Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 20
  1. #1
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito Concilio Vaticano II: 40 anni dopo.

    CAPPELLA PAPALE
    nel 40° anniversario della Conclusione
    del Concilio Ecumenico Vaticano II


    Giovedì 8 dicembre 2005, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, nel 40° anniversario della Conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa alle ore 9.30 nella Basilica Vaticana.

    * * *

    «Mentre chiudiamo il Concilio ecumenico noi festeggiamo Maria Santissima… Non è forse fissando il nostro sguardo in questa Donna umile, nostra sorella e insieme celeste nostra Madre e Regina, specchio nitido e sacro dell’infinita Bellezza, che può terminare la nostra spirituale ascensione conciliare e che può cominciare il nostro lavoro post-conciliare? Questa bellezza di Maria Immacolata non diventa per noi un modello ispiratore? Una speranza confortatrice?» (8 dicembre 1965).

    «La Vergine Maria aiuti tutti i credenti in Cristo a tenere sempre vivo lo spirito del Concilio Vaticano II» (30 ottobre 2005).

    fonte: Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice

  2. #2
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito


    DECRETO DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA CON IL QUALE SI CONCEDE L’INDULGENZA PLENARIA IN OCCASIONE DEL 40°ANNIVERSARIO DELLA FINE DEL CONCILIO VATICANO II

    URBIS ET ORBIS

    D E C R E T U M

    Christifidelibus Indulgentia plenaria conceditur
    die VIII Decembris currentis anni,
    in sollemnitate Immaculatae Conceptionis B. Mariae Virginis,
    quadragesima anniversaria die
    ex quo Servus Dei Paulus VI, Summus Pontifex,
    Concilio Oecumenico Vaticano II finem imposuit


    DEI MAGNALIA et erga populum Eius beneficia semper quidem sunt gratiarum actione memoranda, peculiari vero ratione diebus festis anniversariis eventuum illorum, qui pro Ecclesiae vita summi fuerunt momenti.

    Instat autem dies octava mensis Decembris, Immaculatae Conceptioni B. Mariae Virginis sacra, qua explebuntur quadraginta anni ex quo Servus Dei Paulus VI Pontifex Maximus, qui Virginem Mariam Matrem Ecclesiae iam proclamaverat, Concilio Oecumenico Vaticano II finem imponens, Ipsam impensis laudibus extollebat, quae, utpote Christi Mater, est Mater Dei, omniumque nostrum est spiritalis Mater.

    In hac sollemnitate Summus Pontifex Benedictus XVI, publicum in alma Urbe officium laudis Immaculatae Virgini reddens, sibi universam Ecclesiam corde coniunctam exoptat, ita scilicet ut cuncti christifideles, communis Matris nomine devincti, in Fide magis roborentur, Iesu Christo intimiore deditione adhaereant et fratres fervidiore caritate diligant: unde misericordia in pauperes, cultus iustitiae, pacis defensio et procuratio enascantur, quemadmodum sapientissime docuit Concilium Vaticanum II.

    Proinde Beatissimus Pater, cui maxime in votis est ut christifidelium amor et fiducia erga Deiparam Virginem augeantur et, Eius ductu ac sanctitatis exemplo, vita eorum sapientibus Concilii Oecumenici Vaticani II institutionibus fideliter conformetur in arta hierarchica communione cum Eo et propriis cuiusque Sacrorum Antistitibus, donum plenariae Indulgentiae benigne concedit, suetis condicionibus (sacramentali Confessione, eucharistica Communione et oratione ad mentem eiusdem Summi Pontificis) adimpletis, animo quidem omnino elongato ab affectu erga quodcumque peccatum, christifidelibus consequendum in proxima sollemnitate Immaculatae Conceptionis B. Mariae Virginis, si cui sacro ritui in honorem Eiusdem interfuerint, vel saltem apertum marialis devotionis testimonium reddiderint ante imaginem eiusdem B. Mariae Virginis Immaculatae, publicae venerationi expositam, addita Orationis Dominicae ac Symboli Fidei recitatione et aliqua invocatione ad B. Mariam Virginem sine labe originali conceptam (e. g. «Tota pulchra es, Maria, et macula originalis non est in te», «Regina sine labe originali concepta, ora pro nobis»).

    Christifideles denique, ob infirmitatem vel aliam legitimam causam impediti, idem plenariae Indulgentiae donum ipsa die consequi poterunt in propria domo vel ubicumque fuerint, si, elongato animo a quocumque peccato et proposito concepto supradictas condiciones, cum primum eis possibile erit adimplendi, sese spiritu et desiderio unierint intentionibus Summi Pontificis in precibus ad Beatissimam Virginem Immaculatam, et Orationem Dominicam ac Symbolum Fidei recitaverint.

    Praesenti pro hac vice tantum valituro. Contrariis quibuscumque minime obstantibus.

    Datum, Romae, ex aedibus Paenitentiariae Apostolicae, die XVIII mensis Novembris anno MMV, in Dedicatione basilicarum Ss. Petri et Pauli, apostolorum.

    IACOBUS FRANCISCUS S.R.E. Card. STAFFORD
    Paenitentiarius Maior

    Ioannes Franciscus Girotti, O.F.M. Conv.
    Regens

    fonte: Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede

  3. #3
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    Testo in lingua italiana

    D E C R E T O

    È concessa ai fedeli l'Indulgenza plenaria
    l'8 Dicembre del corrente anno,
    solennità dell'Immacolata Concezione della B. Vergine Maria,
    quarantesimo anniversario
    da quando il Servo di Dio Paolo VI, Sommo Pontefice,
    concluse il Concilio Vaticano II

    Le opere meravigliose e i benefici di Dio verso il suo popolo devono sempre essere ricordati con rendimento di grazie, e ciò in special modo in quei giorni di festa anniversari di eventi che sono stati della massima importanza per la vita della Chiesa.

    Ora è vicino l'8 Dicembre, giorno sacro all'Immacolata Concezione della B. Vergine Maria, nel quale si compiranno quarant'anni da quando il Servo di Dio Paolo VI, Sommo Pontefice, che già aveva proclamato la Vergine Maria Madre della Chiesa, chiudendo il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, dedicava grandi lodi alla Madonna, la quale, in quanto Madre di Cristo, è Madre di Dio ed è Madre spirituale di tutti noi.

    In questa solennità il Sommo Pontefice Benedetto XVI, quando a Roma renderà pubblico omaggio di lode alla Vergine Immacolata, desidera vivamente che tutta la Chiesa si unisca col cuore a Lui affinché i fedeli tutti, uniti nel nome della Madre comune, siano ognor più rafforzati nella Fede, aderiscano con maggiore dedizione a Cristo e amino i fratelli con più fervente carità: da qui provengono, come ha insegnato con grande sapienza il Concilio Vaticano II, le opere di misericordia verso gli indigenti, l'osservanza della giustizia, la tutela e la ricerca della pace.

    Perciò il Beatissimo Padre, al quale sta molto a cuore che aumentino l'amore e la fiducia dei fedeli verso la Vergine Madre di Dio e che la loro vita, con l'aiuto e con l'esempio di santità di Lei, si conformi fedelmente ai sapienti insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, nella comunione gerarchica con Lui e con i propri Vescovi, ha benevolmente concesso il dono dell'Indulgenza plenaria, ottenibile alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni dello stesso Sommo Pontefice), con l'animo totalmente distaccato dall'affetto verso qualunque peccato, nella prossima solennità dell'Immacolata Concezione, dai fedeli, se parteciperanno ad un sacro rito in onore della stessa, o almeno offriranno un'aperta testimonianza di devozione mariana davanti ad una immagine della Madonna Immacolata esposta alla pubblica venerazione, aggiungendo la recita del Padre Nostro e del Credo e una qualche invocazione all'Immacolata (ad es. «Tutta bella sei, Maria, e in te non c'è macchia originale», «Regina, concepita senza peccato originale, prega per noi»).

    Infine anche i fedeli, impediti per infermità o per altra giusta causa, nel medesimo giorno potranno ottenere lo stesso dono dell'Indulgenza plenaria in casa propria o dovunque si trovino, purché, con l'animo distaccato da ogni peccato e con il proposito di compiere le suddette condizioni, appena sarà loro possibile, si uniscano nello spirito e nel desiderio alle intenzioni del Sommo Pontefice in preghiere alla Madonna Immacolata e recitino il Padre nostro e il Credo.

    Il presente Decreto ha vigore per questa volta soltanto. Nonostante qualunque contraria disposizione.

    Dato a Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 18 Novembre 2005, nella Dedicazione delle basiliche dei Ss. Pietro e Paolo, apostoli.

    JAMES FRANCIS S.R.C. Card. STAFFORD
    Penitenziere Maggiore

    Gianfranco Girotti, O.F.M. Conv.
    Reggente

  4. #4
    Alfonso79
    Ospite

    Predefinito

    Chiusura del Concilio Vaticano II e festa dell'Immacolata: che meravigliosa coincidenza!

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
    Data Registrazione
    25 Apr 2005
    Località
    Varese
    Messaggi
    6,420
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A quarant’anni dal Vaticano II Walter Brandmüller sottolinea l’originalità di un’assise che «non emanò né leggi né giudizi, ma fece del Vangelo la guida al mondo d’oggi»

    www.avvenire.it
    Concilio, passi dentro la storia

    «Non furono espresse condanne dottrinali: come disse Giovanni XXIII, oggi la Chiesa preferisce piuttosto dimostrare la validità delle sue dottrine e far uso della medicina della grazia»

    «Anche Joseph Ratzinger rilevò che possiamo rendere davvero degno di fede il Vaticano II se lo rappresentiamo chiaramente così com’è: parte della tradizione unica e totale della Chiesa »

    Di Walter Brandmüller*



    Il Vaticano II (1962-1965) è stato il Concilio dei superlativi. Mai nella storia della Chiesa un Concilio era stato preparato così intensamente. Certo, anche il Vaticano I (1869-1870) è stato molto ben preparato e probabilmente la qualità teologica dei suoi schemi preparatori era addirittura migliore. Ma il numero delle sollecitazioni e delle proposte inviate da tutto il mondo e la loro utilizzazione nel Vaticano II superarono quanto che c'era stato fino ad allora.


    Il Vaticano II si è dimostrato visibilmente il Concilio dei superlativi già quando l'enorme numero di 2440 vescovi entrarono nella basilica di San Pietro. Se il Vaticano I con i suoi 642 padri circa aveva trovato posto nel transetto destro della basilica, ora aula conciliare era l'intera navata centrale. Nel secolo intercorso fra i due Concili la Chiesa non rivendicava soltanto il ruolo di Chiesa universale ma lo era diventata davvero. E mai si era verificato, come nel 1962, che un migliaio di giornalisti di tutto il mondo fosse accreditato al Concilio. Così il Vaticano II è stato anche il Concilio più conosciuto di tutti i tempi, divenendo un evento mediatico mondiale di prima grandezza.


    Altre particolarità di questo Concilio lo fanno spiccare sugli altri. I Concili esercitano le supreme funzioni magisteriali, legislative, giudiziarie, sotto e con il Papa, al quale tutte queste funzioni spettano anche senza Concilio. Non tutti i Concili hanno esercitato ciascuna di queste funzioni. Se il primo Concilio di Lione (1245), con la scomunica e deposizione dell'imperatore Federico II, ha agito come tribunale e ha emanato leggi, il Vaticano I non ha giudicato né emanato leggi, ma ha deliberato esclusivamente su questioni di dottrina. Il Concilio di Vienne (1311-1312) invece ha giudicato, emanato leggi e deliberato su questioni di fede, e lo stesso hanno fatto i Concili del Quattrocento.


    Il Vaticano II invece non ha giudicato né emanato leggi e neppure deliberato in modo definitivo su questioni di fed e e piuttosto ha realizzato un nuovo tipo di Concilio, considerandosi un Concilio pastorale, quindi spirituale, che voleva avvicinare la dottrina del Vangelo in modo attraente perché facesse da guida al mondo di oggi. In particolare non ha espresso condanne dottrinali, come disse con chiarezza Giovanni XXIII nel discorso di apertura: «La Chiesa si è sempre opposta alle eresie. Spesso le ha condannate con la massima durezza»; oggi invece «la Chiesa preferisce fare uso della medicina della grazia», perché «crede che essa corrisponda alle esigenze dell'epoca attuale, preferendo dimostrare la validità delle sue dottrine piuttosto che esprimere condanne». Anche se, alla luce degli sviluppi storici, il Vaticano II si sarebbe rivelato lungimirante se, sulle orme di Pio XII, avesse trovato il coraggio di condannare espressamente il comunismo.


    Invece il timore di pronunciare condanne dottrinali e definizioni dogmatiche ha fatto sì che alla fine i testi conciliari risultino tra loro diversi: così, per esempio, le costituzioni dogmatiche Lumen gentium sulla Chiesa e Dei Verbum sulla rivelazione divina possiedono il carattere e la natura di documenti dottrinali, ma senza definizioni vincolanti, mentre secondo il canonista Klaus Mörsdorf la dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae «prende posizione senza un contenuto normativo evidente». I testi del Vaticano II possiedono quindi un grado molto diverso di obbligatorietà e anche questo è un elemento assolutamente nuovo nella storia dei Concili.


    Paragoniamo poi il Vaticano II con il primo Concilio di Nicea (325), con il Tridentino (1545-1563) e il Vaticano I tenendo conto delle rispettive conseguenze. Salta agli occhi che dopo i due Concili vaticani si è arrivati a uno scisma. Nel 1871 i "vecchi cattolici" per protesta contro le definizioni del primato e dell'infallibilità del Papa si separarono dalla Chiesa, e nel 1988 l'arcivescovo Lefebvre e i suoi sostenitori hanno scelto lo s cisma. Per quanto appaiano opposti, i due movimenti concordano nel rifiuto dei legittimi sviluppi nella dottrina e nella vita della Chiesa, fondato su un rapporto distorto con la storia.

    La speranza deve scaturire proprio dall'esperienza della storia e i Concili hanno bisogno di un lungo respiro, il respiro della storia. Dopo il primo Concilio di Nicea sono cominciate lotte religiose che crebbero di asprezza e violenza prima che alla fine s'imponesse il dogma niceno confermato dal Concilio di Calcedonia (451), attraverso vicende durate oltre un secolo. Si può fare un paragone anche con la fase successiva al Tridentino, che ha avuto come conseguenza una straordinaria fioritura missionaria, religiosa e culturale dell'Europa rimasta cattolica: Hubert Jedin ha parlato di "miracolo di Trento". Ma sbaglieremmo se ritenessimo che questa fioritura si sia prodotta di colpo: dopo la conclusione del Concilio passò quasi un secolo prima che i suoi decreti dogmatici e di riforma mostrassero efficacia su larga scala.


    Quasi ogni Concilio, e naturalmente anche il Vaticano II, per struttura, svolgimento e contenuto possiede la sua inconfondibile peculiarità, ma ha in comune con tutti gli altri il fatto che sotto l'aspetto formale in ognuno è stata esercitata collegialmente la suprema autorità dottrinale e pastorale. Dal punto di vista dei contenuti si tratta della presentazione, dell'interpretazione e dell'applicazione della tradizione, alla quale ogni concilio dà il suo contributo specifico. Questo non può ovviamente consistere in un'aggiunta di nuovi contenuti al patrimonio di fede della Chiesa.

    E neppure in un'eliminazione delle dottrine fino a quel momento tramandate. È piuttosto un processo di sviluppo, chiarimento e distinzione che si sta compiendo, con l'assistenza dello Spirito Santo, e attraverso questo processo ogni concilio con il suo definitivo annuncio dottrinale s'inserisce come parte integrante nella tradizione complessiva della Chiesa. Per questo i Concili guardan o sempre avanti, verso un annuncio dottrinale più ampio, più chiaro, più attuale, mai all'indietro. Un Concilio non può contraddire i suoi antecedenti, ma solo integrare, precisare, proseguire.
    Tutto ciò vale anche per il Vaticano II. Anch'esso non è né più né meno che un Concilio fra gli altri, accanto e dopo altri, non al di sopra né al di fuori, ma all'interno della serie dei Concili generali della Chiesa. Anche il Vaticano II riconosce la sua collocazione nel solco della tradizione. La quantità di richiami alla tradizione nei testi del Vaticano II è impressionante.

    Il Concilio accoglie diffusamente la tradizione citando i Concili, in particolare il Fiorentino (1439-1442), il Tridentino e il Vaticano I, le encicliche di numerosi Papi, la letteratura patristica e i grandi teologi, primo fra tutti Tommaso d'Aquino, come fonti alle quali attinge.


    Il cardinale Joseph Ratzinger, in un incontro di qualche anno fa, ha parlato di «un isolamento oscuro del Vaticano II» e ha detto: «Alcune descrizioni suscitano l'impressione che dopo il Vaticano II tutto sia diventato diverso e che tutto ciò che è venuto prima non potesse essere più considerato o potesse esserlo soltanto alla luce del Vaticano II. Il Vaticano II non viene trattato come una parte della complessiva tradizione vivente della Chiesa, ma come un inizio totalmente nuovo. Sebbene non abbia emanato alcun dogma e abbia voluto considerarsi più modestamente al rango di Concilio pastorale, alcuni lo rappresentano come se fosse per così dire il superdogma, che rende tutto il resto irrilevante», mentre «possiamo rendere davvero degno di fede il Vaticano II se lo rappresentiamo molto chiaramente così com'è: un pezzo della tradizione unica e totale della Chiesa e della sua fede».


    In effetti, negli anni postconciliari era di moda paragonare la Chiesa a un cantiere, in cui si facevano demolizioni e nuove costruzioni o ricostruzioni. Spesso l'ordine di Dio ad Abramo di andarsene dal suo paese era interpretato come un'esor tazione alla Chiesa ad abbandonare il suo passato e la sua tradizione. Si parlava con entusiasmo di partenza della nave di Pietro e del suo viaggio verso nuove sponde. Si predicava la partenza in direzione dell'ignoto, del lontano, del nuovo e la parola tradizione era diventata un insulto. Al contrario, bisogna ribadire con forza che un'interpretazione del Vaticano II al di fuori della tradizione contrasterebbe con l'essenza della fede. Su questo sfondo anche la distinzione così in voga tra "preconciliare" e "postconciliare" è molto dubbia sul piano teologico e su quello storico. Un Concilio non è mai un punto di arrivo o di partenza sul quale possa essere scandita la storia della Chiesa o addirittura la storia della salvezza.


    Ci sarà un Vaticano III? Non sorprende che alcuni abbiano avanzato una richiesta di questo tipo, anche da parti opposte. Secondo alcuni dovrebbe riunirsi un nuovo Concilio che finalmente abbatta le barriere, realizzi la democratizzazione della Chiesa, consenta l'accesso ai sacramenti a coloro che dopo un matrimonio fallito hanno contratto una nuova unione, apra la strada al matrimonio dei sacerdoti e al sacerdozio femminile, e porti alla riunificazione dei cristiani divisi. Altri pensano che la confusione e la crisi dell'irrequieto periodo postconciliare avrebbero bisogno urgentemente di un Vaticano III che metta ordine e faccia da guida.

    Una cosa è certa: anche questo nuovo eventuale concilio - magari Nairobiense o Moscoviense - si collocherebbe nel solco della tradizione e sarebbe solo un altro elemento di questa venerabile serie. In ogni caso il Vaticano II non è stato né l'inizio né la fine della storia conciliare e abbiamo il compito di realizzarlo, prima di parlare del futuro.

    *presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    Servitore dell'Unico
    Data Registrazione
    25 Feb 2005
    Messaggi
    990
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Caterina63
    Ci sarà un Vaticano III? Non sorprende che alcuni abbiano avanzato una richiesta di questo tipo, anche da parti opposte. [...]
    Altri pensano che la confusione e la crisi dell'irrequieto periodo postconciliare avrebbero bisogno urgentemente di un Vaticano III che metta ordine e faccia da guida.
    Con l'augurio...
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
    Data Registrazione
    25 Apr 2005
    Località
    Varese
    Messaggi
    6,420
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Talib
    Con l'augurio...
    Inevitabile....ci sarà, ma non ci interessa il quando piuttosto il come arrivarci...
    senza una più profonda unità un futuro Concilio sarebbe più una IMPOSTAZIONE UMANA per svariati motivi PERSONALISTICI, anzichè essere, come avvenne per il Vaticano II UNA ISPIRAZIONE DELLO SPIRITO SANTO ad un Papa grande, vecchio, malato........san Paolo dice "è quando sono debole che allora sono forte" in questa debolezza di Papa Giovanni XXIII, definito per alcuni stoli un Papa di TRANSIZIONE........come se lo Spirito Santo si servisse di "supplenti" in attesa di decisionioni migliori.........insomma in questa debolezza emerse invece la potenza dello Spirito Santo e il Vaticano II fu quel capolavoro che stiamo solo oggi imparando a conoscere........

    Ergo nessuna meraviglia dire "un Concilio Vaticano III", nell'attesa che lo Spirito Santo LO DECIDA...... nostro compito è intanto APPIANARE le divisioni cercando quanto più possibile l'unità almeno nelle questioni Ecclesiali di materia sociale, etica e morale dove resta assurdo che possano esistere Chiese che credono in dottrine contrarie alla morale del Vangelo......

    I veri Cattolici non vivono nell'ansia o nell'angosciosa attesa o peggio nella PARANOIA di un nuovo Concilio sperando che CANCELLI O ANNULI il precedente....... tanto è che la Santa Chiesa li riconosce tutti e a tutti fa riferimento, un Concilio non potrebbe annulklare un precedente validamente vissuto.....
    I veri cattolici vivono L'OGGI lasciando che il domani possa godere della testimonianza data OGGI.....

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
    Lefevriano in attesa
    Data Registrazione
    02 Jun 2005
    Messaggi
    619
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    il Concilio è passato. Obbediamo divoti a tutto quello che è stato fatto: extra Ecclesia nulla salus. Anche se non ci piace.
    †Extra Ecclesia nulla salus†

  9. #9
    Dal 2004 con amore
    Data Registrazione
    15 Jun 2004
    Località
    Attorno a Milano
    Messaggi
    19,247
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Concilio Vaticano II: 40 anni dopo.

    QUARANTA ANNI DOPO
    L’8 dicembre del 1965 si chiudeva il Concilio che Paolo VI aveva accolto e guidato all’insegna del massimo confronto tra i partecipanti. Parla il segretario particolare, Pasquale Macchi

    «A fianco del Pontefice
    che si donò al Vaticano II»


    «Portare a tutti quel che i padri conciliari avevano vissuto e pensato: questo fu il dopo Concilio, il gravoso compito di Papa Montini di fronte a interpretazioni parziali o distorte dell'evento»


    Di Giorgio Basadonna

    Paolo VI come accolse e guidò il Concilio voluto dal suo predecessore, Giovanni XXIII? L'abbiamo chiesto a chi ha accompagnato tutto il cammino di Giovanni Battista Montini fin dagli anni dell'episcopato milanese: il suo segretario particolare, monsignor Pasquale Macchi.

    Il mattino del 25 gennaio Giovanni XXIII annunciò il Concilio. Come accolse la notizia l'arcivescovo Montini?

    A meno di tre mesi dalla sua elezione, Papa Roncalli scuote la Chiesa e l'opinione pubblica col suo annuncio: «Pronunzio innanzi a voi tremando un poco di commozione ma insieme con umile risolutezza di proposito, la proposta di un Concilio generale per la Chiesa universale». Ricordo che Montini, appena appresa la notizia, si recò in cappella a pregare e si mise subito a pensare come coinvolgere l'arcidiocesi di Milano in questa avventura dello Spirito. Il giorno dopo inviò una comunicazione alla diocesi accendendo gli animi d'entusiasmo: «Noi dobbiamo comprendere l'ora di Dio. Dobbiamo innalzare un grido di riconoscenza al Papa nostro che dischiude alla Chiesa un così alto cammino, e al mondo così benefici pensieri». Per la quaresima del 1962 la sua annuale lettera si intitolò Pensiamo al Concilio; il 12 settembre di quell'anno radunò al santuario di Caravaggio i vescovi e i sacerdoti della Lombardia per invocare la protezione della Madonna sul Concilio che si sarebbe aperto nel mese seguente. Come membro della Commissione centrale preparatoria del Concilio vide nella mancanza di un disegno organico ideale e logico un pericolo per il suo svolgimento; in una lettera al Segretario di Stato, il cardinale Cicognani, formulò alcune proposte concrete per rendere possibili «le grandi finalità che il Santo Padre ha prefisso». Da Roma ogni settimana inviava alla diocesi una lettera in cui ricordava quanto era stato fatto nella assemblea conciliare. Sono le Lettere dal Concilio.

    L'idea di continuare il Concilio nonostante la morte di chi l'ave va voluto è venuta dalla mente e dal cuore del nuovo Papa, o è stato costretto da qualche segreta pressione?

    Non c'era bisogno di nessuna pressione su chi aveva accettato e preparato e vissuto la prima sessione! Anzi, devo dire che se mai le pressioni furono in senso contrario. Basterebbe rileggere il suo discorso all'apertura della seconda sessione, nel settembre successivo alla sua elezione, per capire con quale animo e con quale tensione spirituale stava vivendo il Concilio iniziato. Ma già nel discorso d'inizio del suo pontificato affermò con forza: «Riprenderemo la celebrazione del Concilio ecumenico e chiediamo a Dio che questo grande avvenimento confermi nella Chiesa la fede, ne rinfranchi le energie morali». Perché il lavoro conciliare potesse produrre frutti concreti seguendo umilmente le ispirazioni dello Spirito, ne indicò gli scopi principali: «La conoscenza, o se così piace dire, la coscienza della Chiesa, la sua riforma, la ricomposizione di tutti i cristiani nella unità, il colloquio della Chiesa con il mondo contemporaneo».

    Il Papa seguiva tutto il Concilio, oppure lasciava fare ai Padri conciliari e si preoccupava di tutte le altre questioni del governo della Chiesa?

    Mi pare una domanda inutile! Tra le tante questioni della vita della Chiesa, c'era il Concilio con tutti i suoi legami con la vita della Chiesa, con quanto la Chiesa aveva iniziato e con quanto via via le decisioni conciliari generavano nell'animo dei fedeli. Già Giovanni XXIII aveva chiamato teologi come osservatori; Paolo VI ne aumentò il numero con persone di denominazioni cristiane non cattoliche. Certo, Paolo VI desiderava e rispettava l'espressione personale dei partecipanti, le proposte, le richieste di ciascuno, perché il dialogo fosse sempre più ricco profondo. Per questo accompagnò tutto il cammino del Concilio seguendo i dibattiti in San Pietro attraverso un apparecchio televisivo installato nel suo appartamento privato. Proprio durante la seconda sessi one Paolo VI offrì alla Chiesa e al mondo la sua prima enciclica, la Ecclesiam suam dove, senza invadere il lavoro conciliare, presentò la sua visione ecclesiale, fondata sul dialogo come apertura e ricerca della verità ispirata da Dio. Arricchì la riflessione comune senza imporre una particolare linea.
    I viaggi di Paolo IV durante il Concilio furono una «distrazione» o invece un'espressione coerente di quanto stava avvenendo nella Basilica vaticana?
    Se lei ricorda i luoghi raggiunti da Paolo VI in quegli anni, vede come abbiano rispecchiato elementi del lavoro conciliare. Il primo viaggio portò un Papa per la prima volta in Terra Santa: un pellegrinaggio di fede «per rendere onore a Gesù Cristo nella sua terra». Poi si recò in India, dopo aver rinunciato alla tiara e donato il ricavato ai poveri; a New York offrì all'Onu la parola e l'impegno di pace universale che fioriva nel Concilio, con il suo grido ripetuto mai più la guerra, mai più! Fu un modo per iniziare subito a realizzare l'insegnamento del Concilio, e per «esportarlo» fuori dal Vaticano.
    La conclusione del Concilio con la consegna dei messaggi ai rappresentanti delle varie attività ed espressioni dell'umanità, fu davvero la fine di quell'immensa e universale affermazione della Chiesa cattolica?
    Un Concilio, come qualunque espressione del pensare e dell'amare dell'uomo, non finisce mai, anche se sottostà a delle scadenze. Quel che va ricordato e sottolineato è il «dopo-concilio»: la volontà di far vivere a tutti quanto i padri conciliari hanno pensato e proposto. È stato questo il gravoso impegno di Paolo VI, la sua continua preoccupazione sia realizzando quelle riforme volute dal Concilio - la riforma della Curia romana, la riforma liturgica, l'attuazione dei Sinodi particolari, la rinascita dei diaconi eccetera- sia aiutando un'onesta e concreta trasformazione della vita cristiana secondo i dettami del Concilio. Sappiamo che non fu un impegno facile: si confondeva l'aggiornamento della Chiesa richiesto da Giovanni XXIII, con cambiamenti, scelte morali e atteggiamenti generali non in regola con l'insegnamento conciliare. E tutti sappiamo il dolore di certe fratture avvenute nella Chiesa per una parziale o distorta interpretazione delle linee conciliari, dolore che feriva profondamente il cuore di Paolo VI, infaticabile difensore dell'unità della Chiesa.

    Se volessimo riassumere il ruolo di Paolo VI rispetto al Concilio, cosa potremmo dire?

    Paolo VI il Papa del Concilio, si dice, ed è vero: il Papa dell'uomo riscattato e ridonato alla sua dignità divina, il Papa della santità della Chiesa aperta a tutta l'umanità, il Papa della verità ricercata e sofferta nella comunione universale; il Papa, posso aggiungere, della divina dolcezza di Gesù offerta e trasmessa al cuore dell'uomo, e io l'ho sperimentata nell'uomo di Dio Paolo VI.



    Avvenire - 7 dicembre 2005

  10. #10
    Dal 2004 con amore
    Data Registrazione
    15 Jun 2004
    Località
    Attorno a Milano
    Messaggi
    19,247
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    INTERVISTA
    A 40 anni dalla chiusura, parla il teologo tedesco Otto Hermann Pesch: un evento centrale, fra rispetto della viva tradizione e slancio in avanti

    I cento passi del Concilio

    «Niente sarebbe peggiore per la Chiesa che si trasformasse in museo di una religiosità che non c'è più. Quanto alla crisi della fede, è avvenuto il contrario»


    Di Pierangelo Giovanetti

    Per la Queriniana ha appena pubblicato il libro Il Concilio Vaticano II, un'opera omnia a quarant'anni dalla sua conclusione. Otto Hermann Pesch, grande studioso di Martin Lutero («la voce più autorevole nel mondo cattolico», secondo la definizione che ne diede pubblicamente l'allora cardinal Joseph Ratzinger), è tra i maggiori teologi tedeschi viventi. Allievo di Karl Rahner, ha insegnato per lunghi anni all'università di Amburgo.

    Professor Hermann Pesch, come ha cambiato la Chiesa il Concilio Vaticano II?

    «Il cambiamento più profondo è avvenuto nel modo di pensare, nel porsi come Chiesa, nel rapporto fra laici e clero. Molti di questi cambiamenti erano cominciati già da tempo, solo che restavano nascosti sotto l'esteriorità di una Chiesa centralistica. Il Concilio quindi non è stato l'origine di questi cambiamenti, ma li ha resi pubblici, incoraggiati, favoriti. Dovendo indicare quattro tra le maggiori novità del Vaticano II, direi: la riforma della liturgia, la "svolta copernicana" nel campo della libertà religiosa, l'entrata ufficiale nel movimento ecumenico e il rivolgersi in maniera profetica al "mondo di oggi».

    Si discute spesso sullo "spirito del Concilio", ritenuto da alcuni una sorta di nebulosa, non ben definita.

    «Chi ne parla come qualcosa di nebuloso, probabilmente è perché lo vorrebbe scansare, limitandosi ad un'interpretazione letterale delle decisioni prese. Al Concilio ci fu infatti una piccola, ma influente minoranza di padri conciliari che spinsero - in contrasto con le direttive indicate dal Papa - per indebolire la portata dei cambiamenti dei testi approvati dando ad essi un certo criterio d'interpretazione. In realtà il Concilio fu un evento, come gli atti del dibattito testimoniano e come la maggioranza dell'episcopato mondiale ha approvato, dove i vescovi di tutto il mondo hanno avuto occasione di trovarsi, discutere, confrontarsi. Quindi le decisioni prese sono frutto di questa elaborazione strao rdinaria. Questo è lo spirito del Concilio».

    A quarant'anni di distanza, c'è chi sostiene che le aperture del Concilio hanno favorito l'indebolimento della Chiesa e la crisi della fede. E' così?

    «Credo sia una sciocchezza. Un certo stile del credere e della vita ecclesiale è morto col Concilio. Ma mi pare che questo è stato un bene per la credibilità della Chiesa e per la sua proposta. Certo, la Chiesa ha il compito di tenere viva la tradizione. Ma viva appunto. Niente sarebbe peggiore per la Chiesa, che si trasformasse in museo di una religiosità che non c'è più. Quanto alla crisi della fede, è avvenuto il contrario. Il Concilio non ne è stato la causa, ma si è sviluppato proprio per reagire ad essa. Un certo modo di essere Chiesa è stato la causa di un allontanamento dalla fede».

    La Chiesa del dopo-Concilio ha mutato atteggiamento verso il mondo e la società. Fu una svolta profetica o ci fu anche dell'ingenuo ottimismo?

    «La Chiesa non ha ceduto la sua posizione di potere, ma è stata costretta a cederla, perché in un mondo diventato sempre più plurale, secolarizzato e multiculturale non le era più possibile mantenere una pretesa di monopolio politico e sociale. Nello stesso tempo, però, la Chiesa si è resa conto che la sua missione nel mondo è tanto più efficace, quanto viene esercitata senza mezzi di potere e senza chiedere privilegi allo Stato. La Chiesa si è fatta - con più forza rispetto a prima del Concilio - paladina degli oppressi, sostenitrice della pace, della giustizia sociale. E facendo questo non si è tirata indietro anche da conflitti con i poteri politici. Insomma, meno potere politico dà alla Chiesa più libertà e più forza».

    Per molti credenti, il Vaticano II rimane legato soprattutto alla riforma liturgica e alle novità della Messa. Nonostante queste, però, le Chiese del dopo-Concilio hanno continuato a svuotarsi. Cosa non ha funzionato?

    «Le chiese hanno cominciato a svuotarsi ben prima del Concilio. Mantenere una messa in cui non si capisce una parola non avrebbe giovato a far aumentare il numero dei fedeli. Problemi ci sono stati invece nell'attuazione della riforma. Non basta, infatti, l'adozione della lingua nazionale e lo spostamento dell'altare, se le messe rimangono di routine, smorte o celebrate di corsa per adempiere il precetto. O, all'opposto, se il celebrante si presenza come un intrattenitore televisivo. Se nella celebrazione eucaristica non c'è posto per il silenzio e la riflessione, se la liturgia non è preparata con intelligenza e sensibilità, capisco che qualche piccolo gruppo possa avere nostalgia della Messa preconciliare. Ma la strada vera è quella indicata dal Concilio, che alla dignità e alla bellezza della liturgia unisce la partecipazione attiva della comunità».

    Secondo lei il Concilio è penetrato pienamente nella Chiesa?

    «La proposta cristiana va presentata in modo che tocchi gli uomini nel profondo. Cioè deve incontrarli nella loro vita, di fronte alla loro situazione, ai loro problemi, nelle loro difficoltà spirituali e materiali in cui versano, di fronte al loro dolore. La fede è un'azione libera del cuore, e il cuore non può essere costretto, va conquistato. Abbiamo bisogno, perciò, di predicatori che sappiano parlare agli uomini d'oggi, di insegnanti di religione persuasivi nella loro testimonianza, di scrittori che esercitino fascino spirituale, di teologi che, nella piena fedeltà alla Chiesa, ma anche in piena libertà di parola e senza paura dei conflitti, sappiano declinare il messaggio evangelico nel suo significato per il mondo di oggi».
    Secondo lei, in quali campi il Concilio non è stato ancora attuato?
    «Il Concilio Vaticano II è il futuro della Chiesa nel XXI secolo. Per questo bisognerà portarlo a compimento in alcuni ambiti. Innanzitutto verso un'effettiva collegialità fra i vescovi e il Papa, con una considerazione maggiore per le situazioni e i problemi delle Chiese locali. Poi c'è bisogno di un effettiv o coinvolgimento dei laici da parte dei pastori nello spirito del dialogo come via di ricerca della verità nella Chiesa; ci vuole un'effettiva discussione a cuore aperto sulle persistenti disparità di diritti delle donne nella Chiesa; occorrono effettivi avanzamenti sulla strada dell'ecumenismo, bloccata da ambedue le parti con argomenti secondo me non sempre sostenibili».


    Avvenire - 6 dicembre 2005

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. L'inverno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II
    Di Giò nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-11-13, 15:04
  2. Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 24-03-10, 23:44
  3. Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 27-12-09, 19:07
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-09-09, 14:22
  5. Vaticano II: Concilio ecumenico o Concilio generale?
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 24-07-07, 15:42

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito