilizzato con successo in 7 paesi del mondo. Il modello è quello di Israele dove proprio nelle vicinanze di Tel Aviv esiste una struttura di questo genere che chiude il ciclo dei rifiuti. E’ realizzabile in 16 mesi e i costi sono del tutto abbordabili rispetto ad altri impianti di simile portata. In questo modo riusciremo a dare una svolta al ciclo di smaltimento».
Quello di Tel Aviv è il più vasto e avanzato centro ambientale di Israele. Si trova ad Hiriya. Qui vi si separa e si ricicla tutto: plastica, legno, metalli, umido. Nell'impianto di trattamento biologico la spazzatura viene scaraventata in una gigantesca vasca dove i materiali leggeri (che galleggiano) vengono separati da quelli pesanti (che si depositano sul fondo).
Dopo aver eliminato le sostanze inorganiche, resta il materiale per il trattamento biologico, da cui si ricavano acqua, compost e metano, usato per produrre elettricità con una turbina da 1,5 megawatt. L'impianto può smaltire 200 tonnellate al giorno, al pari di quello che riceve e separa i materiali da costruzione. Qui c'è anche un impianto pilota di gassificazione, che produce syngas a ciclo chiuso, e un'unità di separazione da 500 tonnellate al giorno. Ed è in fase di pianificazione una struttura per il trattamento di pneumatici.
Ultimi arrivati, l'impianto per le aree umide – cinque vasche in cui affondano le radici diverse specie di fiori, con il compito di purificare i rifiuti – e l'impianto di trattamento per le acque reflue del processo di smaltimento. Infine, con 63 pozzi sparsi per tutta l'area viene raccolto il biogas prodotto dai materiali interrati, producendo 4 megawatt di potenza che vanno ad alimentare un'azienda tessile a qualche chilometro di distanza.
«L’impianto - conclude De Simone - si può realizzare secondo tutte le esigenze e tutte le capacità, da 80 tonnellate al giorno, come nel nostro caso, in su. La Provincia farà la sua proposta, il resto però è di competenza del commissariato che ha la gestione del settore. Sarà De Gennaro a decidere se portare o no avanti il progetto»





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