Castelli: le carceri sovraffollate e i miei interventi STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
A fronte dello spettacolo non proprio commendevole offerto dai firmatari della seduta straordinaria della Camera, che hanno preferito disertare il dibattito dopo averlo richiesto, dimostrando che il partito dell'amnistia non è poi così determinato, occorreva rapidamente trovare un capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe. Chi meglio del ministro Castelli risponde alla bisogna? Ecco allora un importante fondo del dottor Galli della Loggia che dichiara,
ipse dixit, che il ministro non ha, testuale «mosso un dito per tutti questi anni in cui è stato ministro della Giustizia per risolvere il problema delle carceri». Affermazione pesante, a cui segue l'immancabile reprimenda sui politici e i governanti in generale. Mi sarei aspettato che una così definitiva e autorevole accusa fosse scaturita da un'accurata indagine sullo stato delle carceri, dopo una verifica sul campo. Da una rapida indagine invece non risulta che il dottor Galli della Loggia abbia mai chiesto informazioni né al ministero, né al dipartimento e non risulta nemmeno che abbia mai visitato un istituto. Su cosa basa, allora, le sue squalificanti affermazioni su di me? Non si sa. Certo non vale l'affermazione per cui la mia supposta inerzia sarebbe un fatto notorio. Ora, sulla serietà di questo comportamento potrei polemizzare a lungo, preferisco invece illustrare l'attività di questi anni al fine di fare opera maieutica sul dottor Galli della Loggia e di informazione ai lettori, chiedendo di essere giudicato sui fatti e non sul «sentito dire».
Era da tempo noto che il problema principale del sistema penitenziario italiano fosse il sovraffollamento, pertanto da subito ho operato su questo fronte. Nei primi mesi del mio dicastero ho reso operativo il penitenziario di Bollate, pronto ma vuoto prima del mio arrivo. Ciò ha permesso di avere a San Vittore un massimo di 1.500 detenuti, contro i precedenti 2.200. Negli anni successivi abbiamo poi messo in funzione gli istituti di Caltagirone, Castelvetrano, S.Angelo dei Lombardi, Laureana di Borrello e Perugia, mentre a febbraio, superando notevoli difficoltà, apriremo Ancona.
Abbiamo inoltre ristrutturato oltre 5.000 posti prima fatiscenti.
Consapevoli che l'aumento della popolazione, legata soprattutto al fenomeno dell'immigrazione clandestina, è ormai diventato un dato fisiologico del sistema, abbiamo dato vita ad un vasto piano di costruzione di nuovi penitenziari. Di essi, 23 sono stati programmati con lo strumento tradizionale delle poste in Finanziaria e realizzazione da parte del ministero delle Infrastrutture. Per questa via sono stati aggiudicati i lavori di 4 penitenziari e altri 2, Savona e Rovigo, saranno aggiudicati nei prossimi giorni, per un totale di 2.000 posti.
Poiché questa procedura richiede tempi lunghi, abbiamo ricercato vie innovative, trovandone due: lo strumento del leasing e la costituzione di una società, la Dike Aedifica, che potesse impiegare fondi derivanti dalla dismissione di carceri obsoleti.
Attraverso il primo strumento sono già stati aggiudicati i lavori per l'ampliamento di Bollate, mentre, invece, sul secondo fronte, la Patrimonio S.p.A., società deputata a valorizzare i vecchi penitenziari, non è ancora riuscita a garantire sufficienti finanziamenti.
Consapevole del fatto che costruire nuovi penitenziari non è una risposta esaustiva, ho cercato di agire sul fronte del contenimento del numero dei detenuti.
Atteso che il problema fondamentale è costituito dagli stranieri, abbiamo individuato anche qui strumenti innovativi. Attraverso la Bossi Fini rimpatriamo, liberi, circa 100 detenuti al mese nei Paesi di origine, e abbiamo stipulato, fatto senza precedenti, accordi con Albania, Bulgaria e Romania al fine di far scontare la pena in patria.
Il bilancio è fino ad ora di circa 3.000 detenuti espulsi.
Galli della Loggia dichiara che le nostre carceri versano in uno stato «pietoso e vergognoso», dichiarazione opinabile ma essendo di natura relativistica, incontrovertibile.
Segnalo però che il Bilancio del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è passato da 2.312 milioni di euro del 2000 a 2.807 milioni previsti per il 2006.
Ciò significa che un detenuto costa ai cittadini italiani circa 130 euro al giorno, mentre negli Stati Uniti 63 dollari cioè meno della metà. E ancora Galli della Loggia afferma che gli agenti sono sott'organico. È vero, infatti a fronte di un organico di 44.000 unità il corpo ne conta attualmente 43.000. Segnalo che ciò significa un agente ogni 1,4 detenuti. La media europea è di un agente ogni 3 detenuti, mentre quella degli USA è di un agente ogni 7 detenuti.
E ancora, lo Stato spende pro capite per la salute dei detenuti il doppio che per i cittadini liberi. I suicidi sono passati dall'1,25 per mille del 2001 allo 0,88 del 2005 (dato del 15-12).
Questo, in termini sintetici, è il quadro. È stato fatto poco o tanto? Non spetta a me giudicare. Credo però che questo Governo abbia il diritto di essere valutato sui fatti e non sui pregiudizi.
Poiché molti di questi numeri sono scomodi per i critici a priori, so già cosa diranno. Che i dati non sono veri. A questo proposito sfido chiunque di fronte ad un giurì d'onore a verificarli.
Mi sia consentito però un appello. Mai come in questo caso le parole sono pietre. Smettiamola di accreditare i nostri penitenziari come un inferno, smettiamola di eccitare irresponsabilmente gli animi dei detenuti, di esasperali ingenerando in loro false speranze, sistematicamente disattese. Tutta la classe politica sa che i cittadini vogliono, con pieno diritto, sicurezza. Non vogliono amnistia né indulto. Allora cerchiamo di avere il coraggio di dire la verità ai detenuti e di avere rispetto per chi soffre. Perché in carcere si soffre. Ciò è indubitabile.
È noto che io sto con Abele, ma non posso dimenticarmi di Caino. D'altro canto l'Italia non è un Paese di aguzzini. Di fronte a 60.000 detenuti registriamo oltre 38.000 condannati in esecuzione penale esterna, dato in aumento.
E infine ricordiamoci che in questi 5 anni, in carcere si è vissuti senza sommosse e incidenti di rilievo, al contrario di quanto è accaduto nella passata legislatura. Se ciò è accaduto, è perché abbiamo il personale tutto che ogni giorno si spende con professionalità e abnegazione in un'attività lontana dai riflettori. Ma anche perché la popolazione dei detenuti ha dimostrato più senso di responsabilità di tanti nostri politici e opinion makers.
Roberto Castelli
Ministro della Giustizia
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...laloggia.shtml




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