«Se vince la sinistra dobbiamo avere paura»
Berlusconi alla convention di Scelli che lancia «Italia di nuovo»: tenete gli occhi aperti, libertà a rischio
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
FIRENZE - Il giovane Andrea Bonacchi, Forza Italia di Prato, non sa cos’è venuto a fare: «Siamo stati invitati, ma il motivo ci risulta incomprensibile». Identico lo smarrimento del coetaneo Carlo Poli, azzurro anche lui, sempre da Prato. Con oltre un’ora di ritardo, causa sedie vuote, Berlusconi lo spiegherà a loro, agli altri giovani presenti, all’altra metà della platea più attempata: «Dobbiamo e dovete difendere la libertà, dovete tenere gli occhi aperti, esiste ancora il timore che se vincono i nostri avversari è a rischio la libertà».
L’INIZIATIVA - Al PalaMandela, alle otto di sera, si materializza il presidente del Consiglio. È arrivato a Firenze poco prima delle tre, è stato quasi cinque ore in prefettura, è atteso per un discorso sui giovani e ai giovani. Invitato da Maurizio Scelli, ex commissario della Croce Rossa italiana, già candidato con Forza Italia nel 2001, oggi promotore di un movimento giovanile dai contorni ancora vaghi, presunta costola del partito berlusconiano.
«Italia di nuovo» è il nome, ma sugli spalti non ci sono le migliaia di ragazzi attesi. Gli over cinquanta sono più o meno quanti gli under trenta. In tutto attendono il premier non più di 800 persone, mentre i ragazzi dei circoli di Dell’Utri, Forza Italia doc, si offrono ai taccuini dei cronisti un po’ disorientati. «Siamo stati invitati», dicono nell’entourage del presidente del Consiglio, all’arrivo di Berlusconi, come a marcare una distanza dalla parola flop, che aleggia nell’aria. E Scelli offre persino scuse pubbliche, «l’ho messa in imbarazzo, presidente…», ma viene subito bloccato dal capo del governo.
Berlusconi non si cura dei difetti dell’organizzazione, sale sul palco senza esitazioni, risponde alle domande di una mezza dozzina di giovani. Ad uno di loro, stempiato, suggerisce l’indirizzo di un buon tricologo, direttamente sperimentato. Ad un altro, che chiede del proprio futuro, della difficoltà di costruirlo con l’esiguità del credito bancario, rammenta che bisogna non scoraggiarsi, «semmai cambiare istituto di credito, o magari chiedere un prestito cambiando abito, vestendosi di scuro, come feci io tanti anni fa, quando chiedevo con scarso successo 500 milioni per iniziare a fare il costruttore, ma vestendo talmente si scuro che alla fine un signore per strada mi vide e si toccò…».
ELOGIO DELLA LIBERTA’ - Alla fine arriva il passaggio politico, un elogio della libertà, declinata in ogni modo, la libertà che «non ha l’appeal delle ideologie che hanno sedotto tanti giovani e vellicato gli istinti più bassi dell’uomo, il nazismo e il comunismo», ma che «si apprezza soprattutto quando si perde, come la salute, la pace o l’aria». Libertà come «essenza dell’uomo, creato essenzialmente per essere libero». Necessaria perché «il comunismo esiste ancora, in Italia e all’estero, dove un miliardo e trecento milioni di persone vivono ancora sotto regimi comunisti, dove spesso l’alternativa è l’esilio o il cimitero». Fragile perché «non si perde con un colpo solo, può accadere progressivamente, come un elastico che si allenta».
Per tutti questi motivi Berlusconi chiede ai ragazzi di «stare attenti», li avverte che «libertà è anche dalla paura di essere colpiti ingiustamente dallo Stato», perché «se non fossi sceso in campo ci attendeva un futuro illiberale» e «se i nostri avversari vanno al potere c’è ancora il timore che ci possa accadere qualcosa di negativo, c’è ancora il timore di una giustizia usata per colpire a fini politici». Lo applaudono convinte, scandendo il nome Silvio, circa mille persone. Meno della metà sono giovani.
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