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  1. #1
    Re del Fondoscala
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    Predefinito Prince of Persia: i due troni

    Continua l’odissea del principe più iellato che le pagine della storia videoludica ricordino. Dopo il pregevole Le sabbie del tempo, capace di omaggiare l’opera prima di Jordan Mechner (anch’egli coinvolto nello sviluppo) con un gameplay eclettico, il seguito (Spirito Guerriero) inserì toni più cupi e dark, enfatizzando la componente dei combattimenti fino allo spasimo; ora, questo terzo capitolo pare voler convogliare le varie sfaccettature sotto lo stesso tetto, proponendosi come la summa di quanto sviluppato nei due precedenti capitoli.





    Il principe torna da dove l’avevamo lasciato, ovverosia nell’isola del tempo insieme alla sua nuova fiamma (tale Kaileena), in viaggio verso Babilonia: cattiva sorte vuole che al suo arrivo la città sia in fiamme, in mano agli invasori, e che questi riescano ad affondare la nave del sempre più sfortunato principino che, non bastasse, ha modo di dimostrare ulteriormente come il fato gli sia letteralmente avverso. Perde la barca, si lascia sfuggire la donzella, la fanciulla pettoruta viene sequestrata dai nemici e, tanto per cambiare, è il visir di turno a creargli qualche grattacapo prima che possa essere ricoperto di gloria. “Ma tutto cambierà la nostra terrà guarirà così ancor più sereni poi saremo noi”. Citazione colta: sigla dei puffi. Come da copione, il giocatore viene subito scaraventato nell’arena, sperduto tra le vie cittadine di una Babilonia in fiamme e con un sistema di controllo da padroneggiare in fretta per inseguire i cattivoni, recuperare l’amata donzella, mettere le cose a posto e salvare il destino dell’umanità. O forse no, ma suona bene. Se padroneggiare alla perfezione il protagonista è un praticantato che richiede giusto qualche attimo per il giocatore navigato, a quello occasionale basta qualche minuto, complice un sistema di controllo semplice e intuitivo che grazie a una mappatura dei tasti esemplare, risulta pratico e profondo al contempo. Anche divincolandosi tra le viuzze della città non si corre il rischio di perdersi, perché anche il terzo capitolo venera come dio un concept di gioco lineare, filoguidato, ma che, a differenza del predecessore, non scade nel continuo back-tracking. Niente di grave, nulla che possa implicare l’intervento dell’organizzazione mondiale per la cura del level design: anzi, ancora una volta gli sviluppatori possono dimostrare il proprio genio nella creazione di ambientazioni che si sviluppano in orizzontale e verticale, spremendo la materia grigia del giocatore al fine di trovare la soluzione su come superare puzzle ambientali e, per l’occasione, integrarli con la pratica dell’assassinio.

    Se nei precedenti capitoli i combattimenti si svolgevano a viso aperto, stavolta lo studio del level design e le venature stealth inserite permettono di avvantaggiarsi delle strutture architettoniche presenti al fine di cogliere gli ostili da dietro, magari infliggendo una devastante combo ed evitando uno scontro prolisso che causerebbe spiacevoli perdite d’energia. Sorprendere i nemici alle spalle, lanciarsi da una trave sospesa, passare inosservati sono pratiche che durante l’incedere dell’avventura diventeranno via via più soventi. Ma se il secondo capitolo enfatizzava la componente degli scontri all’inverosimile, pur senza raggiungere le vette dell’ottimo Ninja Gaiden (Team Ninja, 2004), I due troni ha il vanto di non voler fare il verso a Sam Fisher, né tantomeno a quel Solid Snake di Kojimiana memoria. E nemmeno la possibilità di rimanere in equilibrio tra due muri, o l’utilizzo del pugnale per appendersi ad alcune strutture del fondale, fortunatamente, riescono a far spiccare il volo a questo capitolo verso mete che non gli competono. Ma nessun bando agli stereotipi, che come detto sono presenti da abaco a zuzzurellone: la presenza degli enigmi da superare tramite le doti funamboliche del protagonista è costante, così come i continui pestaggi che, seppur validi, mancano ancora di quella profondità che li eleverebbe dal rango di appendici a vero e proprio cardine ludico. Il pregio è che queste componenti siano state sviluppate in maniera più egregia rispetto a quanto visto nei due precedenti tentativi di Ubisoft, e che ora il ritorno alle ambientazioni da mille e una notte paia una scelta stilistica decisamente più valida rispetto ai toni scuri e dark che ammantavano il cielo stellato della Persia in Spirito Guerriero.





    A cambiare, seppur di poco, le carte in tavola, viene inserita da parte degli sviluppatori la metà oscura del principe che farà ingresso diretto dalla panchina per esibirsi in sezioni caratterizzate dai molteplici scontri: il continuo decrescere dell’energia di questa versione dark del protagonista, comporterà la reiterata uccisione di nemici al fine di ristabilire la barra energetica grazie all’accumulo delle sabbie del tempo. Una variante che sul piano ludico non si rivela certo eccelsa, ma che riesce quantomeno a variare di tanto in tanto le meccaniche di gioco. Immeritevoli di menzione sono invece le corse con le bighe, su cui tacciamo considerata la blanda realizzazione. Tutto sommato quindi, I due troni non dimostra la propria validità grazie a guizzi d’originalità o amenità varie, bensì grazie alla perfetta padronanza delle disciplina, accumulata nei due capitoli precedenti e riversata in questo terzo che conclude la trilogia.

    Tecnicamente, siamo davvero su livelli altissimi, anche se in piccola parte I due troni paga lo scotto del multiformato. Le ambientazioni risultano curatissime, e i toni dark hanno lasciato posto ad atmosfere da mille e una notte. Il set di animazioni, come sempre curato all’inverosimile, pare stavolta rinnovato, ammorbidito e reso più realistico. Anche le strutture poligonali, i nemici su schermo e i fondali hanno beneficiato di una maggiore cura risposta dai programmatori. Ovviamente, si fanno apprezzare texture più dettagliate rispetto alle controparti console, una maggiore pulizia visiva e la maggiore risoluzione. Ma soprattutto, per quanto riguarda invece il comparto audio, manca Gabriel Garko come doppiatore e si registra un parlato in lingua italica di buon livello, nonché musiche che si sposano degnamente nel contesto generale. La longevità si attesta invece sulla quindicina d’ore complessive.

    •   Alt 

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  2. #2
    Re del Fondoscala
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    tra pochi giorni disponibile in esclusiva su O'Rei Store a prezzo lancio

  3. #3
    I amar prestar aen
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    Ci sto giocando in questi giorni, mi piace.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  4. #4
    boh...
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    non c'e' verso di trovare il crack...
    Boia chi molla!!!!!

 

 

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