
Originariamente Scritto da
Guido Keller
da
www.noreporter.org
A cavallo contro i carri armati
Ventisei anni fa i sovietici invadevano l’Afghanistan. Sarebbero stati sconfitti dai guerrieri afgani.
24 dicembre 1979: l’armata sovietica invade l’Afghanistan che ha reagito in armi all’instaurazione di un regime comunista a Kaboul.
Nello stesso momento l’Iran è al centro della rivoluzione islamica e l’equilibrio della zona è dunque instabile, i sovietici s’illudono allora di riuscire ad avanzare verso i pozzi e di segnare un punto importante nella corsa al controllo dello scacchiere mondiale. L’Afghanistan è però un paese di tradizioni guerriere e dagli scenari di guerra impervi e montagnosi; gli inglesi nel secolo XIX vi subirono cocenti smacchi. Gli afgani, invasi, non esitano un minuto e affrontano l’Urss. Il coraggio dei mujaheddin che non esitano ad attaccare a cavallo contro i carri armati, resterà emblematico. Le tribu afgane s’ingegnano al punto di costruire fucili da sole. Il sostegno occidentale non tarderà ad arrivare dagli Usa, dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Le antenne occidentaliste lavoreranno dal vicino Pakistan, ma i capi della guerriglia non saranno tanto malleabili e influenzabili. Fra di essi è d’uopo ricordare il grande Massoud, che gli israelo/anglo/americani dovettero assassinare alla vigilia dell’11 settembre 2001 prima di scatenare la loro ultima offensiva in Afghanistan.
La guerra del popolo afgano, iniziata quella vigilia di Natale del 1979 contro l’imperialismo sovietico, segnerà una cocente e umiliante sconfitta militare dell’armata rossa e assesterà un colpo decisivo al prestigio politico sovietico. Dieci anni dopo l’inizio di quell’invasione l’Urss imploderà.