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    Predefinito Vi sono ancora delle possibilità iniziatiche nelle forme tradizionali occidentali?

    Per la gioia di tutti quelli che si fanno domande sul Guénon...

    Vi sono ancora delle possibilità iniziatiche nelle forme tradizionali occidentali?

    Si può dire che ogni forma tradizionale particolare è un adattamento della Tradizione primordiale, da cui tutte sono derivate più o meno direttamente, in certe circostanze speciali di tempo e di luogo; così che quel che cambia dall’una all’altra non è affatto l’essenza stessa della dottrina, che è al di sopra di queste contingenze, ma solo gli aspetti esteriori di cui essa si riveste ed attraverso i quali si esprime. Risulta da questo, da una parte, che tutte queste forme sono necessariamente equivalenti come fondamento, e, dall’altra parte, che vi è generalmente vantaggio, per gli esseri umani, a ricollegarsi, per quanto possibile, a quella che è propria all’ambiente nel quale essi vivono, perché è quella che normalmente deve meglio convenire alla loro natura individuale. È questo che faceva rimarcare con giusta ragione il nostro collaboratore J.-H. Probst-Biraben alla fine del suo articolo sul Dhikr; ma l’applicazione che trae da queste verità incontestabili ci sembra richiedere qualche precisazione supplementare, al fine d’evitare qualsiasi confusione fra domini differenti che, per quanto ugualmente appartenenti all’ordine tradizionale, sono nondimeno profondamente distinti.

    È facile comprendere che qui si tratta della distinzione fondamentale, sulla quale abbiamo già soventemente insistito altrove, fra i due domini che, se si vuole, si possono designare rispettivamente come "exoterico" ed "esoterico", dando a questi termini la loro più larga accezione. Possiamo anche identificare l’uno col dominio religioso e l’altro col dominio iniziatico; per il secondo, quest’assimilazione è rigorosamente esatta in tutti i casi; e, quanto al primo, se esso non prende l’aspetto propriamente religioso che in determinate forme tradizionali, esse sono le sole delle quali dobbiamo occuparci presentemente, di modo che questa restrizione non potrà rappresentare alcun inconveniente per quel che ci proponiamo.

    Detto questo, ecco il problema che è il caso di considerare: allorché una forma tradizionale è completa, sotto il duplice rapporto exoterico ed esoterico, è evidentemente possibile a tutti di aderirvi parallelamente, sia che essi intendano limitarsi al solo punto di vista religioso, sia ch’essi vogliano seguire inoltre la via iniziatica, poiché così i due domini saranno loro entrambi aperti. D’altronde dev’essere allora bene inteso che, in un simile caso, l’ordine iniziatico prende sempre il suo appoggio e il suo supporto nell’ordine religioso, al quale esso si sovrappone senza opporvisi in nessun modo; e, di conseguenza, non è mai possibile lasciare da parte le regole pertinenti all’ordine religioso, e questo più specialmente per quanto riguarda i riti, perché sono questi ad avere la più grande importanza da questo punto di vista, e che possono stabilire effettivamente il legame fra i due ordini. Dunque, quando è così non c è alcuna difficoltà a che ciascuno segua la tradizione che è quella del suo ambiente; non c’è che una riserva da fare per quanto riguarda le eccezioni, sempre possibili, alle quali faceva allusione il nostro collaboratore, vale a dire nel caso di un essere che si trovi accidentalmente in un ambiente rispetto al quale egli è veramente estraneo per sua natura, e che, in seguito, potrà trovare altrove una forma più adatta ad essa. Aggiungeremo che tali eccezioni devono, in un’epoca come la nostra, in cui la confusione è estrema in tutte le cose, incontrarsi più frequentemente che in altre epoche nelle quali le condizioni erano più normali; ma non diremo di ciò niente di più, perché un caso simile, in definitiva, può sempre essere risolto da un ritorno di quest’essere al suo vero ambiente, vale a dire a quello cui corrispondono di fatto le sue affinità naturali.

    Ora, se torniamo al caso più abituale, una difficoltà si presenta allorché si ha a che fare, in un dato ambiente, con una forma tradizionale nella quale non esiste più effettivamente che il solo aspetto religioso. Va da sé che si tratta allora di una sorta di parziale degenerescenza, perché questa forma ha ben dovuto, così come le altre, essere completa alla sua origine; ma, in seguito a circostanze che non importa qui precisare, è avvenuto che, a partire da un certo momento, la sua componente iniziatica è scomparsa, e talvolta persino a tal punto che non ne resta più alcun ricordo consapevole fra i suoi aderenti, nonostante le tracce che se ne possono ritrovare negli scritti o nei monumenti antichi. Ci si trova allora, per quanto riguarda il punto di vista iniziatico, in un caso esattamente simile a quello di una tradizione estinta: anche supponendo che si possa arrivare ad una ricostituzione completa, questa non avrebbe che un interesse in qualche modo "archeologico", perché la trasmissione regolare farebbe sempre difetto, e questa trasmissione è, come abbiamo esposto in altre occasioni, la condizione assolutamente indispensabile di ogni iniziazione. Naturalmente, coloro che limitano le loro vedute al dominio religioso, e che saranno sempre la maggior parte, non hanno per nulla di che preoccuparsi di tale difficoltà, che per essi non esiste, ma coloro che si propongono un fine d’ordine iniziatico non potranno, a questo riguardo, raggiungere alcun risultato dal loro ricollegamento alla forma tradizionale in questione.

    Il problema così posto è purtroppo ben lungi dall’avere un interesse puramente teorico, perché, infatti, è il caso di considerarlo precisamente per quel che concerne le forme tradizionali che esistono nel mondo occidentale: allo stato presente delle cose, vi si trovano ancora organizzazioni che assicurino una trasmissione iniziatica, o, al contrario, non è tutto ormai irrimediabilmente limitato al solo dominio religioso? Diciamo subito che bisognerebbe guardarsi bene dal lasciarsi illudere dalla presenza di cose come il "misticismo", a proposito del quale si verificano troppo sovente, e attualmente più che mai, le più strane confusioni. Non possiamo pensare di ripetere qui tutto quel che abbiamo già avuto occasione di dire altrove riguardo a questo argomento; ricorderemo solamente che il misticismo non ha assolutamente niente di iniziatico, che esso appartiene del tutto interamente all’ordine religioso, del quale esso non oltrepassa in alcun modo i limiti speciali, e che molte delle sue caratteristiche sono persino esattamente opposte a quelle dell’iniziazione. L’errore sarebbe più scusabile, almeno fra coloro che non hanno affatto una nozione netta della distinzione fra i due domini, se essi considerassero, nella religione, quel che presenta non tanto un carattere mistico, bensì "ascetico", perché, in esso almeno, c’è un metodo di realizzazione attiva come nell’iniziazione, mentre il misticismo implica sempre la passività e, di conseguenza, l’assenza di metodo, così come d’altronde anche quella di una qualunque trasmissione. Si potrebbe persino parlare allo stesso tempo di una "ascesi" religiosa e di una "ascesi’ iniziatica, se tale accostamento non dovesse suggerire niente di più che quest’idea di un metodo che in effetti costituisce una similitudine reale; ma, beninteso, l’intenzione ed il fine non sono affatto gli stessi nei due casi.

    Se ora ci poniamo il problema in modo preciso per quanto riguarda le forme tradizionali dell’Occidente, saremo condotti a considerare il caso che menzionava il nostro collaboratore nelle ultime righe del suo articolo, vale a dire quello del Giudaismo e quello del Cristianesimo; ma è qui che saremo obbligati a formulare alcune riserve riguardo al risultato che si può ottenere da certe pratiche. Per il Giudaismo, le cose, in ogni caso, si presentano più semplicemente che per il Cristianesimo: esso in effetti possiede una dottrina esoterica ed iniziatica, che è la Kabbalah, e questa si trasmette sempre in modo regolare, per quanto senza dubbio più raramente e più difficilmente che un tempo, il che, d’altronde, non rappresenta certo un esempio unico di questo genere, e che molto si giustifica a causa delle caratteristiche particolari della nostra epoca. Solo, per quanto riguarda lo "Hassidismo", anche se sembra che influenze kabbalistiche si siano veramente esercitate alle sue origini, non è men vero che esso costituisca propriamente un raggruppamento religioso, ed anche con tendenze mistiche; del resto è probabilmente il solo esempio di misticismo che si possa trovare nel Giudaismo; e, a parte questa eccezione, il misticismo è soprattutto qualche cosa di specificamente cristiano.

    Quanto poi al Cristianesimo, un esoterismo come quello che esisteva certamente nel medioevo, con le organizzazioni necessarie alla sua trasmissione, è ancora vivo ai nostri giorni? Per la Chiesa ortodossa, non possiamo pronunciarci in modo certo, in mancanza del possesso di indicazioni sufficientemente chiare, e saremo anzi felici se questo problema potrà provocare qualche chiarimento a tale riguardo; ma, anche se sussiste veramente una qualunque iniziazione, in ogni caso questa non può essere che esclusivamente all’interno dei monasteri (1), di modo che, al di fuori di questi, non c’è alcuna possibilità di accedervi. D’altra parte, per quanto riguarda il Cattolicesimo, tutto sembra indicare che non vi si trova più nulla di quest’ordine; e d’altronde, poiché i suoi rappresentanti più autorizzati lo negano espressamente, dobbiamo creder loro, almeno fintanto che non avremo delle prove del contrario, ed è inutile parlare del Protestantesimo, perché esso non è che una deviazione prodotta dallo spirito antitradizionale dei tempi moderni, il che esclude che esso abbia mai potuto racchiudere il minimo esoterismo e servire di base ad una qualsiasi iniziazione.

    Come che sia, anche riservando la possibilità della sopravvivenza di qualche organizzazione iniziatica assai nascosta, quel che possiamo dire in tutta certezza, è che le pratiche religiose del Cristianesimo, d’altronde non più che quelle di altre forme tradizionali, non possono sostituirsi alle pratiche iniziatiche e produrre effetti dello stesso ordine di quelle, poiché non è a questo che esse sono destinate. Ciò è strettamente vero anche allorché esiste, fra le une e le altre, qualche similitudine esteriore: così, il rosario cristiano ricorda manifestamente il wird delle turuq islamiche, e può anche essere che ci sia in questo qualche parentela storica; ma, di fatto, esso non è utilizzato che per dei fini unicamente religiosi, e sarebbe vano attendersene un beneficio di un altro ordine, perché non vi è legata nessuna influenza spirituale agente nel dominio iniziatico, contrariamente a quanto avviene per il wird. Quanto poi agli "esercizi spirituali" di Sant’Ignazio de Loyola, dobbiamo confessare che siamo rimasti un po’ sorpresi di vederli citati a questo riguardo: essi certo costituiscono una "ascesi" nel senso che abbiamo indicato più in alto, ma il loro carattere esclusivamente religioso è del tutto evidente; di più, dobbiamo aggiungere che la loro pratica è lungi dall’essere senza pericoli, perché abbiamo conosciuto molti casi di squilibrio mentale provocato da essa; e pensiamo che questo pericolo debba sempre esistere quando essi sono praticati al di fuori dell’organizzazione religiosa per la quale essi sono stati formulati e di cui costituiscono in definitiva il metodo speciale; non si può dunque che sconsigliarli formalmente a chiunque non sia ricollegato a tale organizzazione.

    Dobbiamo ancora insistere specialmente sul fatto che, le stesse pratiche iniziatiche, per avere una qualche efficacia, presuppongono necessariamente il ricollegamento ad un’organizzazione dello stesso ordine; si potranno ripetere indefinitamente delle formule quali quelle del dhikr o del wird, o i mantra della tradizione indù, senza ricavarne il minimo risultato, se non le si avranno ricevute tramite una trasmissione regolare, perché esse non sono allora "vivificate" da alcuna influenza spirituale. Perciò, il problema di sapere quali formule conviene scegliere non deve mai essere posto in modo indipendente, perché non è cosa pertinente alla fantasia individuale; tale questione è subordinata a quella dell’adesione effettiva ad una organizzazione iniziatica, adesione a seguito della quale non vi è naturalmente più che da seguire i metodi che sono quelli di tale organizzazione, a qualunque forma tradizionale essa appartenga.

    Infine, aggiungeremo che le sole organizzazioni iniziatiche che abbiano ancora un’esistenza certa in Occidente sono, al loro stato attuale, completamente separate dalle forme tradizionali religiose, il che, a dire il vero, è qualcosa di anormale; e, inoltre, esse son talmente ridotte, se non addirittura deviate, che non vi si può sperare, nella maggior parte dei casi, in molto di più che in un’iniziazione virtuale. Gli Occidentali devono tuttavia prendere forzatamente atto di tali imperfezioni, oppure rivolgersi ad altre forme tradizionali che hanno l’inconveniente di non essere fatte per loro; ma resterebbe da sapere se coloro che hanno la volontà ben ferma di decidersi per quest’ultima soluzione non dimostrano forse per ciò stesso ch’essi rientrano nel numero di quelle eccezioni di cui abbiamo parlato.

    René Guénon

    Note


    (1) Anche Julius Evola era di questa opinione, tant’è vero che negli anni Trenta trascorse brevi periodi in segreto presso monasteri di ordini religiosi cattolici scrivendo di aver trovato solo presso i Cistercensi qualcosa di positivo: cfr. J. Evola, Il cammino del cinabro, Scheiwiller, Milano, 1972, p. 121; e AA.VV., Testimonianze su Evola, Edizioni Mediterranee, Roma, 1985, p. 351 (N.d.C.).

  2. #2
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    Contro la volgarizzazione


    La stupidità che si riscontra oggi in tanti uomini, e diremmo anzi nella maggior parte di essi, via via che si generalizza e si accentua la decadenza intellettuale propria dell'ultimo periodo del ciclo, è forse una delle cose che troviamo più difficilmente sopportabili. A questa bisogna aggiungere l'ignoranza, o meglio un certo tipo di ignoranza strettamente legata ad essa, quella che, nell'assoluta incoscienza di essere tale, si permette affermazioni tanto più audaci quanto meno sa e concepisce, e che, appunto per ciò, rappresenta un male irrimediabile per chi la manifesta (1). Potremmo unire stupidità e ignoranza sotto il nome di incomprensione; ma il sopportare quest'incomprensione non significa che si debba giungere a concessioni di qualsiasi genere o rinunciare a rettificare gli errori a cui essa dà luogo: faremo anzi il possibile per evitare che si diffondano, il che è spesso uno spiacevole compito, soprattutto quando, di fronte all'ostinazione di certuni, si devono ripetere cose che dovrebbe essere sufficiente dire una volta per tutte. Tale ostinazione non è d'altronde sempre esente da malafede; e la malafede implica una ristrettezza di vedute che è conseguenza diretta di un'incomprensione più o meno completa; talché, incomprensione e malafede, come stupidità e cattiveria, si mescolano in modo tale da rendere assai difficile la determinazione delle proprie proporzioni rispettive.

    Parlando di concessioni fatte all'incomprensione, pensiamo soprattutto alla volgarizzazione in tutte le sue forme; voler "mettere alla portata di tutti" verità di un certo ordine, o ciò che si considera verità, laddove la maggioranza di coloro che sono destinati a ricevere tutto ciò è composta necessariamente di stupidi e di ignoranti, è forse qualcosa di diverso? D'altra parte, la volgarizzazione deriva da una preoccupazione eminentemente profana, e, come ogni genere di propaganda, presuppone in chi la esercita un certo grado d'incomprensione, relativamente inferiore, certo, a quella del "grosso pubblico" cui si indirizza, ma tanto maggiore quanto più ciò che si vuole esporre supera il livello mentale di quest'ultimo. Ne deriva che gli inconvenienti della volgarizzazione sono più limitati quando ciò che viene diffuso è d'ordine profano, come nel caso delle concezioni filosofiche e scientifiche moderne, le quali, pur nella parte di verità che possono eventualmente contenere, non hanno certamente nulla di profondo o di trascendente. Questo è d'altronde il caso più frequente, vuoi perché riguarda gli argomenti che maggiormente interessano il "grosso pubblico", dato il genere di educazione ricevuta, vuoi perché più facilmente gli dà la gradevole illusione di un "sapere" acquistato a basso prezzo; il volgarizzatore deforma sempre le cose, sia cercando di semplificarle, sia affermando perentoriamente ciò che per gli stessi scienziati non è che una semplice ipotesi; ma assumendo un atteggiamento del genere, non ottiene altro risultato che di utilizzare i sistemi propri di quell'insegnamento rudimentale che si è venuto a imporre nel mondo moderno, il quale, in fondo, non è che pura volgarizzazione, e diremmo anche della peggiore specie, se si considera che è in grado di dare a chi lo riceve un'impronta "scientista" di cui ben pochi sono in seguito capaci di disfarsi, impronta vieppiù mantenuta e rinforzata dal lavoro dei volgarizzatori veri e propri, che vedono perciò attenuata in una certa misura la loro responsabilità.

    Vi è un altro genere di volgarizzazione il quale, anche se raggiunge un pubblico più ristretto, ci sembra presentare pericoli ben più gravi, se non altro per le confusioni che rischia di provocare volontariamente o involontariamente, e che mira a cose le quali, per la loro stessa natura, dovrebbero essere maggiormente al riparo da simili tentativi: vogliamo riferirci alle dottrine tradizionali e in special modo alle dottrine orientali. Per la verità, gli occultisti e i teosofisti avevano già intrapreso qualcosa del genere, col solo risultato di produrre grossolane contraffazioni; invece, ciò a cui ci riferiamo ora riveste apparenze più serie, diremmo volentieri più "rispettabili", tali da imporsi a molta gente che non sarebbe stata sedotta da deformazioni troppo visibilmente caricaturali.

    Bisogna d'altronde fare una distinzione fra i volgarizzatori se ci si riferisce alle loro intenzioni piuttosto che ai risultati cui arrivano; tutti, naturalmente, vogliono in egual modo diffondere il più possibile le idee che espongono, ma a ciò possono essere spinti da motivi ben diversi. Da una parte vi sono propagandisti della cui sincerità non si può dubitare, ma il cui atteggiamento prova la scarsa penetrazione della loro comprensione dottrinale; inoltre, anche entro i limiti della loro comprensione, le necessità della propaganda li conducono forzatamente ad adattarsi sempre alla mentalità di coloro a cui si rivolgono, il che, soprattutto se si tratta di un pubblico occidentale "medio", non può che andare a detrimento della verità; e la cosa più curiosa è che questo modo di fare è per essi così spontaneo che sarebbe veramente ingiusto accusarli di alterare volontariamente questa verità. Ce ne sono altri invece che, in fondo, si interessano solo superficialmente alle dottrine, ma che, constatato il successo di queste cose in un ambiente abbastanza esteso, credono opportuno approfittare di tale "moda" facendone una vera e propria impresa commerciale; costoro sono d'altronde molto più "eclettici" dei primi, e diffondono indifferentemente tutto ciò che sembra loro tale da soddisfare i gusti di una certa "clientela", che rappresenta evidentemente la loro principale preoccupazione anche quando ritengono di dover ostentare qualche pretesa alla "spiritualità". Non è evidentemente nostra intenzione fare dei nomi, ma pensiamo che molti nostri lettori potranno trovare facilmente da soli esempi dell'uno e dell'altro tipo; per non parlare poi dei semplici ciarlatani, come se ne incontrano soprattutto fra gli pseudo-esoteristi, i quali ingannano scientemente chi dà loro ascolto, presentando le proprie invenzioni sotto l'etichetta di dottrine di cui ignorano praticamente tutto, e contribuendo quindi ad aumentare la confusione nella mente di questo disgraziato pubblico.

    Ma in tutto ciò il fatto più increscioso, a parte le idee false o semplicistiche che in questo modo vengono diffuse sulle dottrine tradizionali, è che molta gente è del tutto incapace a distinguere fra l'opera dei volgarizzatori di bassa lega, e un lavoro fatto invece senza alcuna preoccupazione di piacere al pubblico e di mettersi alla sua portata; questa gente pone tutto sullo stesso piano, a tutto attribuendo le stesse intenzioni, ivi compreso ciò che in realtà ne è più distante. In questo caso si ha a che fare con la stupidità pura e semplice, ma talvolta anche con la malafede, o probabilmente con una mescolanza delle due; infatti, per fare un esempio che ci riguarda direttamente, dopo aver spiegato in modo chiaro, ogni volta che se ne presentava l'occasione, per quali e quante ragioni siamo risolutamente contrari a qualsiasi propaganda come a qualsiasi volgarizzazione, e dopo aver protestato a più riprese contro le asserzioni di coloro che nonostante ciò continuavano ad attribuirci propositi di propaganda, quando vediamo queste stesse persone o altre che gli somigliano ripetere indefinitamente la stessa calunnia, com'è possibile ammettere che esse siano realmente in buona fede? Se almeno, anche in mancanza di qualsiasi comprensione, essi avessero un benché minimo senso logico, chiederemmo loro di dirci quale interesse potremmo mai avere nel cercar di convincere chicchessia della verità di tale o tal altra idea, e siamo ben certi che essi non potrebbero assolutamente trovare, a questa domanda, una risposta sia pur appena plausibile. In effetti, fra i propagandisti e i volgarizzatori, gli uni sono tali a causa di una sentimentalità fuori luogo, e gli altri perché vi trovano un tornaconto materiale; ora è più che evidente, per il modo stesso con cui noi esponiamo le dottrine, che nessuno di questi due motivi può esserci attribuito anche in minima parte, ed anche;a voler supporre che ci fosse mai balenato il proposito di fare una qualsivoglia propaganda, avremmo allora necessariamente adottato un atteggiamento del tutto opposto a quello di rigorosa intransigenza dottrinale che abbiamo costantemente tenuto. Non vogliamo insistere oltre, ma avendo constatato da qualche tempo e da diverse parti una strana recrudescenza di attacchi tra i più ingiusti ed ingiustificati, ci è parso necessario, a rischio di attirarci il rimprovero di ripeterci troppo spesso, dì rimettere una volta di più le cose al loro posto.

    René Guénon

    Note

    1 Nella tradizione islamica, la sopportazione della stupidità e dell'ignoranza umana è il fondamento della haqîqatuz-zakâh, la "verità" dell'elemosina, cioè il suo aspetto interiore e più reale (haqîqah è opposto in questo senso a muzâherah, che è soltanto la manifestazione esteriore o il compimento del precetto preso in senso letterale); questo fa naturalmente parte della "pazienza" (es-sabr), come virtù cui si annette un'importanza del tutto particolare, tant'è vero ch'essa è menzionata settantadue volte nel Corano.

  3. #3
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    Sono articoli tratti da una delle due opere sull'Iniziazione, se non sbaglio?


    Certo comunque che quello dello stato attuale della tradizione in Occidente è problema particolarmente penoso ...

  4. #4
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    Predefinito Risposta di Guénon...

    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga
    Sono articoli tratti da una delle due opere sull'Iniziazione, se non sbaglio?
    Diverse opere.

    Certo comunque che quello dello stato attuale della tradizione in Occidente è problema particolarmente penoso ...
    Aggiunta (1948) ad "Oriente ed Occidente"

    Crediamo che nessuno possa contestare che dal giorno in cui questo libro fu scritto 1 la situazione è più che mai peggiorata, non soltanto in Occidente ma in tutto il mondo, sola cosa da attendersi quando non si fosse verificato un ristabilimento dell'ordine nel senso da noi indicato; d'altra parte, ed è pressoché superfluo dirlo, non ci siamo mai aspettati che tale ristabilimento dell'ordine potesse effettuarsi in così breve tempo. Bisogna tuttavia dire che il disordine è andato aggravandosi in modo ancora più rapido di quanto si sarebbe potuto prevedere, e di ciò bisogna tener conto, anche se non influisce per nulla sulle conclusioni da noi formulate.

    In Occidente, il disordine in tutti i campi è diventato così evidente, che sempre più numerosi sono coloro che cominciano a mettere in dubbio il valore della civiltà moderna. Ma, benché si tratti di un segno in un certo qual modo favorevole, il risultato ottenuto non rimane con ciò meno puramente negativo; molti emettono eccellenti critiche sul presente stato di cose, ma non sanno praticamente quale rimedio porvi, e di quel che suggeriscono nulla va oltre il livello delle contingenze, per cui tutto ciò rimane manifestamente privo di ogni efficacia. Da parte nostra non possiamo se non ripetere che l'unico vero rimedio consiste in una restaurazione dell'intellettualità pura; purtroppo da questo punto di vista le probabilità di una reazione che provenga dall'Occidente in quanto tale sembrano diminuire ogni giorno di più, giacché quel che di tradizionale rimane in Occidente è sempre più contaminato dalla mentalità moderna, e di conseguenza sempre meno atto a costituire un solido fondamento per una tale restaurazione; cosicché, senza escludere nessuna delle possibilità che ancora possono esistere, pare più che mai verosimile che l'Oriente debba intervenire più o meno direttamente, nel modo da noi esposto, se un giorno o l'altro questa restaurazione dovrà realizzarsi.

    D'altra parte, per quanto riguarda l'Oriente, dobbiamo convenire che i danni causati dalla modernizzazione sono andati considerevolmente aumentando, almeno dal punto dì vista esteriore; nelle regioni che più a lungo vi avevano resistito, il cambiamento sembra ormai effettuarsi a ritmo accelerato; l'India stessa ne è un esempio caratteristico. Tuttavia nulla di tutto ciò ha ancora raggiunto il cuore della Tradizione: dal nostro punto di vista, questa è la sola cosa che importi, e sarebbe senza dubbio errato attribuire un'importanza eccessiva ad apparenze che possono essere soltanto transitorie; ad ogni modo, è sufficiente che il punto di vista tradizionale, con tutto ciò che esso comporta, sia integralmente preservato in Oriente in qualche luogo inaccessibile all'agitazione della nostra epoca. E inoltre non bisogna dimenticare come in realtà tutto quel che è moderno, anche in Oriente, non sia che il segno dell'invadenza della mentalità occidentale; l'Oriente vero, l'unico che meriti realmente tale nome, è e sarà sempre l'Oriente tradizionale, quand'anche i suoi rappresentati siano ridotti a non essere più che una minoranza, ciò che attualmente è ancora ben lungi dall'esser vero. è di questo Oriente che noi intendiamo parlare, così come, parlando dell'Occidente, ci riferiamo alla mentalità occidentale, e cioè alla mentalità moderna e antitradizionale, in qualunque luogo si possa trovare: di fatto, quella che prendiamo in considerazione è prima di tutto l'opposizione di questi due punti di vista, e non semplicemente quella di due termini geografici.

    Approfitteremo infine di quest'occasione per aggiungere che siamo più che mai inclini a considerare lo spirito tradizionale, in quanto ancora vivente, come rimasto intatto unicamente nelle sue forme orientali. Se l'Occidente possiede ancora in se stesso i mezzi per ritornare alla propria tradizione e restaurarla pienamente, sta ad esso provarlo. Nell'attesa, siamo obbligati a dichiarare che finora non abbiamo rilevato il minimo indizio che ci autorizzi a supporre che l'Occidente, abbandonato a se stesso, sia realmente in grado di portare a termine questo compito, qualunque sia la forza con cui s'imponga ad esso l'idea della sua necessità.

    René Guénon

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    Generalmente non sei tu a scegliere, sono loro che ti contattano, se è una cosa seria.
    Comunque ci sono ancora confraternite, da non confondere con le massonerie di alcun genere, che praticano riti antichi, anche occidentali, tramandando conoscenze segrete che hanno il solo fine di aiutarti a conoscere te stesso attraverso la storia arcana dell'Uomo ed il suo cammino...........

  6. #6
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    "E' ancora necessario porre la domanda quando la Sfinge ha già parlato?".
    Chi aspiri davvero all'Assoluto non si lascia imprigionare dall'idolatria della forma, nemmeno da quella di una forma confessionale, e percorre la via che Dio ha tracciato per lui. Non si può pretendere di avere una via spirituale "a nostra immagine", conforme alle nostre idiosincrasie, nostalgie, passioni... E sarebbe stolto l'assetato nel deserto che si perdesse in analisi sul bicchiere senza bere l'acqua...

 

 

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