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  1. #1
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    Chi Il Personaggio Etnonazionalista Dell'anno?

    1


    DAVID IRVING

    storico inglese richiuso
    in prigione in Austria per aver osato contestare il sacro
    dogma olocaustico.
    Simbolo del 2005 dei martiri per la libertà d'espressione.


    2


    HARRY WU

    Dissidente Cinese emigrato negli USA ,promotore di una legge anti lao gai ma anche anti multinazionali occidentali che fanno affari in Cina delocalizzando.
    «Oggi in Cina più di mille lager»

    Harry Wu, geologo di 68 anni, è per la Cina quello che Solzenitzyn è stato per la Russia: come il grande russo ha rivelato al mondo l’Arcipelago Gulag, Harry Wu sta rivelando l’orribile universo del Laogai, il Gulag cinese, dove è stato internato per 19 anni…




    Harry Wu è arrivato in Italia: presentato dalla Lega, parlerà martedì alla Camera della più spaventosa “industria” cinese. Quella del lavoro forzato. Perché Harry Wu, questo geologo di 68 anni, è per la Cina quello che Solzenitzyn è stato per la Russia: come il grande russo ha rivelato al mondo l’Arcipelago Gulag, Harry Wu sta rivelando l’universo concentrazionario che il regime di Pechino mantiene ancor oggi: il Laogai, il Gulag cinese.
    Signor Wu, se non sbaglio anche lei è stato “ospite” del Laogai.
    «Sono stato internato per 19 anni. Dal 1960 al 1979».
    Per quale delitto?
    «Aver criticato l’intervento sovietico in Ungheria. Era il 1956, gli anni dei “Cento Fiori”, Mao aveva ordinato: “Che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero si affrontino”. Allora ero giovane studente, e ingenuo, e come tanti ho interpretato questa frase come un invito alla libertà d’opinione. Tanto più che il Partito riunì noi universitari in gruppi di studio per commentare vari articoli apparsi sul Quotidiano del Popolo che approvavano l’invasione dell’Ungheria. In realtà, il Partito, con quel metodo, stava raccogliendo prove per “smascherare i controrivoluzionari”. Io ci cascai in pieno».
    E poi?
    «Da quel momento, ero marchiato. Mi spedirono in campagna... ...per fare corsi di autocritica, e lì vidi come vivevano i contadini: né luce, né acqua, né cibo, niente. Evidentemente, la mia rieducazione non funzionò. Nel 1960 mi accusarono di furto e mi internarono: dandomi cinque minuti per raccogliere le mie cose».
    Che cosa ricorda del suo primo giorno nei lager cinesi?
    «Dei cadaveri appesi a dei pali: per ammonire i nuovi arrivati. All’inizio non riuscivo a mangiare il cibo, orribile. Un altro detenuto mi disse: mangia, nessuno qui avrà cura di te. Cerca di sopravvivere».
    E come ci è riuscito?
    «Ho “scelto” di vivere. Del resto la mia condanna era a tre anni, bastava resistere. Ma invece, nel ’64, cominciò un nuovo giro di vite. Il preludio della Rivoluzione Culturale. La Guardie Rosse fecero irruzione nel mio Lager, derubarono noi detenuti di tutto. Scoprirono anche i miei libri...».
    Libri?
    «Shakespeare, Victor Hugo, Tolstoi. Li avevo seppelliti, ma li scoprirono. Li distrussero davanti ai miei occhi mentre mi picchiavano. Mi spezzarono un braccio».
    E come mai fu liberato, nel 1979?
    «Mao era morto, e la vite fu allentata. Molti di noi “politici” furono liberati. Feci l’insegnante. Nell’85, come geologo, fui invitato ad un corso all’università di Berkeley, California. Ottenni il visto d’uscita, e naturalmente non tornai. Sono diventato cittadino americano nel ’94».
    Però in seguito è rientrato in Cina.
    «Più volte, allo scopo di raccogliere testimonianze sul Laogai e le atrocità che vi si commettono. Ho per esempio testimonianze registrate di medici e infermieri che raccontano di aver eseguito espianti di reni da condannati a morte, poche ore prima dell’esecuzione o subito dopo».
    Ancor oggi? Ma il Gulag cinese non è in via di sparizione, dopo la fine del maoismo duro?
    «Beh, ai tempi di Mao il Laogai aveva almeno 20 milioni di internati. Oggi i detenuti sono tra i 5 e i 6 milioni; almeno nel migliaio di lager che sono riuscito a identificare, ma ne devono esistere altri di cui non ho notizia. In via di sparizione? Nient’affatto, anche per un motivo: i lager sono oggi inseriti nel sistema produttivo cinese. Gli internati lavorano per l’esportazione».
    Per l’esportazione?
    «Quando non lavorano nelle miniere o a stendere linee ferroviarie, fabbricano merci e beni da export: giocattoli per la McDonald’s, scarpe per Nike e Puma... Il lavoro forzato, gratuito, arricchisce il regime e le direzioni delle carceri. Per questo il Laogai non viene chiuso».
    Ma Pechino nega.
    «Nega. Ma l’agosto scorso un giornale importante, il South China Morning Post, ha raccontato che sei grandi banche occidentali - dalla Deutsche Bank alla Merril Lynch, da Morgan Stanley alla Union de Banques Suisses, avevano comprato il pacchetto azionario della “Henan Rebecca”: è una fabbrica di parrucche con capelli veri, la più grande del mondo. Ma non è una ditta: è il Campo di rieducazione n.3 di Henan, con migliaia di “lavoratori” che sono forzati. Fanno turni dalle cinque del mattino fino alle due del mattino seguente, per smaltire gli ordinativi. E forniscono anche la materia prima: i capelli per le parrucche, sono i loro».
    Ma almeno, tornando in Cina in questi anni, non ha visto che la vita è migliorata?
    «È migliorata per un piccolissimo strato di funzionari del Partito e di “industriali” che sono spesso collegati al Partito. Ma la massima parte della popolazione non guadagna nulla dal boom economico. Se non turni di lavoro da 80 ore settimanali, e salarti da fame che nemmeno, spesso, vengono pagati. Ci sono centinaia di milioni di cinesi che reclamano paghe arretrate. La libertà religiosa è nulla, 30 milioni di cattolici vivono sotto il tallone della polizia, 100 mila preti e religiosi sono i galera o uccisi, la gente ha paura del sistema giudiziario... Chi guadagna dal boom? I privilegiati del regime e le multinazionali».
    In Europa, e in Italia, c’è chi parla di imporre forti dazi alle merci cinesi.
    «Non servono e non bastano. La differenza tra il costo del lavoro in Cina e quella nell’Occidente, dove vige la libertà sindacale, è così enorme, che le merci cinesi resteranno sempre competitive. Quel che serve è costringere Pechino a chiudere i Laogai, a far finire il lavoro forzato; ed obbligare le aziende occidentali a rivelare “dove” producono in Cina. Come stanno cominciando a fare gli Stati Uniti».
    Gli Stati Uniti?
    «Il 9 novembre un deputato americano, Frank Wolf, ha presentato una proposta al Congresso. Questa proposta di risoluzione impegna il governo Usa ad applicare le sue stesse leggi, che proibiscono l’importazione di merci prodotte con lavoro forzato; invita il governo americano a denunciare, in accordo col parlamento europeo, il sistema concentrazionario cinese davanti alla Corte per i Diritti Umani; esige che il governo cinese dia tutte le informazioni sui suoi campi di lavoro, e che permetta ispezioni nei campi. E chiede infine un’inchiesta internazionale sul Laogai».
    Temo che quella proposta sarà respinta. Bush sta per andare in visita a Pechino per fare accordi commerciali.
    «Invece no. La “proposta Wolf ” è stata presentata il 9 novembre, ed ha già ottenuto l’appoggio di un grande numero di parlamentari, fra cui Nancy Pelosi, la capo-gruppo democratica. La risoluzione Wolf ha buone possibilità di diventare legge, e assai presto. Forse Bush dovrà andare a Pechino portando, anziché favorevoli aperture commerciali, quella legge».

    di MAURIZIO BLONDET
    La Padania [Data pubblicazione: 13/11/2005]


    3


    BERT DORENBOS

    Medico Olandese promotore ad AMSTERDAM di una marcia antiabortista
    contrario ad eutanasia e schifezze biogenetiche che trasformo anche nel simbolo della vittoria dell'astensione contro i merdosi referendum pannelliani in Italia e più in generale di quell'Europa che si ribella alle unioni contro natura e a tutti gli obbrobri mondialisti contro la vita


    Bioetica (29 dicembre 2005)
    Le mani sulla vita, i primi dubbi dell'Olanda
    do Paolo M. Alfieri

    Cosa c’è di più sconvolgente che assistere, impotenti, all’immagine di una vita che si spezza? Cosa c’è di più straziante che ascoltare l’urlo silenzioso di quell’essere cui viene negato il diritto a vivere? È stato proprio quell’urlo, immortalato dal dottor Bernard Nathanson nel video «The silent scream» – nel quale viene mostrato con la tecnica degli ultrasuoni cosa succede al feto durante un aborto –, a spingere Bert Dorenbos e sua moglie Willy, olandesi, a fondare «Schreeuw om leven» (letteralmente «Urlare per la vita»), un’associazione che, partendo dall’interruzione volontaria di gravidanza, ha poi allargato il suo raggio d’azione in difesa della vita ad altre tematiche quali l’eutanasia e l’ingegneria genetica.

    L’impegno di «Schreeuw om leven» è solo la spia di un nuovo dibattito sulla vita che sta facendo breccia nella società olandese. È un dibattito che lascia intravedere inediti spiragli nel Paese che per primo al mondo ha liberalizzato l’eutanasia, e che da sempre è ritenuto alla stregua di un laboratorio rispetto ai principali nodi della bioetica. È una sfida, quella delle associazioni per la vita olandesi, che a molti in fondo appare come una metafora di questo Paese sorto al di sotto del livello del mare, e che per la vita ha sempre dovuto lottare contro la minaccia di essere sommerso dalle acque.

    "Nella società olandese si registra sicuramente un cambiamento rispetto al passato, un’apertura maggiore al dubbio sulle questioni della vita, che prima erano viste quasi come un’esclusiva della scienza», sottolinea Bert Dorenbos ad Avvenire. «C’è una richiesta di cambiamento crescente, una maggiore sensibilità sul tema dell’aborto, che continua a danneggiare molte giovani. L’eutanasia è l’uccisione di un essere umano, l’aborto la soppressione di un essere umano non ancora nato. Le associazioni per la vita si battono molto per far passare questi messaggi».
    Lo scorso 10 dicembre, nel 57° anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la passione e l’impegno di «Schreeuw om leven» hanno trascinato tantissime persone a percorrere le strade di Amsterdam per una inedita «Marcia per la vita». «È stato un momento decisivo – sottolinea Dorenbos –. Abbiamo capito che i princìpi che noi difendiamo sono importanti per molti olandesi, anche quelli che non sono direttamente impegnati in questo ambito».

    La manifestazione è poi sfociata in un sit-in nel centro della capitale, conclusosi con la firma da parte di esponenti della società civile di una ««Proclamazione universale sui diritti dell’uomo e sulla vita», caratterizzata dallo slogan «Scegli la vita, così vivrai».
    La marcia è stata il punto di arrivo di una conferenza internazionale organizzata da «Schreeuw om leven» e tenutasi all’Aja dal 7 al 9 dicembre. Tre giorni fitti di incontri, durante i quali il dibattito sulle questioni bioetiche (e in particolare quello sull’aborto) è stato affrontato da diverse prospettive, mediche, giuridiche e religiose. «Ognuno degli esperti intervenuti ha dato un rilevante contributo alla discussione generale, consentendoci di fornire all’opinione pubblica importanti strumenti di riflessione su tutti i temi che riguardano la vita», osserva Dorenbos.

    Il fondatore dell’associazione sottolinea che i politici olandesi tendono a mantenere posizioni molto liberali sui temi della bioetica, quando invece negli ambienti scientifici si sta sviluppando un nuovo dibattito sulle questioni morali. «Lentamente in molti preferiscono abbandonare l’approccio materialistico della scienza e concentrare la loro attenzione sui valori etici. Io stesso ho esortato alcuni medici cristiani a sostenere i propri princìpi morali, a non separare quella che è l’attività scientifica dalle proprie convinzioni etiche».
    Convinzioni che non sono, evidentemente, uguali per tutti. Lo scorso anno il Parlamento olandese concesse il via libera all’eutanasia anche nei confronti dei minori di 12 anni. Quando intervistammo per Avvenire il dottor Eduard Verhagen della clinica universitaria di Groningen, responsabile delle trattative che portarono all’adozione del protocollo governativo, egli sottolineò che per un medico «la sofferenza non è un’opzione». «Questa dichiarazione non ha senso – ribatte oggi Dorenbos –. Non si può decidere di escludere l’aspetto della sofferenza dalla nostra esistenza. Tutti abbiamo diritto a un trattamento medico accurato fino all’ultimo istante di vita, anche i bambini che soffrono di gravi malformazioni e che non possono essere considerati "inferiori". Il protocollo è servito soltanto a garantire ai medici una maggiore libertà e protezione da qualsiasi provvedimento giudiziario nei loro confronti"».

    Riguardo al tema della clonazione, infine, Dorenbos spiega che «una certa mentalità utilitaristica si sta insinuando nel dibattito sulle possibilità umane». «Per questo motivo la nostra proposta è di porre una serie di limiti chiari. Una cosa è possedere le conoscenze mediche, altra è metterle in pratica nel modo sbagliato. Quello che è possibile, insomma, non è sempre accettabile, né qualcosa di cui ci sia per forza necessità». Per Dorenbos bisogna sostanzialmente evitare di lasciarsi affascinare dal lato oscuro del progresso scientifico: «L’uomo non può costruire, distruggere o manipolare altri uomini – conclude – ma impegnarsi a proseguire nel suo cammino secondo criteri di moralità, anche quando si trova in momenti di difficoltà e incertezza».


    4

    Irans president Mahoud Ahmadinejad
    Trionfatore alle elezioni Iraniane di giugno e dipinto come bieco reazionario ,
    nomina una donna come ministro, e si scaglia contro Israele e l'entità sionista come ai bei vecchi tempi di Komehini.Dopo accordi segreti con la Russia sul nucleare rischia seriamente di far diventare l'Iran un baluardo antimondialista vs gli USA nel 2006.


    5.

    Philippe De Villiers

    Chef del movimento per la Francia ,cattolico e nazionalista alleato della LNP nel gruppo Europeo Indipendenza e Democrazia vero vincitore del NO della Francia alla costituzione Europea del 29-5 2005 e simbolo della Francia Vandeana e Vichista, ma anche del francese medio in genere che al grido di merde a tout le monde affossa l'indegna e massonica costituzione N€UROPEA

    http://www.mpf-villiers.com/ MOUVEMENT POUR LA FRANCE

    •   Alt 

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  2. #2
    Totila
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    dorenbos

  3. #3
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    Chavez e Moreno ve li siete scordati? Magari un giorno fanno causa comune con Lula e allora sono caxxi amari per i merikani

  4. #4
    Fieramente Leghista
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    Ho votato Irving così per pura solidarietà verso l'ennesima vittima clamorosa del pensiero unico politically correct, ma sinceramente non so proprio se possa essere fatto rientrare nell'etnonazionalismo da un punto di vista politico-ideale? Poi alcuni personaggi citati non li conosco per niente, quindi non saprei giudicare. Però sinceramente metterci dentro l'integralista islamico iraniano mi pare un po' troppo, cosa avrebbe di etnonazionalista? Solo il fatto che è antiamericano e antisraele? Bè, mi sembra una definizione di etnonazionalismo un po' troppo allargata, se è così potremmo metterne dentro di gente, nell'etnonazionalismo... Invece Philippe De Villiers, per quel poco che ne so, dovrebbe essere meritevole di interesse.

  5. #5
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    PUTIN ...Europeo (di probabili ascendenze venete), ha distrutto il potere degli oligarchi, sta riarmando la Russia,geopoliticamente si sta muovendo benissino.

  6. #6
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    Avrei potuto proporre una ventina di personaggi,ma non volevo appesantire il tread e inoltre ho voluto proporre un personaggio interessante per ogni argomento etno e per ogni avvenimento chiave del 2005.
    Prego i moderatori di lasciare in rilievo il tread per qualche giorno.

  7. #7
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da Mitteleuropeo
    Chavez e Moreno ve li siete scordati? Magari un giorno fanno causa comune con Lula e allora sono caxxi amari per i merikani
    ___________________________

    Te che voti per Illy...hai capito tutto.

  8. #8
    decolonizzare l'immaginario
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    Ho votato Philippe de Villiers, che mi sembra il più rispondente alla domanda del sondaggio.
    Su Putin, sono d'accordo con der, è molto, molto abile, il migliore in Europa.

  9. #9
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    Scelta difficile...voto Mahoud Ahmadinejad, anche se sia Philippe De Villiers che Bert Dorenbos sono ottimi (anche se meglio di loro in Europa è Lukashenko ).
    <p><center>Europa Dei Popoli!
    http://www.slowplayers.org/SBSP/images/Animated_Scots_Flag.gif<p><center>

  10. #10
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