Gli ultimi mesi hanno portato un susseguirsi di operazioni di polizia contro piccoli coltivatori in Italia. La situazione è piuttosto chiara: l’autoproduzione sta prendendo piede e questo fatto non piace alle autorità. Siamo uno dei paesi in cui il consumo di cannabis è più elevato; gli Italiani amano i piaceri della vita. Ci piace chiacchierare, stare insieme, scherzare. Siamo un
po’ caciaroni, ma con stile e simpatia, e per la spontaneità e la classe che ci contraddistinguono siamo ammirati e imitati ovunque.
Ci sono delle pastoie che però che paralizzano il nostro paese, innanzitutto soffriamo di un certo tipo di cecità o ipocrisia perbenista. Ossia: spesso non siamo in grado di valutare la realtà obiettivamente,
al pragmatismo sostituiamo il partitismo, la fede, la domenica sportiva e il nepotismo.
Fumare le canne non fa male e mai nessuno è morto per il consumo di cannabis (quanti danni hanno fatto grappa, vodka e whisky, acquistabili al supermercato?). Anzi, la pianta ha potenzialità
terapeutiche formidabili e anche la canapa industriale (a basso contenuto di THC, quella che non sballa!) rappresenta una gallina dalle uova d’oro per l’umanità. Invece nemmeno quest’ultima coltura è stata reintrodotta nella nostra penisola (se non eccezionalmente, in via sperimentale),
che rischia, come su molti altri piani, di rimanere il fanalino di coda fra le economie dell’Unione che invece già ne hanno rilanciato la produzione. In Italia la canapa cresce bene, prima ne producevamo la qualità migliore al mondo. Ma delle nostre potenzialità fatichiamo a fare dei
punti di forza, probabilmente abbiamo poca fiducia che qualcosa possa andare bene!
E per tornare a parlare della cannabis “buona”, da fumare… bisogna far piazza pulita degli schemi mentali sclerotizzati che dominano ancora, nel 2005, a giudicare dalla linea seguita dalle forze dell’ordine, che, imperterrite, si accaniscono contro chi coltiva una pianta meravigliosa e
profumata per fumarsela con la fidanzata, senza nuocere ad alcuno. Fumare non porta nemmeno a comportamenti aggressivi o eccessivi (risse e corse in macchina le lasciamo ad altri).
“Nel corso degli arresti che hanno accompagnato la messa sotto sequestro del cliccatissimo sito mariuana.it (riaperto da fine settembre) non è stato trovato nessuno coltivatore “su grande scala”: dieci mesi di indagini che dovevano smantellare chissà quale organizzazione di presunti coltivatori-spacciatori, si sono conclusi con un bel buco nell’acqua: ragazzini con
due o tre talee e qualcuno che, più di due mesi dopo, doveva ancora firmare in caserma per essere stato trovato con... due lampade smontate!”
Non si tratta di spaventarsi. Si tratta di reagire e, a questo punto, agire. Da cittadini, dovremmo essere stufi di vedere forze dell’ordine e magistratura perdere tempo (che potrebbero usare più proficuamente) e denari pubblici per arginare quella che considerano una piaga, ma che non è altro che una civile abitudine di una parte consistente della popolazione (si parla di 10
milioni di consumatori e 1 milione di coltivatori!).
La realtà è cambiata, il consumatore di cannabis non è più lo stereotipato hippy capellone…
oggigiorno l’avvocato e il medico fumano una canna dopo cena, la mamma accompagna il figlio a comprare la lampada, le amiche affinano l’arte del coltivare… la marijuana piace a persone di tutti i tipi, perfettamente funzionali e integrate a livello sociale e lavorativo.
Eppure siamo costretti a nasconderci e
sentirci minacciati da chi dovrebbe occuparsi
di arginare i veri traffici dello spaccio e
il consumo di droghe sintetiche, sostanze
dannose che dilagano … Il pragmatismo
imporrebbe almeno di ridurre il danno, anche
separando i mercati: liberi di coltivare, liberi
di non comprare.
Basterebbe prendere posizione, unendoci per
farla valere: siamo stufi di un paese che si
arena in un perbenismo catto-fascista, di un
governo che annaspa, arranca e pasticcia per
salvare il salvabile mentre il resto va in malora,
dove si propongono i ponti sullo Stretto
mentre mancano le autostrade e le ferrovie…
Ci hanno disgustato i giochini della politica
che qui si fa in televisione. Facce consunte da
decenni di serate fra Porta a porta (non dalle
giornate in Parlamento, temiamo) e Costanzo,
sempre gli stessi doppiopetto riciclati dalla
prima o dalla seconda repubblica.
È ora di proporre un movimento che non
c’entri con questa classe politica, qualcuno
di nuovo e veramente in gamba: magari con
tante belle ragazze vispe che si accendono uno
spinello di fronte al Ministro e al Procuratore:
“Embeh, bello mio, che male c’è, se Maria a
te non piace, lasciala fumare almeno a me.”
È il momento di sdrammatizzare la questione
marijuana, di riaprire il dibattito politico su più
fronti… e chissà mai che un giorno la ganja
tricolore non conquisti lo status del vino docg!




Rispondi Citando
..cmq un pò di cultura generale non guasta!
