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Discussione: Insieme per l’Europa

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    Predefinito Insieme per l’Europa

    Russia e Vaticano insieme per l’Europa

    di Andrea Forti


    «Quante divisioni ha il Papa?» Chiedeva sprezzante il dittatore Josif Stalin allorché a Yalta nel definire gli assetti dell'Europa post-bellica gli si fece presente di tenere in considerazione la posizione di Pio XII. Oggi la situazione dei rapporti fra Mosca e Santa Sede appare lontana anni luce da quegli anni, e proprio qualche giorno fa è stato fatto un ulteriore passo in direzione dell'avvicinamento fra Roma e la Terza Roma, con la visita del presidente Medvedev a papa Benedetto XVI, incontro che ha sancito definitivamente le piene relazioni diplomatiche fra i due paesi, tappa fondamentale per il riavvicinamento fra cattolici e russi ortodossi.

    I rapporti fra Vaticano e Cremlino vennero ripristinati nel 1989, in pieno periodo della «perestrojka», quando l'allora presidente sovietico Mikhail Gorbachev si recò in visita al Papa Giovanni Paolo II, la prima (e l'ultima, visto il collasso dell'impero comunista due anni dopo) visita ufficiale di un capo sovietico al capo della Chiesa Cattolica. L'incontro fra Gorbachev e il papa polacco, fra colui il quale affondò il comunismo sovietico nel tentativo illusorio di riformarlo e colui il quale lo combatté da sempre, servì per gettare le basi dei rapporti fra Mosca, qui intesa come sede tanto del governo russo che del patriarcato moscovita, e la Santa Sede, anche se vari impedimenti ostacolarono il loro pieno sviluppo.

    La Chiesa Ortodossa russa, appena uscita dai difficili anni sovietici, pose una serie di limitazioni alla crescita dei rapporti con il Vaticano; pur considerando quella Cattolica una Chiesa «sorella», dotata di piena legittimità apostolica e divisa solo dal primato papale e da questioni dottrinarie minori, il Patriarcato moscovita riteneva un affronto alla propria «sovranità» il reintegro nel seno della Chiesa di Roma delle comunità uniate dell'Ucraina occidentale, cristiani di rito bizantino ma fedeli a Roma da quando furono uniti al Regno di Polonia-Lituania, e la nomina di un vescovo cattolico a Mosca, vissuta dal patriarcato russo come un intrusione della Chiesa romana nel suo «territorio canonico».

    Ad aumentare la diffidenza dei settori più intransigenti del patriarcato moscovita nei confronti di Roma era anche l'origine polacca di Giovanni Paolo II, un fatto da non sottovalutare visti i turbolenti rapporti russo-polacchi, iniziati sotto pessimi auspici già dagli inizi del XVII secolo, quando i polacchi cercarono di approfittare del caos politico a Mosca per imporre al trono di Russia un sovrano cattolico e polonofilo, e culminati nella spartizione germano-sovietica del 1939. Pur non essendo stato Karol Woytila un nazionalista polacco e nonostante fosse sinceramente interessato ad una riconciliazione con l'ortodossia, definita «secondo polmone spirituale d'Europa», si compì da parte della Chiesa romana l'errore di far gestire le ricostituite diocesi cattoliche in terra russa da prelati di origine polacca, conoscitori della realtà russa ma piuttosto mal visti dagli ortodossi.

    Con il pontificato di Benedetto XVI le condizioni per un riavvicinamento fra le due chiese sono migliorate, non da ultimo per la linea dell'attuale Pontefice, interessato a continuare sulla strada dell'ecumenismo ma privilegiando come interlocutori le chiese più vicine per dottrina e sensibilità a quella cattolica, per evitare che l'ecumenismo venga a confondersi con relativismo e cedimento dottrinario.

    Una delle mosse di diplomazia ecclesiastica del nuovo pontificato più apprezzate dagli ortodossi russi è stata sicuramente quella di sostituire, alla guida delle diocesi cattoliche russe, il polacco Tadeusz Kondrusiewicz con l'italiano Paolo Pezzi, che appena nominato dichiarò essere suo primo obiettivo non il proselitismo in terra russa ma la ricomposizione dello scisma fra cattolici e ortodossi. Un ulteriore miglioramento delle prospettive per un riavvicinamento cattolico-ortodosso è stata sicuramente l'elezione del metropolita Kirill a patriarca di Mosca e di tutte le Russie (questo il titolo completo, dove per «Russie» si intende la Russia, la Russia Bianca e l'Ucraina, la «piccola Russia») nel gennaio del 2009, dopo la scomparsa di Alessio II, il patriarca che ebbe il difficile ruolo di traghettare la Chiesa ortodossa russa dal periodo sovietico alle turbolente acque del post-comunismo. Se le preoccupazioni maggiori di Alessio II furono di carattere per così dire «identitario», difendere la Chiesa russa appena uscita dal difficile e drammatico periodo sovietico e approdata in un periodo di maggiore libertà ma anche di sfide inedite (edonismo consumista, relativismo, pressione islamica e delle sette protestanti), il nuovo Patriarca di Mosca sembra avere una visione più ad ampio raggio della missione della sua Chiesa.

    Chi scrive ha avuto il piacere di seguire, nel dicembre del 2007, un incontro a Venezia fra l'allora Metropolita Kirill, a quel tempo «ministro degli esteri» del Patriarcato di Mosca, e il Patriarca di Venezia il cardinale Angelo Scola; in quell'interessantissimo appuntamento l'allora Metropolita Kirill ebbe modo di spiegare le linee guida della Chiesa Ortodossa russa: difesa senza cedimenti dell'ortodossia e dell'identità russa ma al contempo solida alleanza con la Chiesa «sorella» di Roma per combattere il neo-laicismo e per difendere le comuni radici cristiane d'Europa.

    Già nell'incontro di due anni fa erano chiare le linee principali dell'attuale Patriarca russo, secondo il quale l'arroccamento isolazionista non conviene ad una Chiesa Ortodossa che non ha più come nemici dei potenziali invasori cattolici dell'Ovest, ma i pericoli di una deriva relativista e consumista della società post-sovietica unita alla costante pressione demografica delle popolazioni islamiche e cinesi che premono sulla Russia dal Sud e dall'Oriente.

    Che il nuovo Patriarca guardi con interesse a quanto succede nei «territori di Roma» è testimoniato dal messaggio inviato dallo stesso Kirill al Presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, in sostegno al ricorso italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso, e dalla traduzione in lingua russa dell'enciclica «Caritas in Veritate» di Benedetto XVI, con un'introduzione del Metropolita Hilarion, l'attuale addetto agli affari esteri e interreligiosi della Chiesa Ortodossa russa. Di fronte alle gigantesche sfide che le Chiese «Sorelle» di Roma e Mosca devono affrontare, la questione degli Uniati della Galizia ucraina appare sempre più un fossile delle guerre di religione europee del XVI secolo che un valido motivo di scontro, dal momento che il Granducato di Lituania e il Regno di Polonia non minacciano più Mosca.

    Ragionpolitica - Russia e Vaticano insieme per l’Europa


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Tra Roma e Mosca ritorna la primavera

    Per la prima volta la Chiesa ortodossa russa pubblica in un libro i testi di un papa. L'autore è Benedetto XVI. Il tema è l'Europa. L'obiettivo è una santa alleanza in difesa della tradizione cristiana

    di Sandro Magister




    ROMA, 11 dicembre 2009 – Con un laconico comunicato di due giorni fa, la Chiesa di Roma e la Russia hanno annunciato "di stabilire tra di loro relazioni diplomatiche, a livello di nunziatura apostolica da parte della Santa Sede e di ambasciata da parte della Federazione Russa".

    Sei giorni prima, il 3 dicembre, papa Benedetto XVI aveva ricevuto in udienza Dmitri Medvedev, presidente della Federazione Russa, al quale aveva donato una copia in lingua russa dell'enciclica "Caritas in veritate" e col quale aveva discusso "di temi culturali e sociali di comune interesse, come il valore della famiglia, e del contributo dei credenti alla vita della Russia".

    Ma non è solo con le autorità dello Stato russo che la Chiesa di Roma intrattiene oggi rapporti definiti da entrambe le parti "amichevoli".

    Anche con la Chiesa ortodossa di Mosca sembra sbocciare la primavera.

    Un segnale lo si è avuto proprio negli stessi giorni della visita di Medvedev in Italia. Il 2 dicembre è stato presentato a Roma un libro edito dal patriarcato di Mosca che raccoglie i principali discorsi degli ultimi dieci anni di Joseph Ratzinger cardinale e papa sull'Europa.

    Il volume è integralmente bilingue, in italiano e in russo. Il titolo riprende un'espressione usata da Benedetto XVI a Praga: "Europa, patria spirituale". E la sua ampia introduzione è firmata dal presidente del dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato, l’arcivescovo Hilarion di Volokolamsk (nella foto), un'autorità di prima grandezza: basti dire che il precedente titolare di questa carica, Kirill, è oggi il patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca "e di tutte le Russie".

    Un estratto dell'introduzione al libro è riportato più sotto. Ed è di grande interesse per capire la visione con cui il patriarcato di Mosca guarda al proprio ruolo in Europa.

    Un'Europa forgiata dal cristianesimo ma ora aggredita da un "secolarismo militante" contro il quale soprattutto due forze guidano la riscossa: la Chiesa di Roma in Occidente e la Chiesa ortodossa in Oriente.

    Chi si aspettasse una Chiesa ortodossa fuori dal tempo, fatta solo di tradizioni remote e di liturgie arcaiche, uscirebbe sconvolto dalla lettura dell'introduzione a questo libro.

    Qui a dettare la linea è un documento di grande vigore, senza precedenti nell'intera storia dell'ortodossia. Ha per titolo: "Le fondamenta della dottrina sociale della Chiesa ortodossa russa" ed è stato pubblicato dal concilio dei vescovi russi nel 2000.

    L'immagine che ne esce è quella di una Chiesa russa che rifiuta di farsi rinchiudere in un ghetto, ma al contrario si slancia contro l'assedio secolarista con tutte le armi pacifiche di cui dispone, non esclusa la disobbedienza civile contro le leggi "che obbligano a commettere un peccato agli occhi di Dio".

    È un testo che colpisce anche per il suo linguaggio franco, politicamente scorretto, inusuale per la penna di un'alta autorità di Chiesa.

    Ma prima di leggerlo, è interessante prendere nota di alcune particolarità del libro.

    La sua pubblicazione non è frutto di contatti ecumenici ufficiali. Né il pontificio consiglio per l'unità dei cristiani presieduto dal cardinale Walter Kasper, né qualsiasi altro ufficio vaticano vi sono all'origine.

    I promotori ed editori effettivi sono da un lato il dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca e dall'altro lato un'associazione internazionale con sede a Roma: "Sofia: Idea Russa, Idea d’Europa".

    Questa associazione è animata da Pierluca Azzaro, professore di storia del pensiero politico all'Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché curatore del libro. E agisce attraverso il "Foro di dialogo delle società civili di Italia e di Russia", copresieduto per l'Italia da Luisa Todini, titolare di una grande industria di costruzioni e già parlamentare europea nel partito di Silvio Berlusconi, e per la Russia da Vladimir A. Dmitriev, presidente della Vnesheconombank.

    Il Foro è stato istituito alla fine del 2004 per iniziativa congiunta di Berlusconi e del presidente russo Vladimir Putin. Ed è stato questo Foro, lo scorso 2 dicembre, a organizzare a Roma la presentazione pubblica del libro di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, nella sede del ministero dello sviluppo economico, presenti altri due ministri, della cultura e dell'istruzione, e con una nutrita partecipazione di industriali, diplomatici, esperti di geopolitica.

    Per il mondo della cultura russo è intervenuto il rettore della Università di Stato delle Relazioni Internazionali di Mosca, Anatoly V. Torkunov, e per il mondo della cultura italiano il rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi.

    Per il patriarcato di Mosca c'era il segretario del dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne, Sergij Zvonarev, mentre per il pontificio consiglio per l'unità dei cristiani c'era monsignor Milan Zust, specialista dei rapporti con l'ortodossia.

    Il titolo dell'incontro era: "Il ruolo delle Chiese per la integrazione culturale dell’Europa".

    Ecco dunque come la vede, su questo tema, il "ministro degli esteri" della Chiesa di Mosca:



    L'aiuto che la Chiesa ortodossa russa può dare all'Europa

    di Hilarion Alfeyev, arcivescovo di Volokolamsk

    Introduzione a: Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, "Europa, patria spirituale", Mosca/Roma, 2009


    Viaggiando in Europa, specialmente nei paesi tradizionalmente protestanti, mi stupisco sempre nel vedere non poche chiese abbandonate dalle loro congregazioni, specie quelle trasformate in pub, in club, negozi, o in luoghi di attività profana di altro genere ancora. Vi è qualcosa di profondamente deplorevole in questo triste spettacolo. Io vengo da un paese nel quale per molti decenni le chiese vennero utilizzate per scopi irreligiosi. Tanti luoghi di culto furono completamente distrutti, altri convertiti in "musei di ateismo", e altri ancora riadattati per destinarli a istituzioni secolari. Fu questo uno dei tratti del così detto "ateismo militante" che ha dominato per settant'anni nel mio paese e crollò solo in epoca piuttosto recente. Ma in Europa occidentale, quale è la causa di fenomeni simili? Perché lo spazio della religione all'interno della società occidentale si è ridotto in modo tanto rilevante nei decenni recenti? Come mai la religione ha sempre meno spazio nella sfera pubblica? E ancora: perché questa contrazione nella presenza religiosa in Europa è coincisa con i processi di consolidamento a livello politico, finanziario, economico e sociale? [...]

    All'indomani della seconda guerra mondiale, quando l'Europa era in macerie, divenne evidente la necessità di una solidarietà paneuropea, e non solo per la sopravvivenza del continente, ma del mondo intero. [...] Anche la presenza di un "grande fratello" dietro la cortina di ferro spingeva l'Occidente a operarsi per l'integrazione e l'unificazione.

    In principio questo processo ebbe dimensioni solo economiche, militari e politiche. E tuttavia, col passare del tempo l'esigenza di uno spazio culturale comune, di un'unica civiltà europea, divenne sempre più acuta. Si ritenne così necessario sviluppare una nuova, universale ideologia che, riducendo le tensioni ideologiche e religiose che esistevano tra i diversi popoli, avrebbe potuto assicurare la tranquilla coesistenza tra le varie culture nella rete di in un'unica civiltà europea.

    Per creare un'ideologia di così ampia portata, era necessario ridurre tutte le tradizioni culturali, ideologiche e religiose d'Europa a un denominatore comune. Il ruolo di tale denominatore fu assunto dall'umanesimo occidentale post-cristiano, i cui principi essenziali furono formulati nell'epoca dell'Illuminismo e "testati" durante la Rivoluzione francese.

    Il modello di una nuova Europa basata su questa ideologia presuppone l'edificazione di una società dichiaratamente secolarista, nella quale la religione può avere spazio unicamente nella sfera privata. In conformità a questo modello secolarizzato, la religione deve essere separata sia dallo Stato che dalla società: non deve avere alcuna influenza sullo sviluppo sociale, né interferire nella vita politica. Un tale modello non solo riduce a zero la dimensione sociale di ogni religione ma costituisce una sfida per la vocazione missionaria di tante comunità religiose. Per le Chiese cristiane, questo modello rappresenta un'autentica intimidazione perché mina la loro possibilità di predicare il Vangelo a "tutte le nazioni", di annunciare Cristo al mondo. [...]

    Nell'Unione Sovietica la religione fu perseguitata per settant'anni. Vi furono diverse ondate di persecuzione, e ognuna ebbe un suo particolare carattere. Negli ultimi anni Venti e negli anni Trenta, le persecuzioni furono più crudeli. Gran parte del clero fu messa a morte; tutti i monasteri, le scuole teologiche e la maggioranza delle chiese furono chiuse. Un periodo meno brutale seguì alla fine della seconda guerra mondiale, quando alcuni monasteri furono riaperti insieme a qualche scuola. Negli anni Sessanta, ebbe inizio una nuova ondata di severe persecuzioni, che mirava al totale annientamento della religione che avrebbe dovuto compiersi entro l'inizio degli anni Ottanta.

    A metà degli anni Ottanta, però, la Chiesa non solo era ancora viva ma, di fatto, per quanto lentamente, essa stava crescendo. [...] Una cosa, tuttavia, non mutò mai: il divieto comminato alla religione di uscire da quel ghetto nel quale era stata confinata dal regime ateo. [...]

    Ora, i processi che attualmente hanno luogo in Europa hanno qualche somiglianza con quelli nell'Unione Sovietica. Per la religione, il secolarismo militante è tanto pericoloso quanto lo fu l'ateismo militante. Tendono entrambi a escludere la religione dalla sfera pubblica e politica, relegandola in un ghetto, confinandola nell'ambito della devozione privata. Le regole non scritte di "political correctness" vengono sempre più spesso applicate alle istituzioni religiose. In tanti casi ciò implica il fatto che i credenti non possono più esprimere le loro convinzioni apertamente, in quanto l'esprimere pubblicamente la propria convinzione religiosa potrebbe essere considerata una violazione dei diritti di coloro che non la condividono. [...]

    I risultati di questa politica sono evidenti. In alcuni paesi, specialmente quelli che non sono a maggioranza cattolica od ortodossa, le maestose cattedrali che sino qualche decennio fa contenevano migliaia di fedeli in preghiera sono semivuote; i seminari teologici chiudono per mancanza di vocazioni; le comunità religiose non si rinnovano; le proprietà delle Chiese sono vendute; i luoghi di culto trasformati in centri per attività mondane. Ancora una volta è innegabile che in tanti casi sono le Chiese stesse responsabili della situazione, ma l'effetto distruttivo del secolarismo non va sottovalutato. La religione è realmente espulsa dalla sfera pubblica, sempre più marginalizzata dalla società secolarizzata. E questo nonostante il fatto che in tutto l'Occidente e in Europa in particolare la maggior parte della gente creda ancora in Dio. [...]

    La Chiesa ortodossa russa, con la sua esperienza unica di sopravvivenza alle più dure persecuzioni, alla lotta contro l'ateismo militante, riemergendo dal ghetto allorché la situazione politica cambiava, recuperando il proprio posto nella società e ridefinendo le proprie responsabilità sociali, può dunque essere d'aiuto all'Europa [...]. La Russia e le altre repubbliche dell'ex-Unione Sovietica, diversamente da tanti paesi dell'Europa occidentale, stanno vivendo un periodo di rinascita religiosa: milioni di persone tornano a Dio; ovunque si costruiscono chiese e monasteri. La Chiesa ortodossa russa, che indubbiamente oggi è una tra le Chiese al mondo che crescono più rapidamente, non ha penuria di vocazioni: al contrario, migliaia di giovani entrano nelle sue scuole teologiche per consacrare la loro vita a Dio. [...]

    "Le fondamenta della dottrina sociale della Chiesa ortodossa russa", documento adottato dal concilio dei vescovi del 2000, è la prova scritta del fatto che questa Chiesa [...] ha un potenziale intellettuale tale da essere in grado di dare risposte equilibrate e comprensibili. Una volta letto questo documento, che è il primo testo di questo genere nell'intera storia della cristianità ortodossa, ciascuno vede che esso appartiene a una Chiesa che non vive più in un ghetto, ma si trova piuttosto nel pieno delle proprie forze. Danneggiata pesantemente dall'ateismo militante, questa Chiesa non è stata mai distrutta. Al contrario, è uscita dalla esperienza di fuoco della persecuzione rinnovata e ringiovanita. Discesa agl'inferi e risorta dai morti, questa Chiesa ha davvero molto da dire al mondo. [...]

    Per la Chiesa ortodossa russa, non vi può essere un unico modello ideologico, né un singolo sistema di valori spirituali e morali da imporre indiscriminatamente a tutti i paesi europei. La Chiesa ortodossa russa auspica un'Europa basata sul pluralismo autentico, un'Europa nella quale la diversità di tradizioni culturali, spirituali e religiose sia pienamente rappresentata. Questa pluralità di tradizioni deve essere riflessa in ogni documento legislativo e rispettata da ogni tribunale nelle sue sentenze. Se le leggi e se quelle sentenze sono basate esclusivamente sui principi radicati nell'umanesimo secolarista occidentale – con la sua particolare concezione di pace, tolleranza, libertà, giustizia, rispetto per i diritti umani, e così via – esse rischiano di non essere accettate da una larga parte della popolazione europea, e in particolare da quelli che, in virtù della loro appartenenza a una tradizione religiosa, hanno una visione diversa di quegli stessi principi. [...]

    La dittatura totalitaria di un tempo non deve essere sostituita da una nuova dittatura di meccanismi governativi paneuropei. [...] Per la Chiesa ortodossa russa, ogni Stato deve avere il diritto di legiferare come crede su quello che riguarda lo stato matrimoniale e quello familiare, sulle questioni di bioetica, sui modelli educativi. I paesi di tradizione ortodossa, ad esempio, non accettano leggi che legalizzano l'eutanasia, i matrimoni omosessuali, il traffico di droga, il mantenimento dei bordelli, la pornografia, e così via.

    Inoltre, crediamo che ogni paese debba avere il diritto di sviluppare il proprio modello circa il rapporto tra Stato e Chiesa. La legislazione che si limita unicamente a garantire ai cittadini il diritto alla libertà religiosa crea, nei fatti, le condizioni per una concorrenza selvaggia tra religioni e confessioni. Dobbiamo invece creare insieme le condizioni per le quali le libertà democratiche di un individuo, compreso il suo diritto all'autodeterminazione religiosa, non si scontrino con i diritti delle comunità nazionali a preservare la propria integrità, la fedeltà alle proprie tradizioni, etica sociale e religione. Sono elementi di particolare rilievo specialmente quando si tratta di creare una normativa relativa ai movimenti di carattere religioso distruttivi ed estremisti, come pure quando si acquisiscono le prove di violazione della libertà religiosa da parte di religioni tradizionali, la cui espansione dentro alcune parti d'Europa minaccia l'ordine pubblico e sociale. [...]

    Ove non si dovesse dare alcuna garanzia alle comunità religiose, collisioni e scontri tra le istituzioni religiose da un lato e mondo secolarizzato dall'altro, saranno inevitabili. Questi scontri potranno avere luogo a vari livelli e in rapporto a varie questioni, ma non è difficile prevedere che, nella maggior parte dei casi, verteranno su temi attinenti alla morale, che le comunità religiose da un lato e la società moderna dall'altro intendono in modo diverso. Vi è già un divario abbastanza lampante tra il sistema di valori esistente nelle religioni tradizionali e quello che è caratteristico del mondo secolarizzato.

    "Le fondamenta della dottrina sociale" non è un manuale a uso privato: è un documento pubblico nel quale la Chiesa ortodossa russa esprime le sue posizioni ufficiali apertamente ed esplicitamente. Il linguaggio del documento differisce da quello della società secolarizzata: la nozione del peccato, ad esempio, è praticamente assente dal vocabolario del secolarismo. Tuttavia, la Chiesa ritiene di avere il pieno diritto di esprimere le sue posizioni pubblicamente, non solo quando concordano con le opinioni generalmente accettate, ma anche quando discordano.

    Vi sono tante posizioni articolate nelle "Fondamenta della dottrina sociale della Chiesa ortodossa russa" che potrebbero non corrispondere agli standard del secolarismo. Per esempio, la Chiesa considera l'aborto "un peccato grave", uguale all'omicidio, e dichiara che "dal momento del concepimento qualunque intervento contro la vita del futuro essere umano è criminale". La Chiesa respinge anche, come "contro natura e moralmente inammissibile", la cosiddetta "maternità surrogata", insieme a ogni forma d'inseminazione extracorporea. La clonazione umana è ritenuta una "sfida inequivocabile alla natura stessa dell'essere umano e all'immagine di Dio in essa impressa, di cui fanno parte integrante la libertà e l'unicità della persona". La terapia che fa uso del feto è considerata "assolutamente inammissibile". L'eutanasia è condannata quale "forma di omicidio o di suicidio". Cambiare sesso è considerato una "ribellione contro il Creatore" che la Chiesa non ammette: se si presentasse per ricevere il battesimo qualcuno di sesso diverso da quello originario, egli sarebbe battezzato secondo il "sesso al quale appartiene al momento della nascita". [...]

    Alle Chiese deve essere riconosciuto il diritto di seguire le proprie tradizioni canoniche, preferendole alla legge secolarizzata nei casi in cui si verificassero sovrapposizioni, oppure un evidente contrasto. Secondo la dottrina sociale della Chiesa ortodossa russa, "quando la legge umana rigetta completamente la norma divina che ha valore assoluto, rimpiazzandola con una contraria, allora quest'ultima cessa di essere legge e diventa illegale, quali che siano le vesti giuridiche di cui si ammanta".

    Quindi, "in tutto ciò che concerne l'ordine esclusivamente terreno delle cose, il cristiano ortodosso deve obbedire alla legge, per quanto imperfetta e sfavorevole essa sia. E tuttavia, qualora il rispetto della legge minaccia la sua salvezza eterna e comporta l'apostasia o l'obbligo di commettere un peccato agli occhi di Dio e del prossimo, il cristiano è chiamato a professare con audacia la propria fede, per l'amore di Dio e della sua verità e per la salvezza della propria anima, per la vita eterna. Dovrà denunciare con mezzi legali la chiara violazione commessa dalla società o dallo Stato contro le leggi e i comandamenti di Dio. E se tale atto dovesse rivelarsi impossibile o inefficace, allora egli dovrà passare alla disobbedienza civile". (IV, 9)

    Ovviamente, la disobbedienza alla legge civile è una misura estrema, che una Chiesa particolare può adottare in circostanze eccezionali. È tuttavia una possibilità che non bisogna escludere a priori, nel caso che un sistema di valori secolarizzati divenisse l'unico operante in Europa. [...]

    Io credo che la solidarietà tra cristiani europei debba divenire sempre più manifesta man mano che progredisce il processo di definizione di un comune sistema di valori europeo. Sarà soltanto insieme che i cristiani, con i rappresentanti delle altre religioni tradizionali in Europa, saranno in grado di salvaguardare la propria identità, combattere il secolarismo militante e affrontare le altre sfide della modernità. La Chiesa ortodossa russa è pronta a collaborare a livello interconfessionale, a livello interreligioso, come a livello politico, a livello sociale e a tutti gli altri livelli con tutti coloro che non sono indifferenti alla futura identità d'Europa, con tutti coloro che credono che i tradizionali valori religiosi sono parte integrante di tale identità.

    Vorrei infine commentare la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo contro l'Italia, vale a dire il divieto dell'esposizione dei crocefissi nelle scuole italiane. Questa sentenza va contro il diritto di ciascuno Stato a preservare le proprie tradizioni e la propria identità, offende perciò l'inviolabile principio dell'autentico pluralismo delle tradizioni. È una manifestazione inaccettabile di secolarismo militante. L'attività della Corte europea non deve capovolgersi in cinica farsa. L'atteggiamento ultraliberista che ha prevalso nell'adozione di quella decisione non deve dominare in Europa. Le fonti dell'Europa sono cristiane. Il crocefisso è un simbolo universale, ed è assolutamente inammissibile che, per assecondare gli standard ultraliberisti e ateistici, si privi l'Europa e le sue istituzioni sociali dei simboli che per tanti secoli hanno formato e unito le persone. Il crocefisso non è simbolo di violenza, ma di conciliazione. Penso che in tutti questi ambiti possiamo collaborare con la Chiesa cattolica difendendo la tradizione cristiana nei confronti del secolarismo militante e del liberismo aggressivo.

    In tale quadro, vorrei in conclusione porre la domanda seguente: stiamo noi costruendo un'Europa completamente atea e secolarista, dove Dio è espulso dalla società e la religione spinta nel ghetto del privato, oppure la nuova Europa sarà vera casa delle religioni diverse, diventando così autenticamente inclusiva e pluralista? Credo sia questa la domanda che le Chiese in Europa e le comunità religiose devono porre, una domanda alla quale i politici hanno il dovere di rispondere. È attorno a questa domanda che il dialogo tra le comunità religiose e le istituzioni politiche europee dovrebbe incentrarsi.

    __________


    Il testo quasi integrale dell'introduzione dell'arcivescovo Hilarion al libro di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI "Europa, patria spirituale" è stato riprodotto il 2 dicembre da "L'Osservatore Romano":

    Tra Roma e Mosca ritorna la primavera


    carlomartello

  3. #3
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Un ritorno della Chiesa Ortodossa Russa nella Chiesa Cattolica sarebbe fantastico. Il problema però è che con questo clero che guida la Chiesa Cattolica e finchè ci sarà la spada di Damocle del Concilio Vaticano II una riconciliazione piena e fondata sulla Verità non credo che sia possibile sul breve periodo.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    interessanti articoli...

    senza che ci siano fusioni a freddo potrebbe essere un buon trampolino
    per saldare i rapporti Italia Russia

  5. #5
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Un ritorno della Chiesa Ortodossa Russa nella Chiesa Cattolica sarebbe fantastico. Il problema però è che con questo clero che guida la Chiesa Cattolica e finchè ci sarà la spada di Damocle del Concilio Vaticano II una riconciliazione piena e fondata sulla Verità non credo che sia possibile sul breve periodo.
    Un ritorno della Chiesa Ortodossa Russa nella Chiesa Cattolica?
    Magari i russi la vedono in maniera opposta, e cioe' un ritorno della Chiesa Cattolica Romana nella Chiesa Ortodossa Russa.

    In seguito al grande Scisma religoso del 1054 il fatto è che tuttora la Chiesa occidentale e la Chiesa orientale sono separate, e ognuna si autodefinisce Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, dando a intendere che, con lo Scisma, è l'altra parte ad aver lasciato la vera chiesa: i cattolici infatti chiamano lo scisma Grande Scisma d'Oriente e gli ortodossi Scisma dei Latini. (tratto da wikipedia.it - a volte serve a qualcosa.. :sofico

  6. #6
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Appunto, come vedi c'è anche quel problema da risolvere.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Un ritorno della Chiesa Ortodossa Russa nella Chiesa Cattolica sarebbe fantastico. Il problema però è che con questo clero che guida la Chiesa Cattolica e finchè ci sarà la spada di Damocle del Concilio Vaticano II una riconciliazione piena e fondata sulla Verità non credo che sia possibile sul breve periodo.
    Diciamo che se la Chiesa Ortodossa volesse ritornare nella Chiesa Cattolica dovrebbe omologarsi alla nuova religione: il multiculturalismo olo-religioso.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Diciamo che se la Chiesa Ortodossa volesse ritornare nella Chiesa Cattolica dovrebbe omologarsi alla nuova religione: il multiculturalismo olo-religioso.
    Esatto. E ad un'eresia se ne aggiungerebbe un'altra, ben più grave perchè consapevole e voluta.
    Mi spiego: quello ortodosso inizialmente è solo uno scisma e nulla di più.
    Come sviluppo successivo allo scisma ci fu l'eresia, perchè ufficialmente ci sono dogmi, come quello dell'infallibilità papale o dell'Assunzione di Maria, che gli Ortodossi non riconoscono come tali.
    Ma tale non riconoscimento è una conseguenza tragica dello scisma.
    Il multiculturalismo olo-religioso invece nega radicalmente la religione cristiana cattolica e i contenuti fondamentali della Divina Rivelazione e della Tradizione dei Santi Padri e dei Santi Dottori della Chiesa Cattolica, sia d'Oriente che d'Occidente.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Esatto. E ad un'eresia se ne aggiungerebbe un'altra, ben più grave perchè consapevole e voluta.
    Mi spiego: quello ortodosso inizialmente è solo uno scisma e nulla di più.
    Ti ho gia' spiegato che la questione dipende dai punti di vista. Per gli Ortodossi lo Scisma e' quello dei latini.

    Come sviluppo successivo allo scisma ci fu l'eresia, perchè ufficialmente ci sono dogmi, come quello dell'infallibilità papale o dell'Assunzione di Maria, che gli Ortodossi non riconoscono come tali.
    Per forza, li riconoscono solo gli ''eretici'' latini (dal punto di vista Ortodosso).

    Ma tale non riconoscimento è una conseguenza tragica dello scisma. Il multiculturalismo olo-religioso invece nega radicalmente la religione cristiana cattolica e i contenuti fondamentali della Divina Rivelazione e della Tradizione dei Santi Padri e dei Santi Dottori della Chiesa Cattolica, sia d'Oriente che d'Occidente.
    Va la', prima informati sui fondamenti dell'una e altra confessione, poi scrivi. :gluglu:

  10. #10
    SMF
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    Predefinito Rif: Insieme per l’Europa

    Per me non ci sono 'punti di vista'. La Chiesa è Una, Santa, Cattolica, Apostolica e ROMANA, il cui capo è il Sommo Pontefice, Vicario di Cristo che siede sulla Cattedra di Pietro, infallibilmente assistito dallo Spirito Santo ex cathedra. Punto.
    Non ci sono discussioni su questo.
    I fondamenti dell'una e dell'altra confessione li conosco meglio di te se permetti e mi sa che hai anche capito poco e nulla del senso del mio post.
    Ciao iaociao:

 

 
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