tratto dal libro STUDI REVISIONISTICI
di Franco Deana
Edizioni GRAPHOS, Genova 2002
Le statistiche ufficiali delle popolazioni possono risultare suscettibili di discussione quando si
verificano spostamenti in massa, perché molti trasferimenti sfuggono alle autorità di partenza e di
destinazione. Quando poi i trasferimenti sono provocati da eventi bellici o da disastri ambientali,
carestie e stragi in massa delle popolazioni nemiche, ogni rilevamento statistico diventa quasi
impossibile.
Si consideri anche che, dopo la seconda guerra mondiale, le statistiche europee avrebbero dovuto
valutare i trasferimenti, le stragi in massa, in presenza dei contrapposti interessi al gonfiamento
delle stragi subite e all'occultamento di quelle effettuate.
Le difficoltà aumentano nelle statistiche postbelliche delle popolazioni ebraiche, per essere queste
ultime soggette a frequenti spostamenti volontari o forzati, e per essere inoltre interessate a non
figurare nei censimenti onde evitare di allarmare i paesi ospitanti.
Si ritengono più attendibili di quelle postbelliche le statistiche precedenti la seconda guerra
mondiale, e particolarmente quelle relative all'effettiva consistenza di una determinata etnia o di
una determinata confessione religiosa. Comunque, è necessario interpretare razionalmente e
confrontare le statistiche esistenti.
Secondo il Calendario Atlante De Agostini, nel 1940, su una popolazione mondiale di 2,155 miliardi,
2,045 miliardi di uomini aderivano a una delle più importanti religioni, e solo 110 milioni, il 5%,
erano "pagani o senza religione".
Nel 1991 su una popolazione mondiale di 5,094 miliardi, sono stati censiti come aderenti a una
delle grandi religioni 3,582 miliardi di uomini, fra i quali 18 milioni di ebrei, e il resto, cioè 1,512
miliardi, il 30%, come confessanti altre religioni o atei.
Dunque, gli aderenti ad altre religioni e agnostici o atei, censiti dal 1940 al 1991, sono aumentati
dal 5 al 30%; anche se si è verificato un aumento dei membri di nuove sette cristiane, ecc., è
evidente che è molto aumentata la massa degli agnostici o degli atei.
Popolazione ebraica
Sempre secondo il Calendario Atlante De Agostini (edd. degli anni citati), gli israeliti (ebrei) nel
mondo erano:
1904 9.000.000
1914 12.000.000
1920 13.000.000
1940 16.600.000
Essi erano aumentati quindi dell'84,4% in 36 anni. Queste statistiche si devono ritenere attendibili
in quanto non influenzate dalle ricadute politiche e sociali delle perdite avvenute durante la
seconda guerra mondiale.
1) Popolazione ebraica negli Stati Uniti
Esaminiamo ora le statistiche degli ebrei presenti negli USA, loro paese di elezione, giacché vi si è
trasferita la maggior parte delle loro popolazioni. Non per niente New York era ed è la più grande
città ebraica del mondo (nel 1940, su una popolazione di 7 milioni di abitanti, vi erano 2,5 milioni
di ebrei).
L'edizione del 1991 del Calendario chiarisce che in America esistono "statistiche tenute dalle varie
Chiese, nelle quali però sono compresi [solo] gli ufficialmente iscritti e praticanti" (p. 586).
Gli ebrei "ufficialmente iscritti" nei registri sinagogali e in documenti del genere negli USA erano:
ANNO milioni
1940 4,65 (p. 40)
1948 4+5 (p. 395)
1952 5
1955 5,5
1964 5,6
1969 5,87
1975 6,115
1980 5,92
1983 5,728
1986 5,814
1987 5,944
1988 5,935
1991 5,981
Quindi dal 1940 al 1991, in 51 anni, gli ebrei sarebbero aumentati solo da 4,65 a 5,981 milioni e
sarebbero addirittura diminuiti rispetto al 1975, malgrado l'aumento naturale della popolazione e i
milioni di ebrei immigrati dall'ex Unione Sovietica e dall'Europa.
Anche se New York era il comune porto di sbarco degli immigrati europei e se gli ebrei preferivano
stabilirsi nelle grandi città, la sproporzione fra i 2,5 milioni di residenti ebrei a New York nel 1938-
40 e i 2,15 milioni di residenti ebrei nel resto del paese è troppo elevata e fa pensare a una
sottostima, anche perché era più facile censire gli immigrati a New York, dato che altrove spesso
essi erano in transito.
Evidentemente l'effettiva popolazione ebraica è molto maggiore (è ciò che pensava Arthur Koestler
e ciò che pensa oggi Norman Finkelstein). Per valutarla calcoliamo un aumento naturale dal 1940
al 1991 proporzionale a quello verificatosi dal 1904 al 1940, e cioè 4,65 x 1,844 x 51 / 36 = 12,15
milioni circa. Anche se dopo il 1940 si fosse verificato un calo nella natalità, esso doveva venir
compensato dalla diminuita mortalità per malattie.
Per un riscontro ci riferiamo all'accrescimento annuo della popolazione in Israele, accrescimento
che nel 1987 è stato del 2,27 - 0,67 = 1,60% annuo (p. 357). Calcolando lo stesso aumento per la
popolazione ebraica negli USA, risulterebbe una popolazione attuale di circa 10,45 milioni.
Tuttavia si osserva che il coefficiente di aumento della popolazione ebraica negli USA potrebbe
essere maggiore se rispondesse al vero quanto dichiarato il 16 agosto 1963 dal presidente
israeliano David Ben Gurion: la popolazione ebraica negli USA, ufficialmente di 5,6 milioni, non era
inferiore ai 9 milioni (in R. Harwood, Ne sono davvero morti sei milioni?, Genova,2000, p. 33). I
9 milioni del 1963, con l'incremento naturale dell'1,6% annuo, sarebbero diventati 14 milioni nel
1991.
2) Emigrazione dall'URSS
Secondo il "Jerusalem Report" del maggio 1995 la popolazione ebraica nell'Unione Sovietica, dal
1946 al 1995, si era ridotta da 4,6 a 1,24 milioni. Tenendo conto dell'aumento naturale della
popolazione, si può stimare che 5 milioni di ebrei siano emigrati negli USA o in Israele, la cui
popolazione ebraica nello stesso periodo è globalmente aumentata di circa 3 milioni.
Si può quindi stimare che 2 milioni di ebrei sovietici siano emigrati in America, direttamente o
transitando per Israele. Si tenga anche presente che, fino al 1978, su 35.000 nordamericani o
canadesi emigrati in Israele, solo 5.400 vi si stabilirono, ritenendo gli altri più utile per Israele la
loro attività negli USA. Evidentemente l'emigrazione dal Nord America verso Israele è trascurabile
(si veda Roger Garaudy, I miti fondatori della politica israeliana, Genova, 1996, p. 133).
3) Emigrazione dall'Europa e altri paesi fra il 1974 e il 1991
Nel 1974 (anno preso a caso) e nel 1991 le popolazioni ebraiche nei vari Stati (esclusi Israele, Stati
Uniti e Unione Sovietica) risultavano 2.744.682 e 2.876.872 unità, con un aumento di 132.190.
Applicando alle relative popolazioni l'aumento dell'1,6% registrato in Israele, i 2.744.682 del 1971
sarebbero diventati nel 1991 circa 3.595.000, cioè sarebbero aumentati di 0,85 milioni, di cui oltre
0,72 milioni evidentemente enúgrati negli USA (si veda, più avanti, la tabella delle popolazioni
ebraiche).
4) Emigrazione dall'Europa dal 1946 al 1973
Il confronto con le popolazioni registrate nel 1991 è stato limitato al 1974 e non è stato esteso agli
anni dei dopoguerra perché le statistiche diventavano sempre più incomplete e con variazioni di
non lieve entità nel giro di pochi anni. Per esempio, dal 1956 al 1974 le popolazioni ebraiche
risultavano aumentate in Francia da 150.000 a 520.000 (per l'afflusso di ebrei dall'Algeria), in Gran
Bretagna da 300.000 a 450.000, mentre in Romania c'era stato un calo da 700.000 a 120.000, in
Ungheria da 400.000 a 43.000, in Polonia da 80.000 a 12.000, in Olanda da 44.000 a 23.000.
Come si spiegano queste riduzioni? E la Romania, l'Ungheria e la Polonia non erano separate dal
resto dell'Europa dalla cortina di ferro? Eppure è noto che soprattutto nei 27 anni che corrono dal
1946 al 1973 l'immigrazione ebraica negli USA è stata notevole e potrebbe spiegare qualche
variazione statistica. Anche se fosse stata percentualmente della stessa entità di quella calcolata
fra il 1974 e il 1991, risulterebbe di 0,72 x 27 / 17 = 1,14 milioni.
Stima della popolazione ebraica mondiale
In totale, la popolazione ebraica negli USA calcolata ai par. 1 , 2 , 3 e 4 risulta di 12,15 + 2 +
0,72 + 1,14 = 16,01 milioni, con uno scarto fra quella censita e quella stimata di 2,67 milioni.
Se la popolazione ebraica del resto del mondo fosse stata sottostimata nella stessa proporzione,
nel 1991 risulterebbe una maggiore popolazione mondiale di 2.876.872 x 1,67 = 4,8 milioni; ma
questa è un'ipotesi priva di riscontri.
Arbitrariamente valuteremo in altri 2 milioni la popolazione ebraica non censita.
In conclusione la popolazione ebraica mondiale nel 1991 risultava la seguente (in milioni):
Stima popolazione ebraica negli USA 16,01
Popolazione nell'ex URSS 1,2
Popolazione negli altri paesi al 1991 2,9
Popolazione ebraica in Israele 3,6
Sottostima negli altri Paesi 2
Possibile emigrazione negli USA fra il 1946 e il 1973 1,14
Totale 25,71
(Cfr. Eugenio Saraceni, Breve storia degli ebrei, 1979, il quale scrive che gli ebrei rappresentano
solo "il 5 per mille della popolazione mondiale", dato corrispondente a una popolazione ebraica di
21,74 milioni nel 1979 e 25 milioni nel 1991. )
L'aumento risulta incompatibile con la morte di 6 milioni di ebrei, in quanto questa avrebbe ridotto
il loro numero sul piano mondiale nel 1945 a 10,6 milioni. Wiesenthal ha dichiarato il 2 maggio
1982 al "Post" che nei lager nazisti sarebbero morti 11 milioni di ebrei. A prendere per buona
questa cifra, gli ebrei sopravvissuti sarebbero stati poco più di 5 milioni! (nota: Si noti che il
"New York Times" del 15 febbraio 1948 valutava gli ebrei nel mondo tra 15.600.000 e 18.700.000
come cit. in R. Harwood, Auschwitz o della soluzione finale, Milano, 1978, p. 9).
Le statistiche si arrestano al 1991 perché proprio in quell'anno un periodico aveva pubblicato un
testo in cui il qui scrivente sosteneva che, se gli ebrei considerati tali per confessione religiosa
erano 18 milioni (Calendario Atlante, p. 26), quelli considerati (o da considerare) tali per
appartenenza etnica, cioè per appartenenza a un gruppo definito dal possesso di certi tratti
culturali, dovevano essere più numerosi.
Dal 1992 al 1999 la tabella degli aderenti alle grandi religioni è stata omessa nelle edizioni del
Calendario Atlante ed è stata reinserita in quella del 2000. Mettiamo a confronto le cifre
(rispettivamente pp. 26 e 38):
1991 2000
Cattolici 952.000.000 1.047.000.000
Protestanti 556.000.000 360.000.000
Ortodossi 162.000.000 226.000.000
altri (anglicani) 341.000.000
Musulmani 881.000.000 1.142.000.000
Ebrei 18.000.000 15.300.000
Buddisti 312.000.000 354.500.000
Induisti 663.000.000 746.000.000
Altri 38.000.000 22.000.000
totale 3.582.000.000 4.253.800.000
Come si vede, dal 1991 al 2000, il numero degli aderenti alle grandi religioni è aumentato,
eccezion fatta per gli ebrei, che sono (sarebbero) diminuiti.
In questi anni non ci sono state conversioni in massa o stermini di ebrei; evidentemente sono state
eseguite rielaborazioni statistiche.
La riduzione da 18 a 15,3 milioni del numero degli ebrei si può giustificare col fatto che la prima
cifra si riferiva a tutti gli ebrei e la seconda solo a quelli praticanti, e a conferma si nota che lo
stesso Calendario Atlante riporta la cifra di 17.981.460 ebrei in tutto il mondo (p. 357). Tuttavia
ricordiamo che dai calcoli prima svolti la popolazione ebraica negli USA risultava di 16,01 milioni; e
questi 16,01 milioni, sommati ai 3.481.400 di abitanti ebrei di Israele, davano già un totale
superiore ai 18.000.000, e ciò, dunque, senza tener conto del resto del mondo.
Si noti che il "Daily Express" del 1 maggio 1945 in un articolo di un corrispondente aveva riferito
che nel campo di Dachau negli ultimi mesi erano morti di fame e malattie 13.000 prigionieri e ne
erano stati liberati 32.000, affamati. E il "Daily Mail" del 2 maggio dello stesso anno aveva scritto:
Da quando gli Alleati hanno invaso la Germania sono stati liberati più di 2,5 milioni di esuli,
profughi e prigionieri di guerra che risultavano nelle liste SHAEF, settore profughi
(displaced persons). Si ritiene che sotto controllo tedesco ci siano ancora da 3 a 6 milioni di
profughi.
Quindi la maggior parte degli internati era viva e fu liberata; e ciò vale anche per gli internati
ebrei.
(Nella pagina che segue il lettore trova la tabella delle popolazioni ebraiche 1974-1991 con
esclusione di Stati Uniti, Israele e Unione Sovietica.)
Popolazioni ebraiche (1974-1991) con esclusione di Stati Uniti, Israele e
Unione Sovietica
Nazione 1974 1991 + -
Austria 12.000 12.000
Belgio 41.000 35.000 - 6.000
Cecoslovacchia 15.000 6.000 - 9.000
Danimarca 6.000 3.617 - 2.383
Finlandia 1.280 971 - 309
Francia 520.000 650.000 + 130.000
Germania 31.700 27.552 - 4.148
Gran Bretagna 450.000 450.000
Grecia 6.500 5.000 - 1.500
Irlanda 3.255 2.127 -1.128
Italia 35.000 35.000
Iugoslavia 7.000 7.000
Liechtenstein 25 22 - 3
Lussemburgo 643 699 + 56
Norvegia 855 1.044 + 189
Olanda 23.000
Polonia 12.000 12.000
Romania 120.000 120.000
Spagna 7.000 7.000
Svezia 13.000 16.000 + 3.000
Svizzera 20.744 19.860 - 884
Ungheria 43.000 43.000
Afghanistan 800 800
India 16.000 16.000
Iran 68.000 80.000 + 12.000
Iraq 2.500 2.500
Libano 6.000 6.000
Siria 4.000
Turchia 38.000 38.000
Algeria 1.000
Tunisia 23.000 23.000
Marocco 70.000 40.000 - 30.000
Sudafrica 114.762 125.000 + 10.238
Zaire 1.500 1.500
Zimbabwe 6.000
Canada 254.368 296.425 + 42.057
Costarica 1.500 1.500
Giamaica 600
Messico 100.750 82.734 - 19.016
Argentina 450.000 500.000 + 50.000
Brasile 140.000 119.000 - 21.000
Cile 30.000 30.000
Uruguay 50.000 50.000
Nuova Zelanda 5.000 3.921 - 1.079
Totale 2.744.682 2.876.872 + 132.190
Altre notizie statistiche
Il mito dello sterminio ebraico non solo è incompatibile con le precedenti valutazioni statistiche, ma
è contraddetto anche da dati fomiti subito dopo la seconda guerra mondiale.
1)
Popolazioni ebraiche secondo Léon Poliakov e Josef Wulf (Das Dritte Reich und die Juden, Berlin,
1955, p. 229)
1939 1945
URSS (zone occupate) 2.100.000 1.500.000
Germania 210.000 170.000
Austria 60.000 40.000
Ungheria 404.000 200.000
2)
Ebrei in Europa nel 1947 - Congresso Ebraico Mondiale (Calendario Atlante De Agostini, 1952, p.
46)
URSS 2.000.000
Romania 410.000
Gran Bretagna 390.000
Francia 180.000
Germania 198.000
Ungheria 190.000
Polonia 90.000
Italia 55.000
Bulgaria 49.000
Cecoslovacchia 48.000
Austria 45.500
Belgio 40.000
Altri 137.500
Totale 3.833.000
3)
Popolazione ebraica in Europa secondo la Commissione Anglo-Americana sull'ebraismo mondiale e
la Palestina, Losanna 20 aprile 1946 (Enciclopedia Treccani, Aggiornamento 1938-48 ,I, 1948, p.
813)
1939 1946
Albania 200 300
Austria 60.000 15.000
Belgio 90.000 33.000
Bulgaria 50.000 45.000
Cecoslovacchia 315.000 65.000
Danimarca 7.000 5.500
Finlandia 2.000 1.800
Francia 320.000 180.000
Germania 215.000 94.000
Grecia 75.000 10.000
Italia 50.000 46.000
Jugoslavia 75.000 11.000
Lussemburgo 3.500 500
Norvegia 2.000 1.000
Olanda 150.000 30.000
Polonia 3.351.000 80.000
Romania 850.000 336.000
Ungheria 400.000 200.000
totale 6.015.700 1.153.000
4)
Il 30 giugno 1965 il giornale ebraico di New York "Der Aufbau" ha riferito che 3.375.000 persone
avevano presentato domanda di riparazioni per i danni subiti durante il nazismo (in R. Garaudy,
op. cit., p. 68).
Il giornalista americano A. Doksen Marcus, in una corrispondenza da Gerusalemme del marzo
1993, aveva calcolato che gli ebrei cittadini di Israele reduci dell' olocausto erano 300.000 (si veda
"Il Borghese", 18 luglio 1993). Questo, 48 anni dopo la fine della guerra. Considerando la
mortalità, i profughi dalla Germania stati almeno il doppio. A questi si devono aggiungere gli ancor
più numerosi ebrei emigrati negli USA attraverso Israele.
L'espulsione degli ebrei dalla Germania era iniziata subito dopo il 1933, e "nel luglio 1939, su
560.000 ebrei non ne restavano vivi in Germania che 215.000" (Emil Ludwig, La conquista morale
della Germania, Milano, 1948, p. 123). L'espulsione era proseguita dopo lo scoppio della guerra,
attraverso i paesi neutrali, anche se con crescenti difficoltà perché nessuno li voleva, come
documenta il libro "Ebrei in vendita? " di Yehuda Bauer (Milano, 1998).
Secondo l'indagine del Congresso Ebraico Mondiale, nel 1947 in Germania gli ebrei erano ancora
198.000, cioè poco meno che nel 1939, ma va tenuto presente il fatto che ne erano affluiti
moltissimi dall'Europa orientale a partire dal 1945.
Se ci fosse stato un piano di sterminio in massa, logicamente le prime vittime sarebbero stati gli
ebrei tedeschi in quanto erano i primi a disposizione e i più detestati, come sostiene Goldhagen. Si
può ipotizzare che gli ebrei emigrati negli Stati Uniti o in Palestina prima della guerra siano rientrati
nella Germania distrutta, immiserita, sotto la protezione dell'esercito alleato, nel 1946?
Al massimo poteva rientrare qualche capofamiglia per tentare di far valere le proprie ragioni e
compiere le proprie vendette, ma non è credibile il rientro, di intere famiglie emigrate da 5 -10
anni. Quanto al ritorno degli ebrei che si erano rifugiati in Unione Sovietica, come risulta dalle
testimonianze citate più avanti, si è verificato parecchio tempo dopo.
Invece gli ebrei in Polonia erano 3.315.000 nel 1939 e 90.000 nel 1947. Non è credibile che i
tedeschi abbiano voluto sterminare solo gli ebrei polacchi. Non sarebbe stato necessario, del resto,
che agissero direttamente. Vi avrebbero provveduto gli stessi polacchi. Sarebbe bastato lasciarli
liberi di agire.
Come è stato documentato anche da Rudi Assuntino e Wlodek Goldkorn nel libro " Il guardiano.
Marek Edelmann racconta "(Palermo, 1998), il 4 luglio 1946 a Kielce, in Polonia, si verificò un
pogrom che provocò la fuga in Germania di 150.000 ebrei (quelli che sarebbero stati inviati già
precedentemente nelle camere a gas), creando imbarazzo alle autorità alleate. Furono fatti
emigrare a tempo di primato negli USA o in Palestina. Evidentemente il numero degli ebrei
sopravvissuti era molto superiore a quello ufficiale. E' logico pensare, inoltre, che gli ebrei non
fossero fuggiti solo nella Germania occidentale e che complessivamente fossero di più.
Si ritiene che questi ebrei in transito non siano da includere nel numero di quelli sopravvissuti in
Germania, in quanto la loro stima era datata 2 aprile 1946, cioè precedentemente al pogrom.
Si nota anche che gli ebrei ungheresi erano 450.000 nel 1938 e 190.000 nel 1947, anche se la
storia ufficiale e tante testimonianze affermano che gli ebrei ungheresi nel maggio-giugno 1944
erano stati tutti deportati ad Auschwitz e inviati subito nelle camere a gas.
L'inattendibilità delle statistiche correnti è stata confermata da Shalom Baron (insegnante di storia
ebraica all'Università di Colombia), il quale, in data 24 aprile 1964, di fronte al tribunale di
Gerusalemme, ha sostenuto che nel 1945, quando la Polonia era stata liberata dai russi, 700.000
ebrei polacchi erano ancora vivi. Anche il n. 143 del 1961 di "Jedioth Hazem" (Tel Aviv) ha scritto
che "il numero degli ebrei polacchi attualmente viventi fuori dalla Polonia si approssima ai due
milioni" (in Paul Rassinier, Il dramma degli ebrei europei, Roma, 1967, p. 20).