La "piattaforma economico-programmatica " del Front National ha subito numerose modifiche nel corso del tempo.
Negli anni settanta su posizioni nostalgiche filostataliste e corporative, negli anni ottanta per via dell'entrata degli intelletuali del "club dell'horologe" si sposta verso forme di liberismo identitario e nazionale. Questa deriva causata da posizioni economiche mutuate dalla destra classica, porta il Front a proporre per due decenni la visione di uno stato minimo e deburocratizzato, limitandosi a chiedere uno stato forte solo in particolari settori strategici.
Negli anni 2000 dopo l'uscita dei modernizzatori, ovvero dei principali artefici della svolta neoliberale il Front si sposta verso posizioni antiliberali, di netta critica verso il turbocapitalismo e la globalizzazione. Facendo proprie in particolare anche analisi della sinistra, come la teoria della dipendenza e la teoria dell'economia mondo " di Wallerstein.
Tuttavia il Front National ne da una propria interpretazione in chiave nazionale, proponendo un terzo sistema di regolazione dell'economia, avverso sia al pluralismo americano, sia alle forme di governo neocorporative dell'economia proprie invece delle social-democrazie europee.
Il Front National propone un nuovo modo d'intendere l'economia nel segno del dirigismo, che si caratterizza per una notevole centralità del ruolo regolativo dello Stato-Nazione, per mezzo di una elite politico amministrativa uscita dalla fucina per eccellenza della classe politica e dirigenziale del paese: ENA (ecole National de Administration) resa sempre più impermeabile da qualsiasi forma di pressione esterna: sia essa di natura imprenditoriale, che sindacale.
Una forma di governo dell'economia non più basata sui meccanismi autoregloativi del mercato globalizzato, ne tantomeno basata sulla negoziazione tra governo e organizzazioni di rappresentanza come nello stato sociale Keynesiano, bensì lasciata alla direzione autonoma e indipendente dello Stato Nazione.
Un esempio eclatante è stata la battaglia condotta dal Front National nell'ambito dell'industria bellica francese. Per evitare la deriva globalizzatrice dell'intero settore si è battuto per la costituzione di una delegazione generale per l'armamento e poi per la costituzione di un consiglio economico della difesa. Questi organismi interni alla pubblica amministrazione hanno avuto il compito di stabilire le principali decisioni d'investimento delle imprese francesi, coordinandone gli sforzi, mobiltandone le risorse verso un unico fine.
Quello dell'interesse nazionale.
Il "Dirigismo" propugnato dal Front, si discosta in maniera netta quindi dalle visioni neoliberali pro-globalizzazione, sia da quelle socialdemocratiche pro neo-corporativismo.
Per via del ruolo centrale affidato allo stato qualcuno potrebbe ritrovare una forte analogia con il modello di regolazione dell'economia proprio del socialismo sovietico.
E' vero che la burocratizzazione è un presupposto che condividono entrambi i modelli, nel senso che l'importanza attribuita dal Front alla elite politico-amministrativa uscita dall'ENA (Ecole National de Administration) è simile a quella di cui godeva la burocrazia del partito-stato nel modello socialista.
Tuttavia riguardo la pianificazione, ovvero l'altro pilastro del modello sovietico, vi è in una diversità di fondo, in quanto il Dirigismo nazionale non si spinge agli esiti estremi del modello sovietico: non vi è alcuna elabaorazione di un piano di produzione, e tantomeno la fissasione a livello centrale dei prezzi, che nel modello di economia nazionale del Front, sono lasciati alla libera dinamica del mercato.
La funzione coordinativa dello Stato si manifesta invece tramite: il controllo, la definizione di linee guida, la politica degli investimenti, e laddove sia necessario tramite l'intervento diretto dello stato nel mercato, attraverso la nazionalizzazione del settore o del servizio.
Il mercato e la proprietà vengono quindi lasciati laddove rappresentano il migliore meccanismo di regolazione dell'economia, evitando quindi i problemi tipici dell'economia socialista: errori di pianificazione, sovrapproduzione, sottoproduzione. Ma laddove il mercato e la proprietà falliscono, lo stato-nazione avoca a sè il diritto della regolazione dell'economia, fino alla gestione diretta della produzione nel superiore interesse della comunità nazionale.
Un esempio concreto è stato la battaglia condotto dal front National per il controllo del mercato del lavoro, non abbandonato agli effetti perversi della logica di domanda offerta, bensì subordinandolo al criterio della "Preferenza Nazionale". Affinchè i cittadini francessi avvessero priorità nell'accesso al mercato del lavoro, e affinchè gli imprenditori non si servissero dell'immenso bacino di manodopera extra-comunitaria, per introdurre nuove logiche di sfruttamento a danno dei lavoratori francesi.
Lecco RN
identità, Differenza, Nazione




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