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    Predefinito Apriamo un dibattito (io non condivido)

    Alfredo Reichlin


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    Sinistra



    Parlerò anch’io del rapporto tra credenti e non credenti, tra laicismo e religione. Ma prima di tutto voglio parlare di noi (la sinistra italiana) e del perché un suo militante come io sono (non credente e storicista) considera di vitale importanza non solo dialogare con la cultura religiosa ma attingere da essa. E ciò per le sorti stesse della sinistra nel mondo nuovo che si profila. Ma anche per le sorti della sinistra italiana la quale nel momento in cui riconosce la necessità di uscire dai suoi vecchi confini spero non ceda alle illusioni.
    L’
    illusione cioé che un nuovo soggetto politico unitario del riformismo possa nascere vitale se non riesce a dare alla laicità un nuovo fondamento etico-politico.
    Io parto da qui (cioè da noi) perché certe proteste di leso laicismo - che peraltro condivido - rischiano l’irrilevanza se non si capiscono le ragioni per cui il problema religioso cessa di essere un fatto privato e il bisogno del Sacro torna a occupare il dibattito pubblico. E perché, paradossalmente, questo avviene proprio nel momento in cui la scienza celebra la sua onnipotenza.
    Tra queste ragioni c’è (ed è questo che più mi interessa) il vuoto creato dall’anacronismo della vecchia idea di progresso che era alla base del pensiero della sinistra. Parlo di pensiero, non di progetti politici. La sinistra è una grande forza che ha quadri, idee, cultura, insediamento sociale e anche un programma con cui si prepara a governare. Ma ha un pensiero, cioè una visione del mondo, e una idea di futuro dopo il Novecento? Insomma, qualcosa di analogo a quella visione che fu la forza del movimento socialista, il suo collante ideale: una narrazione storica prima ancora che una ideologia secondo cui la classe operaia liberando se stessa dalle catene dello sfruttamento capitalistico avrebbe liberato il mondo, nel senso che ponendo fine alla società borghese avrebbe consentito la creazione di una società di liberi ed uguali. Quindi una idea semplice e forte di progresso. La ricchezza sociale era destinata a crescere così come la espansione dei diritti democratici (dallo schiavismo al feudalesimo, dal feudalesimo alla borghesia, eccetera, eccetera).
    Le cose non sono andate così (come sappiamo) e, con la mondializzazione, è finito quel compromesso democratico che era stato imposto ai capitalismi nazionali dal potere politico quale si era organizzato sotto l’usbergo degli Stati-nazione e che aveva consentito l’avvento del Welfare State e l’ascesa delle classi lavoratrici. È accaduto invece che mentre il potere della democrazia rimaneva nazionale, la potenza dell’economia diventava mondiale e si determinava così un divario crescente tra la potenza non solo della finanza ma della scienza, delle multinazionali, delle reti dell’informazione e della conoscenza rispetto al potere della politica, cioè al diritto degli uomini di decidere del proprio destino facendo valere i propri diritti di cittadinanza indipendentemente dalle logiche dei cosiddetti mercati.
    Si può discutere se il bilancio economico di questa forma della globalizzazione, dopotutto, non sia solo negativo. Ma se guardiamo agli effetti sociali risulta chiaro che non regge (pena fenomeni nuovi di disgregazione e di imbarbarimento) quella potente ideologia che affermando come suo scopo la libertà dell’individuo ha fatto, in realtà, del mercato non uno strumento ma il decisore pressochè assoluto del destino di ogni essere vivente, ricco o povero, bianco o nero. Col risultato (ecco il paradosso) che l’individuo tanto esaltato diventa un numero, una maschera per la ragione fondamentale che cessa di essere una persona intendendo per persona quell’essere vivente che è diventato il signore del mondo perché è stato in grado di rompere la solitudine, superare l’estrema debolezza fisica ed esprimere quelle straordinarie capacità - solo dell’uomo - che non vengono dai muscoli ma dalla memoria, dal linguaggio, dall’intelligenza, dalle speranze, dalla spiritualità, dai sogni. Ma è esattamente questo che oggi viene messo in discussione. Appunto dal fatto che l’individuo senza diritti e senza potere non riesce a fare appello a quell’immenso deposito di risorse culturali, comunitarie, solidaristiche, affettive che la mercatizzazione della società sta distruggendo. È strano il silenzio tombale dei cosiddetti liberal-socialisti. Dovrebbe essere questo il loro tema. Perché questa è la libertà dei moderni: l’autorealizzazione degli individui.
    Cosa pensa la sinistra? Qual è il suo ruolo storico? Se qui in questa lotta per una libertà positiva sta il nucleo di una nuova idea di progresso, noi questo compito non possiamo affrontarlo da soli. Di qui nasce l’esigenza di ripensamenti profondi, e quella di fare leva sui fattori più vitali che hanno inciso sulla storia del progresso umano. È vero che questa è stata anche una storia di tragici conflitti e di guerre di religione. Ma oggi dovrebbe essere finalmente chiaro che l’avversario della laicità non è la religione per la ragione fondamentale che lo Stato laico non ha una ideologia ma non è nemmeno il luogo dell’indifferenza, bensì quello straordinario fatto volto a garantire la libertà dell’uomo in quanto soggetto di diritti uguali e come cittadino partecipe di una comunità associata. E tra i diritti c’è quello di professare la propria convinzione religiosa e tra i doveri della cittadinanza c’è quello dell’uguaglianza tra chi crede e chi non crede.
    Ma allora qual è il punto decisivo del confronto che resta tuttora aperto? È che se l’avversario della laicità non è la religione lo è l’uso politico di essa in nome di presunti valori da imporre agli altri. Parlo del disegno dei cosiddetti “atei devoti” che della Chiesa si servono per la difesa dei loro privilegi. Ma parlo anche purtroppo del tragico errore di quella parte della Chiesa che si sente assediata da una modernità di cui vede solo le degenerazioni e cerca di porvi rimedio proponendo a un mondo che ha smarrito i vecchi punti di riferimento etici e culturali la necessità di schierarsi con una parte contro l’altra. Il che rivela una visione anacronistica e inaccettabile dei conflitti e delle contraddizioni che lacerano il mondo. Contro chi vi schierate? Contro il “relativismo”? Ma che cosa si intende per relativismo?
    Lasciamo stare la rozzezza di certe polemiche filosofiche. Mi limito a ricordare che il mondo attuale è più che mai una rete di “relazioni”. Cioè un insieme di cose e di processi impensabili se non in quanto “relativi” ad altri processi e altre cose. Ciò che con disprezzo viene chiamato relativismo tutto è tranne che indifferenza rispetto ai valori. È invece l'estrema tensione morale che deriva dalla consapevolezza che nel mondo in cui viviamo data la potenza della scienza e dei mezzi distruttivi disponibili si rivelano sempre più necessarie forme nuove di convivenza, di socialità, di integrazione politica e culturale a livello mondiale. Il senatore Pera non ha capito niente. È a questo nuovo livello che si ripropone il rapporto tra fede e ragione. Per il fatto mi pare, che in questa terra, che, osservata dai satelliti ci appare così piccola e fragile, una specie, la nostra, è diventata tanto numerosa e tanto potente - a causa dell’accelerazione prodigiosa dei suoi mezzi produttivi e del ritmo demografico - da costituire una minaccia per la sopravvivenza della vita sul pianeta.
    Ecco perché credo nella necessità di un nuovo pensiero che non può non incontrare un pensiero religioso moderno, come quello che ho ritrovato in un testo di Beniamino Andreatta che più di 10 anni fa, in un dibattito il cui resoconto mi è stato inviato dal professor Ceccanti, ricordava che nei prossimi 40 anni la popolazione del pianeta raddoppierà, le riserve sfruttate nei millenni precedenti riveleranno i loro limiti fisici e quantitativi, la stessa valorizzazione della terra da parte dell'uomo non potrà essere condotta secondo l’ordine politico esistente. C’è allora bisogno (diceva Andreatta) di una diversa capacità di pensare la politica, di progettarla secondo un ordine mondiale, che possa essere alternativo rispetto allo stato nazionale. Occorre non ritirarsi nella privatizzazione della fede ma assumere nuovo coraggio, e anche affrontare scacchi e successi nello stabilire i presupposti di un diverso rapporto con la società, nel mirare ad un ordine costituzionale mondiale che sia rispettoso dell'uomo, in cui il cristianesimo si presenti, accanto alle altre religioni, ma con la sua forza universale come l’elemento più legittimante di questa costruzione di un nuovo ordine politico. I problemi non si pongono più come nel passato. Il problema del controllo della sopravvivenza dell’umanità sulla terra richiede questa fondazione di ordine mondiale. È solo quando manca lo Spirito, - così concludeva - che non rimane altro che rifugiarsi nelle esperienze primarie della nazione o della religione. Ma quando lo Spirito alita, allora nella storia si cerca di costruire ordini che corrispondono alla dimensione dei problemi.
    Io trovo qui (in questo cruciale tema storico) la necessità del dialogo.
    Le religioni sono ormai parte della sfera pubblica ma questo non significa che i principi fondamentali della democrazia (il dialogo e non la intolleranza, i diritti per tutti e non i privilegi per alcuni, gli obblighi e le leggi uguali, insomma la civitas) non debbano essere salvaguardati. Ma la novità c’è ed è enorme. È la fine dell’uomo giuridico, dell’individuo proprietario e della sovranità assoluta degli Stati. È finita la «occidentalizzazione» del mondo. Si pongono problemi del tutto nuovi che suscitano interrogativi e sollecitano domande difficili ma alle quali non si può sfuggire perché «gli altri sono in noi e noi siamo negli altri». E questo impone cruciali responsabilità per tutti: credenti e non credenti. Non possiamo ignorarci o contrapporci come ai tempi delle crociate come vorrebbe la nuova destra, pena lacerazioni catastrofiche. Ma io - laico - non posso neppure far finta di non capire che se da un lato la laicità è difficilmente componibile con le verità assolute, proprie delle religioni, dall’altro lato a queste verità ultime le religioni non possono rinunciare senza ridursi a semplici movimenti culturali.
    Questa è la contraddizione, la linea d’ombra che non riusciamo a superare. Ma allora chi come me non condivide ma rispetta il fatto che la cultura cattolica è oggi impegnata fino in fondo in una difesa strenua della sacralità della vita e della sua “naturalità” considerata inviolabile, che cosa deve fare? Comincerei col chiedermi se un nucleo di preoccupazioni che stanno dietro a questa difesa non possono essere comprese e in certa misura accolte anche da chi non vede il segno del divino nel processi biologici e ritiene che la cosiddetta natura umana non riveli altro se non la propria storia. E - vorrei aggiungere - quale storia. Una storia brevissima come un battito di ciglia (200 mila anni?) in una storia del nostro Pianeta che dura da miliardi di anni e che ha visto comparire e scomparire nella più completa indifferenza le glaciazioni, i dinosauri, le catastrofi. Capisco quindi chi sorride del racconto biblico. Eppure io penso che proprio in questo rapporto così fragile tra l’uomo e la natura (un battito di ciglia) sta la immensa novità della rivoluzione genetica e quindi la necessità di costruire un nuovo statuto della “persona” in grado di coniugare libertà e responsabilità verso la specie. Anch’io credo che ci sia da mettere in campo un’etica della specie che guidi possibilità trasformatrici che sembrano senza limiti. E questo per tante ragioni tra le quali i nuovi problemi di uguaglianza tra gli uomini che pone la medicina genetica. Altro che ricchi e poveri, c’è il rischio che la distanza tra dominanti e dominati porti alla creazione di nuove specie di sottouomini. Che cosa rischiano di essere i bambini africani falcidiati dall’Aids?

    Una versione più ampia di questo scritto sarà pubblicata nel prossimo numero di «Argomenti umani»



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  2. #2
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    Questo documento è molto interessante.

    A oggi la sx crede e vive all'ombra du una serie di dogmi che non hanno molto fondamento e che sinceramente non credo abbiamo mai visto una concreta applicazione.

    Per il discorso della religione bisogna ricordare che la laicità dello stato è già stata sancita in modo inequivocabile nell'84 quando è stata abolita la religione di stato ed il relativo obbligo di insegnalento nelle scuole e nel 2000 è stato cancellato anche il reato di vilipendio alla religione dello stato.

    La sx purtroppo, per ragioni che a volte stento a capire, non è aperta alle nuove frontiere della scienza, basta guardare come ha reagito di fronte agli OGM attaccandoli con una campagna di disinformazione senza fondamento, ad oggi non esistono prove che essi siano dannosi ala salute, e tralasciando il vero problema cioè che qualcuno possa brevettare anche il cibo che mangiamo.

    Le potenzialità di questi prodotti sono importanti sopratutto per paesi dove la gente muore di fame e il fatto che essi nuociono alla salute fino ad ora non ha trovato acun fondamento.
    http://guide.supereva.com/biotecnolo...5/157902.shtml

    Questo è solo per fare un esempio quindi benvengano anche nella sinistra persone di mentalità aperta anche se alla fine verranno accusati dai "compagni" si essere dei Berlusconiani infiltrati ma sa alla fine non ci sono armi contro l'ignoranza.

  3. #3
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    il reato di vilipendio alla religione dello stato è stato abolito perchè non c'è più una religione di stato... ma il vilipendio alla religione esiste ancora come reato e abbraccia tutti i credi religiosi riconosciuti...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    ...La sx purtroppo, per ragioni che a volte stento a capire, non è aperta alle nuove frontiere della scienza, basta guardare come ha reagito di fronte agli OGM attaccandoli con una campagna di disinformazione senza fondamento, ad oggi non esistono prove che essi siano dannosi ala salute...
    Certo che sentir dire queste cose da persone che hanno combattuto strenuamente per dimostrare che alcune cellule embrionali erano BAMBINI lascia davvero di stucco.

    Per quanto riguarda gli OGM, spero che se dovessero emergere prove della loro pericolosità tu non faccia parte del campione interessato. A me sembra almeno imprudente considerare commestibile qualcosa perchè ad oggi non esistono prove.

    Davvero è difficile capire certe affermazioni della dx.

    P.S.: lascia perdere Tirelli. E' uno degli scienziati che considera l'omeopatia è un PLACEBO.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Dario
    Certo che sentir dire queste cose da persone che hanno combattuto strenuamente per dimostrare che alcune cellule embrionali erano BAMBINI lascia davvero di stucco.

    Per quanto riguarda gli OGM, spero che se dovessero emergere prove della loro pericolosità tu non faccia parte del campione interessato. A me sembra almeno imprudente considerare commestibile qualcosa perchè ad oggi non esistono prove.

    Davvero è difficile capire certe affermazioni della dx.

    Non so su quale base affermi che io ho combattuto per dimostrare che le cellule embrionali siano bambini... Forse sulla base di una fervida immaginazione.

    Ad ogni modo sugli OGM sonos stati fatti studi e altri ne sono in corso già in fase di sperimentazione e nulla emerge sulla loro tossicità dato che le mutazioni sono rigorosamente controllate in laboratorio e nulla viene lasciato al caso.

    Per assurdo è più probabile che si verifichi in natura in modo spontaneo una mutazione che crei degli alimenti tossici piuttosto che in laboratorio.

  6. #6
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    In buona parte sono d'accordo con Reichlin.

    E' una riflessione molto alta. Spero davvero che anche gli interventi siano all'altezza. Mi sembra che Medsim non abbia affatto colto il senso del discorso.

 

 

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