Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito Fassino non deve sapere, Sposetti non vuole...

    Risalendo per li rami il disinvolto tesoriere diessino si ritrova al centro dell'attenzione. Per carità nessun reato ma basta leggere il bell'articolo di Alberto SStatera stamattina su Repubblica per avere, almeno, qualche fastidio di stomaco.
    Stomaci delicati, certo, un pò come il fastidio (per non dire di peggio) che m'ha preso quando ho letto il commento di Benfy "la BNL ospita conti di chi traffica in armi? Un buon motivo in più per scalarla". E continuando così è logico che "i paletti di delimitazione", il limite oltre il quale NON SI DEVE anndare non si trova più, anzi risulta del tutto superfluo e fastidioso, ostacola il cammino.
    Ma quando Statera su quelo "fassino non deve sapere" che Sposetti, tesoriere DS scambia con Consorte, fa alcune ipotesi, quella che a lui pare più credibile (brutalmente credibile) è questa:
    O, se vogliamo, terza e più solida ipotesi. La politica conta sempre meno, la nuova finanza trasversale ha preso il controllo, ha il sopravvento. Non più laici, rossi o bianchi. Affaristi. Non c'è bisogno, al momento, che Fassino sappia tutto (anche perché a mio avviso anche sapendo fingono di non sapere girando la testa dall'altra parte) perché la filiera Banca d'Italia, banchiere di riferimento, immobiliaristi, "capitani coraggiosi" (tanto cari a D'Alema, ed epigoni è ormai autoreferenziale. La politica è un utile apparato di sostegno, soprattutto quando non s'impiccia troppo.
    I politici soono si indispeensabili doganieri, ma doganieri che si comprano con un pezzo di pane. Non è stato forse così con la lega? E' bastato salvare dal crac con i due soldi messi a disposizione da Fiorani alla loro banchetta riciclatrice di denaro d'incerta provenienza e destinazione per farne dei dfedelissimi lobbisti. E poi i Brancher, i Grillo, gli Ascierto, le decine di parlamentari di destra "a disposizionbe" nper i progetti del nascente capiitalismo straccione (quello tanto amato dall'allora Presideente del Consiglio Massimo D'AAlema) e, a stare ai fatti già noti, piuttosto truuffaldino.
    Questo per la destra. Poi Statera si dedica al tesoriere dei DS Sposetti.
    Il profilo di Consorte è ormai affidato alle gesta di cui i giornali ogni giorno danno notizia. Ma Sposetti, l'uomo delle Finanze diessine, il risanatore delle disastrate casse del Bottegone? Come è possibile che parli con Consorrte come se il suo referente fosse il Bonaparte ddell'Unipol e non il segretario del suo partito? Una volta gli scappò una frase del tipo "Noi dell'Unipol". Ma non si può inchiodare una persona ad una battuta. Il tosto marchigiano originario di Tolentino, che da sindaco ha risanato il borgo medioevale di Bassano in Teverina, nel Viterbese, e ha fatto anche il sottosegretario alle finanze.è di sciuro un benemerito del suo partito. Ma quanto deve a Consorte?
    I bilanci parlano chiaro, o almeno di questo siamo convinti.
    Il Bottegone aveva da ripianare qualcosa come mille miliardi di debiti. Oggi, se non andiamo errati, il debito consolidato del Botteghino è di 160 milioni di euro o poco più, con un abbattimento di 400 milioni. La Beta immobiliare è in utile per oltre 46 milioni (ma perché i DS c'hanno una immobiliare di riferimento?!) e persino l'Unità produce qualcosa. Nell'opera finanziariamente ciclopica di risanamento si sa che i diesse sono stati aiutati da Cesare Geronzi (che Beppe Grilllo nel suo spettacolo definisce come un mezzo brigante, con forti legami col vaticano ed inquisito per più di una vicenducola finanziaria) gran capo di Capitalia e oggi nemico giurato di Fazio e dei suoi furbetti del quartierino.
    Poi segue una serie di considerazioni sullo "Sposetti pensiero", su come non consideri ppiù il denaro sterco del diavolo ma che anzi per averci a che far bene ci vuole gente professionalmente preparata. E acquista talmente tale sicurezza di diventare arrogante persino con Prodi ed i suoi quando questi chiedono maggiori aiuti per la campagna delle primarie e per le future. Gli risponde: "Prodi divca ai suoi cani di smetterla di abbaiare" (eppure è stato solo grazia al Mortadella se i diesse sono potuti arrivare al potere e posssono forse sperare di ritornarci!).
    E continua Statera nell'illustrazione tra i battibeecchi con Rutelli ed il suo prendere le distanze da Consorte coinvolgendo anche Marrazzo.
    Seguita:
    Folclore, scene da un matrimonio litigioso, nel quale Sposetti fa il ruolo del marito di braccio corto, un pò tirchio, prudente rispetto alla rissa che sarà tra i partiti dell'Unione per le candidature alle politiche di aprile.
    Ma perché Fassino non deve sapere? "Niente, niente Gianni, niente". Perché vvia Stalingrado conta ormai troppo sui conti del Botteghino risanato? Perché il Cuccia di sinistra, che si faceva i suoi affari coi conti di Fiorani, fa il piccolo Napoleone cooperativo, il salvatore del partito "contiguao" di cui non più lui "contiguo"?
    "Non ci faremo triturare" (ricorda il "Non ci faremo processare" di Aldo Moro, trent'anni dopo....) promette D'Alema. Sacrosanto. Non si faccia triturare, con determinazione, prontezza e trasparenza. Per non dover mai giustificare, come fece Craxi in un celebre discorso parlamentare, le "risorse aggiuntive" dei partiti.

  2. #2
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    Senza entrare nel merito della questione (per inciso alcune cose le condivido, così sgombriamo il campo ai piagnistei), qui c'è un problema di METODO.
    E' vergognoso che si possano scrivere dei sunti di questo tipo estrapolando ciò che si vuole.

    Questo modo di fare è scorretto, ci sono delle regole perchè valgono solo per alcuni ? non dovrebbero valere per tutti ?

    Sono giorni che chiedo di inserire la fonte, ma è mai possibile ?

    http://www.repubblica.it/2005/l/sezi...i/finpoli.html

    IL COMMENTO
    Nuova finanza, vecchia politica
    dietro i guai di Consorte
    di ALBERTO STATERA

    "NIENTE, niente Gianni, niente...". A Fassino è meglio non dire niente, raccomanda il tesoriere dei diesse Ugo Sposetti, nipote di uno dei caduti sessant'anni fa nell'eccidio di Montalto ed ex sindaco decisionista di Bassano in Teverina. Lo raccomanda a Gianni Consorte che gli annuncia il 6 luglio "la più bella operazione fatta in Italia negli ultimi 15 anni". È il "via libera" all'Opa Unipol su Bnl. Ma perché Fassino non deve sapere, o, al massimo, può sapere "senza dettagli"? Ecco nella conversazione di due "compagni" del secondo millennio la prova, registrata sui nastri delle intercettazioni telefoniche, della fatica, quasi del supplizio, di coniugare a sinistra finanza e politica, potere e denaro, etica e battaglie elettorali, interessi privati - che a quel che sembra Consorte non trascurava - e dedizione alla causa.

    Perché Fassino deve sapere il meno possibile? Perché - ipotesi numero uno, ma da educande - è meglio che il segretario politico venga lasciato fuori dalle tecnicalità di un'operazione che muoverà miliardi di euro, che richiederà ancora spregiudicatezza, accordi trasversali, se occorre manipolazione di autorità preposte ai controlli, complicità con banchieri rampanti o felloni e con prestanome dalle origini incerte, quando non evidentemente fangose.

    Ma siccome a pensar bene si sbaglia quasi sempre, si può pensar male e - ipotesi numero due, ma altrettanto minimale - il segretario non deve sapere più di tanto perché la pratica spetta non a lui, ma, come dicono in molti, al presidente D'Alema, l'uomo che, quando fu a palazzo Chigi, s'impegnò con lucidità e determinazione alla ricerca di alternative credibili a un capitalismo decrepito, morente o già morto insieme ai suoi secolari esponenti. Sbagliò cavalli? Può darsi, anche se Colaninno, leader della madre di tutte le privatizzazioni, la Telecom, si fa onore un lustro dopo in attività produttive degne di tutto rispetto.

    O, se vogliamo, terza e più solida ipotesi. La politica conta sempre meno, la nuova finanza trasversale ha preso il controllo, ha il sopravvento. Non più laici, rossi o bianchi. Affaristi. Non c'è bisogno, al momento, che Fassino sappia tutto perché la filiera Banca d'Italia, banchiere di riferimento, immobiliaristi, "capitani coraggiosi" ed epigoni è ormai autoreferenziale. La politica è un utile apparato di sostegno, soprattutto quando non s'impiccia troppo.

    I politici sono sì indispensabili doganieri, ma doganieri che si comprano con un pezzo di pane. Non è forse stato così con la Lega? E' bastato salvare dal crac con i due soldi messi da Fiorani la loro banchetta riciclatrice di denaro d'incerta provenienza e d'incerta destinazione, per farne fedelissimi lobbisti. E poi i Brancher, i Grillo, gli Ascierto, le decine di parlamentari di destra "a disposizione" per i progetti del nascente capitalismo straccione e, a stare ai fatti già noti, piuttosto truffaldino.

    Il profilo di Consorte è ormai affidato alle gesta di cui di giorno in giorno si ha notizia. Ma Sposetti, l'uomo delle finanze diessine, il risanatore delle disastrate casse del Bottegone? Com'è possibile che parli con Consorte come se il suo referente fosse il Bonaparte dell'Unipol e non il segretario del suo partito? Una volta gli scappò una frase del tipo "Noi dell'Unipol". Ma non si può inchiodare nessuno a una battuta. Il tosto marchigiano originario di Tolentino, che da sindaco ha risanato il borgo medievale di Bassano in Teverina, nel Viterbese, e ha fatto anche il sottosegretario alle Finanze, è di sicuro un benemerito del suo partito. Ma quanto deve a Consorte?

    I bilanci parlano chiaro, o almeno di questo siamo convinti. Il Bottegone aveva da ripianare qualcosa come mille miliardi di lire di debiti. Oggi, se non andiamo errati, il debito consolidato del Botteghino è di 160 milioni di euro o poco più, con un abbattimento di 400 milioni. La Beta Immobiliare è in utile per oltre 46 milioni e persino l'"Unità" produce qualcosa.

    Nell'opera finanziariamente ciclopica si sa che i diesse sono stati aiutati da Cesare Geronzi, gran capo di Capitalia e oggi nemico giurato di Fazio e della sua filiera di furbetti. Sposetti ha lavorato bene anche da solo con la campagna "Io ci credo", per finanziare le spese elettorali, con i contributi dei parlamentari, con gli sponsor alle feste dell'"Unità". Ma basta? Lui ha preso sicurezza, ha spiegato che il problema dei soldi alla politica non è una questione di bottega, ma di democrazia, che persegue etica e umiltà nell'impegno, ma che per occuparsi di denaro, che non è più sterco del diavolo, ci vogliono persone "sempre più specializzate e professionali". Ha gonfiato la sua squadra, qualcuno pensa che rimpianga il Bottegone pesante rispetto al Botteghino leggero, ora che i conti vanno meglio, molto meglio.

    Al punto che si è messo a polemizzare direttamente col capo della sua coalizione. Quando i tesorieri di Prodi hanno protestato per gli scarsi contributi, lui ha latrato: "Prodi dica ai suoi cani di smettere di abbaiare".

    Prodi gli ha spedito uno stock di cani di cioccolata.
    Incidente chiuso, ma non tanto. Perché Rutelli - lamenta il tesoriere - lavora contro Consorte, ha chiesto anche a Marrazzo, presidente del Lazio, di schierarsi contro il benefattore delle cooperative.

    Folclore, scene da un matrimonio litigioso, nel quale Sposetti fa il ruolo del marito di braccio corto, un po' tirchio, prudente rispetto alla rissa che sarà tra i partiti dell'Unione per le candidature alle politiche di aprile.

    Ma perché Fassino non deve sapere? "Niente, niente Gianni niente". Perché via Stalingrado conta ormai troppo sul Botteghino dai conti risanati? Perché il Cuccia di sinistra, che si faceva i suoi affari coi soldi di Fiorani, fa ormai il piccolo Napoleone cooperativo, il salvatore del partito "contiguo", di cui non è più lui "contiguo"?

    "Non ci faremo triturare", promette D'Alema. Sacrosanto. Non si faccia triturare, con determinazione, prontezza e trasparenza.

    Per non dover mai giustificare, come fece Craxi in un celebre discorso parlamentare, le "risorse aggiuntive" dei partiti.

    (28 dicembre 2005)

  3. #3
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Zadig
    Senza entrare nel merito della questione (per inciso alcune cose le condivido, così sgombriamo il campo ai piagnistei), qui c'è un problema di METODO.
    E' vergognoso che si possano scrivere dei sunti di questo tipo estrapolando ciò che si vuole.

    Questo modo di fare è scorretto, ci sono delle regole perchè valgono solo per alcuni ? non dovrebbero valere per tutti ?

    Sono giorni che chiedo di inserire la fonte, ma è mai possibile ?

    http://www.repubblica.it/2005/l/sezi...i/finpoli.html

    IL COMMENTO
    Nuova finanza, vecchia politica
    dietro i guai di Consorte
    di ALBERTO STATERA

    "NIENTE, niente Gianni, niente...". A Fassino è meglio non dire niente, raccomanda il tesoriere dei diesse Ugo Sposetti, nipote di uno dei caduti sessant'anni fa nell'eccidio di Montalto ed ex sindaco decisionista di Bassano in Teverina. Lo raccomanda a Gianni Consorte che gli annuncia il 6 luglio "la più bella operazione fatta in Italia negli ultimi 15 anni". È il "via libera" all'Opa Unipol su Bnl. Ma perché Fassino non deve sapere, o, al massimo, può sapere "senza dettagli"? Ecco nella conversazione di due "compagni" del secondo millennio la prova, registrata sui nastri delle intercettazioni telefoniche, della fatica, quasi del supplizio, di coniugare a sinistra finanza e politica, potere e denaro, etica e battaglie elettorali, interessi privati - che a quel che sembra Consorte non trascurava - e dedizione alla causa.

    Perché Fassino deve sapere il meno possibile? Perché - ipotesi numero uno, ma da educande - è meglio che il segretario politico venga lasciato fuori dalle tecnicalità di un'operazione che muoverà miliardi di euro, che richiederà ancora spregiudicatezza, accordi trasversali, se occorre manipolazione di autorità preposte ai controlli, complicità con banchieri rampanti o felloni e con prestanome dalle origini incerte, quando non evidentemente fangose.

    Ma siccome a pensar bene si sbaglia quasi sempre, si può pensar male e - ipotesi numero due, ma altrettanto minimale - il segretario non deve sapere più di tanto perché la pratica spetta non a lui, ma, come dicono in molti, al presidente D'Alema, l'uomo che, quando fu a palazzo Chigi, s'impegnò con lucidità e determinazione alla ricerca di alternative credibili a un capitalismo decrepito, morente o già morto insieme ai suoi secolari esponenti. Sbagliò cavalli? Può darsi, anche se Colaninno, leader della madre di tutte le privatizzazioni, la Telecom, si fa onore un lustro dopo in attività produttive degne di tutto rispetto.

    O, se vogliamo, terza e più solida ipotesi. La politica conta sempre meno, la nuova finanza trasversale ha preso il controllo, ha il sopravvento. Non più laici, rossi o bianchi. Affaristi. Non c'è bisogno, al momento, che Fassino sappia tutto perché la filiera Banca d'Italia, banchiere di riferimento, immobiliaristi, "capitani coraggiosi" ed epigoni è ormai autoreferenziale. La politica è un utile apparato di sostegno, soprattutto quando non s'impiccia troppo.

    I politici sono sì indispensabili doganieri, ma doganieri che si comprano con un pezzo di pane. Non è forse stato così con la Lega? E' bastato salvare dal crac con i due soldi messi da Fiorani la loro banchetta riciclatrice di denaro d'incerta provenienza e d'incerta destinazione, per farne fedelissimi lobbisti. E poi i Brancher, i Grillo, gli Ascierto, le decine di parlamentari di destra "a disposizione" per i progetti del nascente capitalismo straccione e, a stare ai fatti già noti, piuttosto truffaldino.

    Il profilo di Consorte è ormai affidato alle gesta di cui di giorno in giorno si ha notizia. Ma Sposetti, l'uomo delle finanze diessine, il risanatore delle disastrate casse del Bottegone? Com'è possibile che parli con Consorte come se il suo referente fosse il Bonaparte dell'Unipol e non il segretario del suo partito? Una volta gli scappò una frase del tipo "Noi dell'Unipol". Ma non si può inchiodare nessuno a una battuta. Il tosto marchigiano originario di Tolentino, che da sindaco ha risanato il borgo medievale di Bassano in Teverina, nel Viterbese, e ha fatto anche il sottosegretario alle Finanze, è di sicuro un benemerito del suo partito. Ma quanto deve a Consorte?

    I bilanci parlano chiaro, o almeno di questo siamo convinti. Il Bottegone aveva da ripianare qualcosa come mille miliardi di lire di debiti. Oggi, se non andiamo errati, il debito consolidato del Botteghino è di 160 milioni di euro o poco più, con un abbattimento di 400 milioni. La Beta Immobiliare è in utile per oltre 46 milioni e persino l'"Unità" produce qualcosa.

    Nell'opera finanziariamente ciclopica si sa che i diesse sono stati aiutati da Cesare Geronzi, gran capo di Capitalia e oggi nemico giurato di Fazio e della sua filiera di furbetti. Sposetti ha lavorato bene anche da solo con la campagna "Io ci credo", per finanziare le spese elettorali, con i contributi dei parlamentari, con gli sponsor alle feste dell'"Unità". Ma basta? Lui ha preso sicurezza, ha spiegato che il problema dei soldi alla politica non è una questione di bottega, ma di democrazia, che persegue etica e umiltà nell'impegno, ma che per occuparsi di denaro, che non è più sterco del diavolo, ci vogliono persone "sempre più specializzate e professionali". Ha gonfiato la sua squadra, qualcuno pensa che rimpianga il Bottegone pesante rispetto al Botteghino leggero, ora che i conti vanno meglio, molto meglio.

    Al punto che si è messo a polemizzare direttamente col capo della sua coalizione. Quando i tesorieri di Prodi hanno protestato per gli scarsi contributi, lui ha latrato: "Prodi dica ai suoi cani di smettere di abbaiare".

    Prodi gli ha spedito uno stock di cani di cioccolata.
    Incidente chiuso, ma non tanto. Perché Rutelli - lamenta il tesoriere - lavora contro Consorte, ha chiesto anche a Marrazzo, presidente del Lazio, di schierarsi contro il benefattore delle cooperative.

    Folclore, scene da un matrimonio litigioso, nel quale Sposetti fa il ruolo del marito di braccio corto, un po' tirchio, prudente rispetto alla rissa che sarà tra i partiti dell'Unione per le candidature alle politiche di aprile.

    Ma perché Fassino non deve sapere? "Niente, niente Gianni niente". Perché via Stalingrado conta ormai troppo sul Botteghino dai conti risanati? Perché il Cuccia di sinistra, che si faceva i suoi affari coi soldi di Fiorani, fa ormai il piccolo Napoleone cooperativo, il salvatore del partito "contiguo", di cui non è più lui "contiguo"?

    "Non ci faremo triturare", promette D'Alema. Sacrosanto. Non si faccia triturare, con determinazione, prontezza e trasparenza.

    Per non dover mai giustificare, come fece Craxi in un celebre discorso parlamentare, le "risorse aggiuntive" dei partiti.

    (28 dicembre 2005)
    Ti ringrazio. Io non ho l'abbonamento a Repubblica on line e non posso prendere da lì gli articoli che leggo.
    Così TUTTI potranno verificare che non ho censurato niente al contrario di quanto fece Informauro sull'articolo di Scalfari in merito al riferimento su Mani pulite.

  4. #4
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Zadig
    Senza entrare nel merito della questione (per inciso alcune cose le condivido, così sgombriamo il campo ai piagnistei), qui c'è un problema di METODO.
    E' vergognoso che si possano scrivere dei sunti di questo tipo estrapolando ciò che si vuole.

    Questo modo di fare è scorretto, ci sono delle regole perchè valgono solo per alcuni ? non dovrebbero valere per tutti ?

    Sono giorni che chiedo di inserire la fonte, ma è mai possibile ?

    http://www.repubblica.it/2005/l/sezi...i/finpoli.html

    IL COMMENTO
    Nuova finanza, vecchia politica
    dietro i guai di Consorte
    di ALBERTO STATERA

    "NIENTE, niente Gianni, niente...". A Fassino è meglio non dire niente, raccomanda il tesoriere dei diesse Ugo Sposetti, nipote di uno dei caduti sessant'anni fa nell'eccidio di Montalto ed ex sindaco decisionista di Bassano in Teverina. Lo raccomanda a Gianni Consorte che gli annuncia il 6 luglio "la più bella operazione fatta in Italia negli ultimi 15 anni". È il "via libera" all'Opa Unipol su Bnl. Ma perché Fassino non deve sapere, o, al massimo, può sapere "senza dettagli"? Ecco nella conversazione di due "compagni" del secondo millennio la prova, registrata sui nastri delle intercettazioni telefoniche, della fatica, quasi del supplizio, di coniugare a sinistra finanza e politica, potere e denaro, etica e battaglie elettorali, interessi privati - che a quel che sembra Consorte non trascurava - e dedizione alla causa.

    Perché Fassino deve sapere il meno possibile? Perché - ipotesi numero uno, ma da educande - è meglio che il segretario politico venga lasciato fuori dalle tecnicalità di un'operazione che muoverà miliardi di euro, che richiederà ancora spregiudicatezza, accordi trasversali, se occorre manipolazione di autorità preposte ai controlli, complicità con banchieri rampanti o felloni e con prestanome dalle origini incerte, quando non evidentemente fangose.

    Ma siccome a pensar bene si sbaglia quasi sempre, si può pensar male e - ipotesi numero due, ma altrettanto minimale - il segretario non deve sapere più di tanto perché la pratica spetta non a lui, ma, come dicono in molti, al presidente D'Alema, l'uomo che, quando fu a palazzo Chigi, s'impegnò con lucidità e determinazione alla ricerca di alternative credibili a un capitalismo decrepito, morente o già morto insieme ai suoi secolari esponenti. Sbagliò cavalli? Può darsi, anche se Colaninno, leader della madre di tutte le privatizzazioni, la Telecom, si fa onore un lustro dopo in attività produttive degne di tutto rispetto.

    O, se vogliamo, terza e più solida ipotesi. La politica conta sempre meno, la nuova finanza trasversale ha preso il controllo, ha il sopravvento. Non più laici, rossi o bianchi. Affaristi. Non c'è bisogno, al momento, che Fassino sappia tutto perché la filiera Banca d'Italia, banchiere di riferimento, immobiliaristi, "capitani coraggiosi" ed epigoni è ormai autoreferenziale. La politica è un utile apparato di sostegno, soprattutto quando non s'impiccia troppo.

    I politici sono sì indispensabili doganieri, ma doganieri che si comprano con un pezzo di pane. Non è forse stato così con la Lega? E' bastato salvare dal crac con i due soldi messi da Fiorani la loro banchetta riciclatrice di denaro d'incerta provenienza e d'incerta destinazione, per farne fedelissimi lobbisti. E poi i Brancher, i Grillo, gli Ascierto, le decine di parlamentari di destra "a disposizione" per i progetti del nascente capitalismo straccione e, a stare ai fatti già noti, piuttosto truffaldino.

    Il profilo di Consorte è ormai affidato alle gesta di cui di giorno in giorno si ha notizia. Ma Sposetti, l'uomo delle finanze diessine, il risanatore delle disastrate casse del Bottegone? Com'è possibile che parli con Consorte come se il suo referente fosse il Bonaparte dell'Unipol e non il segretario del suo partito? Una volta gli scappò una frase del tipo "Noi dell'Unipol". Ma non si può inchiodare nessuno a una battuta. Il tosto marchigiano originario di Tolentino, che da sindaco ha risanato il borgo medievale di Bassano in Teverina, nel Viterbese, e ha fatto anche il sottosegretario alle Finanze, è di sicuro un benemerito del suo partito. Ma quanto deve a Consorte?

    I bilanci parlano chiaro, o almeno di questo siamo convinti. Il Bottegone aveva da ripianare qualcosa come mille miliardi di lire di debiti. Oggi, se non andiamo errati, il debito consolidato del Botteghino è di 160 milioni di euro o poco più, con un abbattimento di 400 milioni. La Beta Immobiliare è in utile per oltre 46 milioni e persino l'"Unità" produce qualcosa.

    Nell'opera finanziariamente ciclopica si sa che i diesse sono stati aiutati da Cesare Geronzi, gran capo di Capitalia e oggi nemico giurato di Fazio e della sua filiera di furbetti. Sposetti ha lavorato bene anche da solo con la campagna "Io ci credo", per finanziare le spese elettorali, con i contributi dei parlamentari, con gli sponsor alle feste dell'"Unità". Ma basta? Lui ha preso sicurezza, ha spiegato che il problema dei soldi alla politica non è una questione di bottega, ma di democrazia, che persegue etica e umiltà nell'impegno, ma che per occuparsi di denaro, che non è più sterco del diavolo, ci vogliono persone "sempre più specializzate e professionali". Ha gonfiato la sua squadra, qualcuno pensa che rimpianga il Bottegone pesante rispetto al Botteghino leggero, ora che i conti vanno meglio, molto meglio.

    Al punto che si è messo a polemizzare direttamente col capo della sua coalizione. Quando i tesorieri di Prodi hanno protestato per gli scarsi contributi, lui ha latrato: "Prodi dica ai suoi cani di smettere di abbaiare".

    Prodi gli ha spedito uno stock di cani di cioccolata.
    Incidente chiuso, ma non tanto. Perché Rutelli - lamenta il tesoriere - lavora contro Consorte, ha chiesto anche a Marrazzo, presidente del Lazio, di schierarsi contro il benefattore delle cooperative.

    Folclore, scene da un matrimonio litigioso, nel quale Sposetti fa il ruolo del marito di braccio corto, un po' tirchio, prudente rispetto alla rissa che sarà tra i partiti dell'Unione per le candidature alle politiche di aprile.

    Ma perché Fassino non deve sapere? "Niente, niente Gianni niente". Perché via Stalingrado conta ormai troppo sul Botteghino dai conti risanati? Perché il Cuccia di sinistra, che si faceva i suoi affari coi soldi di Fiorani, fa ormai il piccolo Napoleone cooperativo, il salvatore del partito "contiguo", di cui non è più lui "contiguo"?

    "Non ci faremo triturare", promette D'Alema. Sacrosanto. Non si faccia triturare, con determinazione, prontezza e trasparenza.

    Per non dover mai giustificare, come fece Craxi in un celebre discorso parlamentare, le "risorse aggiuntive" dei partiti.

    (28 dicembre 2005)
    Ti ringrazio. Io non ho l'abbonamento a Repubblica on line e non posso prendere da lì gli articoli che leggo.
    Così TUTTI potranno verificare che non ho censurato niente dei riferimenti agli uomini vendutii della destra. Quando invece Informauro si guardò bene dal trascrivere di un articolo di Scalfari il riferimento al meritorio lavoro dei giudici che discende da quello di Mani pulite. Sai ho trascritto a mano, per cui il resto era un pò lungo. Ma la sostanza c'è tutta.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    Ti ringrazio. Io non ho l'abbonamento a Repubblica on line e non posso prendere da lì gli articoli che leggo.
    Così TUTTI potranno verificare che non ho censurato niente al contrario di quanto fece Informauro sull'articolo di Scalfari in merito al riferimento su Mani pulite.
    Sei spudorata...
    Io non ho nessun abbonamento a Repubblica, questo articolo è facilmente rintracciabile e riportabile da chiunque.

    Non censuri ? hai una strana idea di ciò che filtri... tu aggiungi e commenti, oltre che riassumere. Alla faccia della correttezza.

 

 

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