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  1. #1
    Ecogiustiziere Insubre
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    Articolo rivelatore del bellerianesimo?

    Qui sotto riporto un articolo pubblicato a pag. 4 de "Il Federalismo" di martedì 27.12.2005, di tale Augusto Zuliani (che scrive costantemente su tale rivista...)

    (N.B.: Il grassetto nel corpo dell'articolo è un'evidenziazione fatta da me)




    Val di Susa: sul primo binario in Prima Linea

    Che la Valle fosse diventata laboratorio privilegiato per la costruzione di un movimento sedizioso era noto da anni. Ma si deve conoscere l’humus culturale e teologico-ideologico diffuso nel Piemonte occidentale dei valdesi. Come il governatore Bresso
    “Ben scavato vecchia talpa”, il noto adagio della vulgata marxista oggi si attaglia perfettamente alle vicende della Val di Susa, tanto più che in questo caso la “lotta rivoluzionaria” riguarda proprio una galleria, oggetto di proteste dei valligiani. Da tempo infatti gli agit-prop post-moderni hanno abbandonato la mitologia operaista per dedicarsi a “iniziative sul territorio”, nidificando là dove potevano emergere problemi di “compatibilità ambientale” o più generalmente legati all’ideologia ecologista. Che poi la Val di Susa fosse diventata un laboratorio privilegiato per la costruzione di un movimento sedizioso era noto da anni, come peraltro hanno rivelato in modo irridente alcuni capetti del movimento no-Tav, insufflati, secondo le dichiarazioni del ministro Pisanu, anche da qualche reduce degli anni di piombo, quando la Val di Susa annoverava tra i suoi prodotti tipici un “allevamento” di Prima Linea.
    Un lavorio che ha ben pagato, raggiungendo tre importanti obiettivi: aggravare le contraddizioni esistenti nelle forze di sinistra, sia a livello locale che nazionale, come ha sottolineato Gianni Baget Bozzo (Panorama 22.XII. 2005 ), costringere il Governo a venire a patti con l’illegalità, scegliendo la via della dilazione e della concertazione, infine, mettere in difficoltà la Lega o almeno quei suoi settori che dello slogan “Padroni a casa nostra” avevano fatto, in modo riduttivo, un principio fondante del messaggio e dell’azione politica del Movimento. Chi ha seguito in quei giorni le trasmissioni di Radio Padania Libera ha potuto cogliere un certo smarrimento di alcuni militanti e simpatizzanti che telefonavano alla redazione, lo stesso intervento del presidente leghista della Comunità montana dell’Alta Valsusa rivelava come fosse difficile contemperare la difesa di un ruggente ed enfatizzato localismo con gli interessi generali che riguardano in primis, ricordiamolo, il destino economico di tutte le Regioni padane.
    Non è un caso che la protesta no-Tav sia stata scatenata pochi giorni dopo la manifestazione nazionale della Lega a Torino, a voler dimostrare che l’autentica difesa del territorio è appannaggio di un variegato fronte sedizioso drappeggiato con le bandiere rosse o quelle arcobaleno, benedetto da qualche pretino che facendo suonare le campane, pensava di difendere la valle contro i musulmani saraceni che, proprio in quella terra, intorno al Mille, fecero alcune incursioni.
    I fatti della Valsusa temiamo si possano ripetere con le più varie motivazioni in altre realtà del Nord proprio per dimostrare, in vista delle prossime elezioni politiche e del referendum, l’effetto disgregante della riforma federale e nel contempo sottrarre consensi alla Lega denunciandone l’incapacità a tradurre nei fatti, magari anche con azioni clamorose e illegali, la sua politica di difesa e valorizzazione del territorio e delle comunità che vi abitano.
    È una sfida temibile cui va data una risposta sferzante: nello Stato federale, in via di costruzione, non c’è posto per forme di anarchismo territoriale, né tantomeno per soviet in salsa “verde” o arcobaleno. Chi vuole balcanizzare il Nord, creando una sorta di Slovenie o Croazie padane, deve sapere che troverà nella Lega un nemico irriducibile.
    La prima cosa da fare per contrastare questo disegno è agire sul terreno dell’informazione, dissolvendo le fumisterie ideologiche che decantano i vantaggi di un’era premoderna, una sorta di Arcadia, esistita solo nella fantasia dei poeti, poi denunciare stravolgimenti e falsificazioni dei dati tecnici e sanitari, come si è verificato impunemente in Valsusa e in varie altre situazioni.
    Questa azione deve andare di conserva con una vasta e capillare opera di diffusione delle conoscenze su tutto ciò che comporta realizzare una grande opera pubblica per un determinato territorio e per i suoi cittadini, vantaggi e svantaggi, riduzione dei danni ed eventuali indennizzi, creando un canale permanente di comunicazione bidirezionale tra le comunità e tutti coloro che, a vari livelli, hanno la responsabilità operativa, per esaminare e risolvere puntualmente e rapidamente, gli eventuali problemi sorti in corso d’opera, sapendo però che ogni attività presenta comunque un alea che non si può individuare e quantificare a priori.
    Il rischio fa parte della vita e riguarda tutti i suoi aspetti, da quello economico a quello sanitario, si tratta di misurarne, nei limiti umani del possibile, la sua sostenibilità nel contesto più ampio.
    Vale infine la pena ricordare un episodio significativo delle giornate valsusine: dopo aver invaso il cantiere, i no-Tav hanno intonato l’Inno di Mameli, a sottolineare la loro vocazione patriottica - proprio mentre la Lega si dà una proiezione nazionale decidendo di presentarsi ufficialmente nel Sud - che si era già tradotta nel bastonare poliziotti e carabinieri, accolti, ricordiamolo, all’infame grido di “Nassiriya!”, da solo sufficiente a squalificare qualunque causa.
    Per comprendere meglio
    come si sia potuto sviluppare e gonfiare, nel corso degli anni, l’affaire Tav in Val di Susa, con quali suggeritori e quali appoggi, sarebbe necessario anche descrivere l’humus culturale e “teologico-ideologico” diffuso in quel Piemonte occidentale che comprende anche la Val Chisone, la Val San Martino o Germanasca e soprattutto la Val Pellice, culla delle comunità valdesi, che hanno influenzato le vicende politiche e culturali di tutta l’area e ben oltre. Un humus che ha favorito sorprendenti relazioni come quelle strette da ambienti valdesi con le reti massoniche piemontesi, nazionali e internazionali. (Augusto Comba, Valdesi e Massoneria. Due minoranze a confronto, Claudiana, Torino 2000. L’autore, un valdese, è stato anche per nove anni membro della Giunta del Grande Oriente d’Italia).
    Una storia intrigante che spiega alcune cose strane, come ad esempio, la dichiarazione fatta, poco prima che scoppiasse il caso Tav, dal governatore Mercedes Bresso di preferire, qualora proprio avesse dovuto scegliere una confessione religiosa, l’adesione al movimento valdese piuttosto che alla Chiesa cattolica. Non vogliamo fare della dietrologia, ma neanche essere considerati “come dei gattini ciechi”, per cui su tutta questa vicenda, Tav No-Tav, ci torneremo.

    Augusto Zuliani
    Iunthanaka
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  2. #2
    piemonteis downunder
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    A-L-L-U-C-I-N-A-N-T-E

    A parte i passi che hai sottolineato tu, e a parte lo stile di scrittura che sembra quello del tema di un ragazzino di 1' superiore, non di un giornalista professionista, quello che e' allucinante e' che adesso ci si butta sul fantomatico complotto comunist-massonic-valdese. Ca**o, i valdesi sono li' a casa loro da secoli. La cultura valdese e' una delle migliori culture e tradizioni padane ed europee, da rispettare e valorizzare. Anzi, dovrebbero essere proprio un esempio classico di comunita' popolare per cui si dovrebbe battere un movimento autonomista. I valdesi hanno rotto con la chiesa di roma proprio in nome del loro spirito di liberta', indipendenza e onesta' tipico delle valli alpine. Fra Dolcino era un altro esempio a riguardo. Incarnano l'essenza stessa della padanita'.

    I valdesi sono stati perseguitati per secoli. Ad esempio, migliaia sono stati uccisi proprio da quel Pio V nuovo eroe dei don-ugo-carandini e giulio-ferrari di turno.
    Cosa vogliono fare sti dementi, lanciare da roma la nuova crociata anti-valdese in nome della santa romana chiesa, per dare una "risposta sferzante" a chi osa protestare contro le decisioni romane? (Le "risposte sferzanti" si danno nei regimi fascisti e comunisti...)

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    A-L-L-U-C-I-N-A-N-T-E

    A parte i passi che hai sottolineato tu, e a parte lo stile di scrittura che sembra quello del tema di un ragazzino di 1' superiore, non di un giornalista professionista, quello che e' allucinante e' che adesso ci si butta sul fantomatico complotto comunist-massonic-vadese. Ca**o, i valdesi sono li' a casa loro da secoli. La cultura valdese e' una delle migliori culture e tradizioni padane ed europee, da rispettare e valorizzare. Anzi, dovrebbero essere proprio un esempio classico di comunita' popolare per cui si dovrebbe battere un movimento autonomista. I valdesi hanno rotto con la chiesa di roma proprio in nome del loro spirito di liberta', indipendenza e onesta' tipico delle valli alpine. Fra Dolcino era un altro esempio a riguardo. Incarnano l'essenza stessa della padanita'.

    I valdesi sono stati perseguitati per secoli. Ad esempio, migliaia sono stati uccisi proprio da quel Pio V nuovo eroe dei don-ugo-carandini e giulio-ferrari di turno.
    Cosa vogliono fare sti dementi, lanciare da roma la nuova crociata anti-valdese in nome della santa romana chiesa, per dare una "risposta sferzante" a chi osa protestare contro le decisioni romane? (Le "risposte sferzanti" si danno nei regimi fascisti e comunisti...)
    Da rilievo.
    La mia simpatia a Frà Dolcino.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Iunthanaka

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    Qui sotto riporto un articolo pubblicato a pag. 4 de "Il Federalismo" di martedì 27.12.2005, di tale Augusto Zuliani (che scrive costantemente su tale rivista...)

    (N.B.: Il grassetto nel corpo dell'articolo è un'evidenziazione fatta da me)




    Val di Susa: sul primo binario in Prima Linea

    Che la Valle fosse diventata laboratorio privilegiato per la costruzione di un movimento sedizioso era noto da anni. Ma si deve conoscere l’humus culturale e teologico-ideologico diffuso nel Piemonte occidentale dei valdesi. Come il governatore Bresso
    “Ben scavato vecchia talpa”, il noto adagio della vulgata marxista oggi si attaglia perfettamente alle vicende della Val di Susa, tanto più che in questo caso la “lotta rivoluzionaria” riguarda proprio una galleria, oggetto di proteste dei valligiani. Da tempo infatti gli agit-prop post-moderni hanno abbandonato la mitologia operaista per dedicarsi a “iniziative sul territorio”, nidificando là dove potevano emergere problemi di “compatibilità ambientale” o più generalmente legati all’ideologia ecologista. Che poi la Val di Susa fosse diventata un laboratorio privilegiato per la costruzione di un movimento sedizioso era noto da anni, come peraltro hanno rivelato in modo irridente alcuni capetti del movimento no-Tav, insufflati, secondo le dichiarazioni del ministro Pisanu, anche da qualche reduce degli anni di piombo, quando la Val di Susa annoverava tra i suoi prodotti tipici un “allevamento” di Prima Linea.
    Un lavorio che ha ben pagato, raggiungendo tre importanti obiettivi: aggravare le contraddizioni esistenti nelle forze di sinistra, sia a livello locale che nazionale, come ha sottolineato Gianni Baget Bozzo (Panorama 22.XII. 2005 ), costringere il Governo a venire a patti con l’illegalità, scegliendo la via della dilazione e della concertazione, infine, mettere in difficoltà la Lega o almeno quei suoi settori che dello slogan “Padroni a casa nostra” avevano fatto, in modo riduttivo, un principio fondante del messaggio e dell’azione politica del Movimento. Chi ha seguito in quei giorni le trasmissioni di Radio Padania Libera ha potuto cogliere un certo smarrimento di alcuni militanti e simpatizzanti che telefonavano alla redazione, lo stesso intervento del presidente leghista della Comunità montana dell’Alta Valsusa rivelava come fosse difficile contemperare la difesa di un ruggente ed enfatizzato localismo con gli interessi generali che riguardano in primis, ricordiamolo, il destino economico di tutte le Regioni padane.
    Non è un caso che la protesta no-Tav sia stata scatenata pochi giorni dopo la manifestazione nazionale della Lega a Torino, a voler dimostrare che l’autentica difesa del territorio è appannaggio di un variegato fronte sedizioso drappeggiato con le bandiere rosse o quelle arcobaleno, benedetto da qualche pretino che facendo suonare le campane, pensava di difendere la valle contro i musulmani saraceni che, proprio in quella terra, intorno al Mille, fecero alcune incursioni.
    I fatti della Valsusa temiamo si possano ripetere con le più varie motivazioni in altre realtà del Nord proprio per dimostrare, in vista delle prossime elezioni politiche e del referendum, l’effetto disgregante della riforma federale e nel contempo sottrarre consensi alla Lega denunciandone l’incapacità a tradurre nei fatti, magari anche con azioni clamorose e illegali, la sua politica di difesa e valorizzazione del territorio e delle comunità che vi abitano.
    È una sfida temibile cui va data una risposta sferzante: nello Stato federale, in via di costruzione, non c’è posto per forme di anarchismo territoriale, né tantomeno per soviet in salsa “verde” o arcobaleno. Chi vuole balcanizzare il Nord, creando una sorta di Slovenie o Croazie padane, deve sapere che troverà nella Lega un nemico irriducibile.
    La prima cosa da fare per contrastare questo disegno è agire sul terreno dell’informazione, dissolvendo le fumisterie ideologiche che decantano i vantaggi di un’era premoderna, una sorta di Arcadia, esistita solo nella fantasia dei poeti, poi denunciare stravolgimenti e falsificazioni dei dati tecnici e sanitari, come si è verificato impunemente in Valsusa e in varie altre situazioni.
    Questa azione deve andare di conserva con una vasta e capillare opera di diffusione delle conoscenze su tutto ciò che comporta realizzare una grande opera pubblica per un determinato territorio e per i suoi cittadini, vantaggi e svantaggi, riduzione dei danni ed eventuali indennizzi, creando un canale permanente di comunicazione bidirezionale tra le comunità e tutti coloro che, a vari livelli, hanno la responsabilità operativa, per esaminare e risolvere puntualmente e rapidamente, gli eventuali problemi sorti in corso d’opera, sapendo però che ogni attività presenta comunque un alea che non si può individuare e quantificare a priori.
    Il rischio fa parte della vita e riguarda tutti i suoi aspetti, da quello economico a quello sanitario, si tratta di misurarne, nei limiti umani del possibile, la sua sostenibilità nel contesto più ampio.
    Vale infine la pena ricordare un episodio significativo delle giornate valsusine: dopo aver invaso il cantiere, i no-Tav hanno intonato l’Inno di Mameli, a sottolineare la loro vocazione patriottica - proprio mentre la Lega si dà una proiezione nazionale decidendo di presentarsi ufficialmente nel Sud - che si era già tradotta nel bastonare poliziotti e carabinieri, accolti, ricordiamolo, all’infame grido di “Nassiriya!”, da solo sufficiente a squalificare qualunque causa.
    Per comprendere meglio
    come si sia potuto sviluppare e gonfiare, nel corso degli anni, l’affaire Tav in Val di Susa, con quali suggeritori e quali appoggi, sarebbe necessario anche descrivere l’humus culturale e “teologico-ideologico” diffuso in quel Piemonte occidentale che comprende anche la Val Chisone, la Val San Martino o Germanasca e soprattutto la Val Pellice, culla delle comunità valdesi, che hanno influenzato le vicende politiche e culturali di tutta l’area e ben oltre. Un humus che ha favorito sorprendenti relazioni come quelle strette da ambienti valdesi con le reti massoniche piemontesi, nazionali e internazionali. (Augusto Comba, Valdesi e Massoneria. Due minoranze a confronto, Claudiana, Torino 2000. L’autore, un valdese, è stato anche per nove anni membro della Giunta del Grande Oriente d’Italia).
    Una storia intrigante che spiega alcune cose strane, come ad esempio, la dichiarazione fatta, poco prima che scoppiasse il caso Tav, dal governatore Mercedes Bresso di preferire, qualora proprio avesse dovuto scegliere una confessione religiosa, l’adesione al movimento valdese piuttosto che alla Chiesa cattolica. Non vogliamo fare della dietrologia, ma neanche essere considerati “come dei gattini ciechi”, per cui su tutta questa vicenda, Tav No-Tav, ci torneremo.

    Augusto Zuliani
    Ma il Federalismo non rappresentava la speranza di un informazione "alternativa"?

  5. #5
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    Zuliani? Ma guardate un po', se ne parla qui...:

    http://www.cattiviragazzi.org/biogra...onomi_aldo.htm

    Un piccolo estratto: Nel 1980 [Bonomi] realizza anche la rivista Strategie con Primo Moroni (riferimento milanese dell'area vicina ad Autonomia e fondatore della libreria Calusca) e Augusto Zuliani (personaggio di secondo piano, sospettato peraltro di collaborazione con Servizi segreti stranieri). Zuliani è stato collaboratore del mensile della Fiom CGIL "Il Metallurgico" sino ai primi anni Novanta, oggi scrive sulla rivista nazionalcomunitarista (variante linguistica del nazionalsocialismo) Orion e su La Padania, il giornale della Lega di Bossi, e ha scritto il più lungo e preciso necrologio di Primo Moroni, sempre su Orion.

    Iunthanaka
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  6. #6
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  7. #7
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    nello Stato federale, in via di costruzione, non c’è posto per forme di anarchismo territoriale.
    -------------------------------------------------------------------------

    Opporsi a un'opera inutile, fatta eccezione per chi la costruisce, che mette a repentaglio la vita di migliaia di persone già provate da un'incidenza anormale di forme tumorali è liquidato come anarchismo territoriale?
    Bah...

  8. #8
    piemonteis downunder
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    Si', lo Zuliani e' collaboratore di Orion, partecipa anche a vari convegni della rivista. Su Orion scrivono essenzialmente solo relitti neofascisti reduci dagli anni '70 (l'equivalente di destra di Lotta Continua, dall'altra parte), assieme a cattolici retrivi ultra-integralisti. Li accomuna il fatto che entrambi (fascisti e ultra-destra cattolica) sono presunti difensori di una presunta morale comunitaria tradizionale da imporre a tutti, e attribuiscono tutti i mali del mondo all'immenso complotto comunist-liberal-gay
    -femminist-laic-protestant-masson-pippo-pluto-ecc.

    Quando tizi come Zuliani o Giulio Ferrari scrivono contro il risorgimento, non lo fanno per difendere principi di liberta' e democrazia, o anche solo efficienza amministrativa... lo fanno perche' non hanno ancora perdonato all'itaglia il "crimine" di aver tolto il potere temporale a quel santo di Pio IX & santa romana chiesa, e aver aver aperto la strada alla laicizzazione del popolo itagliano (che e' invece l'unica cosa buona fatta dall'itaglia).

    Guarda caso, i collaboratori di Orion prima o poi finiscono tutti assunti a La Padania (tramite il loro amico infiltrato Giulio Ferrari che fa il "traghettatore") e gli altri media leghisti. Il che da' un'idea di dove sia finito il movimento...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke

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    Si', lo Zuliani e' collaboratore di Orion, partecipa anche a vari convegni della rivista. Su Orion scrivono essenzialmente solo relitti neofascisti reduci dagli anni '70 (l'equivalente di destra di Lotta Continua, dall'altra parte), assieme a cattolici retrivi ultra-integralisti. Li accomuna il fatto che entrambi (fascisti e ultra-destra cattolica) sono presunti difensori di una presunta morale comunitaria tradizionale da imporre a tutti, e attribuiscono tutti i mali del mondo all'immenso complotto comunist-liberal-gay
    -femminist-laic-protestant-masson-pippo-pluto-ecc.

    Quando tizi come Zuliani o Giulio Ferrari scrivono contro il risorgimento, non lo fanno per difendere principi di liberta' e democrazia, o anche solo efficienza amministrativa... lo fanno perche' non hanno ancora perdonato all'itaglia il "crimine" di aver tolto il potere temporale a quel santo di Pio IX & santa romana chiesa, e aver aver aperto la strada alla laicizzazione del popolo itagliano (che e' invece l'unica cosa buona fatta dall'itaglia).

    Guarda caso, i collaboratori di Orion prima o poi finiscono tutti assunti a La Padania (tramite il loro amico infiltrato Giulio Ferrari che fa il "traghettatore") e gli altri media leghisti. Il che da' un'idea di dove sia finito il movimento...
    In verita' tal Zuliani non scrive sulla Padania da piu' di 4 anni mentre collabora con il Federalismo che doveva rappresentare un'informazione "alternativa" e tanto acclamata e pubblicizzata....

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke

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    e attribuiscono tutti i mali del mondo all'immenso complotto comunist-liberal-gay-femminist-laic-protestant-masson-pippo-pluto-ecc.
    "tutti i mali del mondo" è probabilmente un azzardo, ma si potrebbe tentare comunque di farlo, ipotizzando una percentuale............




 

 
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