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    Predefinito La Fine della Superiorita' Morale della Sinistra

    "E' la fine della superiorita' morale della Sinistra"...è il commento piu' diffuso,a Destra quanto a Sinistra,sulle vicende del caso Unipol.Eppure,a ben vedere,anche questa affermazione puo' tranquillamente essere messa in discussione."Berlinguer non avrebbe mai permesso una cosa simile!"...è lo sfogo piu' comune dei militanti duri e puri che mai e poi mai avrebbero pensato di dover un giorno subire gli sfotto' di qualche simpatizzante di Forza Italia o di AN.Ma anche qui nascono dubbi e perplessita'.
    La nostalgia per il passato,con la quale la Sinistra tenta di salvare se stessa è solo l'ennesimo trucco.
    Non puo' finire una cosa che non è mai iniziata,che non è mai stata diversa.
    Il PCI di Berlinguer si finanziava esattamente come il partito di Fassino ed aveva esattamente gli stessi rapporti con le Coop che oggi tanti guai stanno causando ai DS.Anzi,il PCI di Berlinguer si finanziava anche con i soldi del KGB provenienti dalla violenta e sistematica spoliazione delle popolazioni dell'ex unione Sovietica!Altro che nostalgia per il bel PCI dei tempi andati!Fassino nulla deve invidiare al PCI di Berlinguer,ed il Centro Destra puo' legittimamente e solo politicamente denunciare (e sfottere un po') l'ipocrisia di chi per tanti anni ha usato senza averne titolo il tema della Moralita' nella lotta politica ma senza avallare la retorica giacobina e falsa di un Prodi o di un Bertinotti.
    Chi queste cose le ha sempre sapute ma sempre taciute (perche' i voti dei DS servono a tutti) è forse anche un po' piu' colpevole del povero Fassino.

    Mantide

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  2. #2
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    Ds: quando il moralismo si ritorce contro chi lo ha alimentato

    di Gabriele Cazzulini

    Da rileggere e imparare è l'editoriale che martedì 27 dicembre Angelo Panebianco ha pubblicato sulla prima pagina del Corriere della Sera. Oggetto: le ripercussioni politiche degli scandali bancari. Punto di vista: la sinistra e il suo moralismo che finisce per ritorcersi contro se stessa anziché colpire il bersaglio designato - Berlusconi. Il paradosso in cui è incappata la sinistra delle acrobazie bancarie è una caduta, dal ruolo di sommo giudice che condanna i partiti e i politici implicati in malaffari, al ruolo più scomodo di condannato. Dalle stelle di una morale artificialmente ferrea e intransigente sul rapporto soldi-politica alle stalle di una pastoia dove interessi di partito e interessi finanziari sono mescolati. E adesso i Ds stanno pagando sulla loro pelle il prezzo (per rimanere in tema!) del biasimo pubblico, delle gelide prese di distanza degli alleati (in un'ipotetica squadra di calcio composta da politici, Rutelli sarebbe un ottimo libero che riesce sempre a smarcarsi e a dribblare) e della crisi interna che offre alle minoranze del partito buone chances per lanciare un'Opa sulla dirigenza e così sostituirla. Morto un segretario di partito, se ne fa un altro.

    Chi invece non si è mai arrogato il diritto di giudicare e condannare, non sembra essere sporcato dal fango che zampilla da questo ennesimo scavo giudiziario nella politica. Berlusconi è sempre stato la vittima prediletta per le prediche di moralismo della sinistra. Adesso però quelle becchettate, lanciate in parlamento e in televisione dai «bravi» della satira protetti dalla sinistra, ritornano al mittente - o meglio: ritornano sulle sue mani, arrossandone i dorsi. E il conflitto d'interessi? Vale solo per il Presidente di Forza Italia? Esempio di ipocrisia: se l'ex-società di Berlusconi stringe un importante accordo commerciale, è Berlusconi che ha «turbato» il mercato abusando del suo potere. Se la galassia economica che fa capo ai Ds promuove l'acquisizione di un'importante banca nazionale, non c'è niente di allarmante. Allora, se a Berlusconi è stato ripetutamente chiesto, e poi costretto, di disfarsi delle sue società, perché Massimo D'Alema considera un'offesa l'invito a disfarsi della sua imbarcazione? Due pesi, anzi: due conti correnti, due misure. Questo strabismo forse è giustificato se tutto resta in casa, perché solo in casa si lavano i panni sporchi. Fare affari alla luce del sole è una pessima abitudine perché espone al rischio di vedersi condannare dalla sinistra anti-capitalista a meno di non pagare un pedaggio e farsi rilasciare il permesso - la mentalità dittatoriale comunista è dura a morire.

    Il moralismo nuoce alla politica. Lo afferma Panebianco e lo dimostrano i fatti. Ciò non significa condannare ogni morale nella politica; significa, molto più cautamente, mettere in guardia dai rischi di brandire la morale come una clava. Occorre invece ridare fiato alla politica senza più considerarla necessariamente un'attività al confine con la criminalità, e quindi bisognosa di uno stretto controllo morale. Questo vale anche per i giudici e quegli atteggiamenti da censori della morale pubblica che vengono loro addossati. Vale infine per l'opinione pubblica in cerca di marciume nella politica per nascondere il proprio, per ripetere ancora una volta la vecchia storiella della politica cattiva che ruba alla buona società. Non c'è bisogno dei Robin Hood della morale, né di sceriffi che perseguitino chiunque rubi una mela. Sarebbe un gesto di maturità politica, per i Ds, sospendere questa inutile questione morale per accettare le regole della politica, senza nascondere le proprie responsabilità dietro al giusto o sbagliato. Altrimenti il conto va in rosso.

  3. #3
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    Sinistre incoerenze


    Della Serie "La Fine di una Diversita' mai esistita"

    di Vincenzo Merlo

    I quotidiani del 27 dicembre hanno riportato la notizia che il Presidente di Unipol (compagnia assicurativa delle cooperative rosse), Giovanni Consorte, avrebbe usufruito dello «scudo fiscale», provvedimento varato nel settembre 2001 dal Governo Berlusconi e poi prorogato nel 2003, che ha permesso alle persone fisiche di regolarizzare la posizione fiscale e riportare in Italia i capitali o i beni illegittimamente detenuti all'estero, scongiurando possibili conseguenze penali in cambio del versamento all'Erario del 2,5% del valore delle somme o delle attività rimpatriate o regolarizzate. Il Corriere della Sera ipotizza che l'entità delle somme regolarizzate da parte di Consorte, delle quali non sarebbe nota l'origine, «dovrebbe attestarsi attorno ai 5 milioni di euro».

    Al di là delle considerazioni di merito sulla efficacia dello scudo fiscale (che peraltro ha consentito il rientro in Italia di circa 250.000 miliardi di vecchie lire, e che è stato successivamente adottato da numerosi Paesi europei, a partire dalla Germania), il fatto (se accertato) costituisce una notizia, soprattutto se si considerano le critiche furibonde che piovvero su quel provvedimento proprio da parte di tutti i partiti del centrosinistra, ed in particolare dei Ds.

    Alcuni esempi?

    Il Gruppo del Senato Democratici di Sinistra - L'Ulivo così si esprimeva nel dicembre 2001 sul sito internet ufficiale: «Le leggi della vergogna - Il condono dei capitali esportati illegalmente: un premio per i più furbi. Forse, quando dice di essere mosso dalla "forza di un sogno", Berlusconi allude all'idea di fare dell'Italia un paradiso fiscale, un po' come le isole Cayman. Magari non per tutti, solo per pochi privilegiati. Sembra infatti questo il senso del decreto sul rientro dei capitali che consente a chi negli anni scorsi ha esportato illecitamente dei capitali di riportarli in Italia senza multe, con la garanzia di non subire futuri controlli fiscali e, come se non bastasse, con la protezione dell'anonimato. Introdotta con decreto legge, poi convertito in Parlamento con il voto favorevole della sola maggioranza, l'operazione "scudo fiscale" è stata attivata sin dal primo novembre 2001 per protrarsi fino all'intero periodo di doppia circolazione delle due monete, lira ed euro. Una vera e propria amnistia, incostituzionale e mascherata da condono, applicabile a tutti i capitali trasferiti fino all'estate (fino al 31 luglio 2001). Un'operazione a costo zero per gli evasori che devono limitarsi a presentare una semplice dichiarazione...Non si tratta solo di una legge ingiusta ed iniqua, ma anche tecnicamente poco chiara e tale da prestarsi ad interpretazioni ambigue. Con una lettura estensiva della legge, infatti, il contribuente potrebbe essere considerato al riparo non solo dagli accertamenti relativi alle somme esportate, ma anche da qualsiasi altra verifica del fisco. Ingiusto, iniquo, progettato su misura di pochi ricchi evasori, il decreto, che il Parlamento ha convertito in legge grazie al voto compatto della maggioranza di destra, è anche gravemente incostituzionale...Anche con questo provvedimento il governo ammicca a quella parte del Paese che fa della "furbizia" e del disprezzo delle regole il suo motto e il suo stile di vita, mentre nega a tutti gli altri la restituzione del fiscal drag e la riduzione delle imposte delle famiglie».

    Più recentemente, in occasione della Conferenza Nazionale DS per il programma - Amare l'Italia, svoltasi a Firenze dal 1° al 3 dicembre 2005, Massimo D'Alema riteneva che principi come «legge e ordine» o tolleranza zero fossero rimasti puntualmente sulla carta perché, negli anni di governo, il centrodestra aveva messo in pratica una «politica di attacco alla legalità attraverso la delegittimazione della magistratura» o ricorrendo metodicamente ai «provvedimenti di depenalizzazione come il falso in bilancio, lo scudo fiscale o la sequela di condoni che hanno favorito moltissimo l'introduzione di capitali illeciti nel circuito economico». (Fonte: www.dsonline.it).
    Si potrebbe continuare a lungo.

    In dialetto napoletano si direbbe: «non tengono vergogna».

    Vincenzo Merlo

  4. #4
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    Il brusco risveglio della base Ds

    Arturo Gismondi

    Le disavventure giudiziarie di Consorte, che hanno finito per coinvolgere l’intera gestione di Unipol, e di una bella fetta di coop rosse, hanno rivelato molte delle divisioni interne al partito dei Ds, fin qui mascherate dalla unità di una coalizione che si è data, nella figura di Romano Prodi, una apparenza del tutto fittizia ma sufficiente (così si ritiene) ad affrontare le elezioni della primavera.

    Nel gruppo dirigente del partito, le vicende di Unipol hanno suscitato le proteste di personaggi di primo piano, da Giorgio Napolitano al segretario della Cgil Epifani, all’ex segretario della Lega delle cooperative Lanfranco Turci, a Franco Bassanini, al sindaco di Torino Chiamparino, a Macaluso, a Bassolino, ad altri. Una insurrezione, che ha effetti devastanti nella base militante degli attuali Ds.
    Le critiche, allargatesi negli ultimi tempi sulla testa di D’Alema e di Fassino, che si sono fatti sostenitori attivi della scalata alla Bnl, hanno toni diversi. Per Giorgio Napolitano c’è stato un errore di vigilanza, come minimo, sull’avventura di Consorte. Per Epifani le coop, e il partito che ne ha coperto l’impresa, hanno peccato di imprudenza; Unipol è un'azienda solida, ma troppo piccola per un boccone come Bnl, di dimensioni quattro volte maggiori, con difficoltà serie di gestione; una disavventura che può trascinare nelle difficoltà un pezzo del movimento cooperativo. Per altri, la colpa di Consorte e dei dirigenti del partito è stata quella di mischiare politica e affari, di aver dato vita con ciò ad arricchimenti personali indebiti, col risultato di aver nuociuto all’immagine del partito compromettendone la «diversità» morale rispetto ad altre forze politiche.

    Questa storia della «diversità» è una cosa senza senso, non è mai esistita. A parlarne e a farne un tratto distintivo fu Enrico Berlinguer. Il quale reagì allorché, fallita l’operazione dei governi di «unità nazionale» di Andreotti, e con essi la strategia del «compromesso storico», e ricostituitasi senza il Pci la vecchia alleanza della Dc con socialisti e laici ritenne di doversi arroccare in una situazione di isolamento. Situazione imposta nella realtà dallo scenario internazionale, dalla impossibilità per il Pci di affrontare insieme il salto dell’adesione allo Sme, il primo tentativo di unità monetaria europeo, e la crisi aperta dalla installazione nell’Europa orientale dei missili sovietici Sam 20 alla quale si rese necessario contrapporre gli americani Pershing e Cruise sul nostro territorio. Contro i quali, in effetti, Berlinguer organizzò l’opposizione parlamentare e di massa.
    Fu in quella occasione che Berlinguer predicò la «diversità» del Pci dalle altre forze politiche, portando il confronto sul tema della «questione morale». Una diversità che, ai tempi di Tangentopoli, apparve poco giustificata visto che i post-comunisti furono coinvolti al pari degli altri partiti nelle inchieste, scampando alle conseguenze per un diverso atteggiamento della magistratura, e giovandosi di una organizzazione più coesa, che attutì il coinvolgimento come partito nelle disavventure giudiziarie, limitandole ai vari «compagno G. da abbandonare al loro destino». Andreotti spiegò quello che era successo dicendo che «i comunisti riscossero i dividendi dell'operazione Tangentopoli», aprendosi così, per la scomparsa degli altri partiti democratici, la via del potere e del governo.
    Ed ora è questa «diversità» - accettata come una gratificazione da militanti che avevano visto scomparire, con il crollo dell’Urss tutti i miti che avevano tenuto in vita il partito - che la base dei militanti Pci, divenuti post-comunisti, rimpiange, è di ciò che una parte crescente di essi chiede conto al gruppo dirigente. Colpevole, nella sostanza, di aver voluto salvare l’ultimo mito del comunismo italiano.
    La lettura, in questi giorni, dell’Unità, che nella geografia interna al partito di D’Alema e di Fassino rappresenta lo «zoccolo duro» del post-comunismo, è sconfortante. Il giornale raccoglie, dedicando loro pagine intere gli sfoghi di militanti e iscritti, spesso i più anziani, ponendoli sotto il titolo: «Cara politica, non c’è politica senza etica» . È una geremiade di lamentele che piangono un partito che non c’è mai stato, la fine di una diversità, e di una superiorità antropologica che consentiva però ai comunisti di odiare i propri avversari come una sorta di umanità inferiore, il regno del Male contrapposto a un Bene mai esistito. Nel comunismo c’è stato sempre, dalle lontane origini, il mito di una sua superiorità. Stalin scriveva nelle sue Questioni del leninismo: «Noi comunisti siamo fatti di una fattura un po' speciale...».

  5. #5
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    Affari e “questione morale”: un duro colpo per le sinistre

    Si è rotto il “bel giocattolo”
    nelle mani di Prodi e compagni


    Tutti contro tutti nella Unione: i comunisti “doc” Bertinotti e Diliberto,
    spalleggiati questa volta da Margherita e Udeur, accusano gli ex comunisti
    D’Alema e Fassino di essere interessati più alle scalate di banche (con l’Unipol
    delle cooperative “rosse”) che ai problemi della gente. Proteste nella Quercia per la barca da milionario in euro di D’Alema.
    Beppe Grillo lo attacca duramente.
    E l’estrema sinistra si scaglia con i Verdi contro Ciampi perché, smentendo le
    loro menzogne, ha detto che i nostri soldati sono andati in Iraq a guerra finita”.

    di Gaetano Saglimbeni

    Quello che a sinistra erano in molti a temere (e nel centrodestra a sperare, ovviamente) si è verificato a tre mesi dalle elezioni politiche del 9 aprile. Il “bel giocattolo” si è rotto, nelle mani di Prodi e compagni, e adesso per la coalizione delle sinistre-Ullivo tutto diventa meno facile, se non proprio difficile. Perché le mistificazioni e le menzogne, che sono servite per 4 anni e 9 mesi a gettare fango sul governo Berlusconi, non riescono a impedire che finisca nel grottesco (non dico nel fango) la famosa “questione morale” che Berlinguer considerava “fiore all’occhiello” del vecchio Pci ed i “furbetti della finanza rossa” hanno fatto d’un colpo rinsecchire.

    Tutti contro tutti, adesso, nella Unione: i comunisti “doc” Bertinotti e Diliberto, spalleggiati questa volta dai moderati della Margherita e Udeur, accusano gli ex comunisti D’Alema e Fassino di occuparsi più di “affari” e di scalate alle banche (con l’Unipol delle cooperative “rosse”) che dei problemi della gente e degli interessi dei lavoratori. Protestano duramente, all’interno della Quercia, vecchi leader del passato e giovani militanti di oggi: per la barca da milionario in euro di Massimo D’Alema e le “non certo disinteressate” telefonate del segretario Piero Fassino all’ex presidente della società assicurativa “rossa” Giovanni Consorte sulla scalata alla Banca nazionale dei Lavoro, che (piaccia o non piaccia al segretario della Quercia) erano e sono comunque la conferma ufficiale dello strettissimo intreccio tra politica ed affari che ha sempre legato e continua a legare il più grande partito della opposizione alla società assicurativa Unipol ed alle cooperative rosse.

    Un giro d’affari enorme, che i magistrati inquirenti di Milano valutano almeno quattro volte quello di Tangentopoli 1992-93. Ed un caso di scalata ad una banca, quello della Unipol alla Bnl, decisamente anomalo. Di solito, è il pesce più grosso che mangia il piccolo, non il piccolo che mangia il grosso; ma nel caso in ispecie è la società assicuratrice Unipol (con un patrimonio valutato attorno ai 2 miliardi di euro) che acquista la Bnl (valutata 8 miliardi di euro). “Dove li prende i soldi necessari per un acquisto del genere?”, si domandano i saggi del vecchio Pci. “C’è un pool di banche che offre il denaro per l’operazione”, la risposta della società acquirente.

    “E allora siamo padroni di una banca?”, la prima domanda che (cito dal “Corriere della Sera” del 3 gennaio) Fassino ha rivolto a Consorte nelle conservazioni fatte registrare dalla Procura di Milano tra il 7 e il 17 luglio. “E’ chiusa, sì, è fatta”, la risposta dell’allora presidente dell’Unipol (si dimetterà dopo le contestazioni dei primi interrogatori). Si è corretto subito, il leader della Quercia: “Beh, sì, siete voi i padroni della banca, io non c’entro niente…”. Ma ormai la frittata era fatta. Poi, con l’apprensione di chi è chiaramente interessato al buon esito della operazione: “Il problema è dimostrare che abbiamo un piano industriale… Tu, ora, che operazione fai? Hai già lanciato l’Opa obbligatoria? Noi abbiamo il 15, più 4 delle Coop fa il 19 a noi; ma come arrivi al 51 tu?”. “Con le banche”, lo ha subito tranquillizzato il presidente della Unipol. Nell’ascoltare poi da Consorte una chiara minaccia nei confronti di chi aveva cercato di mettere i bastoni tra le ruote al compimento della operazione, il segretario della Quercia non ha nascosto la sua preoccupazione, concludendo con un interessatissimo consiglio: “No, è meglio aspettare a fare le denunce contro chi ci ha osteggiati… Prima portiamo a casa tutto”.

    “Dichiarazioni così imprudenti da parte del segretario del partito”, dicono vecchi e nuovi militanti della Quercia, “rappresentano il colpo più duro che sia mai venuto alla nostra credibilità. “Comportamento politicamente sbagliato ed eticamente riprovevole”, lo definisce il deputato Peppino Caldarola, ex direttore de “l’Unità” e dalemiano di ferro, proponendo come unica soluzione al segretario Fassino, per uscire da una situazione estremamente pericolosa alla vigilia di una difficile campagna elettorale, una “ammissione dell’errore compiuto”.

    Più che convinto, Caldarola, che sia stato un grosso errore il sostegno dato ufficialmente dalla Quercia alla scalata della Bnl da parte di Unipol; ma lui, pur criticando Fassino severamente, non chiede la testa di nessuno. A differenza del comico Beppe Grillo che, dicendosi certo di averlo individuato in D’Alema il capro espiatorio di questa poco edificante storia di “ordinari affari all’ombra della politica”, ne pretende immediatamente la testa.

    Sì, è lui (a sentire Grillo) quello che ha sbagliato: per la scalata alla Bnl e per l’acquisto di quella sua favolosa barca da milionario in euro, che non poteva non suscitare stupore, rabbia e polemiche tra i militanti che vivono del loro lavoro e spesso in cassa integrazione. “Fassino, tira fuori i globuli rossi, fai pulizia e appèllati alla base,per celebrare il funerale politico di D’Alema e, visto che ci sei, anche quello di Violante”, ha scritto il comico nel suo sito web, ricevendo l’immediato plauso del Dario Fo amareggiato per il “no” dello stato maggiore della Quercia alla sua candidatura a sindaco di Milano.
    Spietata l’analisi del Grillo anti-dalemiano, “Su Consorte, D’Alema sapeva e ha taciuto (e non lo credo) o non sapeva e ha fatto un grave errore politico a sostenere la sua scalata alla Bnl”, ha scritto. “E su Fiorani sapeva e ha taciuto (e non lo credo) o non sapeva e in questo caso è stato sfortunato ed anche un po’ cocciuto, dopo le intercettazioni telefoniche dello scorso luglio tra Fiorani e Fazio, a voler mantenere un mutuo di 8 mila euro mensili presso la Banca popolare italiana (ex Popolare di Lodi), amministrata da Fiorani, per pagare le rate della sua barca Ikarus II”.

    Sono due i conti correnti che l’europarlamentare Massimo D’Alema ha utilizzato e utilizza per pagare le rate della sua barca. Uno è quello che ha aperto qualche anno fa presso la Unipol Banca di Consorte (da quando la società di assicurazioni “rossa” ha aperto pure degli sportelli bancari) e l’altro presso la Banca popolare di Fiorani, dal quale trasferiva gli euro che gli serviva mensilmente per pagare la rata del leasing. E sono questi due conti correnti (che probabilmente solo per puro caso sono stati aperti a suo tempo nelle banche amministrate dai due grandi protagonisti finanziari di questa “Bancopoli 2005-2066”) ad alimentare congetture e sospetti, tra gli avversari politici del D’Alema presidente della Quercia e tra i suoi vecchi e nuovi compagni di partito.

    “D’Alema, vai pure a farti un giro in barca di 20 o 30 anni. Poi magari ci fai un libro e te lo fai pubblicare dalla Mondatori di Berlusconi”, ha scritto sul blog di Beppe Grillo il militante comunista Marco Oliva. E Artemio Liberato: “D’Alema ha uno stipendio come eurodeputato superiore ai 20 mila euro. Si può permettere un mutuo mensile di 8 mila euro, certo. Ma, dichiarazione sua, più della metà dello stipendio lo dà al partito. E a questo punto mi pare che i conti non tornino più…”.

    I conti in tasca, al presidente della Quercia, glieli fa anche Natalia Rossi, che (da quello che scrive e come lo scrive) penso non sia una militante della Quercia, forse neppure della coalizione delle sinistre. “Secondo l’ufficio ipoteche di Roma”, ha scritto nel sito di Beppe Grillo, “oltre al mutuo per la barca, D’Alema ne ha due immobiliari: uno di 250 milioni di vecchie lire a rate semestrali e tasso del 4,6 per cento, contratto nel 1997 con il Banco di Napoli, e un altro di 500 milioni di lire con la Banca del Salento. Ma quanto guadagna, questo signor deputato, per pagare due mutui immobiliari, quello (altissimo) per la barca, le spese straordinarie per la gestione e manutenzione della barca e quelle ordinarie per il mantenimento della famiglia?”. Un consiglio-invito al segretario della Quercia viene da Michelangelo Martelli: “Abbia il coraggio di mandare a casa l’appassionatissimo skipper D’Alema che pensa più alla sua barca che alla politica…”). Alberto Diaspro, ripensando al vecchio partito della falce e martello, sostiene che “un po’ di ripetizioni gioverebbero ai rampanti dell’ex Pci”, lamentando che “la grande lezione morale di Berlinguer, purtroppo, non è stata recepita da tutti”. Più drastico il militante Pasqualino Messina: “Via D’Alema e quelli come lui dallo schieramento di sinistra”.

    E’ rivolta piena, insomma, nel primo partito della opposizione: tra militanti e simpatizzanti di oggi, che si servono di internet per esprimere le loro proteste, ed i vecchi tesserati del Pci di Berlinguer che temono, con il dissolvimento della “questione morale”, la fine di una utopia durata mezzo secolo. Ma i timori, è chiaro, non sono e non possono essere limitati alla Quercia di Piero Fassino. E’ l’intera coalizione delle sinistre-Ulivo che traballa. “Con la credibilità, rischiamo di perdere anche le elezioni”, dice Cesare Salvi, leader del “Correntone” Ds, che ha già avuto il coraggio, l’estate scorsa, di denunziare sperperi, pateracchi e follie amministrative di Regioni, Provincia e Comuni delle sinistre-Ulivo.

    Certo, i rischi ci sono: perché il “bel giocattolo” nelle mani del Prodi si è ormai rotto, definitivamente, e nessuno potrà mai rimetterlo in sesto. “La questione morale”, spiegano i politologi non di sinistra, “ è soltanto la punta di un iceberg che vien fuori dal ghiacciaio di una coalizione dove, su undici partiti, gruppi e gruppuscoli, è difficile se non impossibile trovarne due o tre che la pensino alla stesso modo; e non si riesce a capire come il prof. Prodi possa tentare di metterli d’accordo. Con un Prodi, bisogna dire, che viene interpellato da tutti e su tutto e non riesce a dare una risposta seria e concreta su nulla, sicché tutto resta come prima, nel caos più assoluto e preoccupante”.

    L’ultima preoccupazione (in ordine di tempo) gli è venuta dal Bertinotti segretario di Rifondazione comunista che nel 1998 lo buttò fuori da Palazzo Chigi senza pensarci due volte. Dopo aver ascoltato il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, il leader dell’estrema sinistra, in perfetta sintonia con i Cossutta ed i Diliberto del Partito dei comunisti italiani ed il verde Pecoraro Scanio, ha espresso all’indirizzo di Carlo Azeglio Ciampi una vibrata protesta, per aver voluto precisare il capo dello Stato che “i soldati italiani sono andati in Iraq quando la guerra era finita, in missione di pace non di guerra”. No, a sentire i rappresentanti della estrema sinistra italiana, non doveva dirle quelle cose, il presidente Ciampi. Loro volevano, pretendevano che confermasse per filo e per segno, almeno fino alle elezioni del 9 aprile, le menzogne che con il neo compagno Prodi ripetono da anni, e cioè che “il guerrafondaio Berlusconi è stato alleato di Bush e Tony Blair nella guerra all’Iraq”.

    Siamo al paradosso, al grottesco, purtroppo. Per la grande utopia della “questione morale”, che è stata per mezzo secolo “fiore all’occhiello” dei vecchi leader comunisti italiani e della quale i “furbetti delle finanza rossa” si sono sempre fatti beffa, e per gli stravaganti e dissennati “diktat” che la pittoresca e tumultuosa “armata Brancaleone” messa su dal vecchio capitano di lungo corso Romano Prodi avrebbe voluto e vorrebbe imporre ad un galantuomo vecchio stampo come Ciampi, obbligandolo a uniformarsi alle loro mistificazioni, alle loro menzogne.

    Ha risposto con grande serietà, onestà e dignità, il capo dello Stato: nel rispetto assoluto della verità, come impongono le regole delle libertà democratiche che quei signori sconoscono. La verità (sui militari italiani che in Iraq sono andati a guerra finita in missione di pace) è quella delle persone serie, che i nostri figli leggeranno nei libri di storia. Le cose che dicono Prodi e compagni non entreranno mai nei libri di storia, destinate come sono alla pattumiera della storia.

    Gaetano Saglimbeni


  6. #6
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    BONDI: COOP RO$$E PROSEGUONO IN ''ZONA GRIGIA'' CHE COLLEGA FINANZA E POLITICA


    ’Altro che autocritica, altro che passo indietro, altro che ’uscire dal bunker’, come dice Prodi. Dopo il pasticciaccio di Unipol-Bnl, il mondo delle coop rosse continua a procedere come un carro armato nella zona grigia che collega finanza, cooperazione e politica, apprestandosi a riallacciare un’alleanza strategica col Monte dei Paschi di Siena per disegnare il futuro di Unipol’’.

    Lo ha affermato il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi, che ha osservato: ’’Questo mentre in Toscana Unicoop Firenze, la maggiore cooperativa di consumo nazionale, investe altri cento milioni di euro nel Monte dei Paschi, cioe’ nella banca considerata la cassaforte diessina, e che rappresenta il vero crocevia del conflitto d’interessi tra politica e mondo degli affari’’. ’’La spudoratezza con cui vengono condotti questi giri di valzer, che dietro il paravento del mutualismo e della ’diversita’’ etica intrecciano disinvoltamente interessi politici e plusvalenze milionarie, e’ il segnale piu’ evidente di quanto sia radicato il collateralismo tra Ds e finanzieri rossi. Questo mondo di moralisti senza morale, insomma, non da’ alcun segnale di ravvedimento e, invece di pianificare una doverosa correzione di rotta, sembra invece pronto a sferrare l’assalto finale per consolidare il proprio sistema di potere’’.

    4/1/2005

  7. #7
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    Il destino della Sinistra sembra essere quello di diventare prima o poi degli ex...ex-comunisti ed ora anche ex-moralisti!

    UNIPOL: STORACE, TROPPI PRURITI SULLE TELEFONATE DI FASSINO
    UN MISTERO PERCHE' ITALIANI NON DEBBANO SAPERE COSA FANNO EX MORALISTI


    ''Troppi pruriti sulle telefonate di Fassino. Perche' gli italiani non debbano sapere che combinano gli ex moralisti e' un mistero''. Il ministro della Salute Francesco Storace commenta cosi' le polemiche che accompagnano la pubblicazione di intercettazioni telefoniche tra il segretario Ds e l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte. ''Se si e' attenti agli intrecci finanziari quando si e' all'opposizione, che potrebbero combinare se fossero al governo?'', conclude l'esponente di governo di An.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Elettra_R.
    ancora post censurati... VIVA LA LIBERTA' come si suol dire....
    Vabbe' pero' se dici qualcosa di concreto...(pure un copia-incolla da qualche sito anti-berlusca)...nessuno ti dice niente...ma se non hai nulla da dire...questo è un 3d di critica verso gli ex-moralisti della Sinistra che per 12 anni ci hanno omaggiato di insulti vari pretendendo di avere una presunta superiorita' e diversita' etica e morale...ma pensa te!

  9. #9
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    [QUOTE=Mantide]"E' la fine della superiorita' morale della Sinistra"...è il commento piu' diffuso,a Destra quanto a Sinistra,sulle vicende del caso Unipol.

    Mantide,
    sono certo che questo scandalo non avrà conseguenze sulle preferenze degli elettori alle prossime politiche e la ragione sta nella peculiarità di tale elettorato; esso non tradisce mai anche quando è tradito perchè non saprebbe vivere senza il dogma della moralità della sinistra in cui è stato allevato dalla propaganda progressista;infine non è persuaso del suo libero arbitrio ma preferisce credere nel servo arbitrio che appunto non gli consente di scegliere liberamente.
    L'elettorato del centro destra è viceversa in parte come quello ma una buona parte è elettorato d'opinione e non ama legarsi una vita con i professionisti della politica ma bada al rapporto costo benefici dei programmi e valori che gli vengono proposti.
    Ed è per questo motivo che il Centro destra non dovrà più presentarsi con la faccia di Berlusca chè ha perso attrattiva se mai ne ha avuta.
    Il risultato delle prossime politiche sarà la copia esatta di quelle tedesche.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide
    Mantide,
    sono certo che questo scandalo non avrà conseguenze sulle preferenze degli elettori alle prossime politiche e la ragione sta nella peculiarità di tale elettorato; esso non tradisce mai anche quando è tradito perchè non saprebbe vivere senza il dogma della moralità della sinistra in cui è stato allevato dalla propaganda progressista;infine non è persuaso del suo libero arbitrio ma preferisce credere nel servo arbitrio che appunto non gli consente di scegliere liberamente.
    L'elettorato del centro destra è viceversa in parte come quello ma una buona parte è elettorato d'opinione e non ama legarsi una vita con i professionisti della politica ma bada al rapporto costo benefici dei programmi e valori che gli vengono proposti.
    Ed è per questo motivo che il Centro destra non dovrà più presentarsi con la faccia di Berlusca chè ha perso attrattiva se mai ne ha avuta.
    Il risultato delle prossime politiche sarà la copia esatta di quelle tedesche.
    Concordo quasi su tutto...infatti lo scandalo Unipol e la fine di una diversita' sempre sbandierata ma mai dimostrata (perche' mai esistita!) non fara' perdere all'Unione nemmeno un voto...loro credono,obbediscono,combattono e l'odio verso il Berlusca è troppo radicato per pensare che gli elettori del Centro-$inistra pensino a qualcos'altro durante questi pochi Mesi!
    Proprio ieri ne parlavo con due miei amici (1 Rifondazione ed 1 D$)...bene,a parte le solite cose viste e ripetute dal Tg3 sul garantismo e sulle intercettazioni e qualche imbarazzo di fronte ai miei sfotto' ("Ci avete messo 12 anni a capirle ste cose!") altro non hanno saputo dire che :"vabbe',pero' BERLUSCONI....."...(e via con le solite travagliate/guzzantate/biagiate/santorate)...non cambieranno mai!

 

 
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