IL NAZISMO BRUCIAVA I LIBRI, LA DEMOCRAZIA IMPRIGIONA GLI SCRITTORI.
di Gianfredo RUGGIERO

A Vienna, lo scorso novembre è stato arrestato lo storico e accademico
inglese David Irving per aver messo in dubbio l¹Olocausto. Rischia fino a
vent¹anni di carcere.
Dall¹America, dove viveva con moglie e figli, è stato recentemente estradato
in Germania il ricercatore chimico G. Rudolph per essere processato a
seguito della pubblicazione di un rapporto scientifico sulle camere a gas in
cui si evidenzia che dell¹agente chimico Zyklon B, il gas dei genocidi, nei
lager di Birkenau e Auschwitz non vi è traccia. Anche lui rischia fino a
vent¹anni di prigione.
In Germania è detenuto lo scrittore Ernst Zundel. E¹ stato prelevato dal
Canada, dove aveva ottenuto la cittadinanza, e condotto a forza nel suo
paese d¹origine per essere processato e condannato a cinque anni di carcere
per il delitto di ³negazione dell'Olocausto².
Siegfried Verbeke, cittadino belga, ha indagato sulla storia di Anna Frank e
non gli è sembrata del tutto vera. Accusato di revisionismo è stato
estradato dall'Olanda in Germania: condannato a 14 mesi di galera, da
scontare interamente.
Un altro storico revisionista, lo svizzero Jurgen Graf, perseguitato nel suo
Paese è costretto all¹esilio.
La moderna inquisizione non risparmia neppure chi, per origine o estrazione
culturale, non può certo essere accusato di simpatie naziste come Paul
Rassinier, socialista ex partigiano pluridecorato; Il professor Faurisson,
un liberale; Ditlieb Felderer, testimone di Geova; Cesare Saletta, un
comunista; David Cole, ebreo, uno dei maggiori revisionisti americani;
Israel Shamir, cittadino israeliano di origine ebraica recentemente
arrestato su richiesta di una associazione antirazzista francese.
Precisiamo che questi storici non mettono in dubbio la persecuzione ebraica
ad opera del regime hitleriano e tanto meno le vittime dei campi di
concentramento, ne contestano solo i numeri e le modalità e, soprattutto,
non condividono la separazione della Shoah dal contesto generale, come se -
è quanto affermano - la tragedia della seconda guerra mondiale con i suoi 55
milioni di morti in maggior parte civili, le città rase al suolo, le bombe
atomiche, i campi di prigionia, le morti per malattie, fame e stenti e i
massacri a guerra finita fossero una semplice cornice al dramma ebraico.
Non entriamo nel merito della questione (lo faremo, se possibile, in un
prossimo convegno) ci interessa, per ora, capire perché autorevoli storici,
illustri accademici e promettenti ricercatori si giocano tutto: carriera,
denaro, famiglia e libertà per indagare a fondo sull¹Olocausto. Cosa li
porta a rischiare la galera e persino la vita (Robert Faurisson è stato
ridotto in fin di vita sotto casa da un gruppo di estremisti ebrei): voglia
di verità, il desiderio di conoscere cosa realmente è accaduto in quei
terribili anni o è solo una forma esasperata di protagonismo spinto fino
all¹autolesionismo? E perché il sistema democratico reagisce in maniera così
violenta e sproporzionata (rischia meno un pedofilo di uno storico) per
quella che dovrebbe essere una normale espressione di libertà d¹opinione,
come mettere in discussione l¹esistenza di Dio o dubitare della veridicità
storica dei Vangeli.
Il sospetto che ci pervade è che dietro questa ondata repressiva, degna dei
peggiori regimi oscurantisti, vi sia la paura del libero confronto, anzi il
terrore che sulla base delle nuove acquisizioni derivanti, ad esempio,
dall¹accesso agli archivi di Stato dell¹ex Unione sovietica o da recenti
studi sui flussi demografici o da semplici calcoli fisici e analisi
chimiche, certe verità, elevate a miti, possano essere messe in discussione
e, di conseguenza, ridimensionate nella loro portata storica, confermando in
ciò la tesi di George Orwell secondo cui: «chi controlla il passato,
controlla il presente».
Affrontare questi temi è rischioso anche in Italia perché in forza del
mandato di cattura europeo un magistrato tedesco, austriaco o francese
(Paesi in cui vige il reato di ³negazionismo²) può incriminare ed instradare
chiunque attraverso scritti o parole metta in dubbio l¹Olocausto. La pena
prevista per gli incauti scrittori varia da uno a trent¹anni di carcere.
Se Voltaire vivesse ai giorni nostri dubito che ripeterebbe il suo famoso
assioma: «detesto le tue idee ma darei la vita perché tu le possa esprimere
».
Gianfredo RUGGIERO, presidente Excalibur

Nota: gli articoli proposti possono essere liberamente riprodotti, è
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CIRCOLO CULTURALE EXCALIBUR
Lonate Pozzolo (Varese)
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