Natale di sangue: in Iraq come a Gaza
Maurizio Blondet
26/12/2005
Uno dei tanti civili uccisi dai bombardamenti americani nella città di Ramadi, pronto per una sepoltura di fortuna
Come pianificato per ridurre l'impegno delle usurate truppe di terra, le forze americane stanno intensificando i bombardamenti aerei sulle città dell'Iraq sotto il controllo dei ribelli, popolate da civili.
Da gennaio ad agosto, i bombardieri americani compivano circa 25 missioni al mese; ora le hanno quintuplicate, salendo a settembre a 62 raid, ad ottobre a 122, a novembre 120 (1).
L'offensiva in corso, chiamata Cortina di Ferro, è cominciata il 5 novembre e continua ininterrotta da settimane.
La zona presa di mira è la provincia di Anbar, con capitale Ramadi, lungo l'Eufrate, da cui - sostengono - giungono armi, rinforzi e munizioni ai ribelli dalla Siria.
Le forze USA non tengono, o meglio nascondono, il contro dei civili uccisi dai bombardamenti.
Ma la giornalista Ellen Knickmeyer del Washington Post (2) ha condotto una coraggiosa inchiesta ai margini della località colpita, ascoltando testimoni e medici negli ospedali e nei cimiteri improvvisati.
Nella scuola di Husaybah, trasformata in pronto soccorso, Ellen ha visto molti feriti e bambini insanguinati con le famiglie.
Il medico Zahid Mohammed Rawi, che opera lì con quattro altri dottori e un'infermiera, ha tenuto il conto dei morti passati al pronto soccorso: 38 insorti combattenti e 97 civili.
«Sfido ogni autorità americana a negare queste cifre», ha detto il medico esasperato.
E poi: «tutta questa gente è morta in silenzio, per una colpa che non ha commesso».
Il colonnello Michael Denning, responsabile della forza aerea della seconda divisione Marines, ha detto alla giornalista: «sono i ribelli che ammazzano i civili e ne danno la colpa a noi».
Ha ammesso però che una città è «un posto difficilissimo per combattere».
E i 2500 fra Marines, fanti e marinai che appoggiano l'attacco a terra di 1000 soldati collaborazionisti iracheni non combattono.
Aspettano che gli aerei facciano il loro lavoro.
Il 7 novembre (terzo giorno dell'attacco aereo) dei testimoni con cui la giornalista ha parlato, che stavano guardando il bombardamento dal tetto di un edificio pubblico della cittadina di Kamaliyat, hanno visto diversi abitanti, dalle vicine macerie, tirar fuori da una sola casa i corpi di padre, madre, una bambina di 14 anni, e due bambini di 11 e di 5.
La casa era stata colpita perché dei guerriglieri tiravano colpi di mortaio dal suo cortile.
A Qaim, Ellen ha parlato con un uomo di nome Abdul Aziz che portava il corpo di sua figlia Aesha in un cimitero improvvisato, con una novantina di sepolture.
Quaranta erano tombe fresche, di civili uccisi quel solo giorno.
Abdul Azizi imprecava contro «il gruppo di Al Zarqawi che ha usato la casa di mia figlia come fortino», ma suo nipote, il figlio di Aesha, ha tagliato corto: «sono stati gli americani ad ammazzare mia madre».
Alcuni Marines hanno ammesso che l'8 novembre sono stati portati da abitanti del luogo in una casa bombardata il giorno prima: sotto le macerie hanno aiutato a recuperare cinque morti più due feriti, una ragazzina e un adulto.
Secondo alcuni racconti, i civili erano stati chiusi in una stanza dai guerriglieri che poi hanno usato la casa come base.
Arkan Isawi, un anziano capo tribale di Husaybah, ha raccontato di avere girato la città con altri anziani mentre l'attacco aereo era ancora in corso per valutare i danni, e di aver identificato almeno 80 morti.
«Io personalmente ho tirato fuori dalle macerie una famiglia con genitori e tre figli».
Ma ha detto che i numeri erano incerti.
«La gente ha sepolto morti nei cortili e nei parcheggi».
Nei sobborghi di Ramadi un funerale con bandiere nere, con i nomi dei morti scritti sopra.
I testimoni hanno detto che fra essi c'erano 18 bambini.
In queste azioni, gli F-15 lanciano bombe guidate da 500 libbre anziché quelle da 1000 o 2000, e missili Hellfire da 100 libbre: «non basta a buttare giù una casa», ha detto al telefono il generale Allen G. Peck, vicecomandante delle operazioni aeree, «ma sono efficaci contro un'auto».
Impossibile non riconoscere lo stile.
E' Israele che fa scuola, con i suoi assassinii mirati negli affollati abitati palestinesi, nel pieno disprezzo della vita umana, con l'abitudine a disumanizzare il nemico.
A Gaza accade anche in questi giorni.
Gli israeliani hanno reso off-limits una striscia 1,5 chilometri sulla parte nord (l'intera striscia di Gaza, dove si ammassa oltre mezzo milione di persone, misura una trentina di chilometri in lunghezza ed otto in profondità) a forza di artiglieria, missili da elicotteri e da navi.
Il fuoco è inteso a impedire ai palestinesi di entrare nell'area, dove ci sono le macerie di tre insediamenti israeliani abbandonati (e distrutti prima dell'evacuazione), e da cui lanciavano i razzi Kassam.
I quali, fatti in casa ed imprecisi, non fanno danni reali, ha ammesso il viceministro israeliano della Difesa Zeev Boim («non sono una minaccia strategica»: sic).
Tuttavia lo stesso ministro ha spiegato: «è una lezione ai palestinesi, finchè non mettono fine ai lanci. Se necessario, stringeremo la vite ancora di più».
La zona off-limits è, assicura «deserta», anche se con coltivazioni.
Deserta ora lo è di certo.
Tra gli ufficiali israeliani, riporta Haaretz (3), molti premono per il bombardamento delle aree civili di Gaza, per imprimere meglio «la lezione».
Un fuoco massiccio di artiglieria del resto è già stata la risposta, a metà settimana, di un lancio di Kassam che ha feriti leggermente quattro soldati di Israele.
Boim è d'accordo: «diremo agli abitanti di Beit Hanun, Beit Lahia e dei sobborghi di Jabaliya: entro dodici ore cannoneggiamo, evacuate le zone. Così si risolve il problema».
Yuval Steinitz, parlamentare del Likud, ha proposto di tagliare l'elettricità alla zona. «Non esiste che loro ci sparano e noi gli forniamo la luce».
Secondo Haaretz lo stesso Sharon esiterebbe di fronte al bombardamento delle cittadine, in quanto costituirebbe «ritorsione collettiva», un crimine di guerra sanzionato dalle convenzioni internazionali (è il crimine più frequentemente imputato ai nazisti, come il caso di Marzabotto).
In realtà, il timore è che di fronte a un massiccio attacco il debole Mahmoud Abbas, presidente dell'Autorità Palestinese, dia le dimissioni.
Quanto alla ritorsione collettiva, il generale Dan Shomron, capo di Stato Maggiore, ha fatto spallucce.
«Dobbiamo far capire a tutti gli abitanti della Striscia che se in un luogo si prepara il tiro di missili Kassam, anche la preparazione logistica, automaticamente diventa un bersaglio; basta dire agli abitanti che evacuino prima».
Che assistano da lontano alla distruzione delle loro case.
La legge che vale qui non è il diritto europeo di guerra.
E' il Talmud.
Per il quale i non ebrei sono animali: «gente simile agli asini, schiavi che si considerano proprietà del padrone» (Trattato Kethuboth, 111°) (4).
«Se un gentile colpisce un ebreo merita la morte» (Sanhedrin 58b), perché «è come se colpisse la Divina Presenza». (5)
Per contro, se un ebreo «volendo uccidere un gentile uccide un ebreo, non è colpevole» (Sanhedrin 78-79).
La buona intenzione di uccidere un gentile lo «santifica», spiega il relativo commento.
La proprietà dei non ebrei è «come terra deserta e non reclamata, l'ebreo che la occupa per primo ne diventa padrone» (Baba Bathra, folio 54b).
I palestinesi, li si può tenere svegli di notte con i bombardamenti e le esplosioni supersoniche, perché è scritto nel Sanhedrin (58b): «e notte e giorno non li lascerai riposare» (6).
Nessun indennizzo è previsto per i danni subiti dal non ebreo, perché per il Trattato Baba Kamma 37b, «il gentile è escluso, perché non è nostro prossimo».
Infatti «sarà difficile rimuovere i gentili dalle loro posizioni senza infliggere loro molte sofferenze», come avverrà quando sarà vicino «il giorno del Messia», in cui gli ebrei «mangeranno fino a riempirsi» (Sanhedrin 98b).
Quel giorno «l'oscurità coprirà quel popolo» non ebreo, e dunque che bisogno avrà dell'elettricità? Come racconta la storiella rabbinica: «il gallo disse al pipistrello: io aspetto con ansia la luce perché ho la vista, ma a te la luce cosa serve?».
Sono queste le leggi che applica la Israeli Defense Force.
Ed è questo il diritto universale di guerra adottato dagli americani in Iraq.
Maurizio Blondet
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Note
1) Bradley Graham, «Military confirms surge in airstrikes», Washington Post, 24 dicembre 2005.
2) Ellen Knickmeyer, «US airstrikes take toll on civilians», Washington Post, 24 dicembre 2005.
3) Amos Harel, «Israel to enforce off-limits zone in northern Gaza strip», Haaretz, 24 dicembre 2005.
4) Ma qui si tratta di Abramo che, salendo sul monte dove andrà a sacrificare il figlio Isacco, «disse ai suoi giovani (servi): voi restate qui con l'asino, mentre io col ragazzo salirò ad adorare». Il senso è chiaro e palese; Abramo non voleva testimoni per l'atto spaventoso: e tipico il modo in cui il Talmud lo distorce per inferire una inferiorità zoologica dei non ebrei.
5) Il Talmud dà come fonte di questo divina «verità» Genesi 22,5.
6) La fonte di questo comando, secondo il Talmud, è Genesi 8,22. Dove si parla della terra, non di uomini: «finchè la terra rimane, seminagione e raccolto, caldo e freddo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno».
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