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    Talking Il primo pedo-capitalista (e non sarà l’ultimo)

    Maurizio Blondet
    22/12/2005

    STATI UNITI - A 13 anni, nel 2000, Justin Berry era già un imprenditore di successo.
    Imprenditore di se stesso.
    Collegata una webcamera al computer nella sua cameretta, chiusa la porta, si mostrava nudo e si masturbava in diretta per un folto pubblico di adulti.
    A pagamento.
    Oggi, diciottenne e collaboratore di giustizia, ha raccontato al giornalista Kurt Eichenwald del New York Times che tutto è cominciato per caso (1).
    Ricevuta una web-camera in omaggio dal proprio provider internet, l'aveva collegata al computer e «postato» la sua foto, con il suo nome e la sua mail, su spotlife.com, un elenco di utenti di webcam.
    Il suo scopo, dice, era di prendere contatto con dei coetanei, di farsi degli amici.
    Invece, l'hanno contattato solo adulti.
    E tutti a dirgli: come sei bello, come sei carino.



    Uno di loro presto gli ha proposto: se ti esponi davanti alla camera senza t-shirt, ti regalo 50 dollari.
    E gli ha spiegato come aprire una «lista di regali» su Amazon: cd, film, materiale per computer, scegli quello che ti piace, pago io.
    Perché no?
    In piscina mi spoglio gratis, si disse il ragazzino.
    E si denudò.
    Una marea di complimenti via instant messaging: bello, bravo, ancora!
    Justin era un bambino che mancava di figure maschili affettuose: il suo vero padre, perseguito per frode fiscale, era sparito.
    Justin viveva con la madre e il nuovo convivente della mamma a Bakersfield, California, cittadina a nord di Los Angeles.
    Quei maschi che lo coprivano di complimenti colmavano quel vuoto.
    In breve, quelli chiesero di più e lui, sedotto, acconsentì.
    Sempre davanti alla telecamera.



    Ha avuto fino a 1500 clienti per le sue solitarie esibizioni pubbliche.
    Clienti paganti.
    Sul conto da lui aperto online ha accumulato centinaia di migliaia di dollari.
    Una ricca pornostar.
    E non è stato il solo, come sta scoprendo l'FBI.
    Un solo sito specializzato vanta l'accesso a «140 mila adolescenti che si espongono alla loro webcam».
    In certi siti a pagamento ci sono fino a 600 siti creati da ragazzini a scopo di tele-prostituzione. Ragazzini «consenzienti», come amano credere i pedofili.
    Ci sono continui tentativi di questa specifica lobby per depenalizzare il sesso con bambini «consenzienti».
    Anche Justin era «consenziente», in un certo modo.
    Tutto era così facile.
    Tutto avveniva nella sua cameretta, chiusa la porta, «vietato entrare»: la mamma nemmeno sapeva che lui aveva una webcam.



    E quando lei gli chiedeva da dove venissero la nuova stampante a colori, il nuovo portatile da 4 mila dollari, le nuove periferiche, lui rispondeva: ho messo su un'attività come programmatore di siti web per ragazzi.
    Ed era vero, in un certo senso: Jerry aveva il suo website, visitatissimo.
    Si è accorto dei rischi che correva solo a 14 anni, quando uno dei suoi tele-amici l'ha invitato a un «campeggio» in cui, diceva, ragazzi come lui imparavano altri segreti del computer.
    Un altro lo attrasse in una località vicina con la promessa di fargli fare sesso con una ragazza.
    Justin andò e in entrambi i casi dovette difendersi dalle molestie dei due.
    Poi, nel 2003, c'è stata quella brutta faccenda della scuola.
    Un compagno di classe scopre su internet le foto e i video di Justin: ne fa delle copie, le diffonde, le manda ai compagni di classe.
    Justin viene ferocemente canzonato, lo chiamano «puttanella», «finocchio» e peggio.
    E' una presa di coscienza.



    In quella, si fa vivo suo padre, Knute Berry, l'evasore fiscale.
    Chiama da Mazatlàn in Messico.
    Justin lo implora di prenderlo con lui: voglio vivere con te, non con la mamma.
    Vieni, acconsente papà, ti mando i soldi.
    I soldi li ho, risponde Justin.
    Abbastanza soldi per vivere bene in due, scopre il genitore.
    Dove li hai presi?, chiede il papà.
    Justin gli racconta tutto, la webcam e tutto il resto.
    E papà che fa?
    Esaltato dall'imprenditorialità del ragazzino, carne della sua carne, gli viene un'altra idea imprenditoriale.
    Procurerà giovani prostitute, con cui Justin avrà dei rapporti «dal vivo», per il piacere dei suoi clienti.
    Come previsto, è un successo immenso.
    Justin diventa la pornostar più famosa del mondo clandestino.
    Lui e papà si dividono i profitti, che sono enormi.



    Qualcosa, solo, non va nella sua coscienza.
    Ormai diciassettenne, Justin si sente sporco, si sente un nulla.
    Un giorno, un nuovo cliente nell'instant messaging lo tempesta di domande. Insolite.
    Justin sospetta che sia un agente dell'FBI che si finge un pedofilo.
    Quando lo sconosciuto chiede di incontrarlo a Los Angeles, accetta.
    Ma sì, facciamola finita.
    L'uomo che incontra è invece il giornalista del New York Times, che sta conducendo un'inchiesta nel sottomondo pedofilo.
    Di fronte al racconto del ragazzo, è il giornalista che lo porta alla polizia, si batte per fargli garantire l'immunità in cambio della sua testimonianza.
    Oggi Justin Berry, 18 anni, sta aiutando a smantellare la rete.
    O una parte di essa.
    Perché ogni momento qualche ragazzino ha la stessa idea: guadagnare qualcosa mettendosi in mostra davanti alla web-camera.
    E' tutto così facile, dietro la porta chiusa della cameretta.
    Centinaia di migliaia, pare: «consenzienti», come si dice.
    Bloccare il fenomeno è di fatto impossibile.



    Attenzione: questa non è una storia rivoltante.
    E' un caso di successo del capitalismo terminale.
    Somiglia come una goccia d'acqua alle «case history» che si insegnano nelle più reputate Business Schools, durante i «master in business administration» (MBA) di Harvard, come dimostrazione dell'inventiva, della geniale creatività dei nuovi imprenditori dell'immateriale.
    Lì si esaltano come geniali i finanzieri che emettono obbligazioni-spazzatura per pagarsi un leveraged buy-out qualunque, i gestori di fondi speculativi e gli inventori di «prodotti finanziari innovativi».
    Non i padroni di vecchie fabbriche che producono vecchie merci, ma gli ideatori di «start-up» che vendono idee, software, o che fanno rendere il nulla.
    Quelli che vendono, smobilitano, fanno girare i soldi, fanno soldi direttamente dai soldi senza nulla produrre.
    Che differenza c'è fra loro e Justin?



    Un tempo, lo Stato etico (cosa bruttissima) era anche pedagogo, instillava valori collettivi, aveva l'ambizione di modellare i suoi cittadini, corpo e spirito.
    Oggi è la società liberista individualista a dare i modelli.
    E il messaggio che manda attraverso le sue innumerevoli voci è univoco: arrangiatevi, siete individui, e quel che conta è fare denaro; siate imprenditori di voi stessi, perché nessun altro vi aiuterà; il capitalismo è la felice giungla, la distruzione creativa; non esistono più cittadini, solo consumatori.
    Il tutto sta a inventare nuovi bisogni, meglio se spettrali e immaginari (il costo di produzione è più basso).
    Solo chi ha i soldi è rispettato, e voi cosa fate?
    Forza, nuove idee!
    Ma ora, chi lo dirà ai ragazzini che l'idea di Justin era sbagliata?



    Perché sarebbe più sbagliata di un'emissione truffaldina di bond, del licenziare in massa lavoratori qui per trasferire posti e salari in India e Cina?
    O di accaparrarsi i contributi dei commercianti, come pare abbia fatto (secondo l'accusa) Billé, al ritmo di 30 miliardi di lire annui?
    L'idea di Justin era buona, anzi ottima.
    Da master alla Bocconi.
    Dopotutto, non faceva male a nessuno.
    Ed era «consenziente».
    Perciò il suo modello avrà imitatori.
    Forse già vostro figlio ha avuto la stessa idea, e la sta già applicando.
    Tutto il giorno chiuso nella sua cameretta davanti al computer.
    Per la consolazione di mamma e papà: almeno non va a drogarsi, non a gettare i sassi dal cavalcavia, non va stuprare le compagne di scuola.
    Forse, ci vorrebbe ancora lo Stato etico.
    Ma a chi lo affidiamo: a Fini?
    A Billé?
    A Ciampi?
    A Prodi?
    Chi ha ancora il cosiddetto «senso dello Stato»?

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) Kurt Eichenwald, «Boy's web cam opens portal to a grim world», New York Times, 20 dicembre 2005.










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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    Maurizio Blondet
    22/12/2005

    STATI UNITI - A 13 anni, nel 2000, Justin Berry era già un imprenditore di successo.
    Imprenditore di se stesso.
    Collegata una webcamera al computer nella sua cameretta, chiusa la porta, si mostrava nudo e si masturbava in diretta per un folto pubblico di adulti.
    A pagamento.
    Oggi, diciottenne e collaboratore di giustizia, ha raccontato al giornalista Kurt Eichenwald del New York Times che tutto è cominciato per caso (1).
    Ricevuta una web-camera in omaggio dal proprio provider internet, l'aveva collegata al computer e «postato» la sua foto, con il suo nome e la sua mail, su spotlife.com, un elenco di utenti di webcam.
    Il suo scopo, dice, era di prendere contatto con dei coetanei, di farsi degli amici.
    Invece, l'hanno contattato solo adulti.
    E tutti a dirgli: come sei bello, come sei carino.



    Uno di loro presto gli ha proposto: se ti esponi davanti alla camera senza t-shirt, ti regalo 50 dollari.
    E gli ha spiegato come aprire una «lista di regali» su Amazon: cd, film, materiale per computer, scegli quello che ti piace, pago io.
    Perché no?
    In piscina mi spoglio gratis, si disse il ragazzino.
    E si denudò.
    Una marea di complimenti via instant messaging: bello, bravo, ancora!
    Justin era un bambino che mancava di figure maschili affettuose: il suo vero padre, perseguito per frode fiscale, era sparito.
    Justin viveva con la madre e il nuovo convivente della mamma a Bakersfield, California, cittadina a nord di Los Angeles.
    Quei maschi che lo coprivano di complimenti colmavano quel vuoto.
    In breve, quelli chiesero di più e lui, sedotto, acconsentì.
    Sempre davanti alla telecamera.



    Ha avuto fino a 1500 clienti per le sue solitarie esibizioni pubbliche.
    Clienti paganti.
    Sul conto da lui aperto online ha accumulato centinaia di migliaia di dollari.
    Una ricca pornostar.
    E non è stato il solo, come sta scoprendo l'FBI.
    Un solo sito specializzato vanta l'accesso a «140 mila adolescenti che si espongono alla loro webcam».
    In certi siti a pagamento ci sono fino a 600 siti creati da ragazzini a scopo di tele-prostituzione. Ragazzini «consenzienti», come amano credere i pedofili.
    Ci sono continui tentativi di questa specifica lobby per depenalizzare il sesso con bambini «consenzienti».
    Anche Justin era «consenziente», in un certo modo.
    Tutto era così facile.
    Tutto avveniva nella sua cameretta, chiusa la porta, «vietato entrare»: la mamma nemmeno sapeva che lui aveva una webcam.



    E quando lei gli chiedeva da dove venissero la nuova stampante a colori, il nuovo portatile da 4 mila dollari, le nuove periferiche, lui rispondeva: ho messo su un'attività come programmatore di siti web per ragazzi.
    Ed era vero, in un certo senso: Jerry aveva il suo website, visitatissimo.
    Si è accorto dei rischi che correva solo a 14 anni, quando uno dei suoi tele-amici l'ha invitato a un «campeggio» in cui, diceva, ragazzi come lui imparavano altri segreti del computer.
    Un altro lo attrasse in una località vicina con la promessa di fargli fare sesso con una ragazza.
    Justin andò e in entrambi i casi dovette difendersi dalle molestie dei due.
    Poi, nel 2003, c'è stata quella brutta faccenda della scuola.
    Un compagno di classe scopre su internet le foto e i video di Justin: ne fa delle copie, le diffonde, le manda ai compagni di classe.
    Justin viene ferocemente canzonato, lo chiamano «puttanella», «finocchio» e peggio.
    E' una presa di coscienza.



    In quella, si fa vivo suo padre, Knute Berry, l'evasore fiscale.
    Chiama da Mazatlàn in Messico.
    Justin lo implora di prenderlo con lui: voglio vivere con te, non con la mamma.
    Vieni, acconsente papà, ti mando i soldi.
    I soldi li ho, risponde Justin.
    Abbastanza soldi per vivere bene in due, scopre il genitore.
    Dove li hai presi?, chiede il papà.
    Justin gli racconta tutto, la webcam e tutto il resto.
    E papà che fa?
    Esaltato dall'imprenditorialità del ragazzino, carne della sua carne, gli viene un'altra idea imprenditoriale.
    Procurerà giovani prostitute, con cui Justin avrà dei rapporti «dal vivo», per il piacere dei suoi clienti.
    Come previsto, è un successo immenso.
    Justin diventa la pornostar più famosa del mondo clandestino.
    Lui e papà si dividono i profitti, che sono enormi.



    Qualcosa, solo, non va nella sua coscienza.
    Ormai diciassettenne, Justin si sente sporco, si sente un nulla.
    Un giorno, un nuovo cliente nell'instant messaging lo tempesta di domande. Insolite.
    Justin sospetta che sia un agente dell'FBI che si finge un pedofilo.
    Quando lo sconosciuto chiede di incontrarlo a Los Angeles, accetta.
    Ma sì, facciamola finita.
    L'uomo che incontra è invece il giornalista del New York Times, che sta conducendo un'inchiesta nel sottomondo pedofilo.
    Di fronte al racconto del ragazzo, è il giornalista che lo porta alla polizia, si batte per fargli garantire l'immunità in cambio della sua testimonianza.
    Oggi Justin Berry, 18 anni, sta aiutando a smantellare la rete.
    O una parte di essa.
    Perché ogni momento qualche ragazzino ha la stessa idea: guadagnare qualcosa mettendosi in mostra davanti alla web-camera.
    E' tutto così facile, dietro la porta chiusa della cameretta.
    Centinaia di migliaia, pare: «consenzienti», come si dice.
    Bloccare il fenomeno è di fatto impossibile.



    Attenzione: questa non è una storia rivoltante.
    E' un caso di successo del capitalismo terminale.
    Somiglia come una goccia d'acqua alle «case history» che si insegnano nelle più reputate Business Schools, durante i «master in business administration» (MBA) di Harvard, come dimostrazione dell'inventiva, della geniale creatività dei nuovi imprenditori dell'immateriale.
    Lì si esaltano come geniali i finanzieri che emettono obbligazioni-spazzatura per pagarsi un leveraged buy-out qualunque, i gestori di fondi speculativi e gli inventori di «prodotti finanziari innovativi».
    Non i padroni di vecchie fabbriche che producono vecchie merci, ma gli ideatori di «start-up» che vendono idee, software, o che fanno rendere il nulla.
    Quelli che vendono, smobilitano, fanno girare i soldi, fanno soldi direttamente dai soldi senza nulla produrre.
    Che differenza c'è fra loro e Justin?



    Un tempo, lo Stato etico (cosa bruttissima) era anche pedagogo, instillava valori collettivi, aveva l'ambizione di modellare i suoi cittadini, corpo e spirito.
    Oggi è la società liberista individualista a dare i modelli.
    E il messaggio che manda attraverso le sue innumerevoli voci è univoco: arrangiatevi, siete individui, e quel che conta è fare denaro; siate imprenditori di voi stessi, perché nessun altro vi aiuterà; il capitalismo è la felice giungla, la distruzione creativa; non esistono più cittadini, solo consumatori.
    Il tutto sta a inventare nuovi bisogni, meglio se spettrali e immaginari (il costo di produzione è più basso).
    Solo chi ha i soldi è rispettato, e voi cosa fate?
    Forza, nuove idee!
    Ma ora, chi lo dirà ai ragazzini che l'idea di Justin era sbagliata?



    Perché sarebbe più sbagliata di un'emissione truffaldina di bond, del licenziare in massa lavoratori qui per trasferire posti e salari in India e Cina?
    O di accaparrarsi i contributi dei commercianti, come pare abbia fatto (secondo l'accusa) Billé, al ritmo di 30 miliardi di lire annui?
    L'idea di Justin era buona, anzi ottima.
    Da master alla Bocconi.
    Dopotutto, non faceva male a nessuno.
    Ed era «consenziente».
    Perciò il suo modello avrà imitatori.
    Forse già vostro figlio ha avuto la stessa idea, e la sta già applicando.
    Tutto il giorno chiuso nella sua cameretta davanti al computer.
    Per la consolazione di mamma e papà: almeno non va a drogarsi, non a gettare i sassi dal cavalcavia, non va stuprare le compagne di scuola.
    Forse, ci vorrebbe ancora lo Stato etico.
    Ma a chi lo affidiamo: a Fini?
    A Billé?
    A Ciampi?
    A Prodi?
    Chi ha ancora il cosiddetto «senso dello Stato»?

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) Kurt Eichenwald, «Boy's web cam opens portal to a grim world», New York Times, 20 dicembre 2005.










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    come humor nero questo di blondet non è niente male.

    Viva i nuovi mercati.
    Valtrumplino sicuramente

    Lombardo forse

    Padano..per quel che resta

    Italiano MAI!

  3. #3
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    Pedofilia e non solo.



    (al risveglio non è riuscito a capire come mai gli bruciava il culo invece che il naso)

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Jenainsubrica
    Pedofilia e non solo.



    (al risveglio non è riuscito a capire come mai gli bruciava il culo invece che il naso)
    "al risveglio non è riuscito a capire come mai gli bruciava il culo invece che il naso"

  5. #5
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    articolo di blondet
    Dio mio, che squallore.

  6. #6
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    Maurizio Blondet


    Un tempo, lo Stato etico (cosa bruttissima) era anche pedagogo, instillava valori collettivi, aveva l'ambizione di modellare i suoi cittadini, corpo e spirito.
    Oggi è la società liberista individualista a dare i modelli.

    .................

    Forse, ci vorrebbe ancora lo Stato etico.
    Ma a chi lo affidiamo: a Fini?
    A Billé?
    A Ciampi?
    A Prodi?
    Certo che ci vorrebbe lo Stato etico. Solo che, come giustamente fa notare Blondet, ci mancano una classe politica che sia etica.

 

 

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