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Discussione: Il Sangue di Cristo

  1. #1
    Orgoglio salentino!
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    Predefinito Il Sangue di Cristo

    Sto leggendo il libro "Il Sangue di Cristo, Sacramento della nostra redenzione" di Padre Raimondo Spiazzi. Se lo avete letto, vorrei sentire qualche vostro commento.
    W Cristo Re!

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Ho diversi libri di Padre Spiazzi.........questo non lo conoscevo......

    se vuoi posso parlarti di lui ho avuto la gioia di averlo come amico da quando avevo tre anni.... la gioia che ci ha sposati lui 21 anni fa ed ha battezzato il primo figlio.....veramente una persona speciale... e che tanto mi ha sostenuto negli anni difficli della coversione e della comprensione della nostra Fede....
    L'Ordine Domenicano ha perso un grande sostegno e ha guadagnato un grande santo.......io ho guadagnato un grande Angelo e so che ci protegge sempre.....

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Se vi può interessare di Padre Spiazzi un libro "facile"

    ........"Contro questa specie di modernismo morale, giuridico, sociale, non meno condannevole del noto modernismo dogmatico, occorre pertanto richiamare quelle dottrine e quelle prescrizioni, che abbiamo detto; occorre risvegliare in tutti quello spirito di fede, di carità soprannaturale e di cristiana disciplina, che solo può dare la loro retta intelligenza ed imporre la loro osservanza. Tutto questo occorre più che mai fare con la gioventù, massime poi con quella che si avvia al Santuario, perché nella generale confusione non sia, come dice l’Apostolo, "portata intorno da ogni vento di dottrina per i raggiri degli uomini, per le astuzie onde seduce l’errore" [Lettera agli Efesini, 4, 14]"
    (Enciclica Ubi arcano, del 23-12-1922, N. 24, in I documenti sociali della Chiesa. Da Pio IX a Giovanni Paolo II (vol. I.: dal 1864-1965), a cura e con introduzioni di padre Raimondo Spiazzi O.P., 2a ed. aggiornata, Massimo, Milano 1988, pp. 224-225).

    ........

    lo suggerisco per comprendere certi passaggi all'interno della Chiesa
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    San Domenico e la devozione

    al Santo Rosario

    Tratto da "San Domenico e il monastero di San Sisto all'Appia" - Raccolta di studi storici, tradizioni e testi d'archivio, a cura di p. Raimondo Spiazzi o.p


    --------------------------------------------------------------------------------

    Che S. Domenico sia stato il primo ad istituire la devozione del Rosario è opinione comune, che viene confermata nelle Bolle di Leone X, Pio V, Gregorio XIII. Sisto V ed altri Pontefici, i quali hanno scritto: "Rosarium almae Dei Genitricis istitutum per B. Dominicum Ord. Fratrum Praedicatorum, auctorem, Spiritu Sancto, ut creditur, afflatum excogitatum". Perciò non possono sorgere dubbi. Ed anche se è accertata l'antichissima tradizione di questo modo di pregare - l'uso del Pater noster e buona parte dell'Ave Maria ebbe inizio ai tempi degli Apostoli è altrettanto vero che il modo particolare di recitare l'orazione domenicale e l'Ave Maria (quindici Pater noster e 150 Ave Maria) fu introdotto solo da S. Domenico con il preciso intento di far meditare sui misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Questa forma di preghiera mentale ed orale è tanto più nobile e degna, perché abbraccia tutti i principali eventi della vita, della morte e della gloria di Gesù Cristo ed i principali misteri della nostra fede. Ma in quale anno il Santo Patriarca cominciasse a diffondere il Rosario e ad istituire la sua Campagna non è facile dire.

    Alcuni storici vogliono che il Patriarca predicasse il Rosario e ne promovesse l'istituzione, mentre in Francia combatteva contro gli eretici albigesi. Nel 1209, secondo il Castiglio; nel 1210, secondo altri. Questa è l'opinione comune non diversa da quanto è scritto nel libro del sant.mo Rosario di Fra Andrea Coppenste in Germania, dove è citato del Beato Alano della Rupe, rinnovatore del rosario, il suo "De dignitate psalterii B.V.M.". Religioso di vita santa e degno, quindi, di ogni fede, fu la stessa Vergine ad apparirgli ed a spingerlo alla restaurazione della pratica del rosario.

    Alano della Rupe narra che negli anni 1200 S. Domenico veniva catturato con il suo compagno Bernardo sulle coste della Spagna, vicino a S. Giacomo. Non aveva ancora fondato l'Ordine e stette alla mercé dei suoi rapitori per tre mesi, durante i quali fu posto al remo di una nave. La Madonna, mostrando di non gradire l'oltraggio fatto al suo diletto Domenico, scatenò una terribile tempesta che squassò la nave ove si faceva strazio del suo Servo. Con la nave vicina al naufragio, S. Domenico esortava i suoi carcerieri a far penitenza e ad invocare il nome di Gesù e Maria per ottenerne soccorso. Ma quelli non se ne davano per inteso ed invece di fare ammenda dei loro peccati si davano persino alla bestemmia, coprendo di percosse il servo di Dio che giudicavano pazzo. Per la loro ostinazione e il disprezzo verso le esortazioni del Santo la tempesta si fece ancor più minacciosa. Nonostante la disumana condotta dei pirati, le preghiere di S. Domenico furono così efficaci da muovere a pietà la Vergine santissima. Sarebbero stati salvati dal naufragio ed avrebbero potuto persino recuperare i carichi, che avevano già gettato in mare, se avessero promesso di recitare ogni giorno 150 Ave Maria e 15 Pater noster, meditando sui quindici misteri principali della vita e morte del nostro Redentore, e di istituire una nuova Compagnia di Cristo e di Maria. Ravveduti dalle loro scelleratezze promisero ed osservarono tutto.

    I fatti sono narrati dal beato Alano, al quale la Vergine rivelò il drammatico episodio della tempesta e la salvezza dei pirati. Che in questo modo ebbe origine il santo Rosario, oltre al beato Alano, lo dicono fra Andrea Coppenste nel suo trattato sul Rosario e fra Giovanni Michele Pio nella "Progenie dell'Ordine"; mentre altri storici asseriscono che fu proprio S. Domenico a divulgare la devozione del rosario in Francia quando contrastava l'azione degli eretici albigesi.

    Ma le esortazioni di S. Domenico alla recita del Rosario, fatte ai pirati ed ai naviganti, risalendo a otto-dieci anni prima, costituivano pur sempre un episodio limitato rispetto alla predicazione che ne fece in Francia e per la quale il nuovo modo di pregare divenne così popolare ed entusiasticamente accolto che subito se ne videro frutti spirituali e prodigiosi. Fu da quel tempo che gli storici incominciarono a parlarne e a diffonderne la pratica in tutto il mondo cristiano e persino tra gli eretici. E anzi da aggiungere che per la devozione del Santo Rosario molti tornarono nel grembo della Chiesa, riconoscendo errori e colpe passate. Né si spiega diversamente il successo che S. Domenico ottenne ovunque, se non rifacendosi alla promessa fattagli proprio dalla Vergine, quando gli disse "Eam precandi formula omnes doce".

    Le vittorie riportate contro gli Albigesi si devono in parte a questa devozione. Va ricordato che contro di loro, per ordine del Pontefice, fu promossa una crociata con 10 mila armati al comando del conte Simone di Monforte. Come se si dovesse combattere un altro Giosuè, marciarono contro il nemico con armi temporali, mentre S. Domenico, come un Mosé, combatteva spiritualmente con l'orazione e la predicazione. Fu così grande l'aiuto della Vergine a quei 10 mila soldati, armati di Rosario, che sconfissero l'esercito degli Eretici, molto più numeroso di quello cristiano di migliaia di uomini. Il fatto destò impressione in tutto il mondo e si riconobbe che la vittoria era dovuta alla forza del Santissimo Rosario.

    Si aggiunge, poi, che S. Domenico per mezzo del Rosario convertì più di cento mila Eretici, pubblici peccatori e celebri meretrici, come si legge nelle cronache, che si occupano della sua missione. Penetrò tanto nel cuore e nell'anima dei fedeli la pratica del Santo Rosario che non soltanto i religiosi di quel tempo ritenevano legge inviolabile recitare ogni giorno la santa orazione nelle chiese, nelle celle, nelle biblioteche, nei viaggi; ma persino secolari, principi, ecclesiastici, Papi, Cardinali, Imperatori, Re ed altri nobili vollero, tra le cure e gli affanni dei governi e tra delizie e piaceri, trovare tempo e modo di dedicarsi alla recita del Rosario.

    Ma per la nostra fragilità umana, col passar del tempo la devozione si intiepidì a tal punto da cadere quasi nel dimenticatoio. Ma la Vergine vegliava e cercò nuovamente di riaccenderla nei cuori dei popoli. E come ebbe nel Patriarca S. Domenico l'istitutore, così volle che un domenicano tornasse a predicare la benedetta formula di orazione. Questo domenicano fu il Beato Alano, maestro dell'Ordine.

    Intorno al 1460 il P.N. Alano si trovava in Bretagna. Celebrando una mattina la santa messa, giunto alla consacrazione, vide Gesù Cristo in croce nell'ostia che gli diceva: "Alano tu torni e crocifiggermi". Smarrito, il religioso rispose: "Signore, come è possibile che io commetta tanta scelleratezza?". Gli rispose il Signore: "Tu mi crocifiggi con i tuoi peccati d'omissione. Tu hai sapienza, ufficio e licenza di predicare il Santo Rosario e non lo fai. Il mondo è pieno di lupi e tu ti sei fatto un cane docile, incapace persino di latrare. Ti giuro che, se non ti emendi, sarai pasto dei miseri mortali". Così detto, gli fece vedere le pene infernali ed i tormenti, cui erano sottoposte le anime dannate. Soggiunse il Signore:"Hai visto quelle pene? Quello sarà il tuo posto, se tarderai ancora a predicare il mio Rosario. Va' ed io sarò con te con tutta la corte del Paradiso contro quanti cercheranno di ostacolarti". Il Beato Alano rimase vivamente intimorito. Poi ebbe una seconda visione, che lo rincuorò e gli diede nuova speranza. Il giorno dell'Assunzione stava pregando, quando il Signore si compiacque fargli conoscere quel che voleva da lui. Vide la Sant.ma Vergine entrare in Paradiso col suo Figliolo e tutti gli spiriti angelici prostrarsi dinnanzi a Lei salutandola con le parole "Ave Maria". Vide gli angeli suonare strumenti quasi a forma di Rosario e cantare "Ave Maria" ed un altro coro rispondere "Benedicta tu in mulieribus". Gli spiriti celesti offrivano il Rosario alla Vergine in gruppi di 150 per volta. Uno di loro disse al Beato Alano: "Questo numero è sacro. E presente nell'arca di Noé, nel tabernacolo di Mosé, nel tempio di Salomone, nei salmi di David, nei quali è raffigurato Cristo e Maria. Con questo numero si compiace Dio di essere lodato ed affinché tu predichi il Rosario il Signore ha voluto farti constatare quanto gli sia gradito.". Lo avvertì poi che era necessario predicare al mondo questa devozione, perché tanti erano i mali che lo sovrastavano. Ma quanti avessero lodato Iddio in quel modo ne avrebbero avuto grande giovamento; mentre coloro che lo avessero disprezzato sarebbero stati compiti da calamità. Vide ancora che i castighi minacciati al mondo erano dovuti ai tre vizi capitali: lascivia, avarizia, superbia. A tali vizi era rimedio il Rosario. Vide poi la S.ma Trinità incoronare Maria Imperatrice del Cielo, la quale rivolta al Beato Alano disse: "Predica quanto hai visto e sentito. E non temere perché io sarò sempre con te e con tutti i devoti del mio Rosario". Ed egli incominciò a predicare questa devozione, ottenendo ovunque grandi frutti spirituali.

    Sapeva bene il santo Pontefice Pio V quanta forza avesse il Rosario nel debellare i nemici di Dio. Glielo insegnava l'esperienza e la fiducia che riponeva nella Vergine e in S. Domenico. Se ne giovò per reprimere l'orgoglio dell'Imperatore Ottomano, che già insuperbito per le passate vittorie, mirava ad estendere il suo potere su Roma. Ma fu umiliato dalle preghiere del santo Pontefice e dei confratelli della Compagnia del Rosario.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    IL TEMPO, 10 LUGLIO 1997

    I TEOLOGI: UNA FUGA IN AVANTI CONTRO RESPONSABILITA' E VALORI
    di G.d.G.

    L'istituzione anche a Pisa dopo Livorno e Cascina di un Registro delle unioni civili presso l'Anagrafe Comunale ha destato una levata di scudi da parte di teologi e moralisti.
    Il fatto di dare rilevanza giuridica a coppie coabitanti o conviventi - anche dello stesso sesso - viene descritto dal francescano padre Gino Concetti su "L'Osservatore Romano" di oggi, come "una guerra alla famiglia". Padre Concetti definisce il provvedimento un regresso nella civilta' personalista, un premio all'egoismo elitario e liberatorio che aggiunge un'altra mina corrosiva all'istituto familiare fondato su un matrimonio regolare.

    Secondo padre Concetti "una societa' che opera una tale scelta prepara a se stessa e alle nuove generazioni un clima di deresponsabilizzazione e di fyuga da valori e da impegni che esaltano la persona".
    Per padre Raimondo Spiazzi, il teologo domenicano che e' tra i piu' noti cattedratici di Dottrina Sociale, si tratta di "un cedimento alle pressioni per dare una veste sotto l'aspetto amministrativo e giuridico a queste unioni che non hanno nulla a che fare con il matrimonio. E' uno dei tanti sintomi e fattori di una confusione di idee e di costumi che non puo' portare che a guai maggiori". "E' molto triste - afferma padre Spiazzi - che si arrivi a questi fatti, anche se la situazione e' quella che e' ed e'difficile rimediare".

    Il registro delle unioni civili - afferma il teologo domenicano - e' "un vulnus", una ferita all'istituto della famiglia, non solo come si e' sviluppato nell'ambito del cristianesimo, ma quale esiste da sempre".

    Dal diritto naturale alla codificazione romana. Il giudizio del teologo, che e' pure esaminatore apostolico del clero romano, e' molto severo:"C''e da essere desolati per lo stato a cui e' ridotta una pubblica amministrazione subordinata a pressioni di gruppi".
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    Napoléon I
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    Io conosco Amos Spiazzi, va bene lo stesso?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Napoléon I
    Io conosco Amos Spiazzi, va bene lo stesso?

    ????
    Boh!!
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
    Napoléon I
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    Negli anni '70 aveva interessanti progetti per l'Italia.

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Napoleon.....non parlarmi per enigmi.ho un solo neurone

    nel '73 avevo 10 anni.....e padre Spiazzi abitava li, nell'ala di san Sisto dove c'era il mio collegio, aveva una piccola stanza con due vani una piena e zeppa di libri, l'altra dove dormiva, molto spartano e un inginocchiatoio con il quadro della Madonna del Rosario che mi è rimasto molto impresso.....Ero stata viziata lo ammetto, ero l'unica bambina che poteva rompere le regole della Clausura e spesso andavo li perchè sapevo che ci rimediavo sempre una volta una immaginetta, una volta le caramelle......
    Una cosa ricordo........le foto con ALMIRANTE ebbi occasione di vederlo un paio di volte.....non so se è a questo a cui ti riferisci
    Mi preparò lui per la Cresima, avevo 15 anni.....e il card. Ciappi ci cresimò....
    Erano gli anni della contestazione accesa, ricordo che padre Spiazzi (siamo all fine anni 70) venne messo in discussione una volta perchè era favorevole al matrimonio dei preti diocesani...devo avere da qualche parte un volumetto di dieci pagine dove lui spiegava i lati positivi e quelli negativi del celibato dei preti e nel bilancio sosteneva che un chiarimento avrebbe favorito l'approfondimento della vocazione religiosa negli Ordini religiosi che in quegli anni respirava tutta quell'aria malsana... ..ma da quel che so, si rimise sempre all'obbedienza della Chiesa tanto che , nell'Anno Santo straordinario della Redenzione voluto da Giovanni Paolo II, padre Spiazzi fu chiamato come responsabile di alcune manifestazioni, alla segreteria del Papa........
    Lo ricordo come un uomo ed un Teologo, nonchè figlio meraviglioso di san Domenico molto mite......ascoltarlo non ti stancava mai.....

    Fraternamente Caterina
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #10
    Orgoglio salentino!
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    Smile

    Grazie Caterina,
    sempre interessanti i tuoi post!
    Ti ringrazio soprattutto per come in altri 3d hai trattato il movimento luterano, dato che in questo periodo di falso ecumenismo non se ne parla più!
    Buon Natale a te e a tutti i lettori.
    Cesare

 

 
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