di Marco Beltrandi


Lo scrivo subito per coloro (e sono tra questi) che dalle prime righe decidono se continuare o meno a leggere un corsivo od un editoriale: non intendo per nulla iscrivermi a quella lunga lista di coloro che denunciano violazioni della par-condicio televisiva a danno dell’Unione. Non l’ho mai fatto, e ho anche documentato in diverse occasioni il perché, e non intendo farlo ora.
Voglio invece svolgere qualche considerazione su una questione che mi appare significativa quanto trascurata.
Il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva ci offre ogni giorno sul proprio sito (www.centrodiascolto.it) dati sui temi e sulle presenze televisive davvero molto interessanti, e, soprattutto, mai disponibili altrove.
Sappiamo che molti giornalisti consultano le pagine del CdA, ma appare opportuno domandarsi perché di queste consultazioni non si trovi praticamente mai traccia nei loro articoli, visto che gli spunti per qualche articolo, e qualche considerazione politica non banale, non mancano di certo.
Consideriamo ad esempio il quadro delle notizie fornite dalle principali testate giornalistiche televisive nazionali (TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TG La7) dal 5 all’11 dicembre 2005, disponibile a questo link .
Anche ad un esame superficiale salta all’occhio una considerazione: l’agenda setting riportata da questi telegiornali è stata fissata pressoché interamente dal Governo, o dalla sua maggioranza.
Anche a proposito della campagna elettorale, sono le iniziative (quantomeno annunciate) di Berlusconi, di Fini e di Casini (l’ “attacco a tre punte”, ad esempio) a tenere banco, e che al più vengono commentate da esponenti del centrosinistra.
Un tema che vede un certo protagonismo dell’Unione è stato quello delle manifestazioni anti – TAV in Val di Susa: ma in questo caso il centrosinistra appare spaccato su molte posizioni, e i telegiornali hanno riflesso questo, senza poi trascurare il fatto che l’unica componente della coalizione che tende ad emergere è quella di parte della sinistra cosiddetta massimalista, non certo quella dei riformisti, che si ritiene maggioritaria, o comunque asse portante della coalizione.
Anche alla voce “dibattito sulla legge 194”, ad emergere è l’iniziativa dell’Udc della istituzione della Commissione d’indagine alla Camera sulla legge n. 194, alla quale il centrosinistra si limita a commentare e a reagire, nulla di più.
Persino dai servizi svolti sulla conferenza programmatica dell’Unione a Perugia emerge un quadro non certo positivo della coalizione: infatti nei servizi della Rai si dà soprattutto la notizia che l’Unione avrebbe finalmente trovato una posizione comune su unioni civili, sulle modalità di presentazione delle liste, sulla nuova legge elettorale, e si riportano i distinguo di Rifondazione Comunista e del PDCI sull’Iraq, di Mastella sulle coppie di fatto, le assenza di Enrico Boselli e di Clemente Mastella. Questo su tutte le testate, mentre il TG4 ha buon gioco a mettere in evidenza le divisioni della coalizione del centrosinistra. Insomma, non proprio un quadro lusinghiero.
La notizia della vittoria nelle primarie di Rita Borsellino sul prof. Lettieri viene invece data con rilievo non forte sui telegiornali, e comunque anche questa vicenda ha segnato una spaccatura fra la Margherita e il resto dell’Unione.
Il tutto poi è sommerso, come sempre, da un diluvio di notizie di cronaca, spesso nera, qualche notizia di politica estera, quasi sempre però riferita a fatti di sangue (senza di questi non se ne parla proprio), dalle notizie sui recenti scandali finanziari.
In particolare, nella settimana successiva all’undici di dicembre appena trascorsa, tra arresto di Fiorani, indagini su Consorte e Fazio, e autosospensione di Billè, opa su BNL , ben poco spazio è rimasto ad altro che non fosse appunto mera cronaca nera.
Questo quadro suggerisce diverse considerazioni, e non solo sui telegiornali principali.
Anzitutto quanto osservato non è certo specifico della settimana appena esaminata, visto che spesso si è registrata questa situazione dopo l’estate. E nemmeno si può dire che sia una immagine deformata della realtà dell’Unione di questi mesi, visto che è un quadro offerto anche da testate giornalistiche, come il TG3, che non sono avare di attenzione verso la coalizione guidata da Romano Prodi.
E’ bene anche precisare che il fatto che l’agenda setting sia definita dal Governo non provoca automaticamente una debolezza elettorale della coalizione avversaria, come dimostrano i sondaggi. E’ però vero che se l’Unione non acquista una capacità di iniziativa politica a breve, e se questo non viene riflesso dai telegiornali, la definizione dell’agenda politica in capo agli avversari può rivelarsi una arma politica elettorale fondamentale nelle mani della Casa della Libertà, e non c’è bisogno di essere grandi strateghi politici per comprenderlo.
Tra l’altro non sembra proprio che questa realtà spinga l’Unione e i suoi leader alla ricerca di iniziative politiche forti. Anzi, parrebbe tutt’altro, considerando l’atteggiamento quantomeno di distacco, imbarazzo, e sottovalutaizone che è stato sin qui tenuto nei confronti dei radicali, dello SDI, e della neonata Rosa nel Pugno, soggetti connotati da più di qualche idea ed iniziativa. Si pensi ad esempio alle reazioni dei leader dell’Unione nei confronti sia della Grande Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà, promossa per primo da Marco Pannella, su quella che è indubbiamente una grande questione sociale, e che registra ogni giorno nuove prestigiose e sorprendenti adesioni, sia a proposito di amnistia, presto derubricata ad un non adeguato, improbabile e limitatissimo indultino, oppure alla proposta estiva di Pannella sulla candidatura possibile di Adriano Sofri alle elezioni politiche, questione liquidata con sufficienza e superficialità, per non dire peggio.
A proposito poi delle iniziative sull’amnistia e la Marcia di Natale, tornando ai telegiornali è singolare osservare come nei primi giorni successivi al 9 dicembre, dopo l’annuncio dello sciopero della fame di Marco Pannella per tre giorni, siano stati i telegiornali Mediaset, più che quelli Rai (Il Tg 2 addirittura per molti giorni non ha dato alcuna notizia), e quello di LA7, a dare spazio a questa iniziativa radicale, cosa inattesa dati i precedenti consolidati di anni. C’è eccessiva malizia nel supporre che a Mediaset si sia compreso il potenziale di opportunità per l’Unione rappresentato da tale iniziativa, ma anche il suo potenziale di destrutturazione delle abitudini consolidate e degli “equilibri” nella coalizione di centrosinistra? A chi legge l’ardua sentenza.

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