di Fabio Greggio
www.politikon.it
Mentre tutti i destri sono in fibrillazione perchè finalmente c'è uno scandalo a Sinistra, Unipol Fassino, dove tutti si scandalizzano del fatto che Fassino parli di una banca loro, nessuno si ricorda che la stessa cosa, ma molto più grave è successa ad un partito di Governo: La Lega.
Si lo so, le Destre ci hanno abituato ad uno scandalo ogni 5 giorni negli ultimi 5 anni: Leggi ad Hoc, favori locali, cocaina ai ministeri, indagati per mafia in Sicilia, e poi ancora Previti, Dell'Utri, Cuffaro.......
Sono talmente tante le gabole della destra che il fatto che Berlusconi sia indagato da pochi giorni non se lo fila nessuno.
In un altro stato un Premier indagato farebbe crollare lo Stato.
Qui abbiamo perso il conto.
Ormai poi con la storia delle Toghe Rosse possiamo giustificare tutto.
E se proprio dovesse sfuggire la cosa di mano c'è la Cirami: prime 5 cariche dello Stato non si toccano: nemmeno se accoppano il giardiniere.
Ma rinfreschiamo la memoria alle camerate sulla "cosina" sporca della Lega.
C'è un po di tutto:
Alleanza nazionale, Lega e perfino Palazzo Chigi.
Robetta.
Anche solo per controbilanciare i 4 3d pubblicati, ma questa volta non accorpati, sulla faccenda Unipol Fassino.
Allora dicevamo la Banchetta della Leguccia:
ecco alcuni stralci per rinfrescare la memoria:
.....Poi, Fiorani ha parlato della crescita della sua banca. Di come negli ultimi sei anni il suo istituto sia riuscito a raddoppiare le dimensioni attraverso acquisizioni che gli hanno permesso di passare da 143 sportelli a quasi mille. Un processo di espansione costato, a fine 2002, oltre 3 miliardi di euro e culminato con la fallita scalata ad Antonveneta nel 2005 dopo la durissima lotta contro gli olandesi di Abn condotta accanto a Emilio Gnutti, i fratelli Lonati, Stefano Ricucci e Danilo Coppola. Una crescita costante che adesso è finita nel mirino degli inquirenti. L'ex numero uno di Bpl ha parlato di quell'amicizia molto forte con il governatore Fazio, dell'esigenza di mantenere italiana la banca dinanzi all'offensiva straniera a qualunque costo. E, soprattutto, di come sia cresciuto come manager con le adeguate protezioni istituzionali cui ha fatto riferimento il gip Clementina Forleo nell'ordine di arresto.
solo: ha spiegato come l'istituto sia cresciuto sotto la protezione di Bankitalia sottolineando, però, che via Nazionale salvaguardava sempre l'italianità delle banche, anche in altri casi. E di come fu costretto a salvare la Banca della Lega, quel Credi Euro Nord che rischiava di sparire senza l'aiuto di Lodi.
Nell'interrogatorio, poi, da quanto si apprende, Fiorani ha anche parlato di politici, di coloro che facevano riferimento alla Banca d'Italia e operavano lobbying in modo trasversale ai partiti. Ma in questo caso non è entrato nel dettaglio dei nomi,....
da: http://www.tgfin.mediaset.it/tgfin/a...lo288417.shtml
Da Corsera invece del 28 dic apprendiamo:
Alcuni personaggi politici, non ancora noti come sponsor della scalata Antonveneta, spuntano tra i sostenitori del banchiere di Lodi e della sua causa.
Il 28 giugno l’allora amministratore delegato della Bpi chiede alla segretaria di chiamargli l’onorevole Armani.
tratta di Pietro Armani, esponente di Alleanza Nazionale esidente della Commissione ambiente della Camera. Fiorani, è scritto nei brogliacci riassuntivi delle telefonate, racconta «del fatto che la Consob e Cardia (presidente Consob, ndr) non hanno dato certezze sull’Opas e sono pronti a un ricorso al Tar».
Armani dà ragione al banchiere e dice di essere «pronto a fare una dichiarazione contro la Consob ... che si schiererebbe con l’Abn Amro».
Ci saranno successivamente altre telefonate con Armani e anche incontri a quattr’occhi.
Il parlamentare di An è un membro, coerente, del cosiddetto partito dei «fazisti», cioè dei sostenitori del governatore (ormai ex).
A fine luglio, quando viene stoppata la scalata di Bpi con il sequestro delle azioni Antonveneta e scoppia il caso delle intercettazioni (l’ormai celebre «Tonino ti bacerei in fronte »), Armani attacca le Procure che hanno aperto le inchieste penali.
«Se mi chiama sono pronto»
Vicino a Fazio, ma con posizioni più equilibrate, era considerato anche Riccardo Pedrizzi, stessa parrocchia di Armani (An), presidente della Commissione finanze del Senato.
Il figlio Giuseppe, noto avvocato, è un apprezzatissimo consigliere di amministrazione della Bipielle Investimenti, quotata in Borsa, e di altre importanti società del gruppo Lodi.
Nonché amministratore della holding di Paolo Berlusconi, ha come banca di riferimento proprio la Lodi.
Restiamo in An e trascriviamo dai brogliacci un sms dell’onorevole Filippo Ascierto:
"Dottor Fiorani sono l’on Ascierto. Il mio amico Paolo Sinigaglia mi ha parlato delle difficoltà di Antonveneta se mi chiama io sono pronto con un gruppo di parlamentari per un’interrogazione. Comunque sono a disposizione ».
Alberto Brambilla della Lega è un altro degli interlocutori di Fiorani.
L’ex numero uno della Lodi lo cerca spesso ma non vi sono telefonate trascritte o in sintesi.
Brambilla, sottosegretario al Welfare, è tuttora (doveva uscire mesi fa) nel consiglio di Euronord Holding, cioè l’ex Credieuronord, disastrata banca della Lega acquistata dalla Lodi (ma il contratto potrebbe essere invalidato).
Il 15 luglio, dieci giorni prima di un’assemblea Antonveneta, l’imprenditore veneto Paolo Sinigaglia, socio e grande cliente della Bpi, scrive questo messaggio a Fiorani:
«Carissimo in rif ass25 se necessita mia pres posso assicurarla modificando mia partenza ti vorrei comunque ribadire mia disponibilità a fare unicamente da segnalibro comprendendo tue necessità».
Due settimane prima, l’1 luglio, il segretario di Fiorani gli passa al telefono Maurizio Sella, presidente dell’Associazione bancaria (Abi).
«Discutono sul fatto—riassume il finanziere di turno all’intercettazione — che gli olandesi fanno critiche quando le cose vanno male e viceversa e questo è un comportamento poco normale. Discutono sul fatto che fanno male perché ciò non porta a nulla. Maurizio (Sella, ndr) dice che forse è il loro consulente che li consiglia male.
Maurizio detta il portatile di Giuseppe Gallo a Fiorani e dice che lo ha chiamato e gli ha detto che ha inviato a Fiorani in maniera riservatissima e personale presso Bpi il documento che lo stesso Gallo ha redatto per arrivare a un’intesa.
Maurizio dice che gli ha dato il numero in modo che possano parlarsi direttamente e capirsi. Gallo ha detto a Maurizio che se è possibile vuole arrivare a martedì (data di un incontro) con un accordo fatto. Gallo — annota la Gdf — dovrebbe essere un sindacalista». GiuseppeGallo è il segretario nazionale della Fiba-Cisl, il sindacato dei bancari. Sella ha annunciato mercoledì scorso che Bpi sarà sospesa dall’Abi e che l’associazione si costituirà parte civile.
Livolsi e il caso Cit
Il 22 luglio c’è un curioso teatrino. Alle 16.16 la segretaria dice a Fiorani che ha in linea «la segretaria di Sinigaglia per dei problemi con Letta», Fiorani risponde ma dall’altra parte l’interlocutore è «Aldo per il problema Cit» (il gruppo turistico sull’orlo del collasso).
Aldo è Livolsi, il banchiere che tenta di salvare il gruppo, con sponda a Palazzo Chigi dove della faccenda si occupa Gianni Letta.
Massimi livelli, quindi. Eppure «Fiorani dice che la loro banca non può deliberare una cosa del genere ... è una proposta irricevibile ....». Chiusa la telefonata, Fiorani chiama la segretaria e «dice che la telefonata precedente era Livolsi, lo hanno preso in giro ... e se dovesse richiamare Livolsi o il dottor Letta dire che non è raggiungibile fino a lunedì».
I signori Destri sono serviti.
Altro che Unipol....
Max69





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