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Risultati da 1 a 10 di 17
  1. #1
    Totila
    Ospite

    Predefinito Il proconsole della finanza mondialista governatore di Bankitalia

    Mario Draghi & la lobbies bancaria
    Marcello Pamio - 30/12/2005


    Royal Yacht Britannia

    La Goldman Sachs & Co. è sicuramente una delle banche d’affari private più potenti del mondo. Sorta nel 1869 a Manhattan (New York) grazie a due immigrati tedeschi: Marcus Goldman e Samuel Sachs[1].
    In questi giorni Mario Draghi è stato nominato governatore di Bankitalia, al posto del dimissionario Antonio Fazio. Cosa c’entra, direte voi, Mario Draghi con il colosso bancario?
    C’entra eccome: Mario Draghi è vicepresidente della Goldman Sachs per l’Europa, la cui sede centrale ha gli uffici nel miglio quadrato più ricco (e potente) del mondo: la City di Londra! Questa cittadella grande all’incirca 2.6 km quadrati, è certamente piccola di dimensione ma non per influenza, visto che nelle sue street hanno sede le più importanti multinazionali e/o banche del globo!

    Come mai un uomo legato e stipendiato molto bene da una banca privata così potente viene nominato direttore della Banca più influente d’Italia? Quella banca, per intenderci, che s’incamera il Signoraggio monetario nazionale e una parte del Signoraggio europeo?
    Ma chi è questo Mario Draghi? Facciamo un passo indietro.
    Il professor Draghi è stato dal 1991 al 2001 Direttore Generale del Tesoro e presiede dal 1993 il Comitato per le Privatizzazioni, egli infatti è l’artefice delle grandi privatizzazioni statali (dall’IRI alla Telecom, Enel, Eni e altre grandi aziende dello Stato).
    Quindi un personaggio di tutto rispetto!
    Talmente di rispetto che fu uno dei privilegiati ospiti alla colazione (non da Tiffany) ma a bordo del panfilo reale della regina Elisabetta, il “Britannia”. Siamo nel 1992, e ci troviamo al largo di Civitavecchia, ma non su territorio italiano ma inglese. Qui vennero decise le sorti economiche dell’Italia. (vedi precedente articolo)

    Il 1992 fu un anno molto particolare: crisi Prima Repubblica, uragano Tangentopoli, attacco alla lira da parte del filantropo George Soros che Carlo Azeglio Ciampi non riuscì o non volle impedire. E non è tutto, sentite a tal proposito cosa disse in quegli anni Reginald Bartholomew (ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Lynch Italia): «Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri»[2]
    Avete capito? Rimuovere ogni barriera per gli investimenti esteri!!! E’ proprio quello che hanno fatto Draghi & C.
    Ha talmente lavorato bene, che oggi Draghi è stato premiato con la direzione della Banca d’Italia. «Una scelta di alto profilo»[3] dice Romano Prodi in merito al nuovo capo di Palazzo Koch!
    E ci credo: il leader della sinistra è stato (e forse lo è ancora) consulente guarda caso proprio della Goldman Sachs (nonché presidente dell’Iri per ben due volte), e uno dei protagonisti della svendita italiana. In tredici anni decine e decine di grosse aziende nostrane passarono in mani straniere (per esempio Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, e moltissime altre).[4]

    Quindi non è poi strano che Mario Draghi piaccia tanto a Prodi, anche perché sembrerebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, che la campagna elettorale di Romano sia finanziata da una certa Linda Costamagna[5], una privata signora. Fin qui nulla di male. Ma se venisse fuori che questa signora è la moglie di Claudio Costamagna, Amministratore delegato della Goldman Sachs per l’Europa[6], la cosa cambierebbe? Certo che sì.
    Ma allora…non è che questo colosso - membro della potentissima lobbies bancaria internazionale - ha tutte le intenzioni di privatizzare l’intero Stato, aprendo ulteriormente all’estero (alle sorelle) e controllando il sistema monetario del nostro paese? Questa preoccupazione non è campata in aria, visto che dopo l’incontro sul “Britannia” (tra le cui banche ospiti c’erano proprio i vertici della Goldman) sono iniziate quelle mega privatizzazioni e acquisizioni che hanno depredato e svenduto i patrimoni pubblici. E poi come non preoccuparsi, se il nuovo controllore del sistema monetario e/o bancario (governatore di Bankitalia) italiano e il capo del governo (prossimo) sono finanziati e controllati dalla stessa banca d’affari privata?
    L’unica cosa certa è che i vertici delle lobbies bancarie internazionali, gli stessi che stanno controllando le economie planetarie, avranno un altro ottimo motivo per festeggiare a capodanno.

    Buon Anno a tutti

    •   Alt 

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  2. #2
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Chmouel
    Dichiarazione di Bossi sulla nomina di Draghi:

    " E' uno capace. Ci voleva una persona del suo profilo, ben vista negli scenari internazionali. Draghi ha esperienza, ha lavorato all'estero, alla Banca Mondiale, conosce la dinamica della globalizzazione.
    In tempi di globalizzazione conta molto di più quello che si decide in Europa, in Asia o in America di quello che si decide a Roma"
    ...se Bossi arriva a sostenere un mondialista come Draghistein siamo fritti...

  3. #3
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito da la Pappagonia di oggi

    GIANLUIGI PARAGONE
    --------------------------------------------------------------------------------
    «Vieni su a vedere il presepe che abbiamo fatto anche noi...».
    Sarei andato a trovarlo per fargli gli auguri di buon anno. Ma Umberto Bossi mi ha anticipato. E comunque era destino che lo dovessimo fare: poche ore prima Stefano Stefani, sottosegretario all’Ambiente e uomo dei media del Carroccio, mi sollecitava: Dài, vai su dal Capo, facciamogli una bella intervista di fine anno, anche con la televisione.
    Prima che si ammalasse, l’intervista di saluto era un appuntamento fisso. Ci ha sempre tenuto, il Senatur, agli auguri.
    Il biglietto di Natale dipinto appositamente dalla Nicoletta Maggi, ufficio stampa storico di Bossi e pittrice per passione.
    Il panettone fatto dai pasticceri padani, incartato nella carta verde. E i saluti ai militanti attraverso il giornale, la tv, la radio.
    Sarebbe stato un peccato, in questo 2005 che ha segnato il suo ritorno, non riprendere la tradizione. Al telefono gli faccio: Certo che vengo, così ci scambiamo gli auguri. Ti va se porto la telecamera e fai anche un saluto ai militanti?
    «Va bene, però dammi il tempo di farmi la barba».
    Missione compiuta: parto subito, prima che cambi idea...
    Milano, via Bellerio. Gemonio, casa di Bossi. Più di un’ora. Chi l’ha detto che la gente è tutta in ferie? Il traffico e il serpentone di auto è lo stesso dei giorni lavorativi. Il tempo delle cicale è abbondantemente finito e molti uffici sono aperti anche in questo giovedì di fine anno.
    Marco Rastelli, l’operatore di Telepadania che mi accompagna, piazza le telecamere... «No, mettiamola qui: io sto davanti al presepe. Riprendilo ché è bello».
    Il concetto del presepe per Umberto Bossi è sacro. Confesso che è stato lui a suggerirmi l’idea del concorso. Lo fece anche due anni fa. «Fai un bel concorso tra i lettori: fotografate il vostro presepe e votate il migliore», mi disse al telefono, agli inizi di dicembre.
    Perché non partecipate anche voi? «Se vogliono partecipare i miei figli, perché no? Sono loro che l’hanno montato. L’ha fatto Sirio, il più piccolo. Lo spazio purtroppo è quello che è. Lo facciamo ogni anno con vecchie statuine che abbiamo conservato negli anni: ormai è consolidato nel suo progetto». Bossi si gira, lo guarda. Poi fa al figlio Renzo: «Dài, fai una foto e mandatela alla Padania».
    Ci conto, gli dico. Si aggiungerà alle tante foto che stanno arrivando in redazione: evidentemente la tradizione dei presepi è ancora viva. «Sì... e non dobbiamo perderla».
    Lo riporto alla cronaca di oggi. Alla nomina di Mario Draghi a governatore di Bankitalia.
    Sei soddisfatto?
    «Draghi era quello che sulla carta aveva maggiori possibilità di vittoria. Non sono sorpreso, quindi. Draghi ha esperienza: ha lavorato all’estero, alla Banca Mondiale, conosce le dinamiche della globalizzazione. In tempi di globalizzazione, conta molto di più quello che si decide in Europa, in Asia o in America di quello che si decide a Roma. Ecco perché ci voleva una persona del profilo di Draghi: lui è ben visto anche in quegli scenari internazionali ed è un bene mandare in giro un Governatore che conosce quelle regole. Sì, Draghi è uno capace e sono certo che ci saprà ben rappresentare a quel livello».
    Segretario, è stato un anno difficile, il 2005. Sei ritornato alla vita politica attiva con Pontida, con Venezia, con le feste in piazza in mezzo ai militanti. Guarda il camino, Bossi; tira un sospiro.
    «È stato un anno pesante, almeno per me personalmente. Tutte le malattie che ho avuto... Sì, è stato davvero difficile. Spero che il prossimo anno sia diverso perché bisogna stare bene di salute per riuscire a seguire le cose. Altrimenti diventa tutto un peso».
    Nel 2006 le sfide non mancano di certo: elezioni politiche, elezioni amministrative e soprattutto il referendum confermativo della riforma costituzionale. Perché il 2005 è stato l’anno del federalismo...
    «La devoluzione è stato il primo passaggio delle grandi riforme per il cambiamento del Paese. È la spinta verso un Paese più moderno».
    Referendum: sei fiducioso circa un voto positivo?
    «Sì. Se glielo spieghi bene la gente capisce che è una riforma importante. Bisogna dire che è il primo passaggio e che va completata. Passato il federalismo politico va poi affiancato il federalismo fiscale. Altrimenti c’è il solito problema».
    Cioè?
    «Come fanno a vivere gli enti locali, i Comuni, le Province, le Regioni se non hanno le loro tasse, le loro risorse? Se il gettito finisce tutto nelle casse dello Stato centrale, per gli enti locali è difficile tirare avanti. Ecco perché sarebbe bene che le Regioni, i Comuni, le Province avessero il federalismo fiscale: per non stare lì con il cappello in mano ad aspettare gli spiccioli del sistema politico dello Stato».
    Nei giorni scorsi è venuto a trovarti il presidente del Consiglio, Berlusconi. Avete parlato di politica e di programmi?
    «È venuto per farmi gli auguri. Certo, poi abbiamo parlato di politica come sempre abbiamo fatto e sempre facciamo quando ci troviamo insieme: tutte le volte è così».
    Sai, si dice che avete fatto un patto...
    «Il ritornello fisso è il programma elettorale che sarà possibile affrontare tutti insieme. Tutti crediamo che il federalismo vada perfezionato con il federalismo fiscale così da avere un sistema costituzionale che abbia le sue responsabilità e che funzioni al meglio».
    Correrai anche tu alle politiche?
    «Certo».
    Quest’estate sei tornato a girare per le feste della Lega. Hai anche tenuto comizi. Farai campagna elettorale?
    «Mi auguro proprio di sì. Ho voglia ma bisogna stare bene...».
    Cosa auguri ai militanti e ai dirigenti per il 2006?
    «Di fare andare le gambe. Noi non abbiamo grossi mezzi: abbiamo una piccola televisione, abbiamo un giornale, una radio, ma sono insufficienti rispetto a quello che occorrerebbe o rispetto a quello che hanno tutti gli altri. Ma noi abbiamo la militanza, abbiamo la gente. Tocca a loro portare le informazioni di quello che ha fatto la Lega in questi anni, tocca a loro fare la comunicazione e convincere la gente a votarci. Ecco, noi dovremo fare andare le gambe».
    Chi ringrazi?
    «Lo dico sempre: la mia famiglia e tutti quanti mi sono stati vicino. Auguro un buon anno a voi tutti, alla Lega e, se permettete, anche a me».
    Auguri sinceri, Capo...
    AUGURI ALLA LEGA E ANCHE A ME. CI ATTENDE UN 2006 CARICO DI IMPEGNI: DOBBIAMO FAR ANDARE LE GAMBE


    [Data pubblicazione: 31/12/2005]

  4. #4
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Il Patriota
    Draghi ha esperienza: ha lavorato all’estero, alla Banca Mondiale, conosce le dinamiche della globalizzazione. In tempi di globalizzazione, conta molto di più quello che si decide in Europa, in Asia o in America di quello che si decide a Roma. Ecco perché ci voleva una persona del profilo di Draghi: lui è ben visto anche in quegli scenari internazionali ed è un bene mandare in giro un Governatore che conosce quelle regole. Sì, Draghi è uno capace e sono certo che ci saprà ben rappresentare a quel livello».

  5. #5
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    Predefinito L’uomo degli altri

    Una limpida, esauriente, interessantissima indagine su Mario Draghi fatta da sinistra

    31 dicembre: nel plauso a denti stretti della destra e più convinto della “sinistra” a Mario Draghi governatore della Banca d’Italia, si chiude l’annus horribilis berlusconian-dalemiano.bertinottiano 2005. Vince la finanza anglo-israeliana, massonica e laica (si fa per dire), perde la finanza cattolica e, in specie, la massoneria Opus Dei. Vincono anche coloro che 13 anni prima hanno avviato la bancarotta italiana, assassinato la politica e fatto trionfare un’economia in gran parte straniera di rapina e per il resto quella che impesta l’aria di questi tempi. La posta in gioco? Tra le altre il famigerato Partito Democratico filoclintoniano, filoisraeliano, filobilderberghiano, massonico, di Rutelli, Veltroni e aggregati vari.Uomo di Soros, ma anche dei Rothschild, dei briganti globali Goldman Sachs (la più grande banca d’affari del capitalismo con le zanne), dei Chicago Boys, delle organizzazioni mafioso-massoniche Bilderberg e Trilateral (alle cui conventicole insieme a Henry Kissinger non manca mai), cioè di tutta quella che a buon diritto si può chiamare la mafia economica ebraico-laica (con l’accento sul primo termine) in contrapposizione – e a volte in combutta - con la mafia finanziaria cattolica, quella dei Mercinkus, Sindona, Calvi e, infine, di Fazio. Uomo con alle spalle uno dei più colossali tradimenti nazionali, tradimenti che sono essenzialmente quelli a danno dei lavoratori, quando nel 1992 fu complice di quell’assalto all’economia italiana, guidata dal più grande delinquente della speculazione filosionista, George Soros, che sfasciò per sempre il sistema produttivo del nostro paese. Le forze di cui Draghi fu l’operativo in Italia, sia con il sabotaggio del ’92, sia sovrintendendo ai successivi saccheggi nella qualità di presidente del Comitato per le privatizzazioni (dal 1993), sono le stesse che in Palestina fucilano o torturano pacifisti e oppositori, rimuovono un popolo, con l’assassinio e il massacro sociale, dal primo lembo di un obiettivo strategico chiamato “Grande Israele”; le stesse che in Iraq hanno cercato, invano, di decapitare un polo antimperialista, nazionale e socialmente alternativo ai modelli del vampirismo capitalista e del nuovo colonialismo; le stesse che, a partire dai progetti di una masnada di nazisionisti covati da Reagan e Bush padre a Washington, si propongono il dominio e il saccheggio planetari. A volte si opera con il fosforo, a volte con le manifestazioni colorate, a volte con il terrorismo, a volte con la moneta. (….)

    Oggi la stampa di sinistra (di quella di destra, con i suoi automatismi dell’allineamento, non mette conto parlare) di tutto questo non fa menzione. C’è questa intermittenza della memoria, ormai strutturale e, forse, condizione di sopravvivenza in un esistente considerato ineluttabile, che ha già consentito alla sinistra cosiddetta radicale di allinearsi su alcune questioni dirimenti per la nostra storia e il nostro futuro. Ne cito solo alcuni, ma cruciali: il terrorismo dalle Brigate Rosse ad Al Qa’ida, la demonizzazione dei “nemici” da Cuba alla Jugoslavia, dall’Algeria alla Corea del Nord , dall’Iraq alla Siria e all’Iran; e poi il cristianesimo papista e non, la non violenza, i diritti umani e la democrazia, tutti sussunti nei termini esatti che convenivano al potere capitalista nella sua fase finale dell’imperialismo economico e bellico con salmerie al seguito. Qualche accenno all’”uomo delle privatizzazioni” sul “Manifesto”, con Parlato da sempre affettuoso con la Banca d’Italia, perfino con suoi pontefici più maleodoranti, e, con più energia, su “Liberazione” dove, ricordando la svendita operata da Draghi dei cosiddetti “gioielli di famiglia”, Enel, Eni, Telecom, IMI, Comit, BNL, tutto il sistema bancario italiano, si parla del neo-governatore della Banca d’Italia come del responsabile del processo che “consegnò l’economia del paese in mano alla finanza e alle sue speculazioni, accompagnando e accelerando in modo vistoso il declino industriale del nostro paese; che ha segnato definitivamente il tramonto dell’etica, se mai ve n’è stata una, nell’economia di mercato; che ha precostituito il terreno per le scorrerie dei vari raiders di ogni colore…” E dici niente! Roba che, se un ciarlatano biscazziere non avesse disintegrato il sistema giudiziario e la sensibilità morale universale, dovrebbe imporre al personaggio una specie di Norimberga per crimini contro il pezzo italiano dell’umanità.

    Ma la metastasi entrista del giornaletto del rampichino Bertinotti rimedia subito, aprendo le porte alla possibilità che il Dilapidatore Massimo della nostra storia si ravveda. Per cui “non vi è nulla di personale contro Mario Draghi. Anzi, la sua biografia intellettuale è di tutto rispetto, a cominciare dal suo essere stato uno degli allievi di Federico Caffè, uno degli economisti più innovativi e socialmente sensibili della storia del nostro paese…” E che vuol dire? Non è forse Fassino allievo di Togliatti e il Panzerpapa allievo di Gesù? Ma l’eulogia va avanti a vele spiegate visto che il Nostro “ha una notevole dimestichezza con il funzionamento degli organi dello Stato, maturata lungo un decennio nelle funzioni di direttore generale del Tesoro. La sua esperienza internazionale è fuori di dubbio, visti i suoi incarichi nel G7 e nel G10, nonché la recentissima attività presso un’istituzione globale come la Goldman Sachs… E’ dunque una nomina di alto profilo, come è stato autorevolmente commentato…” Insomma, un quasi santo. “Il Manifesto”, accennato anch’esso alle privatizzazioni, segue a ruota: “Nel lavoro però Draghi non ama la solitudine. Ama il dialogo, il lavoro di staff, la discussione, circondarsi di intelligenze (di quali è detto in apertura di questo scritto. N.d.r.). In questa ottica in Banca d’Italia si attendono molto”. Poi, detto correttamente delle sue sciagurate svendite degli organi vitali del paese, si sale addirittura al diapason: “Draghi non è uomo di sinistra, anche se certamente non è di destra. O almeno di questa destra. Credo che possa essere definito un liberal nell’accezione Usa”. Gore Vidal, Noam Chomsky, Luther King, Robert Redford, Gorge Clooney, Sean Penn, Norman Mailer si voltano dall’altra parte colpiti da spasmi.

    La frase da lapide sulla magione dove Draghi è nato è sempre del “Manifesto”: “E’ stato un ottimo servitore dello Stato… e quando ha avuto in mano i conti pubblici, le cose andavano decisamente meglio di oggi”. Mancano solo la corona d’alloro e la banda dei granatieri. Vediamolo, allora, questo “ottimo servitore dello Stato” e colmiamo qualche vuoto che, certo inavvertitamente, i nostri controinformatori intestatari del termine “comunismo”, hanno lasciato nelle citate biografie (attingiamo in buona misura a quanto pubblicato e mai smentito nei siti telematici in calce). L’uomo che ha sconfitto il capofila della finanza cattolica (ma il Papa si è subito rifatto sull’embrione e sulle donne) e ha aggiunto sulle torrette di Palazzo Koch uno svettante vessillo a bande bianche e azzurre, emerge dal grigiore della burocrazia ministeriale poco dopo essere stato chiamato a dirigere il Tesoro. (…) Al largo di Civitavecchia veleggia il panfilo più lussuoso e prestigioso del mondo: il “Britannia” della regina Elisabetta. Oltre che la sovrana Hannover-Windsor, la cui presenza a bordo rimase confinata nelle voci, tra i passeggeri figurano i rappresentanti delle banche più importanti e manovriere della finanza ebraico-massonica, Barings, Barclay’s e Warburg, lo speculatore internazionale Gorge Soros, titolare del Fondo Quantum collocato nelle Antille Olandesi e, secondo indagini statunitensi, sospettato di essere gonfio di dollari da riciclaggio nell’ambito del traffico di droga colombiana, e, per l’Italia, Mario Draghi, Beniamino Andreatta, collaboratore di Romano Prodi e, privo però di conferma, il ministro del Tesoro Barucci. Tutta gente che, se i procedimenti aperti dalle procure di Roma e Napoli non fossero svaporati nelle nebbie, avrebbe rischiato fino a quattro anni di carcere – e l’esclusione in perpetuo dal mondo finanziario e dall’ambito delle persone perbene – per aver provocato la svalutazione con mezzi illeciti della moneta nazionale e dei titoli di Stato, aprendo poi le porte alla cannibalizzazione dell’economia italiana da parte delle forze finanziarie ispirate dalla City di Londra e da Sion. I due massimi responsabili della lira erano in quel momento Carlo Azeglio Ciampi, governatore e Lamberto Dini, direttore generale della banca centrale, poi diventati presidenti del consiglio dei due governi tecnici responsabili delle privatizzazioni su tutto il fronte e di tagli micidiali alla spesa pubblica, come suggerito da Maastricht.

    Dallo yacht regale, pronube Mario Draghi (che poi pigolerà flebili rincrescimenti, peraltro poco credibili visto il successivo accanimento svenditore), si sprigiona quella nube tossica che, nel successivo settembre, farà dell’economia italiana, soprattutto degli italiani altri dai connazionali speculatori, avanzi da rottamazione. Entra in scena George Soros, l’anfitrione del “Britannia”, punta di lancia delle guerre di sterminio contro paesi, piuttosto popoli, che si fanno gli affari loro, fuori dalla garrota imperialista-sionista, o che comunque offrono banchetti da consumare. Con svendite a rotta di collo e a vastissimo raggio della nostra valuta nazionale viene lanciato un attacco speculativo che porta a una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d’Italia con Ciampi che, per arginare la catastrofe, arriva a bruciare 48 miliardi di dollari. Una crisi che portò anche alo scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME). Nell’incontro segreto sulla barca della regina si era complottata la completa privatizzazione delle partecipazioni statali – asse portante dell’economia italiana – a prezzi stracciati grazie alla svalutazione. Presidente del Consiglio e, dunque, principale di Draghi e di Andreatta, è Giuliano Amato, oggi candidato di punta per la presidenza della Repubblica italiana. Prodi governa lo smantellamento dell’IRI. Passano in mani straniere, oltre a buona parte del sistema bancario, i colossi dell’energia e delle comunicazioni, l’IRI, Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Neuroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Perugina, Mira Lanza e molte altre aziende dei settori strategici. L’Italia diventa quella colonia buona per tutte le rapine, esterne e interne, che funsero da banco di prova per i gangsters delle scalate odierne, a partire dal dalemiano Colaninno a Gnutti, a Fiorani, a Consorte, con alle spalle, a tirarsi trabocchetti e inciuci, le opposte grandi coalizioni partitiche (vedi “L’anno dei complotti” di Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono, per Baldini & Caastoldi).

    Ci si mise anche, in bella combutta, l’agenzia di rating Moody’s, la stessa che declassò più tardi la Fiat da comprare. Si accanì contro l’Italia declassando i Bot e contribuendo così allo tsunami sorosiano sulla nostra moneta. Effetto collaterale della cospirazione: lo smantellamento dello SME e, quindi, una botta micidiale all’Europa che Bettino Craxi attribuì a “potenti interessi, avversari dell’Unione Europea, che pare si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello SME”. A seguito di questa sprangata sui denti all’Europa, utile sia agli angloamericani che alla loro quinta colonna israeliana, arriva in Italia, ambasciatore USA, Reginald Bartholomew che, a complotto riuscito, insisterà:”Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di privatizzare, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri”. Cinque anni dopo Bartholomew diventerà presidente di Merryl Linch Italia, in parallelo con il compare Mario Draghi, sponda italiana dello sfascio nazionale, che arriverà addirittura a vicepresidente della più sionista di tutte le realtà finanziarie del mondo, la Goldman Sachs, instaurando un conflitto d’interessi da ridurre quello di Berlusconi a truffa da Monopoli, conflitto tra questa sua affiliazione (e affiliazioni del genere, lo sappiamo, sono per sempre, come i diamanti) e quello che dovrebbe essere il suo ruolo di salvaguardia della nostra moneta e, dunque, della nostra economia. Non saranno certo gli oggi plaudenti D’Alema e Rutelli a farglielo pesare, visto come si precipitarono ad accreditarsi nei salottini intimi della City, proprio quelli dell’assalto del 1992, proprio presso quella idra finanziaria che aveva rovinato il paese nel 1992 e seguenti.

    Se Draghi era la sponda italiana della loggia orchestrata da George Soros, quest’ultimo ne era e tuttora lo stratega e l’operativo. Alla manovra sull’Italia, ne seguirono altre, su Tailandia, Malaisia (dove Soros fu processato e da cui fu cacciato a calci), Indonesia, Singapore e fu la fine, o almeno il ridimensionamento di quelle “tigri asiatiche” che tanto avevano disturbato il manovratore imperiale di Washington. Noi l’avevamo incrociato in Jugoslavia, nella parallela capacità di sovvertitore geopolitico, di destabilizzatore di paesi. E mentre “La Repubblica”, organo del filoisraeliano De Benedetti, per la penna di un Giorgio Ruffolo o di un Vargas Llosa, ne cantava le lodi di “filantropo” e vessillifero no-global contro le asprezze del capitalismo, Soros, infiltrandosi sotto le mentite spoglie di educatore con i suoi istituti “Open Society”, Società Aperta, e corrompendo a forza di miliardi i corruttibili dei paesi da destabilizzare, provocava via via i regime change indicatigli da USA-Sion, a volte con, a volte senza l’adolescente imperialismo europeo (non è nuovo, del resto, il foglio scandalistico di De Benedetti a fiancheggiamenti avventuristici degli squadroni della morte israelo-statunitensi; basta ricordare le oscene fandonie dell’allora suo Magdi Allam a promozione della guerra all’Iraq, o la recente campagna-canaglia contro il settore “nazionale” dei servizi, impersonato da Nicola Calipari e Nicolò Pollari). Tra i paesi da “democratizzare”, ovvero colonizzare: Jugoslavia (e nella presunta “democratizzazione” ci cascarono le Tute Bianche guidate da Luca Casarini), Ucraina, Georgia, Kirghizistan, Uzbekistan (dove gli è andata male), fino all’attuale “rivoluzione dei cedri” in Libano. Tutti paesi la cui ricchezza è stata fatta passare per il settaccio delle privatizzazioni e dei tagli sociali, con la crusca per il popolo e i grani per i ladroni. In Libano, dove la “rivoluzione colorata” cara a Israele e Francia, non è ancora conclusa, alla faccia degli osceni incoraggiamenti forniti da un cantore delle imprese israeliane contro il “terrorismo islamico” come Guido Caldiron di “Liberazione”, la posta è l’ulteriore squartamento del mondo arabo, allargando il fronte dall’Iraq irriducibile e ormai vittorioso politicamente, se non militarmente, allo stesso Libano e alla Siria. Da queste operazioni lo speculatore ungherese non è mai lontano: fondi, fogli, radio, istituti della destabilizzazione sono sistematicamente cosa sua, “cosa nostra” se si guarda all’insieme.

    Soros non lavora solo in proprio, anche se da un giochino fatto con Draghi, come quello dell’assalto alla lira, ha intascato la bella commissione di due milioni di dollari. Per esempio un anno dopo la vicenda del “Britannia”, scatenò un acquisto in massa di oro, dicendo che la Cina stava rimpinguando le sue riserve. Tutti dietro a comprare, con il risultato che il prezzo salì del 20%. A questo punto, insieme al compare sionista Jimmy Goldsmith, si disfece segretamente dei suoi acquisti realizzando delle plusvalenze stratosferiche (www.movisol.org/soros2.htm). Il suo Quantum Fund di Curacao, oggetto di tanti interventi legali per la vicinanza ai flussi del narcotraffico, è legato ai Rothschild, sovrani secolari della finanza ebraica, attraverso i Rothschild di Ginevra (direttore Karlweis), quelli d’Italia (già direttore Katz e dirigente del Quantum), quelli di Londra (direttore e consigliere del Quantum Fund, Taube). Questi legami risalgono a quando, negli anni ’70, Soros lavorava per il Bleichroeder Fund, finanziaria che opera in sintonia con i Rothschild. Oggi la Bleichroeder di New York è, insieme alla Citibank, la principale fiduciaria del Quantum Fund. Insieme a Soros, a organizzare il raduno sul “Britannia” si impegnò un gruppo di finanzieri anglo-israeliani chiamati British Invisibles. Uno dei massimi esponenti di questo gruppo è Sir Derek Thomas, ambasciatore britannico a Roma nel 1987-89 e dal 1990 direttore della Rothschild Italia e consigliere europeo per la N.M.Rothschield & Sons. Accanto a lui Richard Katz, già direttore di Ropthschild Italia, è consigliere del Quantum Fund. Va notato incidentalmente che nella direzione della Rothschild Bank AG di Zurigo troviamo Juergen Heer che, nel 1992, dichiarò di aver pagato ai killer mafiosi di Roberto Calvi 5 milioni di collari. Del resto, secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare P2, il 22 aprile del 1981 la banca Rothschild di Zurigo fondò a Monrovia (Liberia) una società di nome Zirka per conto dei piduisti Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din. Otto giorni dopo il Banco Ambrosiano Overseas di Calvi erogò a favore della Zirka 95 milioni di dollari che vennero subito trasferiti a Zurigo presso la Rothschild . Di questi 95 milioni sembra che 45 siano scomparsi durante la detenzione di Calvi nella primavera-estate 1981 (Carlo Palermo, “Il quarto livello”). La P2 sembra aver costituito un momento di collusione nell’altalena dei rapporti tra finanze di opposto segno confessionale.

    Ce n’è per concludere che all’ombra della finanza anglosassone-ebraica, rappresentata dai Rothschild, dalla City, da un Soros con amici come Draghi, l’Italia subì quell’attacco che finì, dopo tre lustri di banditesca e antipopolare politica condotta da indistintamente tutti gli schieramenti e tutti i protagonisti politici alternatisi alla guida del paese, nel verminaio attuale, con a capo, coerentemente, Mario Draghi. Un verminaio politico-economico dove il migliore ha la rogna e dove, al piano di sotto, si vive il day after delle classi escluse dal gioco. E’ un caso che, in concomitanza con l’ascesa del partner di Soros, nella coalizione che si presume vada a governare dopo l’estinzione dell’avanspettacolista d’annata, sia spuntata nientemeno che la “Sinistra per Israele”? O è un caso anche che alla rimozione di Berlusconi contribuisca con cannoneggiamenti giudiziari in prima pagina il giornale in mano a due sodali di Israele del calibro di Paolo Mieli e Magdi Allam?

    Siamo al punto che tutto si svolge sopra le nostre teste, appunto nel verminaio. Il conflitto è tra i padroni e noi, dal basso, osserviamo, non capiamo, applaudiamo o piangiamo in un angolo: “un volgo disperso che nome non ha”. Qualcuno cerca di anche di arrampicarsi. E pensare che una volta c’era la lotta di classe.

  6. #6
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    Squali e Draghi: la fauna di Bankitalia
    Nominato il nuovo governatore, compare di Prodi; negli ultimi anni vicepresidente della Golman Sachs, merchant bank


    Terminata l’ignobile farsa delle dimissioni dell’ex governatore di Bankitalia, ora lo scranno di Palazzo Koch è passato a Mario Draghi, 58 anni, con una carriera alle spalle nel mondo accademico e dell’alta finanza. Un destino, quello di Draghi, che si intreccia più volte con la famiglia Prodi. Nella seconda metà degli anni ’70 infatti, viene chiamato da Paolo Prodi, fratello di Romano, alle facoltà di sociologia ed economia dell’università di Trento. Con Romano Prodi all’IRI invece, in qualità di direttore geerale del Tesoro, partecipa alla stagione delle privatizzazioni tanto da far dire a Cirino Pomicino che con la sua nomina a goverantore “l’Italia è in vendita”. Ha ricoperto inoltre la carica di direttore esecutivo della Banca Mondiale e negli ultimi anni di vicepresidente della Golman Sachs, merchant bank e multinazionale del credito, a cui lo stesso Prodi è legato da decenni. Scontata dunque l’approvazione da parte di tutte le forze politiche, sempre più prone alla tecnocrazia dell’alta finanza internazionale.

  7. #7
    Ridendo castigo mores
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    ormai ci sono pochi dubbi .. l' 11-marzo-2004 gli "alieni" hanno preso il controllo della lega nord
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  8. #8
    Totila
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    Dichiarazione di Bossi sulla nomina di Draghi:

    " E' uno capace. Ci voleva una persona del suo profilo, ben vista negli scenari internazionali. Draghi ha esperienza, ha lavorato all'estero, alla Banca Mondiale, conosce la dinamica della globalizzazione.
    In tempi di globalizzazione conta molto di più quello che si decide in Europa, in Asia o in America di quello che si decide a Roma"



    Ci stanno tutti prendendo per i fondelli per questa dichiarazione...

  9. #9
    Totila
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da larth
    ormai ci sono pochi dubbi .. l' 11-marzo-2004 gli "alieni" hanno preso il controllo della lega nord


  10. #10
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da larth
    ormai ci sono pochi dubbi .. l' 11-marzo-2004 gli "alieni" hanno preso il controllo della lega nord
    ahimè credo proprio di si....

 

 
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