Tu pulire bene se volere dòllari...
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=216374
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Sti italiani senza dignità!


beh il ragazzino ha colpa relativamente. i genitori evidentemente non gli hanno insegnato quali sono i valori giusti


Molto incisiva la foto, suggerirei ai militanti di FN, FT e tutti gli altri di utilizzarla.
Evidentemente aveva fame...Originariamente Scritto da etnia salentina
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Fatevi quattro risate con gli 'eroici' partigiani:
"Per sua natura lo storico non può che essere revisionista, dato che il suo lavoro prende le mosse da ciò che è stato acquisito dai suoi predecessori e tende ad approfondire, correggere, chiarire, la loro ricostruzione dei fatti". Tale concetto, così naturale da sembrare scontato, venne formulato da Renzo De Felice alla vigilia della morte per sottolineare, di fronte al dogmatismo degli intellettuali militanti, la propria dignità di studioso.
Con il presente "quaderno" e gli altri che seguiranno s'intende reagire all'informazione dominante, che ha intossicato cervelli e omologato coscienze mostrando non ciò ch'è effettivamente avvenuto, ma quanto sarebbe piaciuto accadesse.
Ecco delle immagini destinate a creare un'epica su combattimenti mai avvenuti: foto 1 (tratta da Come eravamo di Arrigo Petacco, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1984);
foto 2 (da I comunisti raccontano, Edizioni del Calendario, Milano, 1972);
foto 3 (da II secondo Risorgimento d'Italia, Centro Editoriale d'Iniziativa, 1955).
Le pose sono diverse, il luogo è identico. Ora si osservi la foto 4, non tagliata: a fianco degli armatissimi guerriglieri diversi individui sono immersi in tranquilla conversazione.
Altro esempio si trae dal confronto tra le immagini 5 e 6.
Nel già citato Il secondo Risorgimento d'Italia troviamo, a conforto di uno scritto di Joyce Lussu - consorte di Emilio, personaggio di spicco del Partito d'Azione - sul contributo delle donne alla Resistenza, la foto 7.
Temiamo però si tratti di un bel falso: infatti la Bollati Boringhieri ha pubblicato nel 1995 una Storia fotografica della Resistenza dove, accanto alla stessa immagine, è spiegato che la donna - sospettata di collaborazionismo -, viene sottoposta a interrogatorio dal partigiano Novello Cúrino (Attila).
L'imponente iconografia dei giorni dell'insurrezione è intesa sia a documentare la partecipazione alla lotta degli operai per difendere le fabbriche dagli attacchi tedeschi, sia a mostrarci partigiani appostati in strada e sui tetti, in evidente azione contro il cecchinaggio fascista. Cosicché, ad esempio della prima ipotesi, tanto nel citato I comunisti raccontano quanto nell'imponente Storia della Resistenza in due volumi di Secchia e Frassati (Editori Riuniti, Roma, 1965), fa bella mostra l'immagine 8
che vorrebbe rappresentare i lavoratori torinesi sui tetti della Lancia impegnati in aspro combattimento. Ma la strada è molto più in basso della linea di tiro di quei fucilieri: essi dovrebbero sporgersi per individuare gli invisibili bersagli; né si può credere che essi mirino alle case di fronte: tetti deserti, finestre sprangate. Si noti infine il secondo da destra, immortalato nell'atto di scagliare una bomba a mano: arretrato com'è e disteso a quel modo, l'ordigno compirebbe una parabola così limitata da rischiare di esplodere prima di oltrepassare il cornicione. In realtà, dopo il 25 aprile non c'era più necessità di difendere gli impianti, poiché negli accordi presi all'insaputa di Mussolini dal generale delle SS Karl Wolff, plenipotenziario militare in Italia, con il capo dell'OSS americano in Europa Allen Dulles, era deciso che essi venissero risparmiati (ma è ormai acclarato che anche la Decima Mas di Borghese s'era assunta il compito di proteggere gli stabilimenti di Genova e Torino).
[continua]
Quali esempi della seconda ipotesi, due immagini, 9 e 10
contenute nel volume di Enzo Biagi La seconda guerra mondiale (edizione del Corriere della Sera, senza data) che testimonierebbero, secondo il testo, altrettanti momenti degli scontri "durante" la liberazione di Venezia e Milano.
Apprendiamo invece dal summenzionato libro della Bollati Boringhieri che, a Venezia come a Milano, gli operatori dell'Istituto Luce da una parte e l'agenzia Publifoto di Vincenzo Carrese dall'altra, si erano posti al servizio del movimento partigiano nello "sforzo di ricostruire - si badi bene, non di falsificare - momenti di una lotta che non sarebbe stato possibile fotografare mentre avvenivano". Encomiabile sforzo, ma perché, dal momento che tutto era così limpido, attendere cinquant'anni per farcelo sapere consentendo che due generazioni di Italiani venissero cloroformizzate dalla propaganda partigiana?
Ecco nella nostra immagine 11
lo stesso titolare della Publifoto in azione sui tetti della metropoli lombarda (è il primo a sinistra), mentre un altro fotografo della sua agenzia è appostato dietro il camino.
Analogo sistema a Torino (è visibile sullo sfondo della foto 12,
tratta dal volume di Biagi, la Mole Antonelliana). Curioso il "combattente" che per darsi un piglio militaresco si è messo in testa il casco coloniale!
(pagine 3-6 tratte da 'Liberazione! Dietro la maschera del mito' di Ernesto Zucconi
http://www.novantico.com/altrieditori/rara/edit4.html)
Ragassuoli miei queste foto di sedicenti partigiani e resistenti fanno decisamente sbellicare!
Che ne dite? Stanno bene in posa però!
Sorridete!!! Flash!!!
Ci sarebbe voluta una foto di Jacopo Fo in divisa repubblicana per uno sputtanamento elettorale nel corso delle primarie dei sinistrati per il Sindaco di Milano...
Pensavo non le avessero ancora fatte, invece...
http://www.cambiamilano.org/
U$A Suck


anche i fratelli Borsellino avevano fame, ma la loro madre gli aveva ben educati a non accettare "regali" dagli americaniOriginariamente Scritto da fedalmor
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