Russia e Vaticano insieme per l’Europa
di Andrea Forti
«Quante divisioni ha il Papa?» Chiedeva sprezzante il dittatore Josif Stalin allorché a Yalta nel definire gli assetti dell'Europa post-bellica gli si fece presente di tenere in considerazione la posizione di Pio XII. Oggi la situazione dei rapporti fra Mosca e Santa Sede appare lontana anni luce da quegli anni, e proprio qualche giorno fa è stato fatto un ulteriore passo in direzione dell'avvicinamento fra Roma e la Terza Roma, con la visita del presidente Medvedev a papa Benedetto XVI, incontro che ha sancito definitivamente le piene relazioni diplomatiche fra i due paesi, tappa fondamentale per il riavvicinamento fra cattolici e russi ortodossi.
I rapporti fra Vaticano e Cremlino vennero ripristinati nel 1989, in pieno periodo della «perestrojka», quando l'allora presidente sovietico Mikhail Gorbachev si recò in visita al Papa Giovanni Paolo II, la prima (e l'ultima, visto il collasso dell'impero comunista due anni dopo) visita ufficiale di un capo sovietico al capo della Chiesa Cattolica. L'incontro fra Gorbachev e il papa polacco, fra colui il quale affondò il comunismo sovietico nel tentativo illusorio di riformarlo e colui il quale lo combatté da sempre, servì per gettare le basi dei rapporti fra Mosca, qui intesa come sede tanto del governo russo che del patriarcato moscovita, e la Santa Sede, anche se vari impedimenti ostacolarono il loro pieno sviluppo.
La Chiesa Ortodossa russa, appena uscita dai difficili anni sovietici, pose una serie di limitazioni alla crescita dei rapporti con il Vaticano; pur considerando quella Cattolica una Chiesa «sorella», dotata di piena legittimità apostolica e divisa solo dal primato papale e da questioni dottrinarie minori, il Patriarcato moscovita riteneva un affronto alla propria «sovranità» il reintegro nel seno della Chiesa di Roma delle comunità uniate dell'Ucraina occidentale, cristiani di rito bizantino ma fedeli a Roma da quando furono uniti al Regno di Polonia-Lituania, e la nomina di un vescovo cattolico a Mosca, vissuta dal patriarcato russo come un intrusione della Chiesa romana nel suo «territorio canonico».
Ad aumentare la diffidenza dei settori più intransigenti del patriarcato moscovita nei confronti di Roma era anche l'origine polacca di Giovanni Paolo II, un fatto da non sottovalutare visti i turbolenti rapporti russo-polacchi, iniziati sotto pessimi auspici già dagli inizi del XVII secolo, quando i polacchi cercarono di approfittare del caos politico a Mosca per imporre al trono di Russia un sovrano cattolico e polonofilo, e culminati nella spartizione germano-sovietica del 1939. Pur non essendo stato Karol Woytila un nazionalista polacco e nonostante fosse sinceramente interessato ad una riconciliazione con l'ortodossia, definita «secondo polmone spirituale d'Europa», si compì da parte della Chiesa romana l'errore di far gestire le ricostituite diocesi cattoliche in terra russa da prelati di origine polacca, conoscitori della realtà russa ma piuttosto mal visti dagli ortodossi.
Con il pontificato di Benedetto XVI le condizioni per un riavvicinamento fra le due chiese sono migliorate, non da ultimo per la linea dell'attuale Pontefice, interessato a continuare sulla strada dell'ecumenismo ma privilegiando come interlocutori le chiese più vicine per dottrina e sensibilità a quella cattolica, per evitare che l'ecumenismo venga a confondersi con relativismo e cedimento dottrinario.
Una delle mosse di diplomazia ecclesiastica del nuovo pontificato più apprezzate dagli ortodossi russi è stata sicuramente quella di sostituire, alla guida delle diocesi cattoliche russe, il polacco Tadeusz Kondrusiewicz con l'italiano Paolo Pezzi, che appena nominato dichiarò essere suo primo obiettivo non il proselitismo in terra russa ma la ricomposizione dello scisma fra cattolici e ortodossi. Un ulteriore miglioramento delle prospettive per un riavvicinamento cattolico-ortodosso è stata sicuramente l'elezione del metropolita Kirill a patriarca di Mosca e di tutte le Russie (questo il titolo completo, dove per «Russie» si intende la Russia, la Russia Bianca e l'Ucraina, la «piccola Russia») nel gennaio del 2009, dopo la scomparsa di Alessio II, il patriarca che ebbe il difficile ruolo di traghettare la Chiesa ortodossa russa dal periodo sovietico alle turbolente acque del post-comunismo. Se le preoccupazioni maggiori di Alessio II furono di carattere per così dire «identitario», difendere la Chiesa russa appena uscita dal difficile e drammatico periodo sovietico e approdata in un periodo di maggiore libertà ma anche di sfide inedite (edonismo consumista, relativismo, pressione islamica e delle sette protestanti), il nuovo Patriarca di Mosca sembra avere una visione più ad ampio raggio della missione della sua Chiesa.
Chi scrive ha avuto il piacere di seguire, nel dicembre del 2007, un incontro a Venezia fra l'allora Metropolita Kirill, a quel tempo «ministro degli esteri» del Patriarcato di Mosca, e il Patriarca di Venezia il cardinale Angelo Scola; in quell'interessantissimo appuntamento l'allora Metropolita Kirill ebbe modo di spiegare le linee guida della Chiesa Ortodossa russa: difesa senza cedimenti dell'ortodossia e dell'identità russa ma al contempo solida alleanza con la Chiesa «sorella» di Roma per combattere il neo-laicismo e per difendere le comuni radici cristiane d'Europa.
Già nell'incontro di due anni fa erano chiare le linee principali dell'attuale Patriarca russo, secondo il quale l'arroccamento isolazionista non conviene ad una Chiesa Ortodossa che non ha più come nemici dei potenziali invasori cattolici dell'Ovest, ma i pericoli di una deriva relativista e consumista della società post-sovietica unita alla costante pressione demografica delle popolazioni islamiche e cinesi che premono sulla Russia dal Sud e dall'Oriente.
Che il nuovo Patriarca guardi con interesse a quanto succede nei «territori di Roma» è testimoniato dal messaggio inviato dallo stesso Kirill al Presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, in sostegno al ricorso italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso, e dalla traduzione in lingua russa dell'enciclica «Caritas in Veritate» di Benedetto XVI, con un'introduzione del Metropolita Hilarion, l'attuale addetto agli affari esteri e interreligiosi della Chiesa Ortodossa russa. Di fronte alle gigantesche sfide che le Chiese «Sorelle» di Roma e Mosca devono affrontare, la questione degli Uniati della Galizia ucraina appare sempre più un fossile delle guerre di religione europee del XVI secolo che un valido motivo di scontro, dal momento che il Granducato di Lituania e il Regno di Polonia non minacciano più Mosca.
Ragionpolitica - Russia e Vaticano insieme per l’Europa
carlomartello




Rispondi Citando

iaociao:
