Sarà pure che Scalfari ha tentato di riportare Berlinguer attuale, ma io non credo che il problema del rapporto tra i DS e Consorte vari sia riconducibile, a sinistra, alla questione morale.
Anzi, ragionando con gli schemi gramsciani della cultura politica del PCI che mi hanno "insegnato" in sezione, come scrissi in passato su questo forum io penso che se ci fossero stati Togliatti e la vecchia dirigenza del partito avrebbero assunto lo stesso atteggiamento di D'Alema e Fassino nei confronti dell'Unipol (il mio ragionamento, che con un po' di fatica potrei provare a ripescare, ruota ovviamente attorno al concetto di egemonia).
Piuttosto, ciò che ha provocato in me profonda delusione e che probabilmente mi porterà a non dare il voto al partito cui sono iscritto bensì alla Rosa nel pugno, è altro. Emerge chiaramente dalle intercettazioni che i rapporti tra Fazio e i vari capitani coraggiosi della finanza, in sintesi, erano orientati a manipolare i meccanismi delle Opa bancarie in modo tale da predeterminare i risultati, e quindi operando una distorsione dei meccanismi del mercato.
Ora, è possibile che una classe dirigente come quella diessina riformista, che si pone come obiettivo politico quello di riformare in senso liberale il capitalismo italiano malato, possa appoggiare comportamenti e situazioni del genere? Se esiste una moralità in politica, basata sulla coerenza tra il dire e il fare, a questo punto in questa vicenda sembrano essersi comportati meglio Rutelli e quella gentaglia della Margherita, con tutti i legami alla Bnl del caso.
Non si può dire viva il mercato la mattina e fare gli statalisti furbetti la sera.




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