Tonino Di Pietro minaccia i suoi compagni dell’Unione di abbandonarli sotto elezioni se solo si azzardino a proporre sul serio un indulto carcerario. Sarebbe un bel colpo, per l’Unione.
Il ministro di An Altero Matteoli dice di non riuscire a spiegarsi come ci sia ancora qualcuno contrario a una misura più che matura di clemenza. Bel colpo, per la catafratta Casa.
La saggia pazzia di Pannella fa venire fuori il peggio e il meglio delle due coalizioni che sono in gara per il governo del paese, e già questo è un risultato. Indulto e amnistia sono infatti questioni umanitarie, culturali, dunque di governo.
Le faccende di coscienza le lasciamo volentieri al ministro Castelli, che giura nei comizi di paese: “Non darò mai la grazia a Sofri”, e poi espone il suo presunto tormento alla considerazione dell’opinione pubblica nazionale.
Da quindici anni niente indulti o amnistie.
Un’intera epoca, lunga quasi quanto il fascismo.
Prima la clemenza di stato, sempre uno strumento d’eccezione, era la regola. Si compensava malamente l’impossibilità di fare processi in tempi ragionevoli, di dare alle vittime del crimine e ai criminali le opposte ma convergenti garanzie che sono proprie di uno stato di diritto.
Poi più niente per ragioni di demagogia legate alla infame storia della giustizia in questo paese.
Si chiama maggioranza qualificata, cioè il quorum alto necessario ad approvare leggi di indulto, il chiavistello che ha bloccato le carceri con la serratura della demagogia da quattro soldi.
Ma i tempi della giustizia penale non sono cambiati. E’ cambiato il numero dei carcerati, che va verso il raddoppio in condizioni che lo stesso ministro della Giustizia giudica fuori controllo, in particolare dopo quella furbata scema chiamata legge ex Cirielli.
Così il sistema dei delitti e delle pene si torce nel suo stesso inferno criminogeno, sia fuori sia dentro i penitenziari.
E ne vengono situazioni limite, esperienze penose, storie paradossali che Riccardo Arena racconta da anni, a Radio radicale e nel Foglio, a voce e per iscritto.
In America il numero dei carcerati è tragicamente alto, ma si tratta quasi esclusivamente di detenuti condannati con un giusto processo. Da noi una massa immensa di detenuti in attesa di giudizio, e che giudizio, languono in forza unicamente della loro debolezza sociale o etnica.
Uno scandalo nello scandalo.
Gli intellettuali censurati sono bravi a far girotondi per invocare nuovi schiavettoni, noi faremo a Natale il nostro girotondo degli adulti, con il matto liberale che ha avuto il coraggio di convocarlo. E’ una pazzia per solitari un movimento dal basso per l’indulto, che nasce come concessione dall’alto, prerogativa della sacralità del potere contro la spesso triviale laicità della folla, et pour cause.
Speriamo di essere in molti, pazzi, saggi e solitari a raccogliere il grido giubilare e parlamentare di un grande Papa.
In molti, radicali e papisti.

Ferrara su il Foglio

Saluti
p.s.
D’accordo in linea di massima; ma c’è da sottolineare che il “blocco” delle leggine sulla clemenza, che dura dal 1991, è causato dalla evidente colpa di governi precedenti che con gli indulti svuotavano le vecchie carceri troppo gonfie di “poveracci” rinchiusi in attesa di giudizio- dimenticandosi così di creare nuove carceri - e dalla “poca voglia di lavorare” di molti e ignoti magistrati, ai quali è noto non si può e non si deve muovere critiche.
Fosse meno “pazzo” e “irragionevole”, Marco Pannella - che è in piena “campagna elettorale” mentre seguita ad accusare gli altri di usare il problema delle carceri a scopi elettorali- dovrebbe chiedere una legge “bipartisan” con la quale si possa iniziare da subito la costruzioni di nuove carceri “abitabili”.
E, sempre con maggioranze parlamentari qualificatissime, trovare il modo che gli “in attesa di giudizio” possano attendere fuori dal carcere.