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  1. #1
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    Predefinito via Lecco - Milano - L'occupazione si sposta in strada

    Lo stabile di via Lecco a Milano è libero. Ma il problema non si è ancora risolto. Ad essere occupata, infatti, è ora la strada sottostante. Ieri mattina poco dopo le 10 e una lunga trattativa in Prefettura il palazzo occupato dal 15 novembre scorso da più di 250 rifugiati è stato sgomberato. Obiettivo raggiunto, dunque, che spalanca le porte, però, ad un grattacapo ancora più grande visto che per l’intera giornata gli ex occupanti hanno rifiutato tutte le proposte del Comune prefedrendo rimanere in mezzo ad una strada al freddo. Una presa di posizione che ha spiazzato un po’ tutti, comprese le associazioni, i centri sociali, i sindacati e don Virginio Colmegna che sin dall’inizio impegnati ad assistere i rifugiati. Anche il patron della Casa della Carità, infatti, trovandosi davanti ad un muro ha gettato la spugna spiegando di «non condividere la linea di contrasto» che si è andata a delineare rifiutando «la soluzione di mediazione che era stata proposta. Nonostante i container messi a disposizione dal Comune non fossero la situazione da noi inizialmente auspicata era sicuramente un punto di partenza. Il rifiuto - ha detto don Colmegna - non apre le porte ad alcun tipo di soluzione».
    E come don Colmegna anche quell’ala della sinistra che ha da sempre difeso la situazione di via Lecco non sa più che pesci pigliare, compreso Dario Fo che da bravo candidato alle primarie dell’Unione per diventare il primo cittadino di Milano ieri mattina ha dato a tutti appuntamento davanti allo stabile occupato per contrastare lo sgombero. «Si approfitta della disattenzione della città e della gente in vacanza per fare una cosa orrenda - ha detto Dario Fo -. Sembra che li portino nei container. Vorrei ogni tanto che nei container ci andassero a vivere gli amministratori comunali. É disumano, è infame trattarli così. Tanto sono neri, sono abituati al disagio. A Milano ci sono un sacco di case libere: o c’è una volontà politica seria, oppure si mette questa gente nei container», ha tuonato il premio Nobel per poi scomparire e lasciare il freddo di via Lecco dove non è più tornato.
    Nonostante l’opposizione di Fo, di sua moglie Franca Rame e degli occupanti, alcuni sono saliti sul tetto mentre altri si sono incatenati alle porte, lo stabile è stato liberato grazie all’intervento del prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi che ha incontrato una delegazione formata da alcuni rifugiati, don Colmegna e i rappresentanti di associazioni e sindacati impegnati nella vicenda. «La situazione di illegalità non può essere protratta - ha detto il prefetto -. Lo sgombero è un atto dovuto perchè la proprietà rivuole lo stabile e le forze dell’ordine non hanno margine di discrezionalità su questo. Inoltre ci sono anche problemi di sicurezza e igienici nell’edificio e non possiamo correre il rischio che accada qualcosa a chi sta dentro».
    Ma una volta in strada i rifugiati, circa 150 provenienti da Sudan, Etiopia ed Eirtrea da li non si sono più voluti muovere rifiutando ogni proposta del Comune. Palazzo Marino aveva infatti già dato disposizione di preparare per 130 persone i 50 container in via Di Breme dove sarebbe anche stata allestita una tensostruttura per favorire l’aggregazione sociale. Donne e bambini, invece, sarebbero stati portati in via Sammartini, ospiti del dormitorio comunale. Proposte concrete dunque, alle quali, però i rifugiati hanno risposto inizialmente chiedendo al Comune un documento scritto con il quale si sarebbe impegnato affinchè questa soluzione fosse solo temporanea, poi con una controproposta: la scuola di via Maggianico. Lo stabile, sgomberato già occupato abusivamente e sgomberato un anno fa dovrà diventare una residenza per anziani, ma il progetto alla sinistra non è mai andato a genio. Ecco allora che il dubbio che ci sia un tentativo di strumentalizzazione dietro a tutta questa storia si fa sempre più forte. Com’è possibile che un gruppo di rifugiati, in Italia da poco più di un mese conosca così bene la situazione cittadina tanto da arrivare a chiedere un preciso stabile in una precisa via? Come ovvio via Maggianico è stato dichiarato off limits e la trattativa si è arenata definitivamente. I rifugiati non hanno mostrato la minima intenzione di muoversi da via Lecco dove hanno passato la notte al freddo e al gelo.

    di Francesca Cassani
    fonte: www.lapadania.com
    articolo originale QUI

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  2. #2
    figlio di Zeus e Danae...
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    Predefinito ma questa gente...

    Ma questa gente la capisce o no...che questo non è il paese del BENGODI ?




  3. #3
    SILVIO INNOCENTE!!!!!!!!!
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    A questi puoi offrirgli anche la suite in albergo a 5 stelle e la rifiuterebbero. Sono convinti di essere superiori a tutti.

  4. #4
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Fuori dai coglioni. Case e assistenza ai nostri anziani che hanno pagate tasse per una vita non al primo negro che capita e pretende di essere servito e riverito!

  5. #5
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    Normalmente chi ricatta viene spedito in galera, normalmente. Da noi invece chi più ricatta, più la vince. E' ora di dire basta allo spendere quattrini per questa gente che la maggior parte di noi vorrebbe fuori dalla ns Terra. Ha ragione Nanths, pensiamo ai ns vecchi ed anche ai ns ragazzi, altro che indebitarsi per questi rompicoglioni!

  6. #6
    PADANIA NEL CUORE
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    Gli esegeti dell'accoglienza hanno la possibilità di risolvere il problema mettendo a disposizione i loro immoboli ( magari qualche albergo) esentato dal pagamento dell'ICI.
    Si attivino.
    Toccateli sui beni e vedrete delle iene scatenate.
    Giuda disse a Gesù: Maestro quell'olio profumato che la donna ti ha versato sui piedi poteva essere venduto ed il provento dato ai poveri. Ma diceva questo non perchè avesse a cuore i poveri ma poichè teneva la borsa ed era ladro.
    TIOCH FAID AR LA'

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da bastet

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione

    Ma questa gente la capisce o no...che questo non è il paese del BENGODI ?



    Questa gente invece, ha capito benissimo che questo E' il paese del Bengodi.
    Io credo che questo sia un momento magico per loro, perché in pratica tutto il terzo e quarto mondo, potrebbe trasferirsi in massa qui e nessuno oserebbe fermarlo.
    Comunque sia mi pare che alcuni abbiano manifestato il desiderio di una villetta singola, con prato all'inglese..............
    Sono d'accordo con il fatto che i sinistri diventerebbero i più feroci razzisti e anti-immigrazionisti, nel caso in cui si andasse a mettere le mani sulle loro proprietà.......

  8. #8
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    dal sito www.ansa.it

    (ANSAweb) - MILANO, 29 DIC - Un incontro alla Camera del lavoro di Milano, intorno alle 9, e' il primo appuntamento che oggi aspetta i 170 rifugiati di via Lecco che la notte scorsa hanno dormito nella sala del Consiglio provinciale, a Palazzo Isimbardi. 'Si e' trattato di una soluzione coraggiosa, ma di emergenza' ha sottolineato don Virginio Colmegna, responsabile della Casa della Carita'. Dunque oggi si continua a lavorare per trovare una soluzione positiva, e il primo passo sara' convincere i rifugiati ad andare all'incontro alla Camera del Lavoro, ''dove - ha spiegato don Colmegna - proporremo loro diverse soluzioni, e speriamo che entri in gioco nei rapporti fra Comune, Provincia e Prefettura anche la proposta fatta da Palazzo Isimbardi di una scuola in via Saponaro''. Un no secco arriva pero' dalla Casa della Carita' a ogni ipotesi di autogestione.(ANSAweb)

    Bravo Penati! Continua cosi!

    Ma costui non era quello che doveva togliere i ticket sanitari ed eliminare il casello di Sesto S.Giovanni della tangenziale nord di Milano?

    Saludi

  9. #9
    SILVIO INNOCENTE!!!!!!!!!
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    "Rifugiati"... ma da chi e da che cosa???

  10. #10
    libero veneto
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    Hanno passato la notte nella sede della Provincia Via Lecco, gli ex occupanti in corteo a Milano Corteo dei 170 africani, sfrattati dalla palazzina nel centro della città, al grido di «Casa, casa». Chiedono una soluzione definitiva


    Gli immigrati hanno passato la notte a Palazzo Isimbardi (Procopio)
    MILANO - Dopo lo sgombero della palazzina di via Lecco, nel centro di Milano, una notte passata all'addiaccio e una nella sede della Provincia, i 170 africani che da qualche giorno sono finiti sulle pagine dei giornali hanno deciso di passare all'azione. Questa mattina hanno improvvisato un corteo, che da Palazzo Isimbardi si è diretto verso piazza Duomo. La polizia ha cercato di fermarli in via Borgogna, ma i rifugiati sono riusciti a forzare il blocco degli agenti, al grido di «Casa, casa». Arrivati in piazza Duomo, gli africani hanno appoggiato i loro bagagli e srotolato alcune coperte per poi sedersi davanti alla cattedrale, mentre un cordone di polizia presidia l'ingresso della Galleria Vittorio Emanuele. Durante il corteo non ci sono stati incidenti, a parte i momenti di tensione all'altezza di via Borgogna.
    MALORI - All'alba hanno preso le loro borse, i sacchi a pelo e le valigie. Con un forte senso di scoramento. «Non ci fidiamo più delle istituzioni» hanno detto alcuni di loro. In mattinata, la maggior parte degli immigrati ha voluto continuare lo sciopero della fame indetto ieri e non ha toccato la colazione offerta dalla Provincia. Una bambina si è sentita male, probabilmente per il freddo, ed è stata portata con la madre all'ospedale per controlli, per poi essere accolta alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna, che nella vicenda di via Lecco ha avuto un ruolo di primo piano come mediatore. Poi si è sentito male un altro dei rifugiati ed è arrivata un'ambulanza con i soccorsi.
    RIFUGIATI - I 170 extracomunitari africani - eritrei, sudanesi, etiopici, rifugiati politici e richiedenti asilo - sono stati sfrattati dall'edificio che occupavano in via Lecco, e il Comune ha offerto loro varie sistemazioni, in container e dormitori riscaldati, in via di Breme e via Sammartini. Loro non hanno voluto dividersi, hanno chiesto il rispetto della condizione di rifugiati politici. Dopo una notte in strada, con temperature sotto lo zero, hanno sopportato la neve. Hanno trattato, tentennato, anche dubitato di se stessi. Alla fine non hanno accettato.
    NELLA PROVINCIA - Era già buio, ieri, quando hanno lasciato il campo di via Barzaghi, all'estrema periferia ovest di Milano, dove erano stati identificati dalle forze dell'ordine, e a piedi si sono diretti in corteo verso il centro. Scortati dalle forze della polizia municipale, l'idea era di raggiungere piazza del Duomo: farsi vedere, dormire là dove tutti li avrebbero visti. E in piazza Duomo sono arrivati, a sera inoltrata. Raggiunti dal presidente della Provincia, Filippo Penati, che ha proposto loro di passare la notte nella sala del Consiglio provinciale. Il gruppo ha così preso posto sugli scranni dei consiglieri, in attesa che venissero portate brande e lettini. Ma oggi si apre un'altra pagina drammatica, in attesa di una soluzione definitiva.
    29 dicembre 2005

    www.corriere.it

 

 
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