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Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Grande Putin!!!

  1. #1
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    Thumbs up Grande Putin!!!

    La Russia combatte la metastasi
    Sì della Duma: Putin piega le Ong

    Mosca: approvata la legge che regola le attività delle Organizzazioni non governative, viste come strumenti in mano agli stranieri

    Non sarà rigida come nel progetto originario, ma la legge che regolerà da ora in avanti l'attività delle Organizzazioni non governative (Ong) in Russia renderà la vita molto difficile a tantissime associazioni umanitarie. (!!!...ah ah)
    Ancora più incerto il futuro delle organizzazioni che mirano a rafforzare gli strumenti della democrazia (!!!...ah ah)in Russia. Ma, d'altra parte, queste erano fin dall'inizio l'obiettivo del Cremlino che ha voluto questa legge.
    Dopo il voto di un mese fa, ieri la Duma (camera bassa del parlamento) ha approvato in seconda lettura ed a larghissima maggioranza il testo con le 62 modifiche suggerite dal presidente Vladimir Putin.

    La preoccupazione principale del Cremlino è stata fin dall'inizio quella di non consentire il ripetersi in Russia delle esperienze verificatesi in Ucraina e in Georgia. La rivoluzione arancione di Kiev e quella delle rose di Tbilisi sono state certamente facilitate dall'attività di organizzazioni di volontari create per favorire il diffondersi della democrazia (!!!...ah ah). Secondo il Cremlino queste organizzazioni sono state largamente finanziate dall'Occidente e soprattutto dagli Stati Uniti. Per Mosca, non si tratta di organismi votati a difendere la società civile e a promuovere principi democratici, ma di organizzazioni internazionali volte a far cadere governi amici per aumentare l'influenza di Washington.
    Il testo fatto approvare un mese fa dal Cremlino era stato duramente criticato, sia in Russia che sulla scena internazionale. Il presidente americano George W.Bush si era lamentato con Putin durante un incontro in Corea. Così ecco le modifiche, che riguardano soprattutto le organizzazioni internazionali. Molte di queste avrebbero dovuto cessare del tutto la loro attività in Russia o trasformarsi in organizzazioni locali. Ora potranno continuare ad operare, ma sotto stretto controllo, politico e amministrativo. Tutte le restrizioni previste originariamente e gli obblighi di registrazione permangono invece per le organizzazioni russe. Certamente in questo modo il Cremlino conta di bloccare eventuali ingerenze politiche in vista delle elezioni politiche del 2007 e di quelle presidenziali del 2008.
    Tra l'altro, il ruolo delle Ong di tipo «politico» è fortemente dibattuto, proprio per l'influenza che questi gruppi riescono ad avere.
    Alvin ed Heidi Toffler che 20 anni fa, sotto gli auspici di Mikhail Gorbaciov, contribuirono a creare le prime Ong in Russia, affermano che «stiamo assistendo all'inizio di un conflitto di importanza storica, una sfida delle Ong al ruolo, ai diritti e al potere delle nazioni e degli stati». I due autori ritengono preoccupanti le implicazioni di tutto ciò e sollevano il problema della legittimità di queste organizzazioni: «un governo che basa il suo potere sulle elezioni, può essere considerato meno legittimo di una organizzazione che ha un numero di affiliati relativamente piccolo e nella quale solo unaesigua minoranza esprime il suo voto». In generale, però, va ricordato che queste organizzazioni si guadagnano la legittimazione sul campo, con attività che durano da anni e che hanno ottenuto riconoscimenti unanimi. Basti pensare a Greenpeace, al WWF, a Human Rights Watch o a Medecins sans frontieres.
    La Camera Pubblica, un consiglio di personaggi di rilievo creato da Putin, aveva chiesto un rinvio del voto, per poter dibattere più approfonditamente le conseguenze della legge. Ma la Duma ha voluto procedere prima di Natale.
    La nuova legge colpisce tutti i gruppi, anche quelli che non svolgono alcuna attività politica ma che si dedicano unicamente ad attività umanitarie. E i responsabili di questi organismi sono in forte agitazione.

    •   Alt 

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  2. #2
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    La Russia combatte la metastasi
    Lo stato difende i settori chiave dell’economia e dell’energia

    Secondo Andrei Illarjonov, il consigliere economico del Presidente della Federazione Russa, in Russia si sarebbe delineato nettamente un trend. Relativo al dominio dello Stato nell’economia. Nell’intervista rilasciata all’agenzia bloomberg, il consigliere ha ricordato che ora lo Stato Russo, come una volta l’Unione Sovietica, sta riportando sotto il proprio controllo i settori chiave dell’economia, come quelli del gas e del petrolio. In questo senso, ha paragonato il 2004 al 1929, l’anno che venne dichiarato da Stalin “l’anno della grande svolta”. Allora, fa ricordare Illarjonov nell’intervista, in URSS venne messa fine ad alcuni esperimenti di imprenditoria libera, cioè alla così detta “nuova politica economica”. “La stessa cosa”, ha osservato, “può essere detta riguardo al 2004. La “grande svolta” di oggi porta la Russia verso un’economia centralizzata, il cui lo Stato impone il proprio controllo”. Toccando il “caso della Yukos, Illarjonov ha rilevato che non è rimasto un episodio isolato. Nuovi casi e nuove leggi, sottolinea lui, “confermano che è iniziata un’aggressione nazionalista, burocratica e monopolista”, comunica l’agenzia “Interfax”. “Se un paio di anni fa ci si interrogava sulla direzione nella quale si muove questo Paese, e se dobbiamo credere ai nostri occhi, ora, due anni dopo, le domande sono ormai inopportune. Le risposte a tutte le domande sono già state ottenute, e sono chiare”, sintetizza il consigliere del Presidente. Parlando del proprio ruolo nel sistema del potere, Illarjonov ha detto: “Il mio impegno è quello di esaminare i dati reali e dare consigli. E il loro impegno è quello di ascoltare i consigli e condurre una politica giusta. Io faccio il mio lavoro, loro il proprio. Sono responsabilità loro, non mie”. Illarjonov ha anche confermato le sue previsioni sull’inflazione. L’aumento dei prezzi in Russia nel 2005 arriverà al 11%-11,5%. Secondo lui, il fattore più importante che tiene alta l’inflazione sarebbe quello dei tassi di incremento della massa monetaria.

    Oggi 27 dicembre Andrei Illarionov, ha rassegnato le sue dimissioni. Ad annunciarlo e' stato lo stesso Illarionov in una conferenza stampa a Mosca.

  3. #3
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    Putin e la lezione per Washington


    di Sergio Romano
    6/12/2005




    Il presidente russo sta dimostrando a quanto poco serva l'unilateralismo americano



    Chi desidera sapere che cosa farà la Russia di domani dovrebbe prestare attenzione a due notizie che si sono nascoste nelle pagine interne dei giornali.
    La prima concerne il voto alla Duma (la camera bassa) di una legge con cui viene modificato lo statuto delle organizzazioni non governative straniere che operano in territorio russo. Sono numerose (parecchie centinaia) e sono state considerate, fino a oggi, filiali delle rispettive case madri.
    Ma d'ora in poi, se la legge verrà definitivamente approvata, diverranno associazioni russe e dovranno conformarsi, soprattutto in materia di bilanci e finanziamenti, ai criteri delle autorità locali.

    In un colloquio con Emma Panfilovna, un consigliere del Cremlino competente per le organizzazioni umanitarie, Vladimir Putin ha assicurato che le nuove norme rispetteranno gli interessi e i diritti della società civile.
    Ma le ong sono preoccupate e si stanno mobilitando per impedire che il progetto divenga legge. Non hanno torto. Ma dovrebbero ricordare che l'iniziativa della Duma è la conseguenza, a un anno dall'avvenimento, della rivoluzione arancione che permise al leader dell'opposizione ucraina Viktor Juschenko di ottenere nuove elezioni e di battere un avversario che godeva del sostegno di Mosca.
    La protesta dei cittadini di Kiev fu giustificata dai brogli elettorali, ma venne realizzata in buona parte con il sostegno di organizzazioni non governative, soprattutto americane, fra cui quella creata alcuni anni fa dal finanziere George Soros.
    I russi hanno perduto la partita e fatto buon gioco a cattiva sorte, ma non hanno dimenticato.

    E il ricordo della sconfitta subita si è riacceso quando hanno constatato che le stesse associazioni americane erano presenti in Kirghizistan e in Uzbekistan durante i moti politici dei mesi seguenti.
    È questa la ragione per cui la Russia ha deciso di interrompere il flusso dei finanziamenti stranieri modificando lo statuto delle organizzazioni non governative. La seconda notizia concerne i programmi nucleari dell'Iran.
    L'Europa e gli Stati Uniti sospettano che il regime degli ayatollah, soprattutto dopo l'elezione di un presidente radicale, Mahmud Ahmadinejad, voglia acquisire la tecnologia e i materiali necessari alla costruzione di un ordigno militare.
    La Gran Bretagna, in particolare, è convinta che gli iraniani stiano finanziando la resistenza nella provincia irachena presidiata dalle truppe britanniche e ha irrigidito la sua linea.
    La situazione appariva irrimediabilmente bloccata quando la Russia ha proposto una via di uscita.

    L'Iran sarà autorizzato a disporre di uranio arricchito, ma l'arricchimento avverrà in un impianto da costruirsi in territorio russo sotto il controllo di Mosca.
    Non sappiamo se gli iraniani accetteranno una proposta che li escluderebbe da una tecnologia di cui intendono appropriarsi.
    Ma la mossa ha già conferito alla Russia il ruolo di mediatore e ha rafforzato la sua posizione in Medio Oriente. Dopo avere concluso con Teheran, qualche tempo fa, un accordo per la fornitura di uranio, Mosca può ora permettersi di chiedere agli iraniani ciò che altri paesi, arroccati su posizioni pregiudizialmente diffidenti, non possono pretendere.
    I due episodi concernono questioni diverse, ma contengono, soprattutto per gli americani, una stessa lezione.
    In Europa orientale, in Asia centrale, nel Caucaso e in Medio Oriente gli Stati Uniti hanno fatto la loro politica senza badare alle reazioni di paesi importanti che hanno, in quelle regioni, legittimi interessi.

    Oltre a qualche risultato discutibile (il futuro dell'Iraq è incerto) hanno ottenuto l'effetto di regalare alla politica nucleare di Ahmadinejad un forte consenso popolare e di provocare le reazioni difensive della Russia di Vladimir Putin.
    Non basta. Quando ha esortato la Cina, nel corso del suo viaggio, a stabilire rapporti diplomatici con la Santa Sede, George W. Bush ha ottenuto l'effetto di insospettire i suoi interlocutori e di irritare il Vaticano, ansioso di dimostrare che non ha bisogno di un avvocato difensore domiciliato alla Casa Bianca. Ecco alcuni effetti del piglio unilaterale assunto dalla politica estera americana negli ultimi anni.

  4. #4
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    Predefinito radicali contro Putin

    Putin è un russo germanofilo e germanofono, un ex funzionario del Kgb di stanza in Germania orientale, e si è inoltre qualificato nel corso della sua presidenza e diplomazia postcomuniste come un politico sodale e collega d'affari di Schroeder. Ma la questione del gasdotto sottomarino, che collegherà direttamente la Russia alla Germania, travalica un pur influente sodalizio personale per inserirsi in un panorama politico assai più vasto e più inquietante: il metano russo, ignorando l'Ucraina, scavalcando i Paesi baltici, aggirando la Polonia che è il Paese dell'Est più vicino agli interessi della Germania, potrà diventare nelle mani di Mosca una leva di pressione e di ricatto sugli ex satelliti europei affrancati dal giogo sovietico. Varsavia per esempio, nel nuovo quadro geoeconomico orchestrato da Putin con l'aiuto di Schroeder, dovrà pagare per il fabbisogno energetico importato per altra via un prezzo altissimo.

    http://www.radicali.it/view.php?id=47857

  5. #5
    Totila
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf

    Quella di bypassare il gasdotto evitando le nuove colonie USA in Europa, è stata una mossa geniale. Speriamo che la Merkel non faccia scherzi.

  6. #6
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    Bastone e carota
    "Non è un problema economico, ma politico" Putin offre a Kiev prestito per pagargli il gas ma ammonisce: non vi aiuteremo a combatterci

    MOSCA - Il presidente russo Vladimir Putin ha proposto all'Ucraina un prestito per "coprire le spese legate al passaggio ai prezzi di mercato del gas russo". Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass. A Mosca i ministri dell'energia dei due Paesi, l'ucraino Ivan Plackov e il russo Viktor Khristenko stanno ancora trattando in vista dell'ultimatum del 31 dicembre imposto a Kiev dal gigante monopolistico "Gazprom".
    "Siamo pronti a concedere alla compagnia ucraina Nftagaz-Ukraine i fondi necessari, dietro garanzia di uno dei maggiori istituti di credito europeo o americano", ha detto Putin in un incontro con Plackov. Per il presidente russo, i crediti da concedere a Kiev potrebbero ammontare a 3,6 miliardi di dollari.

  7. #7
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    C'è chi dice no
    Il Premier russo rivela di non possedere il cellulare. Una simbolica risposta al modernismo globalizzato.

    MOSCA, 30 dic - Il presidente Putin ha detto di essere uno dei rari russi a non possedere un telefonino. Attualmente ben 120 milioni di suoi connazionali, piu' dell' 80% della popolazione, ne possiede uno. 'Il tasso di diffusione del cellulare tra la popolazione ha raggiunto l' 84%. Siamo a livelli europei', ha dichiarato il ministro delle Telecomunicazioni Leonid Reiman, in occasione di un colloquio con il presidente russo.

 

 

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