I gay cowboy che sedussero anche i teocon - GIULIA D.AGNOLO VALLAN
NEW YORK - Recensioni sì, anche negative, ma niente campagne di protesta o boicottaggi. Così un articolo del New York Times di lunedì descrive un nuovo approccio al cinema della destra religiosa conservatrice americana. Al posto dei picchetti e delle chiamate alle armi che avevano caratterizzato per esempio le reazioni a The Last Temptation of Christ questo nuovo corso nelle guerre della cultura sarebbe più inclusivo, sensibile al successo di certi fenomeni pop e mirato a creare un.immagine meno intransigente, incolta, dei conservatori cristiani. Si basa su un approccio critico che, invece di ignorare un film dal soggetto inaccettabile (vedi aborto o omosessualità), può dare 3 stelle alla «qualità artistica» del titolo in questione e, allo stesso tempo, giudicarne i contenuti aberranti. È successo (vedi www.movieguide.org) per esempio nel caso di Brokeback Mountain, il film di Ang Lee (Leone d.oro a Venezia, uscir à in Italia a fine gennaio) che con 7 nomination ai Golden Globes, e una fitta manciata di altri premi già intascati (per esempio quelli delle associazioni dei critici di New York e Los Angeles) sta correndo quasi indisturbato verso le glorie degli Oscar. «Quando un regista come Ang Lee fa un film che promuove l.omosessualità che io ritengo dannosa per la nostra cultura, sicuramente il suo messaggio viene venduto più efficacemente di come lo sarebbe se il film fosse realizzato da un talento minore», spiega per esempio al New York Times Steven Isaac, il critico cinematografico del gruppo cristiano conservatore Focus on the Family. Allo stesso modo, Francis Maniscalco, direttore della comunicazione della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ammette che, nonostante la sua organizzazione abbia etichettato Brokeback Mountain con una «O» (che sta per offensivo) e «le azioni dei due amanti cowboy non siano accettabili, nel film, i temi universali dell.amore e delle perdita risultano autentici». Per www.decentfilms.com il valore artistico e di spettacolo del film di Ang Lee merita 3 stelle e mezzo ma i suoi contenuti solo una F. Ma non è un caso che proprio Brokeback Mountain venga usato per raccontare un rinnovato interesse della destra religiosa alla cultura pop. Storia dell.amore proibito tra due guardiani di pecore del Wyoming . che si consuma nell.arco di vent.anni e qualche partita di pesca e in parallelo ai rispettivi matrimoni . l.ultimo lavoro di Ang Lee è il perfetto fenomeno culturale del nostro tempo. Un film gay che più eterosessuale di così non si può, un melodramma timido con attutiti toni whitmaniani, sentimenti repressi, erotismo di buon gusto, messaggio a favore della monogamia e tragedia finale. Un oggetto «di qualità», fatto apposta per non offendere . ma farci sentire tutti tolleranti. E un film con il potenziale di diventare il punto d.incontro tra la volontà dei fondamentalisti religiosi Usa di partecipare al mainstream, di fare opinione (una preoccupaizone che non esisteva nell.era pre-Bush jr.) e quella dell.establishment mediatico e intellettuale liberal di farsi accettare anche a destra. «Riuscirà Brokeback Mountain a commuovere il cuore del paese?», si chiedeva con apprensione il Los Angeles Times il 14 dicembre scorso. Nell.articolo venivano citati i pareri di Focus on the Family e analoghe organizzazioni cristiane che, solo qualche anno fa erano percepite come assolutamente marginali. In un editoriale dedicato al fallimento della cultura macho aggressiva dell.amministrazione Bush, Maureen Dowd, dal New York Times, usava Brokeback Mountain per raccontare di come l.atmosfera stia cambiando (se anche Marlboro Man diventa gay... Peccato che qualche giorno dopo un.intervista di Dick Cheney sui poteri della presidenza chiariva che le cose non stanno cambiando per niente). In un altro editoriale, sempre sul N.Y. Times, Frank Rich salutava il successo del film (ha registrato le percentuali d.incassi per sala più alte di quest.anno, ma erano cinema di Los Angeles, New York e San Francisco) come riflesso di una cultura ormai abituata se non ai matrimoni alle unioni tra omosessuali. Mentre la sezione «Style» (!) del giornale, con un tono tra la ricerca di laboratorio e la scoperta di un nuovo trend della moda, dedicava una copertina a cosa significa essere gay e cowboy in Wyoming oggi. Da parte sua la critica cinematografica del Times, Manhola Dargis parlava di Brokeback Mountain come di «uno squarcio devastate sulla mascolinità e sui propri disagi». Citando le interpretazioni di Heath Ledger e di Jake Gyllenhaal, i due protagonisti del film, Dargis evocava Rock Hudson e James Dean in The Giant. Che il film di Ang Lee si offra così bene a proiezioni così diverse e persino discordanti tra loro è un tributo alla notevole capacità divulgativa del suo regista - che d.altra parte è riuscito a rendere inoffensivo persino l.incredibile Hulk e noioso il cappa e spada di Hong Kong. Che l.entusiasmo generato da Brokeback Mountain serva a gettare un conveniente colpo di spugna non solo su Stonewall (il film è ambientato nel 1963, le riots tra gay e polizia newyorkese sarebbero avvenute nel 1969) ma su tutta la controcultura di fine anni sessanta è molto più pericoloso, e deprimente




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