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Rif: Da Marx a Heidegger
Considerando che va anzitutto letto Engels per paragoni di questo tipo, sono daccordo con la disamina che mi ha preceduto. L'antipositivismo e l'antifinalismo accomunano efficacemente Marx ed Engels ad Heidegger. La metafisica classica e il pensiero moderno erano per quest'ultimo alla base dell'oblio dell'Essere, della confusione fra Essere ed Ente, per cui in ultima istanza la metafisica classica da Platone in poi si riduceva ad una "fisica" mascherata. In Marx ed Engels (Manoscritti economico filosofici ma soprattutto Dialettica della Natura) l'alienazione coincide con secoli di deviazione teoretica che hanno determinato il conflitto tra natura e uomo, tra necessità e libertà, ponendo l'uomo al di fuori di sè stesso e della sua natura di essere sociale, che, rispetto a tutti gli altri esseri materiali viventi, ha la facoltà di dominare la natura, ma di dominarla - sostiene Friedrich Engels - NON come un paese conquistatore domina sulle sue colonie. Engels ricorda che noi costituiamo un Tutt'Uno con la natura, la quale ad ogni passo ci rammenta che le nostre conquiste e le nostre conoscenze sono possibili ma solo nel breve arco cronologico.
Siamo molto vicini per un contatto che io vedrei in Eraclito.
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Rif: Da Marx a Heidegger
Citazione:
Originariamente Scritto da
Stalinator
In Marx ed Engels (Manoscritti economico filosofici ma soprattutto Dialettica della Natura) l'alienazione coincide con secoli di deviazione teoretica che hanno determinato il conflitto tra natura e uomo, tra necessità e libertà, ponendo l'uomo al di fuori di sè stesso e della sua natura di essere sociale, che, rispetto a tutti gli altri esseri materiali viventi, ha la facoltà di dominare la natura, ma di dominarla - sostiene Friedrich Engels - NON come un paese conquistatore domina sulle sue colonie.
Perché no? :conf:
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Rif: Da Marx a Heidegger
Citazione:
Originariamente Scritto da
Lord Kitchener
Perché no? :conf:
Perchè lui porta l'esempio di come antichi popoli abbiano per comodità disboscato ma che poi secoli dopo abbiano pagato a caro prezzo questi disboscamenti, e di episodi simili. La natura in sostanza ci ricorda che ad ogni passo che facciamo nel progresso scientifico corrispondono cambiamenti ed evoluzioni cui noi esseri umani stessi siamo soggetti: è per questo che Engels fu il più grande antipositivista e antimeccanicista del suo tempo. Non a caso Marx ed Engels furono forse i primi a capire l'importanza di Darwin nell'immediatezza della pubblicazione dei suoi studi sull'evoluzione.
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Rif: Da Marx a Heidegger
Per una critica dell'ontologia dei fondamenti di Heidegger consiglio "Dialettica Negativa" di Adorno, il che poi dal suo punto di vista si traduce in una critica di ogni ontologia in quanto la dialettica adorniana dovrebbe configurarsi come logica della disgregazione e quindi antisistemica per eccellenza. Al di là dei molti accenti romantici di quest'opera matura (anche se molti abbozzi risalgono a quando era studente) come p. es. l'idea di un comunismo in quanto frutto di scambio giusto, è pregnante la sua critica ad Heidegger (che conduce anche in alcune lezioni raccolte nel volume "Terminologia Filosofica"); l'ontologia dei fondamenti è un riecheggiare - in piena modernità - di urla ancestrali, un'ossessionata ricerca dell'origine quando origine non si dà mai in questo senso sciatto di causa (essendo la causalità sempre strutturata ed in ultima analisi metonimica); alla fine Heidegger è costretto a mortificare totalmente Hegel (pur in un certo senso tirando le conseguenze implicite dell'hegelismo in quanto idealismo assoluto) e non può che cadere nel culto (comune a tutti i pensieri arcaici come l'induismo) dell'Essere originario in quanto assoluta perfezione, il che (e qui Adorno coglie nel segno) equivale a dover-poter continuamente ripetere "essere, essere, essere" come fosse una formula totemica. Dove stia Marx in questo guazzabuglio lo sa solo l'autore di questo articolo; non è criticando la modernità che si svela il senso del marxismo (in questo è possibile trovare similitudini con ogni pensatore che non sia piattamente adagiato sull'esistente), il suo senso sta nello scoprire le relazioni che legano uomini e uomini e uomini e cose in questo particolare angolo di tempo detto capitalismo, e scoprire le relazioni vuol dire già proiettarsi nella nuova società (questo è il marxismo, lo scoprire il futuro nel presente); Heidegger invece porta avanti una critica della modernità reazionaria (non a caso simile al populismo nazista) in quanto fautrice del ritorno alle origini (impossibile per definizione).
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Rif: Da Marx a Heidegger
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Originariamente Scritto da
Stalinator
Perchè lui porta l'esempio di come antichi popoli abbiano per comodità disboscato ma che poi secoli dopo abbiano pagato a caro prezzo questi disboscamenti, e di episodi simili. La natura in sostanza ci ricorda che ad ogni passo che facciamo nel progresso scientifico corrispondono cambiamenti ed evoluzioni cui noi esseri umani stessi siamo soggetti: è per questo che Engels fu il più grande antipositivista e antimeccanicista del suo tempo. Non a caso Marx ed Engels furono forse i primi a capire l'importanza di Darwin nell'immediatezza della pubblicazione dei suoi studi sull'evoluzione.
Ma perché, Darwin non riconduce definitivamente l'uomo alla sua essenza biologica, liquidando ogni spiritualismo?
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Rif: Da Marx a Heidegger
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Originariamente Scritto da
Matteo
Heidegger invece porta avanti una critica della modernità reazionaria (non a caso simile al populismo nazista) in quanto fautrice del ritorno alle origini (impossibile per definizione).
Questa te la potevi risparmiare. Notare che Adorno, come Levinas e tanti altri, erano ebrei e che, dopo la guerra, nutrivano un odio irrazionale e vergognoso nei confronti di Heidegger solo per la sua adesione nel 1933 al nazismo (come avvenne per il 95% della popolazione tedesca fra l'altro).
Per il resto dì ciò che vuoi, ma basta con l'equiparazione tra il nazismo ed Heidegger. E' un atteggiamento ridicolo che ci ha privato per sessanta anni dei piu grandi autori, basti pensare a Spengler o allo stesso Nietzsche, per non parlare di Haushofer o di Von Humboldt e Ritter in ambito geografico.
La cultura tedesca è stata improvvisamente rivisitata da cima a fondo in base al nazismo. Fu una vergogna.
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Rif: Da Marx a Heidegger
Citazione:
Originariamente Scritto da
Matteo
Per una critica dell'ontologia dei fondamenti di Heidegger consiglio "Dialettica Negativa" di Adorno, il che poi dal suo punto di vista si traduce in una critica di ogni ontologia in quanto la dialettica adorniana dovrebbe configurarsi come logica della disgregazione e quindi antisistemica per eccellenza. Al di là dei molti accenti romantici di quest'opera matura (anche se molti abbozzi risalgono a quando era studente) come p. es. l'idea di un comunismo in quanto frutto di scambio giusto, è pregnante la sua critica ad Heidegger (che conduce anche in alcune lezioni raccolte nel volume "Terminologia Filosofica"); l'ontologia dei fondamenti è un riecheggiare - in piena modernità - di urla ancestrali, un'ossessionata ricerca dell'origine quando origine non si dà mai in questo senso sciatto di causa (essendo la causalità sempre strutturata ed in ultima analisi metonimica); alla fine Heidegger è costretto a mortificare totalmente Hegel (pur in un certo senso tirando le conseguenze implicite dell'hegelismo in quanto idealismo assoluto) e non può che cadere nel culto (comune a tutti i pensieri arcaici come l'induismo) dell'Essere originario in quanto assoluta perfezione, il che (e qui Adorno coglie nel segno) equivale a dover-poter continuamente ripetere "essere, essere, essere" come fosse una formula totemica. Dove stia Marx in questo guazzabuglio lo sa solo l'autore di questo articolo; non è criticando la modernità che si svela il senso del marxismo (in questo è possibile trovare similitudini con ogni pensatore che non sia piattamente adagiato sull'esistente), il suo senso sta nello scoprire le relazioni che legano uomini e uomini e uomini e cose in questo particolare angolo di tempo detto capitalismo, e scoprire le relazioni vuol dire già proiettarsi nella nuova società (questo è il marxismo, lo scoprire il futuro nel presente); Heidegger invece porta avanti una critica della modernità reazionaria (non a caso simile al populismo nazista) in quanto fautrice del ritorno alle origini (impossibile per definizione).
D'accordo irridere il totemismo di questo misterioso Essere, ma a che scopo invocare l'altro strampalato totem della "nuova società"?
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Rif: Da Marx a Heidegger
Non si tratta qui di difendere Heidegger nè di affermare che non fosse stato nazista, cosa che indubbiamente per una parte della sua vita è stato, e forse neanche reazionario. Qui si tratta di vedere se parte del suo pensiero è o meno interessante ed utilizzabile e, in particolare, sull'analisi heideggeriana del dominio della Tecnica e dell'Economia.
Cio non vuol dire ovviamente, e a mio parere non lo voleva affermare neanche De Benoist nel suo articolo, proporre un marxismo "heideggeriano"perchè questo vorrebbe dire arrendersi all'irreversibilità del dominio capitalistico e all'impossibilità della sua trasformazione.
Non si tratta infatti, secondo me, di considerare le conseguenze(filosofiche prima che politiche) delle analisi di Heidegger - e in parte anche di Sartre - ma vedere e valutare se le sue analisi sulla Tecnica e sulla Modernità siano o meno giuste e siano o meno utilizzabili anche dai marxisti.
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Rif: Da Marx a Heidegger
Citazione:
Originariamente Scritto da
Rodolfo
Non si tratta qui di difendere Heidegger nè di affermare che non fosse stato nazista, cosa che indubbiamente per una parte della sua vita è stato, e forse neanche reazionario. Qui si tratta di vedere se parte del suo pensiero è o meno interessante ed utilizzabile e, in particolare, sull'analisi heideggeriana del dominio della Tecnica e dell'Economia.
Cio non vuol dire ovviamente, e a mio parere non lo voleva affermare neanche De Benoist nel suo articolo, proporre un marxismo "heideggeriano"perchè questo vorrebbe dire arrendersi all'irreversibilità del dominio capitalistico e all'impossibilità della sua trasformazione.
Non si tratta infatti, secondo me, di considerare le conseguenze(filosofiche prima che politiche) delle analisi di Heidegger - e in parte anche di Sartre - ma vedere e valutare se le sue analisi sulla Tecnica e sulla Modernità siano o meno giuste e siano o meno utilizzabili anche dai marxisti.
E se quelle marxiste siano utilizzabili anche dagli heideggeriani :giagia:
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Rif: Da Marx a Heidegger
Citazione:
Originariamente Scritto da
Rodolfo
Non si tratta qui di difendere Heidegger nè di affermare che non fosse stato nazista, cosa che indubbiamente per una parte della sua vita è stato, e forse neanche reazionario. Qui si tratta di vedere se parte del suo pensiero è o meno interessante ed utilizzabile e, in particolare, sull'analisi heideggeriana del dominio della Tecnica e dell'Economia.
Cio non vuol dire ovviamente, e a mio parere non lo voleva affermare neanche De Benoist nel suo articolo, proporre un marxismo "heideggeriano"perchè questo vorrebbe dire arrendersi all'irreversibilità del dominio capitalistico e all'impossibilità della sua trasformazione.Non si tratta infatti, secondo me, di considerare le conseguenze(filosofiche prima che politiche) delle analisi di Heidegger - e in parte anche di Sartre - ma vedere e valutare se le sue analisi sulla Tecnica e sulla Modernità siano o meno giuste e siano o meno utilizzabili anche dai marxisti.
Anche per Marx l'espansione del capitalismo e la sua signoria sono un invio del destino, così come è destino che, infine, tramonti la contesa delle classi..l'ascesa dell'economia borghese incarna lo spirito del tempo, e Marx come Hegel - come Heidegger - sapeva benissimo che l'individuo non può mettersi contro il proprio tempo..lo stesso accade in Heidegger, dove la critica alla tecnica e l'oltrepassamento della metafisica sono inseparabili dalla piena attuazione di entrambe..in entrambi le soluzioni al problema devono attendere l'estensione globale del problema..solo che Marx ha la pretesa si una conoscenza definitiva e incontrovertibile, Heidegger l'ha persa..