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    Ridendo castigo mores
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    Predefinito la leggenda del "libero mercato"

    siccome ultimamente la specie dei " liberisti" che infesta POL ha cominciato a tracimare anche qui riprendo un vecchio e brillantissimo articolo del grande J. Kleeves.. buona lettura ..
    da http://www.centroitalicum.it/giornal...ves1112_00.htm



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    La leggenda del capitalismo e del libero mercato

    John Kleeves

    Dimenticate Marx e pensate ex novo al Capitalismo. Cosa si intende per Capitalismo ? Una economia di libero mercato, il quale lasciato a sé stesso e senza interventi statali permette la creazione di grandi ricchezze concentrate.

    Si intende questo, eppure se ci pensiamo vediamo che con un mercato veramente libero non potrebbero affatto crearsi grandi ricchezze concentrate: con un mercato veramente libero non potrebbe esserci il Capitalismo! Il fatto è che le grandi ricchezze concentrate, diciamo le grandi aziende, per nascere e mantenersi hanno bisogno sempre di opere pubbliche, di opere della collettività. Immaginiamo ogni grande azienda, di qualunque settore, ai suoi albori. L’industria dell’auto per esempio. Dopo l’invenzione del semovente in vari Paesi degli imprenditori pensarono alla produzione di massa. Hanno venduto bene le prime serie, ma poi avrebbero dovuto fermarsi: era necessaria una rete stradale adatta. Ma in un mercato libero lo Stato non ti fa le strade perché devi vendere le tue auto ma ti dice: se le vuoi compra i terreni e asfalta, caro il mio imprenditore privato, e rispetta i diritti dei confinanti, che sono liberi cittadini in un libero mercato. Avrei voluto vedere come avrebbero potuto svilupparsi i colossi del settore, come la Ford o la Fiat: avrebbero dovuto comprare striscia di terra dopo striscia di terra, asfaltarla, recintarla e dotarla di un’infinità di sottopassaggi e cavalcavia, curarne la manutenzione, rendere conto degli incidenti che vi avvenivano. Sarebbe stato impossibile anche il primo passo, l’acquisto dei terreni, perché ogni contadino avrebbe chiesto cifre esorbitanti è ovvio. Sarebbe rimasto al nostro candidato capitalista delle quattro ruote il mercato militare: jeep e camion per l’Esercito, che viaggiavano sulle strade da lui fatte, per i suoi scopi. E il tutto vincolato dallo Stato (divieto di esportare, tipi di prodotti, eccetera), perché è roba di importanza strategica. Oppure pensiamo all’industria aeronautica e alle compagnie aeree. Begli oggetti gli aerei passeggeri, ma richiedono aeroporti e in un libero mercato lo Stato ti risponde come prima: Cosa c’entro io? fatteli! E in luoghi deserti, dove non infastidiscano nessuno col rumore perché i miei cittadini sono liberi cittadini in un libero mercato, e hanno dei diritti. Rimarrebbe come prima solo il mercato militare, con basi escluse ai voli civili. Poca cosa e coi soliti vincoli. Oppure pensiamo all’energia elettrica da portare a ogni domicilio: grandioso, ma occorre attraversare con i cavi le proprietà degli altri, che potrebbero rifiutare o chiedere un tot, perché sono liberi cittadini in un libero mercato. Lo stesso per telefoni e telefonate: bisogna attaccare cavi alle case altrui. O per il trasporto via mare, per l’import-export e per le crociere turistiche: hai bisogno di porti attrezzati e in un libero mercato o te li fai o non trasporti.

    Lo stesso per ogni altro settore potenzialmente atto a dar luogo a grandi aziende, al grande capitale. Semplicemente in un libero mercato, e ripeto libero, queste non possono neanche nascere. Si obietterà: ma così sarebbe impossibile lo sviluppo economico e civile! L’osservazione è irrilevante: questi sono gli esiti di un libero mercato di liberi uomini. E poi lo sviluppo economico e civile non sarebbe impossibile; solo, dipenderebbe dalla volontà dello Stato, che comincerebbe a fare i patti con le aspiranti grandi aziende o imprese: faccio le strade, i porti, eccetera, ma voglio la maggioranza della proprietà delle vostre aziende perché sono io che vi faccio vivere. In breve - sorpresa - l’esito fisiologico di un veramente libero mercato è la statalizzazione di ogni attività economica rilevante. Puoi possedere tutti i mezzi di produzione che vuoi, ma se il mercato è proprio libero non vai da nessuna parte.



    Le Vere Leggi del libero mercato



    E anche se per mera ipotesi, per passatempo speculativo, concediamo che in un libero mercato possano nascere grandi aziende private, come farebbero poi a mantenersi ? Un libero mercato è un mercato dove la gente per quanto riguarda i fatti economici fa e disfà a suo piacimento, e lo Stato non interviene, non premia e non punisce. Non lo ha detto Adam Smith, il profeta del Capitalismo, che lo Stato non deve interferire, che ci pensa la invisible hand (la “mano invisibile“) del libero mercato a regolare tutto per il meglio?

    Bene, allora io compro a credito e non pago: è un atto economico e lo Stato non deve intervenire. Dirà il medesimo: Non c’è stato furto (non ha preso la roba dallo scaffale ed è scappato) ma il mancato rispetto di un patto economico fra le parti: il mercato è libero, per definizione non possono esserci leggi che lo regolino, e quindi arrangiatevi; neanche chiedo la restituzione della merce, perché la vostra transazione non essendo regolamentata non ha valore giuridico e perciò chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto, ma se in seguito alle recriminazioni ci sono violenze su persone o cose interverrò invece immancabilmente, a punirne l’autore. Cosa rimane ai produttori e ai venditori in questo regime di libertà economica? Cosa fa la invisible hand ? Dice di consegnare la merce solo a fronte di un pagamento immediato e in contanti, ecco cosa dice. Come fa il contadino al mercato: nella mia mano il cavolfiore, nella tua il soldo. E questa è la Prima Vera Legge dell’economia di libero mercato. Ma così, appunto, addio grandi aziende, addio banche, addio Capitalismo. L’invisible hand di Adam Smith protende il medio, gli gira dietro la schiena, e va su.

    Oppure io vedo sul libero mercato un bell’oggetto, lo faccio uguale e lo vendo, magari a un prezzo più basso perché sono un mago nell’arte della concorrenza. Strilli e strepiti del fabbricante originale, ma cosa deve dire lo Stato in un mercato libero? Che la cosa non lo riguarda perché io non ho rubato oggetti (ho pagato il campione ostentatamente, o meglio, l’ho comprato a credito), non ho fatto violenze né altro, ma solo lavorato, da cittadino libero in un libero mercato, dove si può fare nell’economico tutto quello che si vuole. Cosa dice ora l’invisible hand ? Dice che non val la pena di far niente che possa essere riprodotto a costo inferiore dal primo napoletano che passa, che è la Seconda Vera Legge dell’economia di libero mercato. E ripete il suo gesto su Adam Smith.

    Oppure io sono un bambino ignorante, che non vuole andare a scuola. Il Capitalista protesta con lo Stato: Obbliga i genitori a mandarlo a scuola almeno sino ai 16 anni, dove insegnerai queste e queste materie, e poi allettali a mandarlo all’università, perché mi servono operai, quadri e dirigenti per la mia azienda; beninteso, io non garantisco il posto a nessuno, perché c’è il libero mercato! Ma in un Paese a libera economia di mercato lo Stato per mere ragioni di civiltà impone un’istruzione di base, che a 12 anni è senz’altro soddisfatta, e poi non obbliga più nessuno a continuare perché non deve raggiungere alcun obiettivo economico: il mercato fa da se, non è vero? Se chi continua non è sufficiente per le esigenze dello Stato (scuole, ospedali, ricerca, Esercito, eccetera), questi pagherà studenti perché continuino, garantendo anche l’impiego. Cosa dice l’invisible hand ? Che al massimo si può possedere una fattoria con tanti braccianti agricoli perché per il resto bisognerebbe formarsi il personale a proprie spese, cosa proibitiva: la Terza Vera Legge dell’economia di libero mercato. Ancora la mano invisibile torna su Adam Smith.

    Oppure io sono un ladruncolo di supermercato, come ce ne sono decine di migliaia. Ho rubato e lo Stato è disposto a processarmi ma vuole la presenza fisica del proprietario leso, che dica che la merce era sua, perché in un libero mercato, dato che l’economico non è regolamentato, solo le persone fisiche sono anche persone giuridiche, che possano promuovere azioni giudiziarie. Se si tratta del proprietario di una catena di supermercati dovrà passare la vita fra un processo e l’altro in tutte le città del Paese. Se è una società per azioni con tanti azionisti dovranno muoversi tutti: sono i proprietari. Ovvio che ogni volta bisogna lasciare perdere. L’invisible hand ? Dice che non si deve sorpassare la dimensione del negozietto di famiglia, perché altrimenti si è spolpati dai furti: la Quarta Vera Legge dell’economia di libero mercato.



    Il capitalismo è un fatto politico



    Si potrebbe continuare a lungo, ma il concetto è chiaro : il Capitalismo non è per niente un frutto dell’economia di libero mercato. Adam Smith si è sbagliato di grosso e tutti gli altri gli sono andati dietro su questa impostazione, anche il signor Karl Marx.

    Cos’è allora, il Capitalismo? In prima istanza è un fatto politico. Esso rappresenta il comando sull’intera società da parte di una categoria precisa di persone: gli imprenditori. La categoria che comanda in una società potrebbe essere qualunque: i coltivatori diretti, i soldati, i preti, i saggi, i manovali; anche tutti (tramite un Autocrate: le monarchie e gli Imperi non costituzionali). Col Capitalismo questa categoria è quella degli imprenditori. Ecco perché il Capitalismo si è potuto formare: gli imprenditori hanno preso il sopravvento politico ed hanno modellato la società in modo da potersi sviluppare a danno del resto della collettività, accumulando così le grandi ricchezze concentrate. Hanno cominciato a prendere questo sopravvento nel Cinquecento, in Europa settentrionale, in modo concomitante con la Riforma Protestante. Modellando la società la prima cosa che hanno fatto è stata proprio quella di togliere la libertà di mercato, portando i governi ad intervenire e a legiferare nell’economico costantemente a loro favore. L’attuazione è avvenuta per gradi col sistema di governo detto della “Democrazia parlamentare“: ci sono le elezioni, che sono influenzate dai media, che a loro volta sono potentemente influenzati dal danaro, e quindi il gioco è fatto. Ciò è riuscito perché il tutto è stato fondato sull’equivoco dell’amore per la “libertà“, bella parola in effetti (è un vecchio trucco quello di adulare la vittima designata; si chiama il bacio della morte). Quando il dominio degli imprenditori è molto forte si arriva a impedire la partecipazione al voto degli elettori potenzialmente ostili: negli Stati Uniti la legislazione e gli accorgimenti elettorali fanno in modo che la percentuale di votanti alle elezioni di Contea - le più importanti perché i loro esiti determinano le successive Statali e Presidenziali - non superi il 25% degli aventi teoricamente diritto; comunque nelle Statali non si fa superare la percentuale del 35% e nelle Presidenziali del 50%. In questo caso si ha una dittatura vera e propria, ancorchè surrettizia; è da chiamare dittatura dell’imprenditoriato. Dato che una grande ricchezza è assai difficile da accumulare, ma una volta fatta quasi automaticamente si conserva e anzi aumenta sempre più coi discendenti, la categoria degli imprenditori al comando diventa rapidamente una casta ereditaria. Così è con certezza sempre negli Stati Uniti, dove sembra che le grandi ricchezze vadano e vengano con grande facilità, e dove invece non cambiano mai indirizzo: quel 50% della ricchezza nazionale che è posseduto dall’1% della popolazione proviene, di eredità in eredità, dai tempi coloniali.



    L’efficienza del Capitalismo



    La leggendaria efficienza economica del Capitalismo è anch’essa un fatto politico. Non dipende dalla logica con cui in esso si svolgono tecnicamente i rapporti economici. Dipende dal suo potere politico: più è grande questo potere e maggiore è l’efficienza economica. Prendiamo ancora gli USA: da cosa dipende la loro famosa efficienza, quella sbandierata sempre dalla Confindustria? Dallo stato di terrore in cui sono tenuti i dipendenti, da cui sono pretese prestazioni impensabili. Il dipendente americano deve eseguire perfettamente quanto chiestogli, altrimenti è licenziato. Quanto chiestogli è un ritmo e una qualità di lavoro, e per chi è a contatto col pubblico anche un preciso atteggiamento. Fanno più pena i secondi dei primi. Impiegati e commessi devono essere gentilissimi e pazientissimi col cliente, sorridere molto spesso per farlo sentire gradito e importante, e così fanno sempre, anche quando apparentemente potrebbero prendersi qualche libertà. Perché? Perché ci sono i controlli : incaricati di agenzie di consulenza aziendale - dei poveracci a loro volta, pagati a cottimo o con la minimum wage - si fingono clienti nel massimo modo sgradevole deciso dalla ditta committente come tollerabile, e l’impiegato che butta il copione è licenziato. I dipendenti pubblici sono controllati in modo particolare : tutti i turisti italiani negli USA che entrano in un ufficio postale rimangono meravigliati dal confronto con i buzzurri di casa e dicono : Che efficienza! Che gentilezza! Ti credo. Io posso aggiungere che sono anche onesti: offrigli una bustarella e ti denunceranno subito, perché penseranno che sei un agente provocatore. E la pena per un dipendente pubblico corrotto è tremenda : non solo è licenziato e sottoposto al giudiziario per una condanna detentiva e il risarcimento dei danni, fissati sempre su misura per togliergli tutti i beni mobili e immobili, ma perde anche la pensione maturata. La pena insomma è : prima ti farai un po’ di prigione e poi tu e la tua famiglia sarete degli homeless per sempre. Fra l’altro il ricatto sulla pensione è il segreto della formidabile disciplina delle Forze Armate americane : non c’è uomo più zelante e ubbidiente agli ordini di un militare americano vicino alla pensione ( sempre che non debba rischiare la pelle davvero, si intende ).

    In breve l’efficienza americana non è dovuta al sistema capitalista, ma al terrore, un terrore che si è potuto instaurare appunto perché si ha una dittatura politica. Qualunque dittatura può raggiungere l’efficienza americana, qualunque tipo di economia abbia : basta che introduca pene analoghe. Ciò però non si è mai verificato. Perché ? Perché nessuna è mai stata l’espressione della categoria degli imprenditori, nessuna è mai stata così ferocemente, fisiologicamente, antipopolare. Le dittature classiche, che conosciamo, sono state o sono tutte popolari, tese a fare l’interesse circa di tutti, come lo vedevano o lo vedono. L’esempio di riferimento è la dittatura del proletariato, ma anche fascismo e nazismo rientrano, anche dittature come quelle di Gheddafi e Saddam Hussein. Le dittature dell’America Latina, e analoghe, non c’entrano nulla col discorso : sono regimi imposti dall’esterno, guarda caso proprio dagli USA ; sono un tipo di amministrazione coloniale.

    E l’efficienza dei Paesi dell’Europa Occidentale ? Qui il potere politico degli imprenditori non è così assoluto come negli USA ed effettivamente la loro efficienza economica è più bassa. E’ ancora notevole però, ed è dovuta senz’altro alla paura che Paese per Paese gli imprenditori sono riusciti, sempre per via politica, a istillare nei dipendenti. L’efficienza minima si ha nell’amministrazione pubblica italiana, perché non è possibile il licenziamento né altro, praticamente ; nelle aziende private invece si ricorre a torture psicologiche devastanti, come il mobbing ad esempio, che sempre partono dall’alto per forzare le dimissioni. Sono dei reati, delle aggressioni ( che ogni tanto risultano fatali : sono le “ morti bianche “ ), che non sono riconosciuti dal Codice Penale solo perché i loro responsabili hanno troppo potere politico. Ma le cose possono cambiare e si spera sempre che le galere possano finalmente riempirsi della gente giusta.

    Non bisogna comunque esagerare la portata dell’efficienza economica dell’Occidente. E’ capitalista-terrorista, dove più e dove meno, ma è anche colonialista, e non è facile valutare quale delle due cose incida di più nei Prodotti Nazionali. Bisognerebbe provare, ecco : togliergli lo sfruttamento coloniale e vedere che fine fa. Secondo me, non un granchè.



    Il capitalismo è anche un fatto esistenziale



    In seconda istanza il Capitalismo è un fatto esistenziale. Esistenziale perché implica una valutazione della realtà umana assoluta, svincolata dal tempo e dallo spazio. Perché gli imprenditori, cioè i ricchi, prendano il sopravvento occorre per forza un qualche consenso generale : occorre l’ammissione, magari inconscia - appunto esistenziale - che ne abbiano diritto. Ciò è fornito dalla religione Protestante, che interpretando correttamente l’Antico Testamento dice che la ricchezza materiale è il segno della predilezione divina. E se i ricchi sono gli approvati da Dio allora dovranno governare. Ecco perché la scalata al potere degli imprenditori e la Riforma Protestante sono andate di pari passo.

    In conclusione il Capitalismo è un individuo siffatto : si veste da banchiere, ma è un fior di politico, e culturalmente è un Protestante. Questo ci dice che atteggiamento tenere. Innanzitutto occorre smettere di parlare di economia con lui. L’economia non c’entra niente : è un effetto e non la causa. La causa è la politica e su questo tavolo va fatto il discorso. Che verte sulla solita, primordiale domanda delle società umane : Chi comanda ? Lui dice che comandano gli imprenditori e noi diciamo che non ci sta bene, perché né lo siamo né lo vogliamo essere. Lui dice che vince le elezioni e noi diciamo che le sue elezioni sono truccate. Sono truccate perché i media sono in suo possesso e la gente - è scientificamente dimostrato - non riesce a discriminare bene fra quello che dicono i media e il suo reale interesse. Inoltre si approfitta degli ignoranti e degli scoraggiati - dei poveri in pratica - per indurli a non esercitare il loro diritto elettorale, perché nonostante i media gli sarebbe sfavorevole. Accetteremo il verdetto delle elezioni solo quando saranno giuste. Non lo saranno mai ? Più che vero, ma ci accontenteremo di una grossolana approssimazione : proporzionale pieno, obbligo di voto forzoso per tutti, quotidiani solo dei partiti e mantenuti dallo Stato ( non c’è nulla di peggio di un giornale “ libero “ e “ indipendente “ ), televisione solo pubblica e gestita con parità da tutti i partiti a prescindere dalle loro consistenze elettorali, obbligo per le librerie di tenere i libri di valenza politica ( come i libri di storia, ad esempio ) pubblicati da tutte indistintamente le case editrici, divieto di importazione di prodotti culturali stranieri con valenza di propaganda ( ad esempio di tutti i film americani). E’ poco, è niente, ma sarà più che sufficiente a tenere ogni volta gli imprenditori ben lontani dal potere. Basterebbe al limite l’obbligo forzoso del voto : se in una qualunque società la percentuale dei votanti è vicina al 100% - come democrazia vuole, non è vero ? - il Capitalismo sparisce.

    E il diritto divino dei ricchi a dominare sancito dal Vecchio Testamento ? Al Vecchio Testamento potranno credere i Protestanti e gli Ebrei, se vogliono. Noi non siamo né l’uno né l’altro, né - per carità - vorremo mai esserlo. Noi abbiamo un’altra dimensione esistenziale, noi operiamo un’altra valutazione delle cose, in cui un testo così insensato, in più dimostrato e ridimostrato falso ( “ profezie “ retrodatate, taglia e cuci di documenti, fonti accertate come una leggenda Sumera e il Libro dei Morti egiziano, eccetera), non trova udienza. Noi se siamo religiosi al massimo crediamo nel Nuovo Testamento. E vi crediamo perché dice una cosa verosimile, e cioè esattamente l’inverso del Vecchio : che per i ricchi non c’è salvezza. Infatti “ E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco raggiungere il Regno dei Cieli “, e il Discorso della Montagna non contempla certo un bel “ Beati i ricchi perché... “. Se i ricchi sono condannati da Dio, perché dovrebbero comandare sulla terra ? Al contrario, visto che hanno sollevato loro - nel Cinquecento - il problema delle gerarchie, bisognerà stabilire che devono essere comandati, che devono cominciare a scontare la pena, qua fra di noi.

    Approfitto per, diciamo, delle comunicazioni di servizio. 1) Rispondo al signor Penzo che non concorda sulla mia valutazione del film Salvate il soldato ryan come opera di propaganda. E’ Hollywood a dirci che fa propaganda : la Dichiarazione del Waldorf del 1947 è stata resa pubblica e non è mai stata ritirata. Ergo anche oggi, anno 2000, vale. C’è davvero poco da contestare.






    MJohn Kleeves Dal numero 11-12 novembre-dicembre 2000 di ITALICUM
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

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  2. #2
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    Ogni tanto su questo forum aleggiano egregore pannelliane propiziate dal Facco e dallo Stagno.
    Ci vuole un nulla a dissolverle.


  3. #3
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    INTERVISTA A JOHN KLEEVES
    >
    > Dottor Kleeves, nel suo primo libro "Vecchi trucchi" lei
    suddivide in maniera suggestiva le varie nazioni in Paesi di Tipo A
    (quando gli USA hanno la possibilità di imporre totalmente la propria
    volontà sul governo del Paese soggetto ), Tipo B per i Paesi
    intermedi ( influenza USA non completa) e Tipo C per i Paesi che
    sfuggono al controllo statunitense. Può darci qualche esempio attuale
    al riguardo? In quale Tipo rientra oggi l'Italia? Sento di dover fare
    subito una precisazione, per evitare un equivoco facile ma deleterio,
    e fin troppo diffuso. Gli USA sin dalla loro fondazione perseguono il
    fine della sottomissione del mondo, e perciò ovviamente classificano
    gli altri Paesi in primis in base al grado di sudditanza, sudditanza
    in atto o solo in potenza, quei gradi A, B e C cui lei si riferisce,
    ma bisogna assolutamente distinguere il fatto che alla base della
    volontà USA di sottomettere il mondo non vi è il desiderio ultimo di
    amministrare, di governare gli uomini del mondo,
    > bensì vi è il desiderio di questi uomini del mondo di sfruttarli
    economicamente ed umanamente, in verità di schiavizzarli.
    Storicamente la volontà di conquistare allo scopo ultimo di governare
    è appartenuta a quelle grandi organizzazioni politiche
    chiamate "Imperi Terrestri", alcuni esempi dei quali sono l'Impero
    Romano, l'Impero Austro-Ungarico, l'Impero Cinese, l'Impero Russo (i
    due ultimi di fatto ancora esistenti), mentre la volontà pura di
    sfruttamento è sempre stata una caratteristica degli Imperi Marinari
    (o Commerciali), basati su traffici e commerci. Ecco, ciò che bisogna
    ad ogni costo tenere in mente è che l'Impero Americano, col quale il
    mondo ha a che fare da un paio di secoli a questa parte, non è un
    Impero Terrestre ma è un Impero Marinaro, come l'Impero Cartaginese
    sterminato dai Romani più di due millenni fa e come l'Impero
    Britannico ancora sopravvivente. L'Impero Americano quindi non è una
    organizzazione che magari possa non piacere a tutti ma che sicuramente
    > comporti almeno qualche innegabile vantaggio (come appunto, ad
    esempio, quello della amministrazione comune che segue la pax
    imperiale); al contrario come i suoi simili del passato e del
    presente esso è una entità non desiderabile da nessun punto di vista,
    totalmente negativa. Gli USA non sono una riedizione di
    quell'organizzazione così bellicosa e prepotente ma anche così
    benemerita e grandiosa come fu l'Impero Romano, che tanto per dire
    costruì una rete di 100.000 chilometri di strade e edificò centinaia
    di nuove città fatte di pietre, marmi e mattoni; essi semmai sono una
    riedizione dell'Impero Cartaginese, che sfruttò tutti e non fece mai
    niente per nessuno. Per quanto riguarda la citazione di alcuni esempi
    della classificazione A,B,C statunitense, non c'è niente di più
    facile; possiamo anche catalogare l'intero mondo.
    > A) Paesi di Tipo A. Sono innanzitutto, anche cronologicamente, i
    Paesi dell'America Centrale, Messico, Honduras, Nicaragua ecc. Il
    termine di Repubblica delle Banane fu coniato a suo tempo per loro.
    Il Messico ci ha tenuto molto in passato a mantenere la forma di uno
    status paritario col Colosso del Norte (il nome ufficiale del Paese
    in effetti è Stati Uniti del Messico. Estados Unidos Mexicanos) ma
    col passare del tempo gli sforzi per nascondere la reale situazione
    di sudditanza sono sempre meno convinti. Inutile parlare delle isole
    caraibiche, dove ci sono dei casi così pietosi come Haiti e la
    Repubblica Dominicana. Cuba ovviamente è tutta un'altra cosa.
    L'America del Sud per gli USA è una acquisizione piuttosto recente,
    dovuta all'iniziativa di un Presidente la cui memoria è ancora
    adorata dai progressisti, dai liberal e dai "democratici" di tutto il
    mondo, John Kennedy: il suo slogan della New Frontier, la nuova
    frontiera che era da conquistare per l'ulteriore maggiore opulenza
    > degli USA, si riferiva infatti - per chi lo voleva, e lo vuole,
    capire - al Sudamerica. Il primo Paese ad essere scardinato secondo i
    programmi avviati da Kennedy fu il Brasile, dove nel 1964 il colpo di
    Stato USA - ispirato del gen. Castelo Branco estromise il
    regolarmente eletto presidente Goulart (un cattolico convinto e
    bigotto fra l'altro). E' bello ricordare la famosa legge detta
    della "bancarotta costruttiva" che Branco fece approvare poco dopo:
    in breve tempo più della metà delle più grandi aziende del Brasile
    passarono in proprietà di Multinazionali statunitensi. E si continuò
    con sovversioni varie nei vari Paesi, che videro molti colpi di Stato
    USA - ispirati, fra cui spettacolare quello del 1973 in Cile. Il
    controllo degli USA sui Paesi dominati è ferreo nel complesso ma
    precario a livello del Paese singolo (perché gli USA non vogliono
    spendere troppo nella sorveglianza ; del resto proprio questo è lo
    spirito del neocolonialismo); così ogni tanto questo e quello sembrano
    > sfuggire alla guardia USA. Ora ad esempio in Sudamerica c'è un
    Venezuela con un presidente Chavez che non fa mistero della sua
    volontà di emancipazione. Ma bisogna attendere: nei primi anni
    Ottanta si era emancipato il Nicaragua, in virtù della rivoluzione
    Sandinista, e alla fine degli stessi anni il Panama del discusso
    presidente Noriega, ma poi gli USA ripresero il controllo scatenando
    in Nicaragua il terrorismo dei mercenari Contras (50.000 morti nella
    popolazione civile in pochi anni) e addirittura invadendo in prima
    persona Panama nel 1989. Per quanto riguarda il Brasile non credo che
    il presidente Lula - nonostante le attese - sia una minaccia per il
    controllo USA: è un ex sindacalista, credo anche un ex comunista, ma
    è proprio questa la gente che più si vende al capitalismo pagatore.
    L'Africa la conosciamo poco tutti, perché l'informazione al riguardo
    qua in Europa (ma anche negli USA) è carente e imprecisa, quando non
    proprio fuorviante. Grosso modo direi che è da
    > classificare interamente come Tipo A, qualcuno magari essendolo
    solo in potenza perché gli USA al momento non vi hanno motivi di
    interesse. Il Sudan vorrebbe fare per proprio conto in casa propria
    ma ha una regione troppo ricca di petrolio (il Darfur) e non credo
    resisterà ancora per molto agli assalti USA che arrivano avvolti
    dalla cortina fumogena della falsa sollecitudine umanitaria di ONU -
    Vaticano - Ong Varie, e della "Comunità internazionale", qualunque
    cosa significhi questa espressione inventata dai media occidentali.
    Le vecchie potenze europee (Inghilterra, Francia, Spagna) hanno
    ancora influenza in alcuni paesi africani, ma oramai sempre in
    compartecipazione con lo Zio Sam, che generalmente se vuole ha sempre
    l'ultima parola. Straordinario, davvero fantastico, è il caso
    dell'Algeria: come l'Occidente sempre predica tenne libere elezioni
    politiche, ma le vinse il partito sgradito del Gis e allora
    l'Occidente accettò e riverì la giunta militare golpista che le
    annullò; ora
    > addirittura, con la scusa della lotta a un terrorismo che
    addirittura non esiste, i fuoriusciti algerini del GIS sono arrestati
    e espulsi in quasi tutta Europa, Italia in testa. Indecente anche il
    caso dell'Egitto, dove abbiamo un dittatore bello e buono (Mubarak,
    che tiene elezioni burletta) ma nessuno in Occidente obietta. La
    stessa situazione dell'Africa la troviamo in Oceania, galassia di
    piccoli, inermi, insignificanti Stati. - arcipelaghi di microisole o
    singole isole più grandicelle - che eppure qualche volta gli USA
    hanno ritenuto di dover piegare in modo violento, ammazzando qualcuno
    (come il presidente indipendentista di Palau Remeliik, ucciso al
    tempo di Ronald Reagan). Più complessa è la situazione dell'Asia. Qui
    il Tipo A comincia a rarefarsi, sia come numero che soprattutto per
    importanza. Possiamo nominare Turchia, Israele, Giordania, Arabia
    Saudita ed emirati vari, Pakistan, Nepal, Sri Lanka, Tailandia, Laos,
    Cambogia, Indonesia, Filippine, Giappone, Taiwan, Corea
    > del Sud, qualche altro. L'Iraq e l'Afghanistan certamente sono
    Paesi di Tipo A, anzi sono neocolonie tipiche, ma lo sono da poco e
    in seguito a una aggressione militare USA che è ancora in essere ed
    il cui esito anzi è incerto. Tranne che per un paio di casi, anche
    per i Paesi ex URSS dell'Asia centrale come Uzbekistan ecc. è meglio
    aspettare perché la situazione è ancora fluida. Israele comunemente è
    ritenuto addirittura come l'eminenza grigia degli USA, come colui che
    li dirige nascostamente utilizzando il potere della finanza ebraica
    internazionale che tanta influenza ha in Europa e soprattutto negli
    USA, ma si tratta di un mito, di una leggenda alimentata in primis
    dagli USA cui fa comodo far credere di essere un gigante buono ma mal
    consigliato (invece è un gigante cattivo e che fa di testa sua). La
    falsità di questo mito io credo di averla ampiamente dimostrata in
    passato (vedi l'Appendice a "Un Paese pericoloso" del 1999 ed il
    saggio "Dietro la 'potente lobby ebraica degli
    > USA' c'è qualcun altro" dell'Agosto 2003) ma ammetto che è duro a
    morire. Israele dunque è un semplice e miserabile Paese di Tipo A
    come gli altri, né più né meno. Ci si può chiedere come si concili lo
    status di Paese di Tipo A, cioè praticamente di neocolonia USA, con
    il possesso di armi nucleari proprie, come si dice essere il caso
    appunto di Israele e anche del Pakistan. Bè, io non credo che quei
    due Paesi abbiano veramente armi nucleari proprie, cioè fabbricate da
    loro e delle quali possano disporre secondo la loro volontà. Io credo
    che sui loro territori siano dislocate sì armi nucleari, ma che non
    siano sotto il loro controllo, ma sotto il controllo USA. USA che
    stanno al gioco di farle credere in mano ai locali (Israele deve
    intimorire gli Arabi, il Pakistan deve mostrarsi alla pari con
    l'India). In effetti durante la prima Guerra del Golfo l'Iraq lanciò
    una quarantina di missili terra-terra Scud su Israele, che fecero
    danni non trascurabili, ma Israele fra lo stupore
    > generale mancò di rispondere nel modo in cui aveva sempre
    minacciato di fare in tali evenienze, e cioè sul piano nucleare: i
    padroni USA evidentemente avevano detto no. Per quanto riguarda
    l'Europa non bisogna mai dimenticare un fatto di enorme significato
    storico che invece viene costantemente e incredibilmente passato
    sotto silenzio: durante la Seconda Guerra Mondiale gli USA
    conquistarono molti Paesi europei. Si adoperano altri termini, si
    dice che qua gli USA liberarono il tale Paese da un regime cattivo,
    che qui scacciarono i Tedeschi, che là erano alleati, che lì furono
    chiamati, ma il fatto è che in quei Paesi alla fine del conflitto le
    uniche e vere forze presenti risultarono essere le armate USA, che
    quindi avevano il potere assoluto: quei Paesi erano dunque stati
    conquistati, con o senza il loro assenso, con o senza il loro
    entusiasmo, ciò non importa e non interessa. Se si esamina
    accuratamente la storia degli USA si vede che essi mai hanno
    arretrato volontariamente o
    > pacificamente da una conquista, anche da una conquista solo
    politica (ottenuta magari con un colpo di Stato), figurarsi da una
    conquista militare. Basti pensare al Vietnam, dove prima di decidersi
    a posare l'osso sterminarono - inutilmente - sei milioni di civili
    fra Vietnam, Laos e Cambogia. E questa considerazione davvero ci
    costerna se pensiamo alle attuali guerre di indipendenza degli
    iracheni e degli afghani. Quindi i Paesi europei occupati al tempo
    della WWII sono rimasti neocolonie USA, Paesi di Tipo A. Ciò nei
    fatti, ancorché non nelle forme, nelle apparenze. Per la Francia il
    discorso ovviamente non vale: è il Paese che assieme alla Gran
    Bretagna dichiarò guerra alla Germania dando il via alla WWII, e per
    tutto il conflitto ci fu un esercito francese attivo in quel senso
    (l'armata in Africa di De Gaulle). Circa come fu per la RSI in
    Italia, ma a quest'ultima legittimità non fu mai riconosciuta, è
    ovvio. Per la Germania invece le cose cambiarono dopo la
    riunificazione del
    > 1989/90: la Germania dell'Ovest era una neocolonia USA ma quella
    dell'Est no, e così la Germania di oggi è entità diversa, certo con
    autonomia non completa e soprattutto non chiara, ma in ogni caso
    superiore a prima. Anche per tutte le altre neocolonie USA in Europa
    ereditate dalla WWII - Norvegia, Belgio, Olanda, Danimarca, Italia -
    bisogna distinguere la situazione ante Caduta Muro di Berlino da
    quella post CMB. E' un concetto che ho espresso nel
    saggio "Tangentopoli, Muro di Berlino e Maggioritario" del Gennaio
    2000. Prima della CMB gli USA non potevano spremere troppo queste
    neocolonie perché in un'Europa confinante col blocco URSS dovevano
    mostrare il loro volto migliore se non volevano defezioni: la
    dominazione USA era così, secondo l'espressione che adoperai in quel
    saggio, una dominazione soft, leggera, all'acqua di rose, lasciando
    abbastanza autonomia ai soggetti. Ma dopo la CMB per gli USA non ci
    furono più restrizioni e la dominazione è divenuta sempre più
    scoperta e
    > sempre più hard. I Paesi dell'Europa Orientale ex URSS si sono
    posti nel Tipo A praticamente di loro spontanea iniziativa, vuoi per
    mancanza di reale conoscenza della realtà USA, vuoi per odio o
    sfiducia nei confronti della Russia, vuoi per infatuazione per
    l'Occidente, vuoi per una mancanza di alternative solide. In ogni
    caso hanno mostrato una volta per tutte di che plastico materiale
    sono fatti gli Slavi occidentali, e devo ammettere che per me è stata
    una sorpresa spiacevole. L'Ucraina è stata incoraggiata in questa
    scelta da un tot di dollari indirizzati nei posti giusti, come era
    successo un anno prima con la Georgia. La Yugoslavia aveva rifiutato
    questa scelta preferendo mantenere il proprio tradizionale non
    allineamento, ossia l'indipendenza effettiva, e si è visto quali
    porcherie le hanno fatto con la complicità dell'Albania, dell'Italia
    e del Vaticano, le più belle anime del Mediterraneo. A proposito
    dell'Albania il grado A mi sembra addirittura troppo lusinghiero e mi
    > viene voglia di introdurre la doppia o la tripla A come fa
    Moody's. Per quanto riguarda l'Italia ho già detto che è di Tipo A.
    Anzi, è il decano e il leader sia morale che politico che economico
    delle neocolonie USA in Europa. Se c'è un Paese europeo che fu una
    effettiva, totale e legittima preda di guerra degli USA nella WWII
    questo fu l'Italia: fu una delle due potenze dell'Asse, fece la sua
    guerra, la perse e fu occupata, rimanendolo sino adesso (oggi come
    oggi ci sono un paio di centinaia di basi militari USA sul territorio
    italiano, qualcuno dice solo 106). L'Italia non ebbe neanche la
    fortuna della Germania, di essere in parte occupata dai Russi e di
    poter rinegoziare a Muro crollato. Logico quindi che l'Italia sia
    quello che è. Certo, la situazione non venne sbandierata ai quattro
    venti, anzi ci fu subito un accordo, più che per tenerla nascosta,
    perché non se ne parlasse. Venne inventata la Resistenza e la sua
    mistica, venne inventata una Repubblica e una nuova Costituzione,
    > vennero inventati i partiti e le elezioni, con lo scopo di
    distrarre, ingannare, illudere. Straordinaria la classe politica
    italiana post 1945, selezionata con criteri assolutamente
    antimeritocratici, sia dal punto di vista professionale che
    intellettuale che soprattutto morale: largo ai peggiori fu la parola
    d'ordine. Era ovvio, perché i migliori - specie i migliori dal punto
    di vista morale - non si sarebbero prestati, e difatti tranne le
    eccezioni di pochi illusi, di pochi ingenui, non si prestarono. Si
    trattava infatti non di fare politica, ma di fare polverone, di fare
    sceneggiate, di darla a bere ai connazionali, nel frattempo stornando
    un bel po' di soldi pubblici per dirottarne una frazione nelle
    proprie tasche e il grosso verso la categoria ora dominante, quella
    dei Kapò. Infatti anche con l'Italia gli USA adoperarono il loro
    solito sistema neocoloniale: la spartizione delle risorse locali con
    l'elite ricca del Paese, che in cambio mantiene il popolo tranquillo,
    lo
    > addormenta e lo distrae magari con il grande spettacolo della
    politica parlamentare, delle sue liti, scandali, polemiche, elezioni,
    referendum eccetera, e all'evenienza lo reprime. In questo modo
    l'elite ricca del Paese diviene nella sostanza una categoria di Kapò,
    che in cambio di favori esclusivi controlla e reprime la massa
    connazionale, che viene sfruttata a piene mani. Naturalmente i kapò
    allo scopo assumono alle loro dipendenze una numerosa manovalanza di
    sottokapò, i politici, gli intellettuali, i figuranti generici, e la
    torma dei vigilantes, mazzieri e tonton macutes variamente addobbati.
    La spartizione delle risorse nazionali italiane fra una elite
    traditrice in patria e gli USA è stata evidente: dopo il 1945, con
    una certa gradualità imposta dalla discrezione, sono scomparsi interi
    settori industriali strategici: aeronautica civile e militare,
    cantieristica navale militare, costruzione di artiglierie fisse e
    semoventi, industria elettronica e informatica, industria
    > aerospaziale, missilistica, estrazione del petrolio all'estero e
    anche in patria (Mattei fu addirittura ucciso per ridimensionare
    l'Agip). Ciò era allo scopo di far importare all'Italia quei prodotti
    dagli USA, è evidente. Nel contempo l'Italia era invasa di
    prodotti "culturali" USA, come musica, libri e film, contro i quali
    non veniva posta alcuna restrizione. Clamoroso il caso della
    cinematografia, dove il neorealismo italiano - un filone troppo di
    successo anche nel mondo, dove faceva ombra a Hollywood - fu
    soffocato nel giro di pochi anni privandolo dei crediti
    cinematografici perché "il genere non andava più". Sistemi analoghi
    venivano usati anche nel settore industriale: il Personal computer fu
    inventato dall'ing. Perotto della Olivetti, che lo brevettò, ma in
    breve tempo guarda caso il brevetto finì alla IBM. La ricerca
    scientifica italiana fu di fatto proibita: fingendo incapacità e
    dabbenaggine della classe politica e sciocco baronismo della classe
    universitaria si evitò
    > sempre accuratamente di renderla agibile in Italia, allo scopo di
    indirizzare i ricercatori italiani all'estero e nell'ambito in grande
    maggioranza, naturalmente, negli USA. Attualmente ogni anno circa
    10.000 giovani ricercatori italiani vanno a lavorare all'estero,
    direi negli USA, dove seminano i benefici industriali derivanti dalle
    loro scoperte, brevetti, invenzioni. E se qualche dirigente italiano
    si oppone a questa direttiva, a questa politica o, se si preferisce,
    a questi ordini americani, viene durissimamente punito, e vedasi
    certamente il caso dell'ex presidente del CNR Felice Ippolito. Il
    dottor Montezemolo in nome della Confindustria invoca il
    potenziamento della ricerca e sviluppo in Italia: bene, ma spero che
    sappia di cosa parla. E mi piacerebbe ascoltare l'opinione in
    proposito di qualche ministro dell'Istruzione, di uno di quelli più
    votati alla "efficienza": efficienza per chi, per l'Italia o per
    qualcun altro? E' per quello che insistono tanto sull'insegnamento
    > della lingua inglese, perché sanno che i giovani talenti
    scientifici sono destinati agli USA? Per quanto riguarda gli stessi
    ricercatori italiani all'estero, sono addirittura orgogliosi di
    lavorare "in America" e per carità se possono dire "al MIT,
    Massachusetts Institute of Technology": geni forse, ma ingenui
    sicuramente. In pratica, come tutte le colonie, l'Italia deve pagare
    un tributo annuo al padrone, sotto forma di una passività commerciale
    imposta per importare beni che si potrebbero fare in casa (nutro seri
    dubbi sulle cifre dell'interscambio Italia-USA che vengono diffuse).
    E questa non è solo una opinione mia: nel 1995 nel suo libro "La
    grande scacchiera" lo ha addirittura ammesso Zbigniew Brezinski,
    l'eminenza grigia del regime USA. Il flusso di migliaia di
    ricercatori invece è proprio l'equivalente degli ostaggi della
    miglior gioventù che nell'antichità i vincitori pretendevano dai
    vinti. Tutto ciò per l'Italia ha comportato e comporta la perdita di
    centinaia di
    > migliaia, forse di milioni di posti di lavoro, e ha comportato
    certamente la compressione del salario di quelli rimasti occupati, ed
    è realmente sbalorditivo rilevare come mai nessun sindacalista
    italiano, come certamente nessun politico, abbia protestato, o almeno
    mostrato di aver compreso la situazione. Tutto ciò dal 1945 alla CMB,
    quando la dominazione USA sull'Italia era soft. Dopo il 1990, in
    pratica quando si cominciò a parlare guarda caso di un sistema
    politico bipartitico e maggioritario, questa dominazione è divenuta
    hard, perché gli USA non hanno più restrizioni né remore e quello che
    vogliono lo prendono. E si sono avute le privatizzazioni, che hanno
    avuto e stanno avendo (occorre tempo) il classico effetto
    neocoloniale: sottrazione di risorse al popolo (vendita a "privati"
    di aziende di erogazione, utilities, acquedotti, reti elettriche e
    telefoniche, centrali, rotaie e vagoni, immobili pubblici,
    assicurazioni, banche ecc; si parla anche di vendere a "privati" le
    strade,
    > le coste) e loro ripartizione tra l'elite di Kapò locali e le
    Multinazionali, Finanziarie e altre Aziende USA. Al banchetto al
    momento sono fatte partecipare entità anche di altri Paesi, ma ciò
    cesserà al momento opportuno. E tutto, ripeto, avviene nel silenzio
    di politici, giornalisti, scrittori eccetera di ogni e qualsivoglia
    partito, anche del più marxisticamente o "nostalgicamente" puro e
    intransigente: la connivenza dei sottokapò è totale. Sto forse
    affermando che c'è un complotto contro il popolo italiano? Certo che
    sì: l'Italia è un Tipo A e la sostanza della situazione di questi
    Paesi è proprio l'esistenza di un complotto contro i rispettivi
    popoli.
    > B) I Paesi di Tipo B sono Canada, Gran Bretagna, Svezia,
    Australia, Spagna, Francia. Se ce n'è qualcun altro è più probabile
    che sia così perché non messo ancora alla prova.
    > C) I Paesi di Tipo C, quelli veramente indipendenti, sono
    Vietnam, Cuba, Russia, Bielorussia, Siria, Iran, Tagikistan,
    Kazakistan, India, Cina, Corea del Nord, Myanmar (ex Birmania),
    l'ultimo arrivato Venezuela, forse il Zimbabwe (ex Rhodesia) e,
    finché resiste, il Sudan. Come si vede si tratta dell'Asia,
    essenzialmente. La lista circa coincide con quella dei rogue States -
    gli Stati canaglia - denunciata dagli USA, ed è logico che sia così:
    sono rogue States appunto perché non fanno quello che vogliono loro,
    pervicacemente si rifiutano di ballare agli schiocchi della frusta
    USA. E' evidente che questi Paesi sono nel mirino del mostro, un
    mostro che capisce solo la forza e la capacità di distruzione, di
    sterminio, dell'avversario, per cui è ovvio ciò che devono fare. Sono
    certo che lo sanno.
    > Un paio di osservazioni finali su questa rapida carrellata. Come
    si vede i Paesi veramente indipendenti nel mondo sono davvero pochi:
    come si concilia questa situazione con l'esistenza di una
    organizzazione come l'ONU, che dichiara di riunire su un piano di
    parità e uguaglianza e dignità tutti i Paesi membri, praticamente
    tutti quelli esistenti (in effetti 191 su 193)? Paesi che nella
    Assemblea Generale dispongono di pari dignità di voto, l'Italia
    avendo un voto che vale come quello, poniamo, di un Iran e l'Honduras
    potendo bilanciare col suo il voto di un Vietnam? Chiaro che non si
    concilia, è una ipocrisia gigantesca (davvero, planetaria) e l'ONU,
    così come pretende di essere, andrebbe abolito. Il presidente Chavez
    dice che l'ONU deve traslocare da New York per sottrarlo alla mala
    influenza USA ma io dico che in questa situazione nessuna locazione
    potrebbe neutralizzare il dominio USA sull'ONU; non si tratta di
    influenze dell'ambiente, di corruzioni più facili, di personaggi
    > sinistri piazzati sulla poltrona di Segretario Generale. Si tratta
    di un problema, come si dice, strutturale. Lo stesso per chi dice che
    l'ONU deve essere riformato come Statuto: un tale obiettivo non potrà
    mai essere realizzato in un mondo come l'attuale. No, in nome della
    decenza l'ONU deve solo essere abolito, il suo personale mandato a
    casa a nuoto e il Palazzo di Vetro smontato per farne finestre e
    serre per pomodori. Quindi c'è da confortare chi ama la giustizia.
    Sembra che gli USA abbiano già vinto la partita, visto che
    controllano la grande maggioranza dei Paesi e che i loro nemici si
    contano sulle dita di un primate. Ma la solidità della loro posizione
    è solo apparente. Per una specie di legge fisica è chiaro che chi è
    caduto sotto il dominio USA sono stati i più deboli, mentre chi ha
    resistito sono stati i più forti. Così gli USA possono contare su
    tanti alleati, ma si tratta in gran maggioranza di nullità. Come si
    vede ad esempio in Iraq: il codazzo dei coalizzati degli
    > USA conta una trentina di Paesi diversi, ma è chiaro che ad
    eccezione degli inglesi si tratta di figuranti (qualcuno crede che il
    potente contingente italiano di 3.300 uomini se attaccato
    resisterebbe?). Invece di fronte a loro gli USA hanno pochi Stati, ma
    i migliori, i più moralmente integri. L'esito non è scontato ed anzi
    io già in "Vecchi trucchi" pronosticavo l'imminente e definitiva
    sconfitta degli USA. Pronostico che confermo.
    > I suoi saggi parlano spesso del confronto geopolitico Stati Uniti-
    Russia. Alcuni studiosi del comportamento dell'alta finanza
    attribuiscono i cedimenti statunitensi nella Seconda Guerra Mondiale
    o nell'invasione del Vietnam a complicità filosovietiche degli organi
    mondialisti (CFR, Bildeberg), lei sottolinea invece nelle sconfitte
    nordamericane la debolezza delle forze terrestri USA. Come
    definirebbe la fisionomia dell'establishment statunitense? Esistono
    contraddizioni tra i vari organi politico-militari, Presidenza,
    Congresso, Pentagono e le relative agenzie di spionaggio, CIA-FBI-
    NSA? Per quanto riguarda il confronto geopolitico Stati Uniti-Russia
    credo di essere stato proprio io a focalizzarlo per la prima volta
    nella sua reale estensione, sia per i tempi che per le motivazioni.
    Per l'estensione temporale sono stato io a segnalare l'importanza,
    per l'inizio dell'ostilità statunitense contro la Russia, del
    discorso elettorale del 1860 del senatore Henry Seward, l'uomo che
    poi il
    > neo eletto presidente Lincoln avrebbe scelto come proprio
    Segretario di Stato: allora cominciò, in effetti, la Guerra Fredda
    fra USA e Russia. Per le motivazioni sono stato sempre io a indicarle
    nella doppia grande presenza russa, in Europa e in Asia: in Europa la
    Russia detiene la chiave dell'Equilibrio di Potenza (Balance of
    Power) nell'Europa continentale, necessario per chi vuole tagliare
    fuori l'Europa continentale dai traffici mondiali (il beneficiario
    prima era la Gran Bretagna, poi sono diventati essenzialmente gli
    USA), e in Asia la Russia di fatto, tramite la sua sterminata
    frontiera terrestre, protegge la Cina dai tentativi di colonizzazione-
    neocolonizzazione portati prima essenzialmente dalla GB e ora
    essenzialmente dagli USA. Per questo secondo punto mi permetta di
    ricordare che sempre io segnalai, in "Un Paese pericoloso" del 1999,
    come le colonie poi diventate gli USA siano nate come battistrada
    della GB nella ricerca di una rotta a Ovest per arrivare al Mercato
    della
    > Cina (il famoso Passaggio a Nord Ovest - North West Passage),
    obiettivo rimasto da allora nel subconscio americano, come fosse
    entrato nel loro DNA: gli americani vogliono la Cina, questa è la
    loro missione esistenziale. In breve, tutto ciò significa che la
    Russia non è un avversario incidentale degli USA, ma un ostacolo
    strutturale che va rimosso totalmente e a ogni costo: in effetti già
    in "Vecchi trucchi" del 1991 io predissi che nonostante gli
    apprezzamenti a parole gli USA non avrebbero nella realtà gradito la
    Perestrojka e avrebbero continuato a tentare di distruggere la Russia
    (come difatti fecero e fanno soffiando sui contrasti etnici in
    Russia, vedi Cecenia, Georgia ecc). Credo opportuno precisare che
    questa mia presentazione della doppia presenza Russia in Europa e
    Asia non ha niente a che vedere con la tradizionale teoria
    eurasiatica, o eurasiatista: un conto è l'auspicio di una alleanza
    tra Europa continentale e Russia (auspicio che è anche mio) e un
    altro conto è il
    > riconoscimento di quella doppia funzione geopolitica russa che era
    sempre rimasta occulta. Con ciò direi che ho risposto alla sua
    domanda. Gli organi mondialisti come CFR, Trilateral, Bildeberg ecc
    sono completamente dominati dai membri statunitensi. Essi sono come
    il FMI e la Banca Mondiale: ci sono tutti ma chi comanda sono sempre
    gli USA. Essendo USA-controllati quelle entità non possono agire
    contro il loro governo di Washington perché sarebbe come agire contro
    sé stessi perché il governo di Washington sono loro. Se istituti
    finanziari o singoli finanzieri operanti nell'ambito occidentale
    hanno a loro tempo prestato danari o in altro modo aiutato l'URSS di
    Stalin e di Breznev lo hanno fatto perché così conveniva agli USA o
    era per gli USA indifferente perché è oramai un secolo che gli USA
    dominano il campo della finanza internazionale e nessuno si permette
    nell'ambiente di indispettirli su certe cose. Lo stesso per i
    prestiti dei "finanzieri ebrei" alla Germania di Hitler o
    > addirittura allo stesso partito di Hitler: per gli USA andava
    bene. Non c'è nessuno così ligio ai desideri USA come un finanziere
    ebreo. Per la fisionomia dell'establishment USA, diciamo che gli USA
    sono certamente - nei fatti ancorché ovviamente non nelle apparenze -
    una oligarchia basata sulla ricchezza, assolutista e senza la minima
    traccia di democrazia. Per rendersene conto bisognerebbe leggere i
    miei quattro libri sugli USA. A suo tempo io coniai un termine che mi
    sembrava più vivido e preciso di "Oligarchia": Dittatura
    dell'Imprenditoriato. Questo per me sono gli USA, una dittatura, con
    tutti i suoi strumenti, ancorché occulti, di repressione poliziesca,
    di censura e di propaganda, dittatura esercitata non da una persona o
    da un gruppo fisso e magari ereditario ma da una categoria economica,
    certamente quella dei ricchi ma più precisamente quella degli
    imprenditori, nel cui ambito naturalmente hanno il sopravvento per
    legge fisica i grandi imprenditori. Essendo una dittatura,
    > fra i vari organi dell'Amministrazione USA non vi sono affatto
    contrasti che vadano oltre la normale divergenza di opinioni. Prese
    le grandi decisioni poi tutti, e dico tutti, si adeguano. Così le
    sconfitte militari rimediate dagli USA non sono state dovute a loro
    dissidi interni. Fa piacere pensarla così ai filoamericani, ai Kapò
    degli USA sparsi nel mondo: in tal modo si illudono dell'onnipotenza
    del loro padrone, che è la loro assicurazione per la pensione e
    anche, in tanti casi, per la vita. In realtà, e come ho di nuovo
    evidenziato io per primo nel libro "Sacrifici umani" del 1993, gli
    USA si portano dietro una tara che sembra stupefacente: l'imbellità
    delle loro forze di terra. Essi cercano di occultarla ma se si
    analizzano i conflitti della loro storia (che sono centinaia) ci si
    deve convincere che gli USA non hanno mai vinto una guerra dove erano
    decisivi gli scontri tra fanterie. Lo sterminio degli Indiani (dove
    pure rimediarono la clamorosa sconfitta sul Little Big Horn) e
    > gli sbarchi dei mercenari Marines in America Centrale o magari a
    Grenada, evidentemente non fanno testo. Comunque in quel libro io non
    ho solo descritto ma credo anche di avere spiegato il motivo, direi
    scientifico, di tale debolezza statunitense. No, la vittoria del
    Vietnam non va ridimensionata. Fu una strepitosa vittoria militare,
    forse la più illustre della Storia, ottenuta su un avversario
    numericamente superiore (4-5 fanti USA contro 1 nordvietnamita o
    vietcong), naturalmente tanto meglio armato, e dotato di una volontà
    di vincere spropositata, direi disumana (come detto, prima di
    dichiararsi battuti sterminarono 6 milioni di civili). Per quanto
    riguarda i "cedimenti" statunitensi nella WWII si trattò di ben più
    che sporadici infortuni: gli USA la WWII la persero proprio,
    globalmente. Anche se non lo diedero a vedere, certo. Anche questo -
    non so che farci se è toccato a me fare chiarezza su tanti aspetti di
    questo singolare Paese - l'ho evidenziato io, dandone ragione in
    > "Vecchi trucchi" e in "Sacrifici umani". Non posso dilungarmi qui,
    solo notare questo: gli USA entrarono nella WWII per salvare - a loro
    pro - l'Equilibrio di Potenza in Europa minacciato dalla Germania e
    per salvare - sempre a loro pro - il Mercato dell'Oriente dal
    Giappone, che nel 1937 aveva terminato in pratica l'occupazione di
    tutta la Cina, e cosa ottennero? Nessuno dei due obiettivi, perché in
    Europa la Russia era arrivata all'Elba, portando la più seria
    minaccia alla Balance of Power mai vista, e in Asia non erano
    riusciti a prendere la Cina con la conseguenza che nel 1949 questa
    sarebbe diventata comunista e chiusa a ogni traffico. Cioè, gli USA
    fallirono nella WWII e fallirono per il motivo più ovvio, perché non
    poterono fare di più vista la debolezza delle loro forze terrestri.
    Fra l'altro abbiamo una riprova della assoluta lealtà delle
    organizzazioni mondialiste da lei citate (CFR ecc) agli USA: lei
    crede che gli USA avrebbero tollerato una sconfitta del genere per
    loro
    > colpa?
    > A distanza di 15 anni dall'inizio della Perestrojka, quale
    bilancio si può stilare di una manovra che aveva lo scopo di
    eliminare l'ostacolo ideologico fra Europa occidentale e Russia
    favorendone così l'integrazione in funzione antiamericana?
    Attualmente qual è la funzione della NATO che anziché sciogliersi
    come successo al Patto di Varsavia si è estesa sino ai confini di
    Mosca? Noto qualche residuo di eurocentrismo nella sua domanda.
    Perestrojka non aveva solo lo scopo di sganciare l'Europa
    continentale dagli USA (in Russia nessuno credo si sia mai illuso
    sulla collocazione della Gran Bretagna); ne aveva diversi, come li
    descrissi nel solito "Vecchi trucchi". Comunque - sempre nell'ambito
    delle mie interpretazioni perché il presidente Gorbaciov non si
    espresse mai in tali termini - c'era anche lo scopo di sganciare
    l'Europa Occidentale dagli USA e di avvicinarla (non di integrarla)
    alla Russia. Scopo che sicuramente non è stato raggiunto. Può darsi
    che non lo sia mai come può
    > darsi che si tratti di un processo che richiede più tempo del
    previsto. La situazione non è chiara. Forse è così solo perché è in
    svolgimento, in the making come dicono gli americani. Di sicuro gli
    USA si sono mostrati di abilità eccezionale nel cercare di annullare
    Perestrojka, di ritorcerla contro la Russia; si sono mossi con
    rapidità fulminea e chiarezza di pensiero cristallina: la gestione
    della Unione Europea da parte degli USA è stata micidiale. Non ne
    sono certo, perché non leggo in una sfera di vetro, ma temo anche che
    i lucidi propositi di Gorbaciov si siano un po' confusi in Russia
    dopo la neutralizzazione del "colpo di Stato" dello stesso e
    l'avvento di Yeltsin, mentre non sono ancora del tutto chiare le
    reali intenzioni del successore di questi, Putin. Ciò può significare
    qualunque cosa: che obiettivamente la Russia non riesce a seguire
    quanto previsto da Gorbaciov, perché la Glasnost ha scatenato delle
    forze centrifughe incontrollabili e impreviste; che hanno preso il
    > sopravvento dei sabotatori pagati dagli USA (più di un sospetto ha
    sollevato il versamento di 4 miliardi di dollari su un conto a New
    York riconducibile alla famiglia Yeltsin); che semplicemente si è
    trattato di una battuta di arresto che fa solo perdere tempo. Può
    anche darsi che la confusione che sembra regnare al Cremlino sia un
    segnale voluto, un camuffamento necessario (una maskerovka) per
    guadagnare tempo, come può darsi che l'inerzia della Russia sia
    apparente e che essa stia rispondendo alle incursioni anonime degli
    USA (il terrorismo "islamico") con le sue incursioni anonime (le
    catastrofi "naturali"). In breve, secondo me nessuno fuori dalla
    Russia sa in quale direzione sta realmente marciando il grande Paese;
    forse sono bravi a confonderci le idee. In ogni caso Perestrojka -
    continuiamo a chiamare così il nuovo corso della Russia avviato da
    Gorbaciov - ha raccolto anche dei successi chiari. Ad esempio ha reso
    più difficile per gli USA la sovversione nel Terzo Mondo,
    > costringendoli ad aggressioni militari a ripetizione e in prima
    persona laddove prima magari potevano muoversi per interposta
    persona. Furono dunque costretti a gettare la maschera di fronte al
    mondo intero, subendo un danno politico di prima grandezza, la
    perdita di una ineguagliabile (ancorché falsa) immagine che si erano
    costruiti con la WWII e la seguente propaganda holliwoodiana. Essi,
    prima idolatrati anche nell'angolo più remoto del mondo come massimi
    benefattori dell'umanità, dopo la catastrofe delle Torri Gemelle si
    videro recapitare la colletta di un misero villaggio di capanne
    africano, di Bantù o Masai non ricordo: anche l'Africa più remota,
    più primitiva e più povera derideva il Colosso ormai nudo. Neanche in
    Europa le cose sono totalmente negative. E' vero che il Patto di
    Varsavia si è sciolto mentre la NATO si è estesa sino quasi a Mosca,
    ma che NATO è? Forse già non è in grado di funzionare: gli USA non
    sono riusciti a mandarla in Iraq, dove davvero avevano e hanno
    > una tremenda necessità di aiuto, e forse quando sarà il momento
    non riusciranno a mandarla da nessuna altra parte. L'opposizione di
    Francia e Germania non è stata incidentale; è strutturale e non
    cesserà più, e per la Germania ci si ricordi che non ha riavuto la
    Germania dell'Est per niente. Quindi l'immortalità della NATO non è
    ancora un dogma. Comunque lei chiede qual è ora la funzione della
    NATO. A mio parere nella mente degli USA essa deve: tramite le
    minacce fare tornare la Russia nella parte di spauracchio; operare la
    solita sovversione ai suoi confini, come riuscito bene in Ucraina e
    Georgia; capitando una escalation militare garantirsi che l'Europa
    occidentale (compresa la GB questa volta) sia accuratamente
    nuclearizzata e tolta per sempre dalle carte geografiche del pianeta
    (credo che ci siamo andati vicini con la guerra del Kosovo: grazie
    gen. Jackson); usarla per interferire nelle vicende interne dei Paesi
    membri, specie condizionando i militari locali. Sono i soliti
    > scopi, cui gli USA - che evidentemente sono in piena euforia - ne
    hanno aggiunto uno che io non avevo previsto: l'utilizzo della NATO
    come forza militare ausiliaria per assecondare gli assalti
    colonialisti USA in tutto il mondo.
    > Quali prospettive vede per una possibile indipendenza europea e
    quali fattori rallentano ancora oggi l'attuazione di un serio
    progetto politico? In particolare quali ruoli giocano i principali
    protagonisti , Francia, Germania, Russia e Turchia? L'indipendenza
    europea è legata allo scioglimento della NATO e alla chiusura delle
    basi militari USA, e quindi torniamo al punto precedente: la NATO
    traballa, però c'è ancora e soprattutto ci sono ancora le basi USA.
    L'indipendenza europea così è ancora un miraggio. L'UE potrebbe
    prendere l'iniziativa dello scioglimento della NATO, da sostituire
    con quelle proprie forze che possiede in abbondanza, ma il problema è
    che ci si ritrova con una UE dove non solo c'è la GB ma si sono anche
    aggiunti i Paesi dell'Est ex URSS che si sono dimostrati più legati
    agli USA che all'UE: questo penso che sia stato l'errore, la mossa
    che non bisognava fare, l'allargamento a Est della UE. Con l'ingresso
    della Turchia le cose sono destinate ad aggravarsi, è
    > ovvio. Occorrerebbe, per fare un passo sicuro sulla via
    dell'indipendenza europea, che la Francia prendesse la leadership
    dell'UE mettendo sotto la Gran Bretagna, ma Chirac non mi sembra
    all'altezza: solo dopo aver subito (assieme agli altri continentali,
    specie la Germania) il bidone USA della guerra contro la Serbia è
    sembrato guarire dalla mistica del Western World (magico sintagma USA
    che sta per American Interest), ma la sue reazione è incerta, non
    emette ruggiti ma belati. La Germania non avendo armi nucleari non ha
    alcun peso politico ed è così disperata da essersi aggrappata alla
    Francia, il nemico di sempre, ma il sodalizio non sembra produrre
    sinergie. Logica vorrebbe che entrambi si agganciassero alla Russia,
    che ha pari interessi, ma torniamo sempre al punto precedente. Per
    quanto riguarda la Russia essa sta giocando la partita decisiva della
    sua intera storia: o vince o scompare, forse anche fisicamente. Nel
    1989, 15 anni fa, la Russia ha fatto la prima mossa contro il
    > suo mortale nemico, offrendo un pedone avvelenato (la Germania
    dell'Est) che è stato accettato. Ora la partita va avanti. La Turchia
    per forza sua non sarebbe una protagonista della politica europea: è
    una neocolonia USA di prima categoria, ed è anche nemica da sempre
    dell'Europa. Ma gli USA la vogliono inserire in Europa continentale
    in funzione antieuropea e gli europei continentali come al solito non
    riescono a evitare l'ennesimo bidone targato USA. L'ulteriore
    pericolo rappresentato dalla Turchia è il progetto USA di risuscitare
    l'Impero Ottomano in funzione antirussa, antiaraba e antieuropea al
    contempo (sono straordinari questi americani). Un protagonista
    assoluto della politica europea invece è la Gran Bretagna. Ma quanto
    c'era da dire a proposito è stato detto: non è da oggi che la Gran
    Bretagna è la disgrazia dell'Europa.
    > Uno degli argomenti più sconvolgenti dei suoi libri è il ruolo
    politico giocato dal traffico internazionale di droga nella strategia
    statunitense. Può spiegarci gli obiettivi di Washington al riguardo e
    alcune delle sue attuali implicazioni? Nel mondo moderno il traffico
    di droga è sempre stato una faccenda di Stato. Per quello che si sa
    il primo Stato a gestire il traffico di droga per ottenere grandi
    scopi internazionali fu la Gran Bretagna. Verso la fine del
    Settecento la GB aveva tutta l'India come colonia, ma voleva anche le
    preziosi merci della vicina, popolosa e indipendente Cina, tè,
    spezie, sete, pellicce eccetera. Solo che il tutto costava, perché
    appunto prezioso. La GB già da molto trafficava con l'oppio del
    Bengala (il gen. Clive, 1725-74, il vincitore di Plassey e
    conquistatore dell'India, era divenuto oppiomane) quando a un certo
    momento si rese conto che c'erano molti potenziali consumatori in
    Cina, dove però l'oppio era proibito. Allora in Bengala furono create
    > enormi piantagioni di papavero da oppio, lavorate prima da schiavi
    e poi da ex schiavi (nelle colonie inglesi la schiavitù sarà abolita
    nel 1833), e l'oppio fu contrabbandato in Cina in quantità sempre più
    alte; era un contrabbando alla luce del sole, che avveniva tramite le
    società commerciali insediate a Canton, ma lo Stato cinese era
    impotente a fermarlo perché gli si parava davanti la Marina da guerra
    inglese. Alle società inglesi impegnate nel traffico, fra cui
    spiccavano la Dent & Company e la Jardine & Matheson, sin da subito
    si affiancarono, anch'esse protette dalla loro Marina da guerra,
    delle società statunitensi, che però anziché in Bengala reperivano
    l'oppio in Turchia. Ben presto il vizio dell'oppio, la cui sostanza
    attiva è l'eroina, raggiunse in Cina una diffusione straordinaria:
    verso il 1835 su una popolazione di 400 milioni di anime gli
    oppiomani erano calcolati in 12 milioni (saranno calcolati in 40
    milioni ai primi del Novecento), mentre per l'acquisto dell'oppio
    > dalla Cina uscivano 100 milioni di tael d'argento, laddove le
    entrate statali annue erano di 40 milioni di tael. La GB aveva
    realizzato la regina delle triangolazioni: oppio dal Bengala alla
    Cina, argento e merci dalla Cina all'Inghilterra, il tutto spendendo
    qualcosa giusto per i trasporti via mare. Il governo cinese cercò con
    ogni mezzo di fermare quel contrabbando di oppio che stava rovinando
    finanze e popolazione ma gli Inglesi si opposero con le armi,
    piegando i Cinesi in due guerre dette appunto dell'Oppio, la Prima
    nel 1838-42 e la Seconda nel 1856-60. In tutte queste vicende i
    missionari Occidentali, sia protestanti che cattolici, stettero coi
    trafficanti e se qualcuno si chiede perché mai la Cina oggigiorno non
    tolleri un clero cattolico dipendente da Roma ora lo sa. E'
    impossibile che il governo degli Stati Uniti non sia implicato nel
    traffico di droga. Al tempo del contrabbando in Cina appena visto la
    complicità di Sua Maestà britannica era lampante: nominalmente tutto
    > era gestito dalla East India Company di Londra ma questa da sempre
    operava per conto del governo (Clive era un dirigente della
    Compagnia) e le protezioni della Royal Navy erano plateali. Meno così
    invece per la responsabilità del governo USA, che stava defilato. Poi
    le grandi società narcotrafficanti inglesi e statunitensi a una a una
    chiusero i battenti, a cominciare dalla East India Company, e lo
    smercio di oppio, poi diventato eroina, continuò in Cina tramite una
    organizzazione criminale locale detta Shanghai Cartel, che continuò
    sino alla fine della WWII, anzi direi sino al 1949. Neglianni Trenta
    negli USA i rapporti con il Shanghai Cartel erano tenuti dalla mafia
    italoamericana (Cosa Nostra), dove spiccava il boss Lucky Luciano,
    che usava l'eroina per schiavizzare la sua rete di prostitute; forse
    Luciano controllava anche il trasporto dell'oppio dalla Turchia alla
    Cina. In ogni caso non trapelarono collusioni significative del
    governo USA col traffico di droga. Sino a che non
    > arrivò la guerra del Vietnam e non cominciarono a comparire negli
    USA prima degli sporadici articoli su giornali e riviste e poi dei
    libri che denunciavano molti episodi di intrecci fra traffico di
    droga e agenti e funzionari del governo federale USA. Fondamentali al
    riguardo furono due libri usciti nel 1972, "The Politics of Heroin in
    Southeast Asia" di Alfred McCoy e "The American Heroin Empire" di
    Richard Kunnes, ed uno uscito nel 1984, "In Banks We Trust" di Penny
    Lernoux. Sono testi fondamentali per le copiose e concrete
    informazioni che riportano, ma non offrono la chiave risolutiva della
    questione. Così come non la offrono del resto autori e giornalisti
    statunitensi più recenti come il povero Gary Webb, morto l'anno
    scorso, forse assassinato, forse dall'FBI. Narrano tali scritti di
    tutti gli episodi in cui agenti della CIA, funzionari di altre
    Agenzie, militari e mezzi del Pentagono sono stati scoperti a
    trasportare eroina o cocaina, a lucrare comunque dal traffico, e -
    come
    > rivelò la Lernoux quanto alta fosse la presenza di ex ammiragli
    della Flotta USA del Pacifico nei consigli di amministrazione di
    banche notoriamente dedite al riciclaggio di narcodollari, banche
    situate sia all'estero e sia soprattutto proprio negli USA, in
    Florida, e precisamente a Cape Coral. Questi autori lasciano sempre
    la possibilità che in ogni caso si trattasse di episodi di corruzione
    personale di singoli agenti e funzionari, che approfittavano delle
    situazioni per arricchimenti personali illeciti; oppure, alla peggio,
    che si trattasse di operazioni di Agenzie segrete eseguite turandosi
    il naso per racimolare quei finanziamenti che il virtuoso Congresso
    negava, come nel caso dei Contras del Nicaragua, finanziati dalla CIA
    proprio col traffico di cocaina verso gli USA: il fine buono
    giustifica i mezzi cattivi. Mancava insomma un motivo per cui il
    governo USA dovesse compromettersi in prima persona, anche se con
    mille cautele è ovvio, in una politica come quella della gestione
    > di tutto o di parte del traffico internazionale di droga: i
    vantaggi finanziari erano evidenti, ma non potevano essere decisivi,
    specie se si pensa che gli USA i dollari li stampano a volontà. Io
    credo appunto di avere scoperto quel motivo, un motivo - era ovvio -
    politico, e non economico o finanziario. E' quanto ho appunto esposto
    in "Vecchi trucchi" in un capitolo apposito, l'ultimo, intitolato "La
    strategia della droga". Lì rimando per la cronistoria del
    coinvolgimento USA col traffico e tanti altri dettagli. Qui
    sintetizzo solo il suddetto motivo. Il controllo del traffico
    internazionale di droga serve al governo USA come strumento per
    influenzare, sovvertire e mantenere legati governi di Paesi esteri;
    in pratica il traffico internazionale di droga per gli USA è un
    sistema enorme, planetario, di distribuzione di mazzette, mazzette
    poi di soldi altrui non propri. Il concetto è semplice: controllando
    il traffico gli USA possono scegliere chi farvi partecipare, e
    scelgono nei
    > Paesi presi di mira quei personaggi capaci di garantire un governo
    ben disposto verso gli USA, e cioè verso i loro interessi
    commerciali; in pratica quei personaggi capaci di rendere i loro
    Paesi di Tipo A, che sono politici, militari, poliziotti,
    giornalisti, prelati, giudici ecc. E' uno strumento più potente di
    quanto non si creda. Intere aree del mondo, direi quasi interi
    continenti, hanno Paesi con governi che si possono sovvertire
    comprando un po' di militari, politici e altre figure assortite; si
    pensi all'America Latina, all'Africa, a certe aree dell'Asia del sud
    est, all'attuale Europa balcanica e dell'Est e ad altri Paesi ex URSS
    del Caucaso e dell'Asia centrale. E queste corruzioni vengono operate
    dallo Zio Sam in modo indiretto ed elegantissimo, lasciando credere
    all'interessato non di venire lui corrotto ma di essere lui il
    corruttore. Inoltre come detto, i danari non sono sborsati dallo Zio
    Sam, ma da tutti i Paesi dove si acquista droga dall'estero. Gli
    esempi di
    > interi governi condizionati dal traffico di droga tramite il
    coinvolgimento dei loro vertici sono decine: si pensi al Panama del
    gen. Noriega, agli altri Stati dell'America centrale, a certi
    ministri e Presidenti del Messico, ai vertici politici e militari
    della Colombia e dell'Ecuador, allo straordinario caso del Paraguay,
    dove la cocaina veniva normalmente trasportata con aerei cargo
    militari, al Cile di Pinochet, all'Argentina di Videla, ai governi di
    Saigon al tempo della guerra del Vietnam, agli attuali Thailandia e
    Laos, all'Albania e alla regione del Kosovo, alla Turchia,
    all'Azerbaijan. Inoltre, oltre che per corrompere governi, il
    controllo del traffico di droga serve anche per reclutare, armare e
    mantenere interi eserciti di terroristi, che attacchino vittime
    prescelte: i Contras del Nicaragua si pagavano essenzialmente da sé,
    coi proventi della cocaina che contrabbandavano dall'America Centrale
    negli stessi USA, in base alla "licenza" rilasciata dallo Zio Sam;
    l'esercito
    > dell'UCK del Kosovo era formato da criminali e sbandati vari
    attirati col traffico di eroina proveniente dal Triangolo d'Oro e
    dalla Turchia, due zone di coltivazione del papavero entrambe sotto
    il controllo USA; i guerriglieri della Cecenia sono pagati nello
    stesso modo. E' interessante notare come i Talebani dell'Afghanistan,
    al tempo accusati dallo Zio Sam di moltiplicare le piantagioni di
    papavero, invece avessero quasi eliminato quella produzione, ripresa
    in grande stile dopo l'occupazione del Paese da parte di USA-NATO.
    L'Italia non è immune da questa peste statunitense: l'UCK ha
    smobilitato in Albania e Kosovo e si è trasferito in Italia sotto
    forma di immigrati più o meno clandestini mischiati alla massa, che
    ovviamente hanno ottenuto una grossa fetta del traffico di droga,
    inizialmente solo eroina che portavano da casa e poi anche cocaina
    del Sudamerica scambiata con eroina. Furbi questi americani, non è
    vero?
    > da Continente Eurasia n° 3, Anno I, Novembre 2005
    >

 

 

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