Sabato 24 Dicembre 2005 Chiudi
Fiorani: ecco fidi e conti della Lega Il banchiere ha raccontato di un’alleanza costata 10 milioni di euro
di RENATO PEZZINI
MILANO - Agosto 2005, l’inchiesta sulla Popolare di Lodi infuria. Già cominciano a fare capolino le accuse contro Antonio Fazio per le sue protezioni a Giampiero Fiorani. Il governatore (oggi ex) ha pochi difensori dalla sua parte. Però, inaspettatamente, trova la solidarietà della Lega. Ed è Bobo Maroni, in quei giorni, a dar voce a questo sentimento: «Dietro le accuse a Via Nazionale c'è un'operazione di potere dell'establishment bancario e finanziario che vuole impedire la nascita di un gruppo esterno che guarda caso ha sede in Padania». Il gruppo esterno all’establishment è ovviamente quello di Lodi, e da quel momento si fa largo il pensiero che la Lega stia in qualche modo difendendo Fazio e Fiorani per il semplice fatto che il banchiere lodigiano è l’artefice del salvataggio (in realtà non ancora andato in porto) della Credieuronord, la scalcagnata banca messa in piedi dagli uomini di Bossi e finita presto con i conti in rosso. In realtà non è solo Credieuronord a tenere insieme il Carroccio e Fiorani, ma una lunga storia di collaborazione che l’inchiesta dei pm milanesi sta a poco a poco svelando. Una storia di collaborazione irrobustita dai fidi aperti a Lodi da personaggi noti della Lega come Calderoli (ministro delle Riforme), Giorgetti, e il senatore Stefani; dai tredici conti correnti che il partito di Bossi ha aperto alla filiale milanese della banca lodigiana; ma soprattutto da una serie di fidi concessi da Bpl alla finanziaria leghista, la Pontida Fin, che messi tutti insieme sfiorano i 10 milioni di euro. Dalla lettura delle carte che parlano di quei fidi emerge che la Lega già nel ’93 si rivolge una prima volta alla Bpl per chiedere un mutuo di 3 miliardi e 600 milioni a favore della Pontida Fin, la finanziaria del Carroccio. Dopo appena due anni, però, il partito di Bossi comincia a chiedere dilazioni nella restituzione del denaro. I funzionari della banca che inviano a Lodi le relazioni sull’argomento descrivono una situazione di evidente criticità, parlano della Pontida Fin come di un cliente scomodo in spasmodica attesa di una nuova legge sul finanziamento dei partiti a cui bisogna concedere dilazioni solo per dare ancora una chanche alla speranza che quel denaro possa rientrare. E così, con questa sospettosa diffidenza, il rapporto va avanti per molti anni, fino almeno al ’98. Poi la svolta. Siamo nel ’99, Fiorani sta mettendo le sue mani sulla banca lodigiana. E quel ”cliente scomodo” trova improvvisamente una nuova apertura di credito. Anzi, più d’una. Il 3 febbraio ’99, infatti, Bpl concede un fido di 3 milioni e 443 mila euro alla finanziaria padana. E nel 2000 i leghisti tornano alla carica: chiedono un altro milione e mezzo di euro (per l’esattezza 1.549.370) che devono servire per l’acquisto del prato di Pontida dove si tengono annualmente i raduni del partito bossista. Il prato padano vale molto meno, ma il fido viene ugualmente concesso. E’ lo stesso periodo in cui la Lega dopo anni di isolamento si riavvicina al Cavaliere e sigla un accordo elettorale per le regionali. Ma non è finita: a fine 2003 il partito di Bossi vuole comperare un edificio a Varese per farci la scuola padana. Il palazzo costa quasi 3 milioni di euro, e batte nuovamente cassa alla Popolare di Lodi per ottenere un fido di un altro milione e 250 mila euro che il 10 marzo del 2004 viene deliberato dalla banca senza alcun tentennamento.




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